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Interrogazione sui fanghi di depurazione dal trattamento di acque reflue urbane dell'impianto di Vesta a Venezia

VIANELLO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, al Ministro delle politiche agricole e forestali. - Per sapere - premesso che:
secondo notizie di stampa il Corpo Forestale dello Stato di Mestre avrebbe individuato 60.000 tonnellate di fanghi da depurazione altamente tossici, assimilabili ai rifiuti pericolosi in quanto contenenti diossine e policlorobifenili;
tali rifiuti pericolosi sarebbero stati impiegati per ottenere compost per l'agricoltura nel periodo di tempo tra il 2000 e il 2003 -:
quali iniziative di propria competenza intendano intraprendere i Ministri al fine di tutelare la salute dei cittadini e gli interessi delle imprese agricole delle regioni interessate, nonché al fine di stroncare questi traffici illeciti;
se risulti ai Ministri la consistenza alla diffusione di questo fenomeno sul territorio del Veneto e se esistano altri ulteriori riscontri sul territorio nazionale.
(4-11657)

Risposta. - In merito a quanto indicato nell'atto di sindacato ispettivo cui si risponde, concernente il rinvenimento di fanghi da depurazione altamente tossici, sono state assunte notizie presso il Corpo Forestale dello Stato il quale ha riferito che, nel novembre 2002, il comando stazione del Corpo Forestale dello Stato di Venezia Mestre, su delega della procura della Repubblica-Tribunale di Venezia, ha eseguito un'attività di verifica sui fanghi stoccati all'interno del depuratore comunale, essendo stata rilevata dai campionamenti periodici effettuati dal Magistrato delle Acque di Venezia la presenza di diossina negli scarichi del depuratore medesimo.
Lo stesso comando ha eseguito un'ispezione nell'impianto di depurazione della ditta VESTA spa sita a Fusina (Venezia).
Le operazioni di ispezione hanno interessato tutte le sezioni dell'impianto e, contestualmente il predetto comando provvedeva a prelevare alcuni campioni di acque reflue e di fanghi (residui della depurazione).
Il responso delle analisi effettuate sui fanghi evidenziava un elevato tenore di alcuni inquinanti molto tossici, in particolare, si riscontrava la presenza di Diossina e di PCB.
Successivamente al responso analitico, il comando stazione ha eseguito ulteriori accertamenti sulla filiera dello stabilimento dei fanghi di depurazione, per appurare la destinazione finale, considerando che, per le concentrazioni rilevate, gli stessi dovevano essere conferiti in discarica autorizzata al trattamento di rifiuti pericolosi.
Dagli accertamenti eseguiti, i rifiuti venivano conferiti in alcuni centri di recupero e successivamente utilizzati in agricoltura come ammendanti o presso centri florovivaistici.
Da un'ulteriore attività di polizia giudiziaria effettuata dallo stesso comando emergeva che nel corso degli anni 2001-2002-2003 erano stati conferiti ad impianti di trattamento circa 53.000 tonnellate di fanghi di depurazione, riutilizzati, poi, come ammendanti o come compost per l'agricoltura nelle regioni Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.
Le utilizzazioni in agricoltura hanno interessato le province di Pordenone, Padova, Rovigo, Ravenna e Brescia.
Per quanto riguarda l'eventuale diffusione di questo fenomeno sul territorio veneto, il coordinamento regionale di Padova ha rappresentato che non dovrebbe interessare altri impianti di depurazione in quanto la tipologia degli altri impianti presenti sul territorio è notevolmente diversa.
Infatti, solo l'impianto di depurazione di Fusina ha le caratteristiche di ricevere non solo acque reflue di natura civile ma anche quelle provenienti dal petrolchimico, dal porto marittimo, nonché da altre attività industriali che afferiscono all'impianto attraverso autobotti.
Allo stato attuale l'indagine è stata stralciata in due parti; la prima ha portato all'avviso di conclusione delle indagini, ai sensi dell'articolo 415-bis codice di procedura penale, nei confronti del rappresentante
legale e del responsabile tecnico della ditta e, al riguardo, sono stati contestati i seguenti reati:
a) violazione agli articoli 51 (attività di gestione rifiuti non autorizzata), 53-bis (traffico illecito di rifiuti), e del decreto legislativo n. 22/1997;
b) violazione al decreto legislativo n. 99/1992 (utilizzo di fanghi di depurazione in agricoltura);
c) violazione alla delibera della giunta regionale regione Veneto n. 3247 "utilizzo dei fanghi in agricoltura".
Il secondo stralcio, che riguarda le ditte intermediarie e finali che hanno ricevuto i fanghi e che li hanno rimessi sul mercato sotto forma di ammendante, è tuttora in fase di indagine che interesserà le procure della Repubblica competenti di Bressanone, Pordenone, Rovigo e Ravenna.
Si aggiunge che il riutilizzo in agricoltura dei fanghi derivanti dagli impianti di depurazione di reflui civili ed assimilabili, nonché di ogni altro fango o residuo di cui sia comprovata l'utilità a fini agronomici, è regolato dal decreto legislativo n. 99 del 27 gennaio 1992, relativo alla Attuazione della Direttiva 86/278/CEE concernente la protezione dell'ambiente, in particolare del suolo, nell'utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura.
La regione Veneto, nel riconoscere l'utilità concimante, ammendante e strutturante dei fanghi suddetti, ne ha ulteriormente definito le modalità di riutilizzo in agricoltura con propria delibera n. 3246 del 6 giugno 1995.
Essa ha, inoltre, provveduto:
a) ad istituire con DGR n. 6909/95, presso il Centro Agrochimico di Castelfranco Veneto, l'Osservatorio Regionale per il Compostaggio che ha il compito di seguire il funzionamento degli impianti di compostaggio del Veneto ed in particolare di rilevare, mediante periodici campionamenti, le caratteristiche dei prodotti in entrata ed in uscita dagli impianti previsti dalla citata DGR n. 3246/95;
b) a delineare con DGR n. 766/00 le norme tecniche per la realizzazione e la conduzione degli impianti di recupero e di trattamento delle frazioni organiche dei rifiuti urbani ed altre matrici organiche mediante compostaggio, biostabilizzazione e digestione anaerobica.
Recenti accertamenti hanno tuttavia evidenziato la possibilità che i fanghi in questione possano contenere anche sostanze - per esempio diossine - potenzialmente dannose per l'uomo e per l'ambiente, di cui la vigente normativa per i fanghi destinati al riutilizzo agronomico non prevede espressamente la determinazione.
Tenendo conto di ciò la regione Veneto, in accordo con le province, ha promosso una serie di azioni volte a perfezionare l'attività di controllo già attribuita alle province con il supporto dell'Arpav (Agenzia regionale per la protezione ambiente del Veneto), nonché a scongiurare potenziali situazioni di pericolo sia per l'ambiente che per la salute dei cittadini.
La Regione, infatti, con apposita DGR n. 2090 dell'11 luglio 2003, ha istituito un "Tavolo di Lavoro", costituito da tecnici appartenenti alla regione stessa, alle province, all'Arpav e a Veneto Agricoltura e coordinato dal segretario regionale all'ambiente e ai lavori pubblici, a cui è stato affidato il compito di redigere un documento tecnico che, anche sulla base dei provvedimenti comunitari, ridefinisca le condizioni per un corretto riutilizzo in agricoltura dei fanghi di depurazione.
Inoltre, allo scopo di avere un quadro della situazione relativa alla qualità dei fanghi di depurazione prodotti in Veneto, è stato affidato all'Arpav, con la stessa DGR 2090, il compito di effettuare una campagna di monitoraggio articolata su tre livelli.
Il primo di questi livelli prevede un'analisi della qualità dei fanghi prodotti dagli impianti di depurazione pubblici con potenzialità superiore a 25000 abitanti equivalenti, con particolare riferimento ai microinquinanti organici.
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio: Altero Matteoli.

 

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