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Nereo Villa - Sul problema del male
Da anni diverse persone mi chiedono di rispondere al problema del male. Ho dovuto affrontare la questione ogni volta dal punto di vista dell'interlocutore. Oggi è infatti di moda risolvere i problemi applicando ad essi l'attributo di dualismo, e poi correggendoli attraverso la rimozione di esso, senza accorgersi, che i problemi rimangono irrisolti, esattamente com'erano al momento di tale applicazione. Da sempre infatti, qualsiasi dottrina può essere combattuta da un'altra come fanno di solito i partiti, le fazioni, le confessioni religiose, ecc., fra loro: basta assolutizzare uno o più concetti dell'avversario, e si dimostra che la sua ideologia è utopistica, e non sufficientemente poggiante con "i piedi per terra", dato che "la perfezione non è di questo mondo". Si prenda per esempio l'antica contrapposizione antimanichea del cattolicesimo romano. Affermando che il manicheismo avrebbe insegnato che il male è altrettanto eterno quanto il bene, che i corpi non risorgerebbero e che il male come tale non avrebbe fine, la dottrina cattolico-romana insegnava che bisognava invece credere che il male deriva dal distacco dall'origine divina, dal distacco di Spiriti buoni da Dio, e in base a ciò decretava che chi affermasse che il male è altrettanto eterno quanto il bene, o che i corpi non risorgerebbero, o che il male come tale non avrebbe fine, che cioè non avrebbe cioè un inizio, ma sarebbe della stessa origine del bene e non avrebbe quindi una fine, avrebbe dovuto essere messo al rogo per il bene di tutti. Ovviamente, conoscendo così il manicheismo, esso appare senz'altro qualcosa di radicalmente non cristiano. Però appare anche del tutto incomprensibile a se stesso.
Qui partirò dal mio punto di vista, cioè dal punto di vista scientifico-spirituale, che ho fatto mio. Attraverso la via sperimentale è infatti possibile accorgersi che il male è un bene che non va a tempo, esattamente come un batterista indisposto...

Se concentri lo sguardo per 6 o 7 secondi in un punto centrale (circolo grigio) circondato da elementi di altro colore, sperimenti poi sulla superficie bianca l'apparizione sospesa dello spettro di colori opposto.

Nell'occhio rimane tanto l'impressione di immagini colorate quanto quella delle immagini dello spettro opposto; in tal modo puoi intuire la vitalità della rétina.

È dunque la vitalità umana ad invitare all'opposizione e a produrre - attraverso l'antitesi - la totalità.

Cosa significa?

Significa che questa dinamica vitale riguarda anche la lotta fra socialità ed antisocialità continuamente presente nel cosiddetto "spirito di contraddizione", rispetto alle forme-pensiero di ogni dialettica. In tale lotta si esprime ciò che Goethe chiamava il FENOMENO PRIMORDIALE DELLA SCIENZA SOCIALE.

L'osservazione sperimentale di questo fenomeno ha in sé anche la possibilità di risolvere il problema del male. Esso necessita infatti di due periodi temporali che offrono in un primo tempo uno spettro di colori, e in un secondo tempo uno spettro di colori opposto, che posso dire essere il medesimo spettro di prima ma posto fuori da quel primo periodo di tempo. Bastano 6 o 7 secondi di concentrazione per risolvere il problema del male, vale a dire per accorgersi che il male non è che un bene fuori tempo (o fuori dal suo spazio-tempo).

Il problema dell'esistenza del male è per me risolvibile nella misura in cui riesco a comprendere essenzialmente le mie esperienze di opposizione, contrapposizione, avversione, ecc.

Attraverso strumenti artistici come i colori, i chiaroscuri, ecc., è per me più facile capire tale problema. Perché il regno della tenebra è superabile da parte del regno della luce non con punizioni o sanzioni, ma con la clemenza: non opponendosi al male, ma mischiandosi a esso al fine di redimerlo. Dato che una parte della luce entra nel male, il male viene superato.

Io percepisco in me stesso che il regno della tenebra del mio soggettivismo di pensiero si libera dal buio grazie alla luce dell'universalità del pensare stesso. Sento di muovermi interiormente verso questa o quella direzione, come in un'altalena fra conoscenza universale ed esperienza individuale di tale valore universale.

Quando non avverto la prima direzione di queste mie oscillazioni, credo che il pensare sia solo un'attività soggettiva.

Quando non avverto la seconda credo di perdere, pensando, la mia individualità.

Se insisto nella prima convinzione reputo impossibile all'uomo la conoscenza della realtà.

Se insisto nella seconda reputo gli sia impossibile impossibile la moralità.

Ambedue queste fedi possono vivere in me, dimostrando erronea l'altra, in base a mille ragionamenti. E qui sta la paradossale mia "forza di pensiero debole" di relativizzare ogni tipo di ragionamento e dialogo. Qui sta anche la mia patologica autodistruzione capace, per es., di combattere bacco, tabacco e venere solo in astratto e non concretamente in me stesso. Oppure di mostrarmi solo la pagliuzza nel tuo occhio senza considerare la trave nel mio.

Questa per me è l'origine del male: l'astratto (per di più paradossale) che domina il concreto, attraverso legismo. Ecco dunque l'esigenza scientifico-spirituale della sua redenzione tramite: l'esperimento, l'esperienza concreta.

Devo pertanto convenire che il considerare solo il regno della tenebra, o solo quello della luce non mi serve a nulla. Da un lato non sono per nulla aiutato a comprendere la mia esperienza di vita pensante, e dall'altro sono aiutato solo a disconoscerne il valore e a ritenerla una mera attività di astrazione.

Anche ritenendo che il male derivi dal distacco dall'origine divina, come insegna il cattolicesimo romano (distacco di Spiriti buoni da Dio), non ho alcun aiuto da questa concezione, anzi ne rimango dipendente, perché nessuno sa dire in realtà dove termina il male e dove incomincia il bene, né sa definire quando termina il regno della tenebra e quando inizia quello della luce, quando termina la notte e quando incomincia il giorno. Si dipende sempre da qualcuno o da qualcosa: dal calcolo del tempo, dai calendari, dalle correzioni di Bessel, ecc., per definire astrattamente tenebra o luce. Oltretutto, le scritture bibliche sono in sostanza numeri. E tradurre i numeri in parole senza creare forme di dipendenza, traduzioni giuste o non giuste, idoli definiti, da credere o da non credere, dogmi, regole, ecc., - legismo, appunto - è impossibile.

Anche se cerco di immaginare che un regno delle tenebre intenda assalire il regno della luce, la cosa mi si presenta così: le forze tenebrose (gli oscurati) arrivano fino ai confini del regno della luce per conquistarlo, ma non vi riescono. D'altra parte non possono neanche essere "puniti" da parte del regno della luce nel quale nulla vi è di cattivo, ma solo bene. Gli elementi del male non possono essere puniti dagli elementi del bene. Come posso allora continuare a rappresentarmi il fatto? Non posso che rappresentarmi l'accadimento in modo da immaginare che gli Spiriti del regno della luce prendano una parte del proprio regno e lo mescolino al regno materiale della tenebra. Non ho altre vie, perché fino a prova contraria non ve ne sono.

L'esperimento di prova attraverso i colori non è comunque l'unico possibile.

Posso infatti sperimentare tale fenomeno primordiale anche in molti altri modi. Per esempio col suono.

Come il moto pendolare fra il mio essere libero da qualcosa, e il mio non esserlo - o come l'alternanza fra luce e tenebra in me -, così è lo swing nel campo musicale. Fra una pausa ed un suono intercorre sempre una durata di tempo. Se un altro suono non arriva, manca lo swing oppure termina un ritmo. Allora ho il silenzio, la fine di un suono, di un brano musicale.

La fine del suono è molto simile alla fine dell'IO SONO. Lo dico per inciso perché sembra un gioco di parole. Però la fine del suono è anche come la fine di una parola, o della Parola. Perché ci sarà sempre un'altra canzone... E che l'IO SONO risorga è un dato acquisibile già nella vita di ognuno, tramite l'esperienza musicale del "ritornello", in quella del ritorno delle stagioni, cioè del ciclo del tempo, ecc. Fine dell'omelia sulla risurrezione.

Ecco perché il male altro non è per me che un "bene fuori tempo".

Ciò non significa che bisogna sempre far musica o pittura... o prediche sulla teodicea.

Ci si può anche rilassare, praticare lo zen, riposarsi, leggere poesie.

Si può contemplare il cielo di Pound, anche dalla sua stessa gabbia... Perché, in fondo, in quella gabbia ci siamo dentro tutti, così come tutti siamo inchiodati alla croce dell'obiezione fiscale di Gesù di Nazaret.

Nell'obiezione fiscale di Gesù di Nazaret il problema del male è rappresentato dal patronaggio (o signoraggio). Il signoraggio è per Gesù abominevole. Non chiamate nessuno "Padre", "enim est Pater vester qui in caelis est" perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo(1). E quando è chiamato Egli stesso "domine", risponde: "Quid autem vocatis me Domine Domine et non facitis quae dico?" Perché mi chiamate "Signore, Signore!" e non fate quello che dico?(2)

Dalla teodicea si arriva subito al signoraggio ed all'obiezione fiscale di Gesù. Non ho dunque nemmeno il bisogno di fare opera di convincimento di ciò che il male è per me. Del resto, a che serve sapere tutto Pound se poi non lo si collega a Gesù? A che serve sapere che se la moneta gode di privilegi non goduti dalle merci è iniqua, e che invece è equa solo se tassata, in quanto se non è spesa entro il mese non stagna ma deperisce come una bistecca non consumata? Questo discorso sulla stagnazione non rientra forse nella medesima logica economica della liquidità del mare monetario da cui Gesù di Nazaret faceva prelevare la moneta per i tributi a Cesare?(3). E poi a che serve pregare scupolosamente con le parole "mio è il mondo e quanto contiene" del salmista(4) se poi con la scusa del "pensiero debole" non si collega il diritto umano a quello romano?

Col diritto romano io non sono comproprietario dei beni della terra e dei prodotti dell’evoluzione scientifica e culturale. Lo sono solo col mio diritto alla vita, che nasce col mio nascere in quanto essere umano. Oltretutto, la produzione mondiale di beni è doppia rispetto alla capacità mondiale di consumo. Certamente è giusto tutto questo sapere. Ma portare soldi in banca contraddice tale sapere. Infatti bisognerebbe anche essere consapevoli dell'"imbuto" in cui vanno poi a finire tutti quei soldi dei risparmiatori.

Si può anche sapere tutta la Bibbia o il Nuovo Testamento a memoria, ma ciò non serve a niente se poi non si sa procedere con swing nel nuovo. Swing significa altalena. Procedere senza passare dalle vecchie forme del bene alle nuove, è come sedersi staticamente tanto su un'altalena quanto su una poltrona. Mi siedo. Non mi muovo.

Gli esempi da fare sono dunque infiniti. Quanto segue ne riassume uno fatto da Steiner, anch'esso riguardante il campo musicale, ma caratterizzato da un altro punto di vista, quello delle competenze o dei talenti umani

Occorre rappresentarsi da un lato un eccellente pianista e dall'altro un eccellente tecnico del pianoforte, entrambi bravissimi nel loro campo. Il tecnico dovrà anzitutto costruire il pianoforte, e poi darlo al pianista. Se questi è bravo, lo impiegherà in modo adeguato, e così entrambi faranno bene a fare ciò che fanno, e faranno "il bene". Se però il tecnico si mette in testa che vuole tenere lui un concerto al posto del pianista, e martella sui tasti, non è per nulla al suo posto. Occupa uno spazio non suo. Ed il bene diventa male. Ecco dunque che il male altro non è che il bene al posto sbagliato.

Spazio e tempo sono perciò massimamente determinanti per la mia concezione del male. Quando qualcosa che è molto bene in un certo tempo si conserva uguale, pian piano si irrigidisce e diventa senza dubbio un male: pregiudicando ciò che è progredito, contrasta il bene. Ed ecco allora che saltano fuori tutti i concetti di "apostasia", di "eresia", fino a quelli odierni riassumibili nel "non politicamente corretto". Ecco allora l'esigenza di un papa come Ratzinger, che stabilisca lui cosa c'è da credere e cosa non c'è da credere. Non voglio dire che la chiesa cattolica romana sia colpevole di tutto il male nel mondo, perché si potrebbe risalire a tempi di gran lunga precedenti la nascita della chiesa, la fondazione di Rom, ecc. Però se si guarda nella nostra era, a partire da Manes fino ai templari, a Giuliano l'Apostata, a Steiner, a Pound, ecc., sembrano essere tutti eretici. E vanno puniti: Manes viene crudelmente suppliziato dai sacerdoti zoroastriani sotto Baharam Primo; i templari vengono sterminati; Giuliano assassinato; a Steiner i gesuiti bruciano il primo Goetheanum; Pound viene messo in gabbia e internato in un manicomio criminale, ecc... Sono tutti matti tranne i sani di mente, a discrezione vaticana?

Io dico che il male è un elemento divino. Non perché consideri divino il vaticano o le sue dottrine, ma proprio perché quel che in un certo momento della storia è espressione della perfezione e dell'elemento divino, è male nel tempo inopportuno. Allo stesso modo se il tuo cuore si conformasse al cuore che avevi al tuo primo anno di vita, scoppierebbe. Questo è il male.

Bene e male sono sostanzialmente della stessa natura, e identici sia nel loro iniziare, sia nel loro terminare.

Senza tale comprensione del rapporto fra bene e male, posso solo parlare di riforme, non attuarle, perché, opponendomi al male, a un partito, o a qualcuno, rischio continuamente di riformare solo lo status quo.

Per riformare a moneta, devo perciò innanzitutto rendermi conto di essere io stesso moneta vivente, talento vivente, riserva aurea, e tesoro in quanto corpo fisico mutante. Devo perciò innanzitutto saper curare il mio corpo fisico, in quanto esso è vero tempio(5) del pensare universale. E ciò fa parte di un'evoluzione precisa dell'umanità. Non si tratta qui di intellettualismo astratto. È lo stesso spirito del linguaggio e dei tempi a testimoniarlo. Il nome "Manu" proviene dalla radice indeuropea "man", "pensare", e nell'antica mitologia indiana, Manu era il progenitore di "adàm", il genere umano. Oggi l'uomo è in grado di maturare fino al punto da avere come proprio fratello il "Manu" che a partire da quell'antica epoca lo accompagnò attraverso tutti i suoi vari stadi evolutivi. Ovviamente, non si tratta oggi di farsi manichei o di seguire Manes o Steiner, o Pound. Si tratta di seguire se stessi...

A partire dal Medio Evo, l'uomo si trova collocato in uno di questi stadi evolutivi, e si trova proprio "nel mezzo del cammin di nostra vita". Nel corso dell'evoluzione avviene infatti che la rivelazione che anticamente guida dall'alto l'interiorità umana, a poco a poco si ritira, lasciando l'uomo alle proprie vie, affinché tale interiorità possa guidarsi da sé. Anticamente l'interiorità era detta l'anima, e veniva chiamata "madre", mentre chi la guidava, era chiamato "padre". Padre e madre erano Osiride e Iside. La guida, cioè l'elemento divino direttamente fluente, era Osiride, il padre. L'anima era Iside, madre che concepisce e che riceve l'elemento divino-spirituale. Osiride ed Iside erano entrambe potenzialità dell'interiorità umana.

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1° periodo 2° periodo 3° periodo 4° periodo 5° periodo 6° periodo 7° periodo

Nel corso dell'epoca che va dal Medio Evo ad oggi, e che durerà (secondo calcoli che tutti possono razionalmente fare) ancora 1500 anni circa, il padre dunque si ritira, e l'anima rimane vedova. Deve essere vedova. E Manes intendeva proprio promuovere questa consapevolezza negli esseri umani. Ecco perché Manes era detto il "figlio della vedova". I "figli della vedova" costituivano e costituiscono l'umanità lasciata a se stessa, affinché cerchi in sé la luce della verità per autogovernare. Manes prepara dunque il gradino di questa evoluzione interiore dell'umanità. Tutto quanto deriva da lui è un appello alla luce spirituale dell'anima umana, e contemporaneamente una decisa rivolta contro tutto quanto non deriva dall'interiotrità e dall'osservazione della propria interiorità. Perciò diceva: "Cancellate tutte le rivelazioni che ricevete tramite i sensi; cancellare anche tutto quanto vi trasmette l'autorità esterna, e maturate per per guardare nella vostra anima".

Invece cosa dice Agostino? Dice esattamente il contrario: "Non accetterei la dottrina di Cristo se non fosse fondata sull'autorità della Chiesa", mentre il vescovo manicheo Faustus diceva giustamente che non si dovrebbe accettare dottrina alcuna per autorità, ma solo in libertà. Infatti, cpn l'avvento dell'IO SONO doveva prepararsi nell'umanità qualcosa di veramente nuovo, e ciò non era altro che la ribellione della luce dello spirito, che andava formandosi nell'individuo, e che poi manifestò lo stesso contrasto nella leggenda di Faust e in in successive leggende medioevali.

Da un lato dunque vi è la leggenda di Faust che si ribella appoggiandosi alla luce interiore dello spirito, e ciò lo si può cogliere molto bene nel patto di Faust col male. Questa è la facoltà della luce di inviare dal proprio regno a quello delle tenebre una scintilla, che penetrandovi, permetta ad esse di redimersi da sé, affinché il male sia superato tramite dolcezza.

Dall'altro, vi è la leggenda di Lutero (1483-1546), continuatore del principio dell'autorità, che getta il calamaio in testa al diavolo. La leggenda di Lutero è significativa: durante il suo soggiorno a Wartburg in Turingia (1521-22), si raccontava avesse gettato il calamaio sulla testa del diavolo che gli era apparso. In tal modo egli cerca di allontanare quello che gli appare come il male. Va notato qui che Lutero, prima di diventare il grande iniziatore della riforma tedesca, era infatti monaco agostiniano.

Si può vedere dunque che il fenomeno primordiale, sperimentabile tramite i colori, o tramite la musica, trova espressione anche nelle leggende, e nei contrasti fra le leggende.

Da una parte vi sono infatti i continuatori del principio dell'autorità e dall'altra i ribelli faustiani, cioè coloro che sanno armonizzare in sé la vita e la forma mutevole di essa.

Partendo dall'armonia tra vita e forma, è più facile comprendere la cooperazione fra bene e male, e scoprire che sempre la vita è catturata da forme a partire dall'esistenza di se stessa in un periodo precedente: trovando resistenze che la catturano, la vita diventa forma, ma non di colpo, bensì attraverso i suoi vari stadi.

Si prenda per esempio il regno vegetale. La vita del giglio costruisce e struttura la forma del giglio. In esso, la vita passa di forma in forma. Una volta costruita la forma, la vita la supera, trapassa nel seme per rinascere più tardi come stessa vita in una nuova forma. Così procede la vita: di forma in forma.

Infatti la vita è priva di forma, e non potrebbe rendersi percepibile in se stessa. Così la vita la vita del giglio è nel primo giglio e passa poi nel secondo, nel terzo e così via. Dappertutto è la stessa vita che sembra intessuta in una forma limitata e diffusa. Che essa appaia in una forma limitata è un ostacolo per il tessere della vita. Non vi sarebbe forma, se la vita non fosse trattenuta nella sua forza che scorre da ogni parte. La forma nasce nel cosmo proprio da ciò che è rimasto indietro, e che, stando al gradino successivo, vi appare come legato. La vita è dunque sempre afferrata come forma dalla vita che esisteva in un periodo precedente.

Attraverso queso esempio si può osservare ora la vita della chiesa cattolica-romana. Essa, dai tempi di Agostino fino al secolo quindicesimo, attraverso i mistici fu, sì, cristiana, ma la sua forma non fu altro che quella del vecchio impero romano: vita irrigidita nella forma. Ciò che prima era repubblica, e poi impero, lo Stato romano, vivente nelle proprie manifestazioni esterne, la trasmise irrigidita nelle sue forme al cristianesimo successivo. Trasmise al cristianesimo perfino la capitale, Roma, già capitale dell'impero! E persino gli amministratori delle province si perpetuarono nei presbiteri e nei vescovi. Ciò che era vita precedente, diventa forma successiva per il suo gradino successivo di vita. E ciò continua fino ad oggi con lo IOR, la banca vaticana, e papa Ratzinger, nuovo... imperatore.

Attraverso il medesimo esempio è osservabile la stessa cosa anche nell'uomo. La fecondazione scaturente dall'IO SONO, il cui nome tecnico è per gli evangelisti "figlio dell'uomo"(6), ma i teologi che come Urs von Balthasar osano affermare questo principio vengono immediatamente espulsi dalla chiesa. Eppure la vita interiore di ogni essere umano è il risultato di tale fecondazione. Però nelle precedenti forme della vita individuale non era così. L'uomo antico si esprimeva nominando se stesso in terza persona, esattamente come fanno gli infanti: "Il mio spirito esulta"; "Mario ha fame", per dire "io esulto", "io (Mario) ho fame". Il figlio dell'uomo, colui che, in quanto "io", non nacque e non nasce da carne e sangue, bensì dall'elemento spirituale dell'umanità la cui natura è tale che muove in sé la possibilità della scoperta dell'io, lo si vorrebbe ricacciare nella forma precedente la sua nascita, come un dentifricio che esce non si vuole fare uscire dalò tubetto. Però l'operazione non è riuscita, perché il bambino, a un certo punto della sua infanzia dirà sempre "io" a se stesso. La nascita verginale del "figlio dell'uomo" da parte della natura umana, il senso della nascita del Cristo in quanto involucro (sinderesi) dell'"IO SONO" nell'uomo, non è altro che questo. Vi è infatti un percepibile rapporto di equivalenza fra la storia dell'individuo e quella dell'umanità. Infatti, tanto nell'infanzia dell'umanità quanto in quella del bambino si passa dalla consapevolezza di sé in terza persona a quella in prima persona. Troviamo testimonianza di ciò nei testi più antichi: come cinquemila anni fa il faraone Azoze, V dinastia, circa 2900 a.C., diceva "La mia maestà ha visto"(7), anziché dire "Io ho visto", così duemila anni fa, la "madre" dice ancora "l'anima mia magnifica il Signore", anziché dire "io magnifico il Signore"(8). Nella misura in cui prova a ripercorrere all'indietro le antiche forme di autocoscienza dell'umanità, dal tempi dell'avvento del "figlio dell'uomo" fino ai primordi, oltrepassando i tempi dell'essenziale esigenza mosaica di un dio che dica di se stesso "Io sono l'Io sono"(9), fino ai tempi prediluviani, è percepibile come l'umanità tenda ad indicare se stessa sempre in terza persona singolare, come gli infanti quando, prima di scoprire la parola "io", indicano se stessi servendosi del proprio nome. Ovviamente, qui non si tratta di una percezione sensibile simile a quella che si ha di un cotechino, perché qui - a parte i pochi documenti antichi rimasti - la materia percepibile è poca. Si tratta dunque di percezione soprasensibile, vale a dire di veggenza spirituale. E questa è la stessa veggenza spirituale che permetterà a Rudolf Steiner la seguente affermazione: "La terra degli Atlanti era quella che la mitologia germanica designa con i nomi di "Niflheim", "Nebelheim", "Wolkenhein", terra delle nebbie. [...] Il continente atlantico venne sommerso a seguito di una serie di diluvi nel corso dei quali l'atmosfera terrestre si rischiarò. Solo in seguito si videro il cielo azzurro, i temporali, la pioggia e l'arcobaleno. Per questo dice la Bibbia che, dopo che l'arca di Noè aveva toccato terra, l'arcobaleno divenne il nuovo segno del patto fra Dio e gli uomini. [...] Solo allora l'uomo iniziò a chiamarsi "io". Gli Atlanti parlavano di se stessi in terza persona"(10).

E la vita dell'io in terza persona si è fatta sentire fino nel "plurale maiestatis" degli ultimi papi, perché sempre la vita di un periodo precedente diviene la forma di quello successivo. Questo però non è il problema del male, in quanto si tratta di una legge evolutiva. Il male non è nell'evoluzione, ma nel non volerne tenere conto. Infatti nella misura in cui oggi si parla in tal senso, per es., dell'arcobaleno come del nuovo patto, vale a dire nella misura in cui si osa parlare dell'io umano secondo l'esigenza del tempo attuale, si è avversati da tutte le confessioni religiose, e si diventa eretici! (È questa la mia personale esperienza dopo la pubblicazione di "Il sacro simbolo dell'arcobaleno", sia da parte cattolica, ebraica, ed antroposofica - perché anche l'antroposofia è diventata una specie di confessione religiosa - . Ecco perché i miei scritti danno fastidio a tutti, in quanto si basano su numeri e non su questa o quella cabala).

Il problema del bene e del male è perciò dato nella consonanza fra forma e vita. Perché il bene di un periodo precedente è collegato con il bene di un periodo successivo. Ed in definitiva questo non è altro che - appunto - la consonanza fra il progresso e... i suoi ostacoli.

La nuova forma sociale, la nuova moneta, la sovranità monetaria, il reddito di cittadinanza, la triarticolazione dell'ordine sociale, non potrà che scaturire scaturirà dalle intenzioni di Manes, dal piccolo gruppo di persone preparate da Manes, che oggi si reincarna in poeti come Ezra Pound e negli amanti della sua poesia.

"Non ci sono guerre giuste...
La Saggezza
giace accanto a te, senza metafora..."(11).

Sarà una forma organizzativa esterna, una comunità nella quale troverà posto anzitutto la scintilla cristiana, la moneta cristiana, con su l'immagine dei pesci e del pane... da moltiplicare per tutti in modo da sfamare tutti e avanzarne dodici ceste...

La moneta oggi gode di privilegi non goduti dalle merci. Perciò è iniqua. Non ci vuole molto a capirlo. La moneta è equa solo se è periodicamente tassata, perché solo se è in tal modo decurtata può essere usata solo entro il suo periodo (moneta a tempo), e solo così non può stagnare, perché deperisce in modo naturale, come deperiscono le merci quando non sono consumate. Nella liquidità del mare monetario da cui Gesù fa prelevare moneta fiscale(12) esiste infatti il vero movimento della vita economica, dato dalle sue necessarie onde, liberatrici da ogni stagnazione.

Padre nostro liberaci dal male...
della stagnazione che è in noi...

Vera stagnazione è infatti quella del cervello malato di coloro che pretendono l'attuazione della neosocietà e della neofiscalità, retrocedendo, attraverso le forme di ieri, usurocrazie... democratiche, la nostra "democrazia", forme antiche che generano altre forme antiche, spingendo i cittadini a formare da un lato fazioni in lotta fra loro, e contemporaneamente a risparmiare, portando, "aristocraticamente" i loro soldi in banca...

Costoro, componenti del cosiddetto popolo bue, non sono altro che un'ignara espressione (una delle tante ignare espressioni) della "belva feroce" di cui parlava Nietzsche(13), altro matto eretico come Pound. È proprio nell'intimo di questo tipo di popolo che tale bestia giace, avida di vittoria: "la belva deve di nuovo balzar fuori, deve di nuovo rinselvarsi - aristocrazia romana, araba, germanica, giapponese, eroi omerici, vichinghi scandinavi - tutti sono eguali in questo bisogno. [...] È ancor sempre una ripercussione di quell'inestinguibile terrore con cui l'Europa, nel corso dei secoli, ha riguardato la furia della bionda bestia germanica [...]. I discendenti di ogni schiavitù europea e non europea e di ogni popolazione preariana in particolare - costoro rappresentano la retrocessione dell'umanità [Essi] sono un obbrobrio per l'uomo [...] un elemento demoniaco..."(14).

Ma il male dovrà essere espulso dalla corrente dell'evoluzione universale come una scoria.

"Dominano i mali
testimoni d'egoità che si libera
per colpa altrui d'egoismo
vissuta nel pane quotidiano
in cui non domina la volontà del cielo
da quando l'uomo si separò dal vostro regno
e obliò il vostro nome
o Voi, Padri nei
cieli"... (15)

Io mi attendo un tempo in cui si avrà un cosciente confronto fra il male e il bene: un tempo il cui compito è di richiamare per quanto dolcemente possibile il male nella corrente evolutiva dell'umanità, a lato di un'altra corrente che non contrasterà quel male, anche se esso comparirà ancora nel mondo nel suo aspetto più demoniaco. Perché la coscienza che il male dev'essere di nuovo coinvolto nell'evoluzione, e che non va combattuto, ma soltanto superato con la dolcezza, già in molti poeti, successori dei "figli della vedova" si sta rafforzando da secoli

"[...] Bestemmiando
il suolo che l'erario a pena sazia
[...] fui soldato
e glorioso affrontato
ho la morte che, vile, qui mi vien data.
Fui letterato,
ho fatto di mia penna arma feroce
contro gli
ipocriti"(16)

La dolcezza è infatti una caratteristica del bene, e solo superando con dolcezza il problema della morte, si può comprendere il problema del male. Dolce è infatti sapere la "Saggezza" che "giace accanto a te", nello scoprire che nessun provvedimento umano può evitare le conseguenze karmiche di coloro che ne portano gli impulsi proprio nelle dinamiche del loro stesso organismo psico-fisico. Infatti, tutto viene inscritto nella natura, e le opere della natura sono eterne. Prima se ne accorgono i poeti, i gabbiani discepoli dell'aria per apprendere l'arte del volo, poi tutti i piloti di se stessi, incominciando dai più increduli nei confronti di se stessi. Allora la struttura dell'ordine universale appare, e mostra le dinamiche di una Giustizia a cui nessuno, materialista o spiritualista, può sfuggire. In un modo o nell'altro le torri dell'iniquità devono cadere, e le catene diventare sempre più evidenti, nel giogo sotto il quale ti senti... schiavo, nella gabbia di Pound... fino a quando non scopri che il giogo può essere anche dolce:

"iugum enim meum suave est et onus meum leve est":
"il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero"
(17)

E lo scopri il giorno in cui si desta in te l'Io come essere libero, capace di decidere di là dal karma, di là dalla necessità naturale, cioè per amore, e per virtù del sacrificio di sé: che è il messaggio del Cristo"(18). "Coloro che hanno a cuore il tema della fraternità e della socialità, allorché lo ameranno al punto da dedicare ad esso la vita, non potranno fare a meno di scoprire che il problema sociale è inseparabile dal problema del karma e che la conoscenza della legge del karma è la forza trasformatrice della società futura"(19). Ecco perché perfino i sepolcri parlano... La morte non è che una nuova vita...

Allora ti senti inserito in questa corrente evolutiva in modo naturale. Sai che appartieni ad essa senza bisogno di tessere, e continui a preparare tutto ciò con vigore. Perché essa non si estingue e ricompare sempre nelle forme più diverse.

Essa non mira solo ad un atteggiamento interiore. Perché in tal modo non raggiungerebbe mai il suo scopo. Perciò si manifesta attraverso comunità capaci di considerare determinanti - e cercando di diffondere - la pace, e l'amore, senza bisogno di contrastare il male con la lotta. Compito di tali comunità è creare una struttura nuova, una forma per la vita che continuerà anche senza di esse.

Ecco perché Agostino, uno degli spiriti più eminenti della Chiesa cattolica, che nel suo "De Civitate Dei" da' appunto forma alla chiesa, che è la forma che ha ancora oggi, fu necessariamente il più attivo avversario della forma che preparava il futuro. Circa 17 secoli fa, Faustus ed Agostino, erano uno di fronte all'altro come il fenomeno delle due due polarità di colori: Agostino che, partendo dall'antica autorità dell'impero romano, costruiva sulla chiesa nella sua forma attuale, e Faustus che, movendo dall'uomo, intendeva preparare il senso per la forma dell'avvenire. Questo contrasto, che si sviluppò nel terzo e nel quarto secolo dopo Cristo rimase, e si manifestò poi nella lotta della chiesa cattolico-romana contro i Templari, i Rosacroce, gli Albigesi, i Catari e gli altri. Ecco dunque perché Jacques de Molay, l'ultimo dei templari, bruciando sul rogo, dicesse agli astanti: "Le eresie e i peccati che ci vengono attribuiti non sono veri. La regola del tempio è santa, giusta e cattolica. Sono degno della morte e mi offro di sopportarla, perché prima ho confessato per paura delle torture, e per le moine del papa e del re di Francia". Tutti vennero distrutti sul piano fisico, ma la loro vita interiore continua ad agire.

In fondo non è altro che lo swing della vita che agisce, con la sua diastole e sistole. La lotta di Agostino contro Faustus non fu altro che un primo aspetto di tale contrasto. In seguito esso ricompare in forme affievolite, ma sempre violente nelle due correnti nate nella civiltà occidentale: il gesuitismo (agostinismo) e la massoneria (manicheismo), filiazioni di antiche correnti spirituali. Coloro che oggi conducono la lotta da un lato, soprattutto i cattolici e i gesuiti dei gradi più alti ne sono ben coscienti; quelli dell'altra parte, che conducono la lotta nello spirito di Manes, in pochissimi ne sono coscienti, lo sono soltanto i capi del movimento. Per questo motivo, sia nel gesuitismo, sia nella massoneria, le iniziazioni rappresentano la continuazione delle stesse cerimonie, come nelle antiche correnti. L'iniziazione per i gesuiti ha quattro gradi: "coadiutores temporales", "scholares", "coadiutores spirituales", "professi". I gradi dell'iniziazione nella massoneria occulta sono simili. Sono paralleli, ma seguono direzioni del tutto diverse.

Oggi i massoni designano se stessi come "figli della vedova", locuzione manichea derivante dalla leggenda biblica di Hiram, che è alla base dell'iniziazione massonica. Nella Bibbia si legge infatti che "Salomone fece venire da Tiro Hiram, figlio di una vedova della tribù di Nèftali"(20).

Però i veri "fratelli massoni" non possono essere giustificati da una "regola" che non sia quella dell'IO SONO. L'io non può essere "regolato". La kultura massmediatica tenta di farlo ma non ci riuscirà.

Allo stesso modo è impossibile fare dello swing con ritmiche musicali esclusivamente create dal sequencer del computer. Il computer va a tempo perfettamente. Ma quello non è swing.

Se tramite compurerizzazione della mia attività cardiaca costringo meccanicamente il mio cuore ad andare a tempo secondo una media parametrica scientificamente esatta fra un battito e l'altro, non opero per la mia vita ma per la mia morte. E ciò è come portare i soldi in banca, credendo di risparmiare... È come predicare bene e razzolare male. Predico bene, semino la buona novella, le nuove teorie monetarie, economiche, sociali, ecc., ma se continuo a seminare anche i miei soldi in banca, succede come alla semina di Pinocchio. Qui Collodi è bravo come Pound nello spiegare le attuali(21) truffe: Pinocchio semina le sue quattro monete nel campo dei fiori su indicazione del gatto (lo Stato) e della volpe (la banca, lo IOR, sua santità Ratzinger, ecc.), e se ne torna gongolando al luogo della buca chiedendosi quante migliaia di monete troverà sull'albero cresciuto dove aveva seminato i soldi "investiti" con grande fiducia nei lestofanti usurai di allora: "'Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d'oro. Pigliatelo e mettetelo in prigione'. Il burattino rimase di princisbecco e voleva protestare, ma i gendarmi gli tapparono la bocca e lo condussero in gattabuia"(22). La colpa di Pinocchio è il torto imperdonabile di farsi derubare, esattamente come i "burattini" d'oggi, che si fidano delle banche di Stato (che anziché essere pubbliche sono società per azioni private con scopo di lucro. I burattini d'oggi sono coloro che costituiscono il "popolo bue", gli uomini senza meraviglia, quelli che Pound chiama "uomini di marmo": "gli uomini di marmo trapasseranno nel nulla"(23).

I loro soldi continuano a diminuire; ognuno dice la sua, tutti predicano riforme del sistema monetario, però tutto resta come prima: il "seminato" non da' frutti, o da' frutti appassiti, senza "swing".

In tutta la storia della politica, in quella delle confessioni religiose, e di tutte quelle consorterie del malaffare, che non vogliamo verificare alla radice, e correggere, inserendo il nuovo, vi è sempre un "bene fuori tempo" che aspetta di andare a tempo.

Purtroppo chi paga questi errori è comunque sempre il popolo... "Tutto cambia affinché niente cambi" ma anche affinché il "bene fuori tempo" possa godersi in tempo...


(1) Matteo 23,9.
(2) Luca 6,46.
(3) Matteo 17,27.
(4) Salmo 50,12.
(5) Giovanni 2, 21.
(6) Vedi Urs von Balthasar, "Sponsa verbi", Ed. Jacabook, p. 480.
(7) G. Farina, "Grammatica della lingua egiziana antica", Ed. Hoepli, pag. 183 e 184.
(8) Luca, 1,46.
(9) Esodo, capitolo 3, versetti 13-16.
(10) Rudolf Steiner, "Kosmogonie", Opera Omnia n. 94, R. Steiner Verlag, Parigi, 26 maggio 1906; cfr. anche R. Steiner, "I manichei", Ed. Antroposofica, Milano 1995.
(11) Ezra Pound, "Canti Pisani", Ed. Garzanti, Milano, 2004.
(12) Matteo 17,27.
(13) F. Nietzsche, "Genealogia della morale", Adelphi, Milano 1995, pag.30-32.
(14) "I manichei", op. cit..
(15) Rudolf Steiner, "Il quinto vangelo", Ed. Antroposofica, Milano, 1989.
(16) Luigi Illica, "Andrea Chénier. Dramma di ambiente storico", Ed. Casa musicale Sonzogno, Milano, 1978. L'azione di questo dramma si svolge in Francia fra il 1789 ed il 1794.
(17) Matteo 11,30.
(18) M. Scaligero, "Manuale pratico della meditazione", Ed. Teseo.
(19) cit. in Nereo Villa, "Numerologia biblica. Considerazioni sulla matematica sacra", SeaR Edizioni, Reggio Emilia, 1995, cap. V; cfr. anche Nereo Villa, "Il sacro simbolo dell'arcobaleno. Numerologia biblica sulla reincarnazione", SeaR Edizioni, Reggio Emilia, 1998, cap. VII.
(20) 1° Re, 7,13-14.
(21) Cfr. Il Resto del Carlino del 24 dicembre 2004: USURA, Gioia Tauro, banche sott'accusa. Indagati 39 dirigenti, tra cui Abete e Geronzi http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/art/2004/12/24/5365811: Palmi, 23 dicembre 2004 - Trentanove persone tra dirigenti e funzionari dipendenti di sei istituti di credito a livello nazionale e regionale sono stati iscritti nel registro degli indagati, nell'ambito di un inchiesta, avviata dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Palmi su presunti episodi di usura nei confronti di alcune imprese della Piana di Gioia Tauro. L'inchiesta, è stata avviata dal sostituto procuratore della Repubblica di Palmi, Alberto Cianfrini, sulla base di una denuncia di un imprenditore. I sei istituiti coinvolti sono: Banca Antoniana Popolare Veneta, Banca di Roma, Monte dei Paschi di Siena, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Carime e Banca Regionale Calabrese. Tra gli indagati Cesare Geronzi e Luigi Abete. A rendere nota l'indagine è stato il sindaco di Rosarno, Giacomo Saccomanno, che è anche legale di un gruppo di imprese dalla cui segnalazione è partita l'indagine della Procura coordinata dal sostituto Alberto Cianfarini; e dal presidente della Commissione regionale antimafia, Vincenzo Pisano. Secondo quanto riferito da Saccomanno vi sarebbero gia' delle consulenze fatte in sede civile (procedimenti sono stati aperti presso i tribunali di Reggio Calabria e Palmi) che accerterebbero che i tassi sulle linee di credito aperte dalle imprese sarebbero elevati. Le consulenze avrebbero anche già indicato somme nell'ordine di milioni di euro che le banche dovrebbero restituire. ''Ho fatto questa denuncia - ha detto Saccomanno - non come avvocato, ma come sindaco di Rosarno perché nell'area portuale di Gioia Tauro c''è'una situazione di grande tensione. Delle 48 imprese che c'erano, l'attività si è ridotta a pochissime aziende che stanno in piedi per le propriecapacita', mentre una quarantina o sono chiuse o stanno chiudendo". "Oltre ai problemi che si trovano a dover fronteggiare c'e' anche quello dell'usura delle banche. Il mio vuole essere un grido d'allarme forte e un richiamo per tutti alle proprie responsabilita'. Credo sia importante porre un freno a quello che sta succedendo''. ''Il problema - ha aggiunto il Sindaco di Rosarno - è quello della crisi dell' area, in cui ci sono migliaia di disoccupati. Come sindaco, conoscendo la situazione del territorio, ho voluto lanciare l'allarme per dire: assumiamoci le responsabilità ognuno per le proprie competenze e vediamo cosa dobbiamo fare''.
(22) Carlo Collodi, "Pinocchio", Ed. Salani, 1995, in Carlo Alberto Brioschi, "Breve storia della corruzione dall'età antica ai giorni nostri", Ed. Tea, Milano, 2004.
(23) "Canti pisani", op. cit.