fonte: www.mattolinimusic.splinder.com
autore: Alberto Mattolini
Per gli amanti del rock
progressivo, magari anche nostalgici come me, ecco un ottimo lavoro dei
giovanissimi Kamala, in grado di soddisfare la riscoperta di un genere musicale
forse troppo trascurato, ma tutt’altro che tramontato.
“Il delirio e la cura” nasce come demo, ma ha tutte le carte in regola per
qualificarsi come vero e proprio album concept, definizione tornata in voga dopo
un certo assopimento dato dall’invasione di una moltitudine di generi musicali
spinti a suon di mode e faccine belle, ma spesso con poco spessore. Il Prog
resta ancora una musica “completa”, un sapiente mixage di arti nobili che si
fondono rendendo difficile il compito del singolo strumentista, indotto a fare
musica più che accompagnare, come un ergersi solista a sua volta
indipendentemente dallo strumento che suona, per poi adagiarsi sopra un insieme
nel quale ogni nota ha una relazione di completamento.
I Kamala riescono bene ad interpretare tale sviluppo e richiamando le varie
sonorità dei gruppi storici che hanno fatto la storia della musica anche in
Italia, coordinano con ottima scelta di tempi, il loro tappeto musicale che
sostiene la storia letteraria, anch’essa importante per un Prog che si rispetti.
In “Al me di domani” nasce la prima introspettiva di un soggetto qualsiasi, che
non trova un percorso nella sua strada comune, non esistono gioie e fortune in
una prigione di stasi inerte senza definizione assoluta, un muro di aria dentro
l’aria, originando “Pensieri passivi”. “Tremando sul bordo” e’ il sottile stato
che separa la vita e non vita, quello che induce ogni domanda, che porta alla
scelta di poter sbagliare, ma almeno provare ad esistere, sovrastata dal
desiderio di un destino scritto, che si aspetta senza dover fare, agghiacciante
ma rilassante allo stesso tempo invocato in “Delirio notturno”. Sopraggiunge la
“Stasi nella fiaba” tutto bello, troppo bello per essere vero, probabilmente
un’illusione dalla quale fuggire per non correre il rischio di non poter più
nascere o semplicemente svegliarsi. E allora meglio fuggire dalla fiaba per poi
ritrovarsi davanti allo stesso mondo di sempre, quello dove la gente e’ uguale a
sé stessa, quella che ci fa scoprire anche noi uguali a tutti gli altri
manichini. In “Vortici” appare la nuda realtà e il modo di aggirarla per la sua
impossibilità di cancellarla. Bastava capire i simboli di orrore, fermarsi a
rompere l’inerzia per porsi al centro del proprio IO come punto focale di un
nuovo inizio carico di energia affrontando la verità ormai ammessa con tale
serenità da viverla in modo più concreto.
I Kamala scavano a fondo nel luogo comune di coscienza, e attraverso parole e
musica fanno emergere i suoi lati oscuri. L’album ha una durata di poco più di
38 minuti, un po’ poco se paragonato agli odierni album, assolutamente normale
invece in relazione a LP concept storici del prog. Molto gradevole musicalmente,
non sconfina mai nel superfluo, mantiene la sua linearità con ottimi fraseggi
strumentali e richiami ad oc che già al secondo ascolto appaiono fluidi e ben
congegnati.
Tutti i brani sono scaricabili gratuitamente (e non e’ poco di questi tempi!)
dal sito: http://www.neltempiodikamala.splinder.com
Un augurio e un ringraziamento a questa band. L’augurio e’ quello che possano
esprimersi ancora così, davanti all’attenzione di chi conosce e sa gradire la
storia del rock progressivo. Il ringraziamento per portare avanti il baluardo di
questo ottimo genere al fine di renderlo ancora protagonista nella scena
musicale a volte compromessa dalla semplicità di altri generi e dal filone del
facile profitto.
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