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L’età romana
La romanizzazione del territorio dei Monti della
Tolfa e il suo definitivo inserimento nello stato romano sono strettamente
collegati alle vicende che hanno interessato i due centri etruschi di Caere
e di Tarquinia e, più estesamente, l’Etruria meridionale. Le lotte tra Roma e
Tarquinia hanno inizio, secondo le fonti, nel 388 a.C.. Nel 356 a.C., dopo molte
esitazioni, Caere affianca Tarquinia nella lotta contro Roma, per evitarne il
progressivo avanzamento, ma già tre anni dopo nel 353 a.C. si ritira e ottiene
da Roma la cittadinanza senza diritto di voto (civitas sine suffragio). Tarquinia invece stipula nello stesso anno
una tregua con Roma di quarant’anni rinnovata poi nel 308 a.C., ma,
probabilmente intorno al 280 a.C., cadrà anch’essa sotto il dominio di Roma.
Da questi episodi risulta evidente come già dalla
seconda metà del IV sec. a.C. parte dei territori dei Monti della Tolfa (almeno
quelli dipendenti da Caere) fossero
caduti sotto l’influenza romana. I dati rinvenuti dalle ricerche archeologiche
di scavo e di ricognizione non lasciano però supporre per questo periodo una
riorganizzazione del territorio, ma sembra che, almeno in questa prima fase,
rimanessero intatte le proprietà preesistenti. La popolazione, non densa, si
concentra maggiormente lungo il bacino del fiume Mignone.
A partire dalla prima metà del III sec. a.C. Roma
interviene in maniera più incisiva sui territori dell’Etruria meridionale:
nel 281 e nel 280 a.C., come testimoniano i Fasti Trionfali, a Roma si
celebrarono due trionfi rispettivamente sugli Etruschi e su Vulcenti e
Volsiniesi. La deduzione delle colonie romane di Pyrgi
e di Castrum Novum (264-245 a.C.) e di
Alsium (247 a.C. circa),
l’organizzazione amministrativa del territorio interno diviso in prefetture e
una rete stradale pubblica sono chiari segni del controllo che Roma ha acquisito
sul territorio. Va tenuto presente che l’inserimento romano in quest’area
viene a sovrapporsi a tradizioni culturali consolidate, a forme organizzative già
sviluppate. Come in altri casi, Roma riutilizza in parte e rinnova le vecchie
strutture, le svuota del precedente significato e dà una nuova veste politica e
amministrativa.
Durante il II sec. a.C., con le fondazioni di
ulteriori colonie (Saturnia, Forum Cassi,
Forum Clodii), si può considerare
ormai concluso il processo di assoggettamento dell’intero territorio dei Monti
della Tolfa allo stato romano. L’antico porto di Tarquinia rinasce, pur se
limitatamente, con la fondazione nel 181 a.C. della colonia romana di Gravisca.
Le colonie di diritto romano rappresentano veri e propri avamposti militari con
la funzione di controllare il mare e di presidiare il territorio etrusco non
ancora completamente pacificato. Il territorio interno viene organizzato come
prefettura e sottoposto ad un magistrato nominato direttamente da Roma (praefectus).
Il controllo romano viene esercitato, oltre che con
la fondazione di colonie e con un’organizzazione amministrativa centralizzata,
mediante la rete viaria. Ad O la via Aurelia, costruita con tutta probabilità
su un precedente tracciato, metteva in collegamento tra loro i centri della
costa; ad E la via Clodia (fine III- inizio II sec. a.C.) portava da Roma a
Saturnia. All’interno, attraversando i Monti della Tolfa, un importante asse
viario (forse identificabile con la via Cornelia) ricalcava un’antica strada
etrusca di collegamento tra Tarquinia e Cerveteri. Una serie di raccordi
stradali secondari formavano un reticolo interno di collegamento per i centri
minori e per gli insediamenti rustici.
Già a partire dall’età repubblicana, e poi
specialmente in età imperiale, sorgono nel territorio numerose ville sia
all’interno che lungo la costa. La posizione prossima a Roma favorisce il
sorgere di ville residenziali, adatte per praticare l’otium, ma nella maggior parte dei casi, le ville sono veri e propri
centri di produzione agricola e, nel caso di molte ville marittime, il
rinvenimento di grandi piscine le caratterizza come centri di allevamento di
pesci. Tra le ville più rilevanti ricordiamo quella in località Macchia della
Freddara, quella della Fontanaccia sulle pendici del monte della Tolfaccia, la
villa del Seccareccio, in cui si è identificata una zona per la produzione
dell’olio, la villa in località Farnesiana, la villa di Pian della Conserva,
insediata sulla precedente necropoli etrusca e in cui sono state identificate le
tracce di una fornace, la villa di Monte Sant’Angelo, la villa di Casale
dell’Aretta.
In età imperiale il territorio resta caratterizzato
prevalentemente da ville rustiche; gli antichi centri etruschi di Caere
e Tarquinia, nonostante la ristrutturazione di età augustea, hanno ormai perso
completamente la loro importanza e i maggiori centri abitati sono i municipi
romani (in particolare Forum Clodii,
identificato a San Liberato, in prossimità del lago di Bracciano). Nel II e III
sec. d.C., nel quadro della generale crisi che investe l’Italia, i centri
abitati perdono la loro importanza e subiscono una fortissima contrazione.
Questo fenomeno si riscontra anche negli insediamenti rurali che, in molti casi,
vedono un forte declino delle loro attività: ad esempio, nella villa in località
Fontanaccia (Allumiere), il cui primo impianto risale alla fine dell’età
repubblicana-prima età imperiale, una parte degli edifici, come attestano i
dati di scavo, cadde in disuso e in un ambiente ormai in stato di abbandono sono
state rinvenute tre sepolture infantili di V secolo.
Un intervento di grande importanza lungo la costa si
deve a Traiano con la costruzione del porto di Centumcellae (Civitavecchia) (107-108 d.C.); intorno al porto, che
continuerà la sua vita fino al V sec. d.C., si sviluppa il centro abitato a cui
fanno capo tutte le attività commerciali ad esso collegate. A seguito della
costruzione del porto, anche la fascia costiera limitrofa conobbe un incremento
della popolazione.
In età medio e tardo imperiale assumono rilievo i
centri termali, dovuti alla natura vulcanica della regione, e le stationes
viarie, punto di sosta per i pellegrini e per i soldati che sempre più spesso
attraversavano la penisola: Aquae
Ceretanae (identificata con l’attuale Bagni del Sasso), Aquae
Tauri (identificata con l’attuale Bagni della Ficoncella), Aquae Apollinares di Bagni di Stigliano, Bagni di Vicarello sul lago
di Bracciano. In questi centri sono attestate ancora in età severiana numerose
opere di restauro e di ripristino.
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