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  Quaderni del Museo Civico del Comune di Tolfa 

 

realizzazione sito di A. Antonacci                                   a cura di Paolo Brocato   

L’età romana

La romanizzazione del territorio dei Monti della Tolfa e il suo definitivo inserimento nello stato romano sono strettamente collegati alle vicende che hanno interessato i due centri etruschi di Caere e di Tarquinia e, più estesamente, l’Etruria meridionale. Le lotte tra Roma e Tarquinia hanno inizio, secondo le fonti, nel 388 a.C.. Nel 356 a.C., dopo molte esitazioni, Caere affianca Tarquinia nella lotta contro Roma, per evitarne il progressivo avanzamento, ma già tre anni dopo nel 353 a.C. si ritira e ottiene da Roma la cittadinanza senza diritto di voto (civitas sine suffragio). Tarquinia invece stipula nello stesso anno una tregua con Roma di quarant’anni rinnovata poi nel 308 a.C., ma, probabilmente intorno al 280 a.C., cadrà anch’essa sotto il dominio di Roma.

Da questi episodi risulta evidente come già dalla seconda metà del IV sec. a.C. parte dei territori dei Monti della Tolfa (almeno quelli dipendenti da Caere) fossero caduti sotto l’influenza romana. I dati rinvenuti dalle ricerche archeologiche di scavo e di ricognizione non lasciano però supporre per questo periodo una riorganizzazione del territorio, ma sembra che, almeno in questa prima fase, rimanessero intatte le proprietà preesistenti. La popolazione, non densa, si concentra maggiormente lungo il bacino del fiume Mignone.

A partire dalla prima metà del III sec. a.C. Roma interviene in maniera più incisiva sui territori dell’Etruria meridionale: nel 281 e nel 280 a.C., come testimoniano i Fasti Trionfali, a Roma si celebrarono due trionfi rispettivamente sugli Etruschi e su Vulcenti e Volsiniesi. La deduzione delle colonie romane di Pyrgi e di Castrum Novum (264-245 a.C.) e di Alsium (247 a.C. circa), l’organizzazione amministrativa del territorio interno diviso in prefetture e una rete stradale pubblica sono chiari segni del controllo che Roma ha acquisito sul territorio. Va tenuto presente che l’inserimento romano in quest’area viene a sovrapporsi a tradizioni culturali consolidate, a forme organizzative già sviluppate. Come in altri casi, Roma riutilizza in parte e rinnova le vecchie strutture, le svuota del precedente significato e dà una nuova veste politica e amministrativa.

Durante il II sec. a.C., con le fondazioni di ulteriori colonie (Saturnia, Forum Cassi, Forum Clodii), si può considerare ormai concluso il processo di assoggettamento dell’intero territorio dei Monti della Tolfa allo stato romano. L’antico porto di Tarquinia rinasce, pur se limitatamente, con la fondazione nel 181 a.C. della colonia romana di Gravisca. Le colonie di diritto romano rappresentano veri e propri avamposti militari con la funzione di controllare il mare e di presidiare il territorio etrusco non ancora completamente pacificato. Il territorio interno viene organizzato come prefettura e sottoposto ad un magistrato nominato direttamente da Roma (praefectus).

Il controllo romano viene esercitato, oltre che con la fondazione di colonie e con un’organizzazione amministrativa centralizzata, mediante la rete viaria. Ad O la via Aurelia, costruita con tutta probabilità su un precedente tracciato, metteva in collegamento tra loro i centri della costa; ad E la via Clodia (fine III- inizio II sec. a.C.) portava da Roma a Saturnia. All’interno, attraversando i Monti della Tolfa, un importante asse viario (forse identificabile con la via Cornelia) ricalcava un’antica strada etrusca di collegamento tra Tarquinia e Cerveteri. Una serie di raccordi stradali secondari formavano un reticolo interno di collegamento per i centri minori e per gli insediamenti rustici.

Già a partire dall’età repubblicana, e poi specialmente in età imperiale, sorgono nel territorio numerose ville sia all’interno che lungo la costa. La posizione prossima a Roma favorisce il sorgere di ville residenziali, adatte per praticare l’otium, ma nella maggior parte dei casi, le ville sono veri e propri centri di produzione agricola e, nel caso di molte ville marittime, il rinvenimento di grandi piscine le caratterizza come centri di allevamento di pesci. Tra le ville più rilevanti ricordiamo quella in località Macchia della Freddara, quella della Fontanaccia sulle pendici del monte della Tolfaccia, la villa del Seccareccio, in cui si è identificata una zona per la produzione dell’olio, la villa in località Farnesiana, la villa di Pian della Conserva, insediata sulla precedente necropoli etrusca e in cui sono state identificate le tracce di una fornace, la villa di Monte Sant’Angelo, la villa di Casale dell’Aretta.

In età imperiale il territorio resta caratterizzato prevalentemente da ville rustiche; gli antichi centri etruschi di Caere e Tarquinia, nonostante la ristrutturazione di età augustea, hanno ormai perso completamente la loro importanza e i maggiori centri abitati sono i municipi romani (in particolare Forum Clodii, identificato a San Liberato, in prossimità del lago di Bracciano). Nel II e III sec. d.C., nel quadro della generale crisi che investe l’Italia, i centri abitati perdono la loro importanza e subiscono una fortissima contrazione. Questo fenomeno si riscontra anche negli insediamenti rurali che, in molti casi, vedono un forte declino delle loro attività: ad esempio, nella villa in località Fontanaccia (Allumiere), il cui primo impianto risale alla fine dell’età repubblicana-prima età imperiale, una parte degli edifici, come attestano i dati di scavo, cadde in disuso e in un ambiente ormai in stato di abbandono sono state rinvenute tre sepolture infantili di V secolo.

Un intervento di grande importanza lungo la costa si deve a Traiano con la costruzione del porto di Centumcellae (Civitavecchia) (107-108 d.C.); intorno al porto, che continuerà la sua vita fino al V sec. d.C., si sviluppa il centro abitato a cui fanno capo tutte le attività commerciali ad esso collegate. A seguito della costruzione del porto, anche la fascia costiera limitrofa conobbe un incremento della popolazione.

In età medio e tardo imperiale assumono rilievo i centri termali, dovuti alla natura vulcanica della regione, e le stationes viarie, punto di sosta per i pellegrini e per i soldati che sempre più spesso attraversavano la penisola: Aquae Ceretanae (identificata con l’attuale Bagni del Sasso), Aquae Tauri (identificata con l’attuale Bagni della Ficoncella), Aquae Apollinares di Bagni di Stigliano, Bagni di Vicarello sul lago di Bracciano. In questi centri sono attestate ancora in età severiana numerose opere di restauro e di ripristino.

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