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Profilo storico-archeologico
L’età preistorica
Sulla base dei ritrovamenti archeologici, sappiamo
che i Monti della Tolfa erano frequentati già da età molto antiche. La
ricerca, limitata spesso a ricognizioni di superficie, non ha fornito ancora
dati esaurienti che possano darci un quadro globale sull’insediamento umano
nelle fasi più antiche. Le prime attestazioni risalgono all’inizio del
Paleolitico, età in cui l’uomo comincia a lavorare le pietre per costruirsi
strumenti atti alla caccia e alle attività connesse. A questa fase è
attribuibile un’industria su ciottolo rinvenuta non lontano dall’area
tolfetana, in località Montauto, caratterizzata da strumenti in roccia
vulcanica e, più raramente, in calcare; si tratta di ciottoli scheggiati (“choppers”)
unifacciali o bifacciali lavorati per lo più con tecnica rudimentale.
L’industria di Montauto, non essendo inserita in una stratigrafia, ma trovata
in superficie, è priva di riferimenti cronologici certi; tuttavia, sulla base
di confronti, per le caratteristiche tipologiche e per le tecniche utilizzate,
si può datare tra 700.000 e 600.000 anni fa.
Il Paleolitico Inferiore non è ben documentato sui
Monti della Tolfa allo stato attuale delle ricerche. I siti più vicini sono
quelli di Torre in Pietra e di Castel di Guido. Il sito di Torre in Pietra,
scavato da Blanc tra il 1954 e il 1957 e successivamente pubblicato, ha fornito
importanti informazioni sia da un punto di vista geologico che paleontologico e
paletnologico. In questa facies
troviamo “choppers” e bifacciali su ciottoli di calcare e di selce. A Castel
di Guido sono attestati anche manufatti su osso scheggiato di pachiderma e di
altri grandi mammiferi e frammenti di cranio, di mascellare e di femore di Homo
erectus/Homo sapiens neanderthalensis. In base a datazioni stratigrafiche è
possibile datare il sito di Castel di Guido a circa 430.000 anni fa, mentre il
sito di Torre in Pietra sarebbe da attribuire ad un’età più recente compresa
tra i 300.000 e i 200.000 anni fa.
Rinvenimenti di manufatti su ciottoli silicei
risalenti al Paleolitico Medio attestano la continuità di insediamenti e di
presenze umane nella zona (Torre in Pietra- strato “d”-, Poggio della
Capanna- Tolfa-, Tenuta Giovanna, Ripamaiale- Tolfa-, dintorni di Ceri).
Al Paleolitico segue un periodo di grandi innovazioni
sia per l’economia che per le tecnologie e le strutture sociali, il Neolitico,
databile in Italia tra il 6000 e il 3000 a.C. circa. Assistiamo in questo
periodo ad una serie di innovazioni che modificano in maniera determinante gli
insediamenti umani e le attività; è con il Neolitico che avviene
l’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento, con la conseguente
sedentarizzazione e la comparsa delle prime comunità di villaggio. Si avvia la
produzione della ceramica e vengono fabbricati utensili in pietra levigata e
strumenti per le attività agricole. La fase più antica del Neolitico in Italia
è caratterizzata dalla presenza di ceramica con decorazione impressa: i vasi
vengono decorati, prima che l’argilla si secchi, con punzoni, cannucce o altri
strumenti a formare motivi geometrici (linee o anche motivi più complessi come
la spina di pesce). Rinvenimenti di ceramica impressa sono a Pyrgi,
in località Bufalareccia (comune di Allumiere), a Monte Abatone, a Casalone
Torlonia presso Ceri, a San Pietrino, a Piana di Stigliano, a Palidoro. Un
tipo di ceramica attestato nel Neolitico è quella detta “del Sasso”, dal
luogo di rinvenimento più consistente (Grotta Patrizi del Sasso di Furbara-
Cerveteri). Questa ceramica si distingue per le forme e per la decorazione che
è eseguita sul corpo del vaso con linee solcate o incise, disposte in modo da
rispettare la ripartizione in aree risultante dalla forma stessa del vaso. È
attestato l’uso di colorazioni rosse che purtroppo spesso non hanno resistito
al tempo. Tra le forme vascolari troviamo olle quadriansate, ciotole, attingitoi,
boccali. Nel comprensorio dei Monti della Tolfa sono numerosi i siti che hanno
restituito questa ceramica: Bufalareccia, Codata delle Macine, Tufarelle, Ripa
Maiale (?), Polledrara di Pian Cisterna, San Pietrino, San Giovenale, Luni- Tre
Erici, Pyrgi, Grotta Patrizi al Sasso
di Furbara, Monte Abatone- Due Ponti. Particolarmente interessante, sia per la
quantità dei reperti rinvenuti sia per le informazioni che ci ha fornito sugli
usi funerari, il rinvenimento del Sasso di Furbara. Si
tratta, infatti, di un luogo utilizzato durante un periodo piuttosto lungo per
sepolture ad inumazione. Possiamo affermare che esistevano già particolari riti
funerari e determinate credenze sulla morte e sull’aldilà. Le tracce di un
grande focolare all’ingresso della tomba con resti di ossa di cinghiale
attestano l’usanza di consumare pasti rituali in onore del defunto; sostanze
coloranti venivano utilizzate sul letto funebre e sul corpo del defunto stesso.
L’Eneolitico (età del Rame), allo stato attuale
delle ricerche, è poco rappresentato nel comprensorio dei Monti della Tolfa. In
questa età che va dalla metà del III millennio alla seconda metà del II
millennio a.C. l’aspetto più caratterizzante è la cosiddetta “Cultura di
Rinaldone”, contraddistinta da particolari forme vascolari, litiche e
metalliche. I rinvenimenti relativi a questo periodo si limitano quasi
eslusivamente all’ambito funerario; significative alcune tombe a grotticella
rinvenute nelle vicinanze di Tarquinia. Pochi altri frammenti a Pian dei Santi e
a Monte Lungo di Rota attestano la frequentazione del territorio.
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