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  Quaderni del Museo Civico del Comune di Tolfa 

 

realizzazione sito di A. Antonacci                                   a cura di Paolo Brocato   

Profilo storico-archeologico 

L’età preistorica

Sulla base dei ritrovamenti archeologici, sappiamo che i Monti della Tolfa erano frequentati già da età molto antiche. La ricerca, limitata spesso a ricognizioni di superficie, non ha fornito ancora dati esaurienti che possano darci un quadro globale sull’insediamento umano nelle fasi più antiche. Le prime attestazioni risalgono all’inizio del Paleolitico, età in cui l’uomo comincia a lavorare le pietre per costruirsi strumenti atti alla caccia e alle attività connesse. A questa fase è attribuibile un’industria su ciottolo rinvenuta non lontano dall’area tolfetana, in località Montauto, caratterizzata da strumenti in roccia vulcanica e, più raramente, in calcare; si tratta di ciottoli scheggiati (“choppers”) unifacciali o bifacciali lavorati per lo più con tecnica rudimentale. L’industria di Montauto, non essendo inserita in una stratigrafia, ma trovata in superficie, è priva di riferimenti cronologici certi; tuttavia, sulla base di confronti, per le caratteristiche tipologiche e per le tecniche utilizzate, si può datare tra 700.000 e 600.000 anni fa.

Il Paleolitico Inferiore non è ben documentato sui Monti della Tolfa allo stato attuale delle ricerche. I siti più vicini sono quelli di Torre in Pietra e di Castel di Guido. Il sito di Torre in Pietra, scavato da Blanc tra il 1954 e il 1957 e successivamente pubblicato, ha fornito importanti informazioni sia da un punto di vista geologico che paleontologico e paletnologico. In questa facies troviamo “choppers” e bifacciali su ciottoli di calcare e di selce. A Castel di Guido sono attestati anche manufatti su osso scheggiato di pachiderma e di altri grandi mammiferi e frammenti di cranio, di mascellare e di femore di Homo erectus/Homo sapiens neanderthalensis. In base a datazioni stratigrafiche è possibile datare il sito di Castel di Guido a circa 430.000 anni fa, mentre il sito di Torre in Pietra sarebbe da attribuire ad un’età più recente compresa tra i 300.000 e i 200.000 anni fa.

Rinvenimenti di manufatti su ciottoli silicei risalenti al Paleolitico Medio attestano la continuità di insediamenti e di presenze umane nella zona (Torre in Pietra- strato “d”-, Poggio della Capanna- Tolfa-, Tenuta Giovanna, Ripamaiale- Tolfa-, dintorni di Ceri).

Al Paleolitico segue un periodo di grandi innovazioni sia per l’economia che per le tecnologie e le strutture sociali, il Neolitico, databile in Italia tra il 6000 e il 3000 a.C. circa. Assistiamo in questo periodo ad una serie di innovazioni che modificano in maniera determinante gli insediamenti umani e le attività; è con il Neolitico che avviene l’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento, con la conseguente sedentarizzazione e la comparsa delle prime comunità di villaggio. Si avvia la produzione della ceramica e vengono fabbricati utensili in pietra levigata e strumenti per le attività agricole. La fase più antica del Neolitico in Italia è caratterizzata dalla presenza di ceramica con decorazione impressa: i vasi vengono decorati, prima che l’argilla si secchi, con punzoni, cannucce o altri strumenti a formare motivi geometrici (linee o anche motivi più complessi come la spina di pesce). Rinvenimenti di ceramica impressa sono a Pyrgi, in località Bufalareccia (comune di Allumiere), a Monte Abatone, a Casalone Torlonia presso Ceri, a San Pietrino, a Piana di Stigliano, a Palidoro. Un tipo di ceramica attestato nel Neolitico è quella detta “del Sasso”, dal luogo di rinvenimento più consistente (Grotta Patrizi del Sasso di Furbara- Cerveteri). Questa ceramica si distingue per le forme e per la decorazione che è eseguita sul corpo del vaso con linee solcate o incise, disposte in modo da rispettare la ripartizione in aree risultante dalla forma stessa del vaso. È attestato l’uso di colorazioni rosse che purtroppo spesso non hanno resistito al tempo. Tra le forme vascolari troviamo olle quadriansate, ciotole, attingitoi, boccali. Nel comprensorio dei Monti della Tolfa sono numerosi i siti che hanno restituito questa ceramica: Bufalareccia, Codata delle Macine, Tufarelle, Ripa Maiale (?), Polledrara di Pian Cisterna, San Pietrino, San Giovenale, Luni- Tre Erici, Pyrgi, Grotta Patrizi al Sasso di Furbara, Monte Abatone- Due Ponti. Particolarmente interessante, sia per la quantità dei reperti rinvenuti sia per le informazioni che ci ha fornito sugli usi funerari, il rinvenimento del Sasso di Furbara. Si tratta, infatti, di un luogo utilizzato durante un periodo piuttosto lungo per sepolture ad inumazione. Possiamo affermare che esistevano già particolari riti funerari e determinate credenze sulla morte e sull’aldilà. Le tracce di un grande focolare all’ingresso della tomba con resti di ossa di cinghiale attestano l’usanza di consumare pasti rituali in onore del defunto; sostanze coloranti venivano utilizzate sul letto funebre e sul corpo del defunto stesso.

L’Eneolitico (età del Rame), allo stato attuale delle ricerche, è poco rappresentato nel comprensorio dei Monti della Tolfa. In questa età che va dalla metà del III millennio alla seconda metà del II millennio a.C. l’aspetto più caratterizzante è la cosiddetta “Cultura di Rinaldone”, contraddistinta da particolari forme vascolari, litiche e metalliche. I rinvenimenti relativi a questo periodo si limitano quasi eslusivamente all’ambito funerario; significative alcune tombe a grotticella rinvenute nelle vicinanze di Tarquinia. Pochi altri frammenti a Pian dei Santi e a Monte Lungo di Rota attestano la frequentazione del territorio.

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