|
Il
Museo Civico di Tolfa e alcune pagine di storia dell'archeologia tolfetana
Brevi cenni
sull'origine del Museo
Il Museo Civico di Tolfa era ubicato fino ad
epoca recente in piazza Vittorio Veneto, all'interno del Palazzo Comunale.
Il moderno allestimento risale al 1991, ma l'origine
è ben più antica. Già dal 1950 Ottorino Morra, direttore dell'Istituto di
Studi Romani, aveva costituito un Circolo di Cultura rivolto a valorizzare il
patrimonio storico e culturale dell'area. Nel 1955, per l'interessamento di
Morra, e per iniziativa di Stefanini si iniziò a raccogliere e ordinare il
materiale archeologico che veniva recuperato. Fu proprio il Circolo di Cultura a
sovvenzionare le prime spese. Come ricorda Stefanini “al momento della sua
fondazione furono sufficienti due armadi che vennero collocati nella prima sede
concessa al Circolo dall'Amministrazione presieduta dal sindaco dott. Innocenzo
Moretti”.
L'effettiva istituzione avvenne però soltanto nel 1959 e il regolamento venne
approvato ben più tardi, nel 1979.
È proprio a partire dagli anni Cinquanta che viene
rafforzata la vigilanza e promosso il recupero dei numerosi resti archeologici
presenti nel territorio tolfetano, in conseguenza peraltro del fenomeno degli
scavatori clandestini, che ora più che mai dilaga in tutta l'Etruria. Già dal
1954 il Ministero della Pubblica Istruzione aveva sottoposto a vincolo di
interesse archeologico diverse zone dei Monti della Tolfa (Ferrone, Pian
Cisterna, Poggio Lungo, Pian Sultano, Pian dei Santi, San Pietro e San
Pietrino). Tuttavia era necessaria un'opera di controllo in zona, esercitata da
persone residenti che potevano conoscere bene il territorio. Fu così che venne
nominato Ispettore Onorario Angelo Stefanini e dopo poco fu incaricato Luigi
Gobbi della sorveglianza e dei recuperi da effettuare sul posto (1955; figg.
....). Agli Ispettori e al personale della Soprintendenza alle Antichità dell'Etruria
Meridionale di questi anni e dei successivi si deve il recupero dei materiali
conservati nel Museo, strappati all'incessante opera degli scavatori
clandestini. Dal 1975 al 1997 la collaborazione tra Soprintendenza e Gruppi
Archeologici d'Italia ha portato alla acquisizione di numerosissimi reperti,
soprattutto riferibili alle necropoli etrusche di Pian della Conserva e della
Riserva del Ferrone. Non mancano tuttavia importanti scoperte avvenute
attraverso la ricerca di superficie.
Negli anni successivi il Museo ha assunto
progressivamente la fisionomia attuale grazie all'impegno del Comune e della
Regione. Tra il 1986 e il 1988 è stato realizzato un nuovo apparato espositivo
e didattico, poi ultimato agli inizi degli anni Novanta. È questa la
sistemazione che attualmente si può visitare.
Attualmente sono in corso i lavori per il
trasferimento del Museo nell'ex convento dei Padri Agostiniani, dove,
all'interno di un nuovo allestimento espositivo e didattico, potranno trovare
spazio i numerosi reperti ora non esposti per mancanza di spazio.
Il Museo è organizzato in due sezioni principali: la
prima di inquadramento topografico del territorio e la seconda di conoscenza
delle testimonianze archeologiche a partire dalla preistoria fino all'età
medievale. Ogni periodo è contraddistinto da un colore diverso che trova spazio
proprio sui pannelli: arancione per la preistoria, verde per la fase etrusca,
blu per il periodo romano e rosso per l'età medievale. Il nucleo più
importante del Museo è costituito dai materiali provenienti dalle numerose
necropoli etrusche della zona. Non trovano spazio nel Museo le testimonianze
relative all'età moderna e contemporanea e agli aspetti di carattere etno
antropologico.
Nella descrizione di seguito riportata indicheremo
il contenuto generale della vetrina, quindi ripiano per ripiano, menzioneremo
gli oggetti, indicando in ordine di successione: contesto e località di
provenienza, tipo e materiale dell'oggetto, datazione del contesto. Le misure
degli oggetti sono in centimetri, si noti inoltre che il diametro indicato si
riferisce alla bocca del vaso. Laddove possibile viene indicato un confronto
tipologico.
|