Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

  Quaderni del Museo Civico del Comune di Tolfa 

 

realizzazione sito di A. Antonacci                                   a cura di Paolo Brocato   

Il Museo Civico di Tolfa e alcune pagine di storia dell'archeologia tolfetana

 Brevi cenni sull'origine del Museo

Il Museo Civico di Tolfa era ubicato  fino ad epoca recente in piazza Vittorio Veneto, all'interno del Palazzo Comunale.

Il moderno allestimento risale al 1991, ma l'origine è ben più antica. Già dal 1950 Ottorino Morra, direttore dell'Istituto di Studi Romani, aveva costituito un Circolo di Cultura rivolto a valorizzare il patrimonio storico e culturale dell'area. Nel 1955, per l'interessamento di Morra, e per iniziativa di Stefanini si iniziò a raccogliere e ordinare il materiale archeologico che veniva recuperato. Fu proprio il Circolo di Cultura a sovvenzionare le prime spese. Come ricorda Stefanini “al momento della sua fondazione furono sufficienti due armadi che vennero collocati nella prima sede concessa al Circolo dall'Amministrazione presieduta dal sindaco dott. Innocenzo Moretti”. L'effettiva istituzione avvenne però soltanto nel 1959 e il regolamento venne approvato ben più tardi, nel 1979.

È proprio a partire dagli anni Cinquanta che viene rafforzata la vigilanza e promosso il recupero dei numerosi resti archeologici presenti nel territorio tolfetano, in conseguenza peraltro del fenomeno degli scavatori clandestini, che ora più che mai dilaga in tutta l'Etruria. Già dal 1954 il Ministero della Pubblica Istruzione aveva sottoposto a vincolo di interesse archeologico diverse zone dei Monti della Tolfa (Ferrone, Pian Cisterna, Poggio Lungo, Pian Sultano, Pian dei Santi, San Pietro e San Pietrino). Tuttavia era necessaria un'opera di controllo in zona, esercitata da persone residenti che potevano conoscere bene il territorio. Fu così che venne nominato Ispettore Onorario Angelo Stefanini e dopo poco fu incaricato Luigi Gobbi della sorveglianza e dei recuperi da effettuare sul posto (1955; figg. ....). Agli Ispettori e al personale della Soprintendenza alle Antichità dell'Etruria Meridionale di questi anni e dei successivi si deve il recupero dei materiali conservati nel Museo, strappati all'incessante opera degli scavatori clandestini. Dal 1975 al 1997 la collaborazione tra Soprintendenza e Gruppi Archeologici d'Italia ha portato alla acquisizione di numerosissimi reperti, soprattutto riferibili alle necropoli etrusche di Pian della Conserva e della Riserva del Ferrone. Non mancano tuttavia importanti scoperte avvenute attraverso la ricerca di superficie.

Negli anni successivi il Museo ha assunto progressivamente la fisionomia attuale grazie all'impegno del Comune e della Regione. Tra il 1986 e il 1988 è stato realizzato un nuovo apparato espositivo e didattico, poi ultimato agli inizi degli anni Novanta. È questa la sistemazione che attualmente si può visitare.

Attualmente sono in corso i lavori per il trasferimento del Museo nell'ex convento dei Padri Agostiniani, dove, all'interno di un nuovo allestimento espositivo e didattico, potranno trovare spazio i numerosi reperti ora non esposti per mancanza di spazio. 

Il Museo è organizzato in due sezioni principali: la prima di inquadramento topografico del territorio e la seconda di conoscenza delle testimonianze archeologiche a partire dalla preistoria fino all'età medievale. Ogni periodo è contraddistinto da un colore diverso che trova spazio proprio sui pannelli: arancione per la preistoria, verde per la fase etrusca, blu per il periodo romano e rosso per l'età medievale. Il nucleo più importante del Museo è costituito dai materiali provenienti dalle numerose necropoli etrusche della zona. Non trovano spazio nel Museo le testimonianze relative all'età moderna e contemporanea e agli aspetti di carattere etno antropologico.

Nella descrizione di seguito riportata indicheremo il contenuto generale della vetrina, quindi ripiano per ripiano, menzioneremo gli oggetti, indicando in ordine di successione: contesto e località di provenienza, tipo e materiale dell'oggetto, datazione del contesto. Le misure degli oggetti sono in centimetri, si noti inoltre che il diametro indicato si riferisce alla bocca del vaso. Laddove possibile viene indicato un confronto tipologico.

Visita il Museo Civico di Tolfa  - Entra -