Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

  Quaderni del Museo Civico del Comune di Tolfa 

 

realizzazione sito di A. Antonacci                                   a cura di Paolo Brocato   

I MONTI DELLA TOLFA.  STORIA DEL TERRITORIO  

di Carla Zhara Buda

Il comprensorio dei Monti della Tolfa presenta delle particolari caratteristiche che hanno facilitato l’insediamento umano e lo sfruttamento del territorio sin da epoche antichissime. La presenza di zone montagnose e di aspri dirupi ha facilitato lo stabilirsi di insediamenti naturalmente fortificati e nascosti e, al tempo stesso, la vicinanza al mare ha permesso di mantenere scambi e contatti con il mondo esterno grazie ai porti principali di Pyrgi, di Tarquinia e di Civitavecchia.  

Certamente la vicinanza agli importanti centri di Tarquinia e Cerveteri, i cui scambi frequenti e la forte influenza sono ampiamente documentati dai ritrovamenti archeologici, ha dato un grande apporto allo sviluppo di quest’area in età etrusca.

La posizione naturale propizia più elevata e salubre rispetto alle zone malariche della bassa Maremma e del circondario di Roma, l’estensione di boschi e pascoli, la posizione strategicamente favorevole durante le incursioni dei pirati saraceni sono anche questi fattori che hanno notevolmente condizionato l’occupazione dei Monti della Tolfa.Un’importanza determinante, sotto l’aspetto economico, ha avuto la presenza di giacimenti minerari che, sin da epoca antica, erano conosciuti e sfruttati (minerali di ferro e rame).

La scoperta della presenza di allume, fatta nel 1462 da Giovanni de Castro, un funzionario dello Stato Pontificio, provocò una vera e propria rivoluzione industriale, in un territorio prevalentemente dedito all’agricoltura e alla pastorizia, incrementando lo sviluppo delle attività, le entrate degli abitanti locali e gli scambi con i centri maggiori.  

Cenni di geomorfologia

Il comprensorio dei Monti della Tolfa è delimitato a O dalla costa tirrenica laziale compresa tra Civitavecchia e Santa Severa, a E dai rilievi interni del viterbese, a N dal fiume Mignone. Questi confini, distinguibili da un punto di vista geografico, non sono tuttavia così facilmente determinabili per gli aspetti geologici, paesaggistici e storici, perché l’area presa in esame fa parte di un comprensorio più ampio che si estende dal territorio tarquiniese a quello ceretano.     La conformazione del territorio è stata fortemente influenzata dalle attività dei vulcani Ernici, Sabatino e Laziale, le cui tracce sono ancora oggi riscontrabili nei tre sistemi lacustri di Vico, di Bracciano-Martignano e di Bolsena. La genesi del territorio è segnata da una lunga vicenda geologica scandita da tre fasi di vulcanesimo che risalgono rispettivamente al periodo eocenico, alla fine del Miocene e al Quaternario; queste fasi hanno originato nel medesimo comprensorio tre settori a caratteristiche morfologiche differenziate. Il primo, disposto entro i centri di Tolfa e Allumiere, è ad orografia più marcata (vulcaniti in domi e depositi ignimbritici) dove le cime più elevate, comprese mediamente tra i 40 e i 500 m s.l.m. possono talora superare i 600 m s.l.m. (Monte delle Grazie, Monte della Frombola e Monte Sassicari). Il secondo settore a N di Civitavecchia, il cosiddetto gruppo della Tolfaccia, è costituito da strutture laviche isolate che formano pareti a picco; il terzo è caratterizzato da un’ampia zona collinare che circonda tutto il sistema montuoso e presenta versanti dolci e declivi lungo la valle attraversata dal corso inferiore del Mignone.

Per quanto riguarda l’idrografia, il fiume Mignone rappresenta il corso d’acqua più rilevante. Entra nel territorio provenendo da E e lambisce il comprensorio della Tolfa lungo il lato N per poi gettarsi in mare; nel suo corso inferiore attraversa un’ampia valle ricca di sedimenti. Per portata e dimensioni il fiume Mignone si distacca da tutti gli altri corsi d’acqua che hanno una portata nettamente inferiore e quasi tutti hanno carattere stagionale. Tra questi i maggiori sono il fosso Lenta e il fosso Verginese, entrambi affluenti del Mignone.

La linea di costa ha subito notevoli variazioni nel corso dei millenni; durante il Pliocene, ad esempio, la pianura tarquiniese era completamente sommersa dalle acque marine, come testimoniano oggi i resti fossili che si rinvengono sul territorio. Le glaciazioni che si succedettero tra la fine del Terziario e durante il Quaternario determinarono i fenomeni di innalzamento e di ritiro del mare.

        Visita il Museo Civico di Tolfa  - Entra -