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L’età etrusca
Con l’inizio dell’età del Ferro (IX-VIII sec.
a.C.) assistiamo al fiorire della cultura villanoviana. Determinati aspetti che
erano emersi nel Bronzo Finale diventano ora caratteristiche predominanti: il
rito della cremazione, la deposizione delle ceneri in vasi di impasto biconici
coperti da una ciotola- più raramente da un elmo- e corredi costituiti da
vasallame, accessori e ornamenti di vario genere sono gli elementi principali
che distinguono questa cultura. Le
differenziazioni sociali, che già avevano cominciato a profilarsi nella tarda
età del Bronzo, diventano adesso ancora più nette, l’organizzazione politica
e la stratificazione sociale acquistano maggiore complessità e nascono veri e
propri centri urbani. Nel quadro di queste trasformazioni il territorio dei
Monti della Tolfa, così densamente frequentato nella fase più avanzata
dell’età del Bronzo, accusa un forte decremento degli insediamenti.
Certamente il rapido sviluppo dei due vicini centri di Tarquinia e di Cerveteri
ha notevolmente condizionato il popolamento del territorio, creando un forte
polo di attrazione verso questi centri stessi. In località Fontanaccia, nel
territorio di Allumiere, è stata rinvenuta una necropoli con tombe ad
inumazione e ad incinerazione databile all’VIII sec. a.C.. Ma la scarsità dei
rinvenimenti nel territorio conferma che queste zone, sotto l’orbita dei due
centri principali, rimasero per lungo tempo scarsamente popolate.
A partire dal VII sec. e soprattutto nel VI sec. a.C.
la densità degli insediamenti nell’entroterra aumenta notevolmente. Dai dati
archeologici e di ricognizione è possibile individuare una serie di centri
abitati che dovevano avere il controllo sul territorio circostante e gestire i
traffici e le attività commerciali. Alla presenza di centri abitati fa
riscontro una fitta rete viaria che collegava i centri interni tra di loro e con
la costa (e in particolare con Cerveteri e Tarquinia). Le principali vie
etrusche di collegamento nel territorio verranno ricalcate successivamente in età
romana.
Uno dei centri principali nel territorio è Monterano,
posto su un pianoro in posizione dominante e naturalmente difesa. Intorno,
specialmente sulle pendici delle colline, in quelle zone non adatte alla
coltivazione, ma facilmente utilizzabili per ricavare dalla roccia tenera camere
per i defunti, si sviluppano più nuclei di necropoli. Anche qui possiamo
riscontrare una chiara influenza ceretana sia nell’architettura che nei
corredi.
Un altro insediamento, databile al VII- VI sec. a.C.,
sorgeva nella Piana di Stigliano probabilmente, data la posizione favorevole,
collegato ad attività agricole; le vicine necropoli di Monte Seccareccio e di
Grottini di Rota dovrebbero riferirsi a questo insediamento.
Non
lontano dalla Piana di Stigliano sorge la necropoli della Riserva del Ferrone,
una delle più importanti della zona per la ricchezza e per la quantità dei
rinvenimenti. La tipologia tombale attestata è molto varia: dalle tombe
semicostruite alle tombe a dado, dalle tombe rupestri alle tombe a tumulo. La
necropoli, databile al VII-VI sec. a.C., spicca per la raffinatezza
dell’architettura tombale, per la ricercatezza dei dettagli interni alle
camere e per la ricchezza dei corredi funerari.
Oltre il fosso Verginese troviamo le tre necropoli di
Pian dei Santi, Pian della Cisterna e Pian Conserva, distanti meno di un
chilometro l’una dall’altra, poste sui pianori e sulle pendici insieme a
nuclei di abitazioni.
Nelle necropoli a partire dalla seconda metà del VI
sec. a.C., non vengono più costruite tombe, ma vengono riutilizzate quelle
preesistenti. Questo fenomeno va spiegato con un complessivo impoverimento della
popolazione, una contrazione demografica e un indebolimento delle attività
produttive. Soltanto in piena età repubblicana si assisterà ad un notevole
aumento della densità di popolazione, ma con la nascita di nuove forme di
insediamento: i municipi e le ville rustiche.
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