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L’età del Bronzo
Anche per quanto riguarda l’età del Bronzo, la
mancanza di scavi e lo stato della ricerca, spesso limitata a indagini di
superficie, non consentono di tracciare un quadro completo. Ben attestata è la
fase del Bronzo Medio (XVII-XIV sec. a.C.) e, in particolare, una fase più
avanzata databile tra il XV e il XIV sec. a.C., in cui si manifesta la
cosiddetta “Cultura appenninica”. Con il termine appenninico si indica
principalmente uno stile ceramico caratterizzato da decorazione incisa con
motivi geometrici (meandri, triangoli, zig-zag, spirali, cerchi, ...) campiti
con punti e trattini. In molti casi le decorazioni sono colorate con pasta
bianca che ravviva le superfici brune.
Nella regione dei Monti della Tolfa sono stati
individuati numerosi siti appenninici sulle alture immediatamente a ridosso del
mare, in posizione difesa naturalmente e con il controllo sulla costa (Valdaliga,
Mattonara, Malpasso, Torre Chiaruccia, Grottini di Santa Severa). Altri siti
sono stati individuati più all’interno come Tufarelle, Palidoro, Luni sul
Mignone. Significativo, per l’abbondanza e la rilevanza delle testimonianze,
è il sito di Pian Sultano, presso Tolfa.
La fase finale dell’età del Bronzo ha restituito
delle preziosissime testimonianze. Quest’età si differenzia dal periodo
precedente innanzitutto per la diffusione di un rito diverso di sepoltura,
l’incinerazione, così come per l’affermazione di nuove concezioni
religiose; rappresentazioni di dischi solari e di divinità ornitomorfe lasciano
intuire il culto di divinità celesti.
Gli scavi effettuati nell’’800 da Klitsche de la
Grange nei dintorni di Allumiere e Tolfa hanno fornito una grande quantità di
evidenze. Un ricchissimo ripostiglio di bronzi rinvenuto a Coste del Marano,
costituito da oltre 140 pezzi, documenta l’utilizzo di oggetti di lusso e fa
luce sulle tecniche della metallurgia. Tazze
di bronzo laminato, fibule, pendagli, spilloni, asce, il tutto eseguito con una
lavorazione di alto livello tecnico. Contatti con le popolazioni del
Mediterraneo, più o meno mediati dalle genti dell’Italia meridionale, vengono
confermati da frammenti di ceramica micenea rinvenuti a Luni sul Mignone, a San
Giovenale (Blera) e a Monte Rovello. Per quanto riguarda l’aspetto funerario
una vera e propria necropoli, rilevante per dimensioni e numero di tombe, è
quella di Poggio la Pozza (Allumiere), in cui sono state rinvenute circa un
centinaio di tombe a incinerazione. Le ceneri venivano deposte in urne assieme
al corredo che doveva servire al defunto. I corredi, in alcuni casi molto
semplici, ma in altri costituiti da numeroso vasellame, da ornamenti di vario
genere e da accessori, indicano in maniera evidente che è in atto un processo
di distinzione sociale gerarchica all’interno del gruppo.
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