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  Quaderni del Museo Civico del Comune di Tolfa 

 

realizzazione sito di A. Antonacci                                   a cura di Paolo Brocato   

Alcune pagine di storia dell'archeologia tolfetana

Una storia dell'archeologia sui Monti della Tolfa è ancora da scrivere per intero, nonostante ci siano stati dei contributi di rilievo, e numerosi cenni siano contenuti nelle pubblicazioni relative ai singoli siti. Anche la recente sperimentazione attuata tra volontari e Soprintendenza Archeologica da diversi anni meriterebbe un esame critico al fine di ricostruire un quadro effettivamente completo. La collaborazione instaurata ha infatti determinato una consistente frattura rispetto al passato nel modo di svolgere le ricerche e la tutela.

In queste brevi note ho voluto porre l'attenzione su due momenti specifici di questa lunga storia attraverso l'esame di alcuni documenti conservati presso l'Archivio Centrale dello Stato a Roma.

La prima serie, composta da sette documenti, riguarda le ricerche intraprese da Pergi per conto del Marchese Lepri nei mesi di maggio e giugno 1882 nella necropoli di Pian della Conserva. Chi ci informa è il barone Adolfo Klitsche de la Grange attraverso la corrispondenza intrattenuta, in qualità di Ispettore del territorio, con la Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti. È a seguito di queste brevi ma importanti ricerche che viene scoperta la famosa tomba dei pugilatori.  

Tolfa nel 1921

La seconda serie di documenti riguarda un periodo molto più recente, compreso negli anni 1955-1957, e ha un carattere meno specifico. Si tratta di tre documenti in cui sono contenute le relazioni che l'allora Ispettore Onorario di Tolfa, Angelo Stefanini, ha inviato alla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti. Stefanini offre una panoramica generale, soprattutto in relazione alle necessità di tutela del territorio, costantemente sottoposto a scavi clandestini. Si colgono molto bene le difficoltà incontrate e gli scarsi mezzi a disposizione per affrontare i gravosi problemi di protezione delle necropoli etrusche. Tuttavia alla prima relazione, in cui si fa il punto della situazione, seguono due altre relazioni in cui si delinea una intensa attività sul territorio sia di tutela che di recupero da lui promossa. Si interviene in più punti del territorio di Tolfa, ottenendo risultati cospicui. Si susseguono numerose scoperte che vanno ad incrementare i reperti del costituendo “Museo Civico” (ne rappresentano tuttora il nucleo principale) e si interviene più volte contro gli scavatori clandestini. Luigi Gobbi è protagonista di questa grande mole di lavoro e di successi contro l'attività dei tombaroli.

 Prima serie di documenti

1. Il Ministro Fiorelli richiede un parere circa alcuni scavi che il Marchese Lepri vuole intraprendere nelle sue tenute all'Ispettore Adolfo Klitsche de la Grange,  il quale risponde con la lettera qui riportata, datata al 21 aprile 1882.

Il sottoscritto crede che nulla potesse ostare a quanto si richiede dal Sig. Marchese Giovanni Lepri, circa il permesso di scavi di antichità nella sua tenuta di Rota presso Tolfa. Ritiene, anzi, che da codesti scavi debba risultarne un certo utile per la scienza, esistendo in quei dintorni una vasta necropoli etrusca. Dovrà peraltro il Sig. Marchese Lepri conformarsi a quanto in proposito prescritto dai vigenti Regolamenti; la onde sarebbe opportuno che lo scrivente venisse dall'intraprendente avvertito nel momento in cui si porrà mano all'opera.

Ha l'onore in quest'occasione di rassegnarsi

       Della S.V. Illma

     L'ispettore

   Bne Klitsche de la Grange

 

2. Il documento riportato è sempre una lettera di Adolfo Klitsche de la Grange al Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti datata 13 maggio 1882 sulle fasi iniziali della ricerca.

 

Il Canonico D. Girolamo Pergi di Tolfa per incarico ricevuto dal Signor Marchese Lepri, residente ora nella sua tenuta di Rota, mi avverte avere il medesimo Sig. Marchese “dato principio alle esplorazioni per gli scavi di oggetti antichi, nel sito detto Le Castelline”.

Cotal sito trovasi alla distanza di circa 7 km da Tolfa, mentre poco più lontano di un chilometro appena si rinviene il castello di Rota. Ciò non ostante, quante volte la S.V. Illma credesse inviare sopra luogo una Guardia degli Scavi, opinerei che codesta guardia dovesse alloggiare in Tolfa, anzichè nel vicino castello, ove tra poco dovrà regnare un'aria estremamente malsana e dove converrebbe altresì accettare l'ospitalità dallo stesso intraprendente di quelle ricerche che voglionsi sorvegliare. Infrattanto sarà mia cura visitare le incominciate esplorazioni e riferire in proposito.

Ho poi l'onore di rassegnarmi

       Della S.V. Illma

     L'ispettore

   Bne Klitsche de la Grange

 

3. Continuano i rapporti dell'Ispettore al Direttore Generale, il seguente è stato scritto il 27 maggio 1882.

 Mi sono ieri recato a visitare gli scavi di antichità, che a nome del Sig. Marchese Lepri si praticano nel sito detto Le Castelline, a circa otto km da Tolfa. Trovansi addetti a codesti scavi soli tre operai, i quali, senza veruna norma, sperimentano saltuariamente in qua e in là qualche piccolo tasto. Poco havvi quindi, per ora almeno, a sperare sull'esito di siffatte ricerche, e nulla fu sin qui rinvenuto tranne che ipogei anticamente devastati, dai quali uscirono diversi frammenti di vasi di buccaro nero e due oggetti di bronzo irriconoscibili, stante la grande ossidazione: l'uno forse un'armilla, l'altro un piccolo vasetto.

Di tanto era mio dovere riferire alla S.V. Illma, ed in quest'occasione ho l'onore di rassegnarmi

     L'Ispettore

   Bne Klitsche de la Grange

 

4. Segue un documento particolarmente importante: la lettera in cui si mette al corrente la Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti della scoperta della tomba dei Pugilatori, scritta il 3 giugno 1882.

 Fui nuovamente a visitare gli scavi di antichità, che per conto del Sig. Marchese Lepri si praticano nel sito detto Le Castelline presso Tolfa, e vi rinvenni scoperto un ipogeo che merita essere descritto. Quest'ipogeo trovasi interamente scavato nel tufo vulcanico alla profondità di circa 4 m sotto la superficie e vi si discende mediante una scala di sette gradini tagliati anch'essi nel tufo. Oltrepassata una piccola porta rettangolare, si rinviene quindi una camera con volta a botte fregiata di architrave o fascione nel mezzo. Siffatto vano misura m 2.30 di lungo, m 2.40 di largo, per m 2 di altezza sotto l'architrave. Sui tre lati di codesto vano, cioè di fronte alla porta e lateralmente, corre una banchina, con gradino sottoposto, alta cent. 65, ornata nei due lati che fiancheggiano l'ingresso da quattro piccoli balaustri scolpiti a basso rilievo nel tufo, disposti in modo, due da ciascuna parte, da raffigurare i piedi di un letto funebre. Similmente scolpiti a basso rilievo, sulla sponda della banchina di mezzo di fronte alla porta, veggonsi due figure dell'altezza di circa 60 cent. ciascuna. Tali figure, alquanto rozzamente rilevate, salvo l'elmo crestato in testa, sono affatto ignude, e stanno l'una contro l'altra nell'attitudine di pugilatori. Da questo ipogeo non uscirono del resto altri oggetti tranne alcuni frammenti di vasi corintii ed un lebete di buccaro nero. Continuandosi più oltre lo scavo fu poi ritrovata un'altra tomba la di cui volta era in gran parte franata. Rimosse le macerie che ne ingombravano il fondo si rinvenne il corpo di una sfinge o di un leone (difficile a dirsi se leone o sfinge poiché manca la testa) scolpita nel tufo, lungo circa cent. 80. E siffatta figura, forse insieme ad altra che non fu ritrovata, probabilmente come in certune tombe ceretane, ornava l'ingresso dell'ipogeo.

Proponendosi il rappresentante del Signor Marchese Lepri, concessionario degli scavi in parola, far segare il bassorilievo de' due pugilatori sopra descritti, crederei, salvo l'approvazione della S.V. Illma, che nulla a ciò potesse ostare, essendoché l'ipogeo entro cui trovasi tale bassorilievo non potrebbe venire conservato, se non che ricostruendo in opera muraria la volta che, minaccia crollare; spesa di non lieve momento, che del resto questa tomba non sembra meritare.

Ho infrattanto l'onore di rassegnarmi.

       Della S.V. Illma

     L'ispettore

   Bne Klitsche de la Grange

 

5. Quale documento finale di queste campagne di ricerca citiamo la lettera scritta da Allumiere il 4 giugno 1882 da Klitsche de la Grange al Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti.

 All'uopo incaricato dal Sig. Marchese Lepri, il Canonico Pergi di Tolfa, mi avverte avere lo stesso Sig. Marchese fatto per ora sospendere le ricerche di antichità nella sua tenuta di Rota. Tali ricerche non verranno forse riprese se non che nel prossimo autunno. Attendo quindi gli ordini della S.V. Illma per il rinvio della Guardia tuttora residente in Tolfa.

Ed in questa occasione ho l'onore di rassegnarmi

Della S.V. Illma

       L'ispettore

Bne Klitsche de la Grange

 

6. Alle due lettere precedenti risponde il Ministro Fiorelli in data 14 giugno 1882, sottolineando che se effettivamente la soluzione migliore secondo il parere di Klitsche de la Grange è quella di asportare il bassorilievo allora si proceda in tal senso.

 ..........non ho difficoltà che quelle sculture siano segate a condizione però che il Sig. Marchese Lepri ...con le debite cautele e le tenga a disposizione di questo Ministero.

Ma prima di far procedere al distacco delle sopraindicate sculture, sarebbe di somma utilità il fare un disegno della camera sepolcrale per meglio determinarne la importanza scientifica e storica ......

       Il Ministro

 

7. Chiude la breve rassegna una lettera del 18 giugno 1882 di A. Klitsche de la Grange al Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti. 

Le disposizioni della S.V. Ilma circa il distacco e la conservazione dei bassorilievi ... rinvenuti in una tomba etrusca presso Tolfa, furono da me immediatamente comunicate al Sig. Pergi, incaricato dal Marchese Lepri degli scavi di antichità nella tenuta di Rota.

Nella prossima settimana poi, approfittando del tempo perdurante il quale, onde dar luogo ai lavori campestri, verranno sospesi i lavori delle miniere da me dirette, potrò io stesso rilevare la pianta e le sezioni della tomba sopraccennata e ritrarre a disegno le figure dei due pugili nella proporzione, se crede, di 1/4; cioè di circa cent. 15 di altezza.

Nei territori limitrofi a quelli di Tolfa, presso Bieda (l'etrusca Brera) e presso l'antica Maturano (?) in quel di Canale-Monterano, v'hanno inoltre altri ipogei, già da gran tempo discoperti, i quali lasciati in completo stato di deperimento, servono talvolta da procojo e da ricovero ai pastori. Ora, proponendo io tra breve recarmi in quei territori per istudi geologici ed archeologici, annuendo la S.V. Illma, potrei pure rilevare i tipi di quelle camere sepolcrali, varie delle quali pur meriterebbero che se ne facesse il disegno.

Per un tal lavoro, come pure per i rilievi da farsi presso Tolfa, non dovrà l'Erario gravarsi di spesa alcuna. Sarebbe peraltro utile, sebbene non necessario, un foglio estensibile da cui risultasse l'incarico ricevuto, onde ottenere l'appoggio delle Autorità Municipali, nel caso incontrassi qualche difficoltà per l'accesso nei terreni.

Ho infrattanto l'onore di rassegnarmi

       Della S.V. Illma

     L'ispettore

   Bne Klitsche de la Grange

 

Seconda serie di documenti  

1. Il documento qui presentato è un “promemoria sulla situazione archeologica nel territorio di Tolfa” scritto il 5 novembre 1955 da Angelo Stefanini pochi mesi dopo aver ricevuto l'assegnazione dell'incarico di Ispettore Onorario alle Antichità e Monumenti di Tolfa. 

La necessità di un cantiere archeologico per scavi razionali nel vasto territorio tolfetano, sostenuta da vari quotidiani della Capitale, rispecchia un'esigenza profondamente sentita sia nel campo degli studiosi sia nell'ambiente locale.

Chi conosce la zona e le sue necropoli, non ignora il valore che essa riveste per la conoscenza della civiltà etrusca ed è pertanto dolorosamente colpito dal danno gravissimo recato in passato, e recato presentemente, dagli scavi clandestini esercitati su vasta scala, con scempio sia dei corredi tombali che dei miseri resti umani che i nostri antichi padri affidarono alla pace delle tombe, le quali, in raggruppamenti più o meno vasti, si estendono dalle foci del Mignone fin quasi alle sue sorgenti e sulle numerose “castelline” dalle quali scendono i suoi affluenti.

L'opera di questi predoni, favorita finora dalla mancanza di sorveglianti competenti e attivi; incoraggiata dall'indifferenza di chi doveva vigilare; facilitata dalla vastità del territorio, impervio ed accidentato, è quanto mai deleteria. Le tombe, localizzate di giorno mediante una paziente opera di sondaggio, fatta a mezzo di paletti e di spiedi di acciaio, vengono sistematicamente scavate e depredate dei loro corredi durante la notte e non resta che qualche insignificante frammento disseminato all'intorno.

Questo mi è accaduto vedere nella località Capannone, ai Grottini, a San Pietro, al Seccareccio ed altrove nelle numerose escursioni effettuate in questi primi quattro mesi d'incarico d'Ispettore Onorario alle Antichità e ai Monumenti.

Non minore è lo scempio che i clandestini han fatto, e fanno, delle camere sepolcrali, talune delle quali, per grandezza e finitezza, nulla avrebbero ad invidiare alle più note di altre località: spezzate appaiono le colonne di sostegno, come a S. Pietro; semidistrutte e dalle volte pericolanti come al Capannone; ovunque, poi, tombe piene d'acqua, saggiate, interrate.

Che dire poi del danno che i clandestini apportano agli studi storico-artistici-archeologici della regione? Mentre i pezzi di rilevante valore vengono venduti a incettatori privati, e da questi ad amatori nostrani e forestieri senza, però, che sia indicata mai la provenienza, quelli che, ai loro occhi, non rivestono una notevole importanza commerciale, vengono distrutti. Avviene anche, in verità, talora, che siano denunciati, e questo al fine di acquistarsi benemerenze e dissipare sospetti!

La sicurezza, pressoché assoluta, in cui operano; la tenuità delle pene comminate, e facilmente eluse; il notevole utile che spesso ricavano dai pezzi, favoriscono l'opera dei cavatori, degli acquirenti, degli incettatori, legati tra loro da un'omertà degna di miglior causa. Si è fatto presente a molti la convenienza di denunciare secondo legge i ritrovamenti, si è fatto noto il compenso pecuniario che ne deriva; ma inutilmente; permane uno stato di diffidenza verso lo Stato, e si preferisce il commercio di frodo.

E così, dopo essere io riuscito ad individuare persone ed associazioni dedite ad attività clandestine; dopo essere riuscito a localizzare necropoli nuove ed opere sconosciute; dopo averne dato regolare notizia alla Soprintendenza, non ho potuto fare altro che esercitare, su luoghi e persone, una vigilanza personale che non può non essere inadeguata al bisogno.

In tale situazione l'unico rimedio, nell'interesse degli studi archeologici, è quello di sottrarre ai clandestini il materiale tuttora reperibile, istituendo un cantiere di scavo che, diviso in più sezioni, operando alle dirette dipendenze di funzionari espressamente incaricati, assicuri allo Stato le testimonianze dell'antica civiltà etrusca ancor oggi sepolte.

Questo cantiere è stato richiesto dal Comune di Tolfa con una elaborata e particolareggiata relazione.

Si prega vivamente far sì che la richiesta venga accolta, e che i lavori possano essere iniziati prima della fine del corrente anno.

             Angelo Stefanini

 

2. Il seguente documento conservato nell'Archivio Centrale dello Stato a Roma, riguarda una relazione annuale dell'Ispettore Onorario Angelo Stefanini inviata il 10 gennaio 1957 da Tolfa alla Direzione Generale AA.BB.AA.. 

L'istituzione del nuovo servizio di sorveglianza, disimpegnato in modo attivo ed intelligente dal sig. Luigi Gobbi, ha indotto i clandestini- locali e forestieri- a desistere da quella criminosa attività di ricercatori e scavatori che in precedenza avevano espletato in maniera tanto diligente e proficua. Sorpresi ben due volte al lavoro dal nostro sorvegliante, alcuni ricercatori (forestieri) si sono dati a fuga precipitosa abbandonando certe loro sonde di acciaio che venivano raccolte e consegnate ai locali carabinieri. Durante il giorno, la situazione non desta preoccupazione e, da tempo, non si ha sentore di scavi notturni essendo venuta a mancare la necessaria opera di localizzazione diurna. È stata sempre precipua cura di questo Ispettorato provvedere a tempestivi sopralluoghi e segnalare alla superiore Soprintendenza ogni rilievo di qualche importanza.

Quanto all'attività esplicata nel decorso anno, si deve dare particolare risalto:

1. agli scavi che ci han permesso di scoprire (in minima parte, però) i resti dell'antica villa romana di Pian dei Santi;

2. a quelli (tuttora in corso) che ci han permesso il ritrovamento delle rovine di due antichissimi templi etruschi in località Grasceta dei Cavallari ed il recupero di alquanto materiale votivo fittile e di bronzo;

3. al recupero di ben 12 vasi fittili etruschi, alcuni bronzetti ed una moneta d'oro dell'imperatore romano "SER.GALBA.IMP.CAESAR.AUG.P.M.TR.P.";

4. all'allestimento in più adatta sede del nuovo "Museo Civico" che allinea, in ben 9 vetrine, oltre 200 pezzi archeologici di origine etrusca e romana;

5. alla scoperta di antichissime gallerie ricche di quell'argilla nera di cui probabilmente si servirono gli Etruschi per i loro buccheri, poiché semplici esperimenti di cottura han confermato certe caratteristiche riscontrate nei loro vasi funebri;

6. all'aver richiamato l'attenzione delle Superiori Autorità sull'antico ponte romano denominato "Ponte di Seiano" (volgarmente "Ponte del Diavolo") esistente sul torrente omonimo ai limiti dei territori dei comuni di Canale Monterano e di Manziana, in pericolo d'irreparabile rovina.

 

A S.E. il Ministro della P.I. on. Prof. Paolo Rossi,

alla Direzione Generale AA.BB.AA.,

Alla Soprintendenza alle Antichità dell'Etruria Meridionale,

vada la nostra più viva riconoscenza per la comprensione dimostrata ai problemi della nostra vasta ed importante zona archeologica, certi che ci si metterà in grado di assolvere ancora, e sempre meglio, all'onorevole incarico, nel superiore interesse della Cultura e dell'Arte.

             Angelo Stefanini

 


3. Il documento successivo consiste in un'altra relazione dell'Ispettore Onorario Angelo Stefanini, scritta il 10 marzo 1958 e inviata a Guglielmo De Angelis d'Ossat, Direttore Generale AA.BB.AA. e al Soprintendente alle Antichità dell'Etruria Meridionale Renato Bartoccini. Stefanini illustra l'attività svolta nell'anno 1957.

 L'attività svolta durante l'anno da questo Ispettorato- scavi, recuperi, sistemazioni- può senz'altro considerarsi notevole. La febbre de' tesori e dell'oggetto antico ha avuto un notevole risveglio anche nella zona archeologica di Tolfa dove, però è stato limitatissimo il danno, grazie all'assidua, diligente opera del sorvegliante sig. Luigi Gobbi.

Le zone fatte oggetto di principale ricerca sono ancora quelle del Capannone e del Ferrone dove il nostro intervento, risolvendosi spesso in una appassionata gara di velocità col clandestino- costretto, ovviamente ad agire solo in determinate, favorevoli condizioni, è stato quanto mai tempestivo ed opportuno.

Circa 50 sono i pezzi, di vario impasto, interesse e valore che si sono potuti recuperare e porre a disposizione di studiosi ed amatori nel nostro “Museo Civico”.

È stato anche recuperato un antichissimo, rustico vaso cinerario, con resti d'ossa umane semicombuste, proveniente dalla località “La Tolficciola” a circa 2 km da Tolfa.

Al 39° km della Braccianese-Claudia è stata ripulita e resa accessibile la necropoli etrusca dei Grottini, ed in corso di sistemazione è quella interessantissima del Ferrone, per facilitare l'accesso alla quale, è in progetto la costruzione d'una passarella sul torrente La Lenta tra la località suddetta e il Seccareccio.

Nel decorso anno sono state localizzate:

1. un importante centro romano in zona denominata Grottino del Marano, donde sono stati recuperati, a fior di terra, due tubi di terracotta, uno dei quali stampigliato;

2. resti d'una villa romana in località Sasso;

3. resti di una costruzione romana in località Monti;

4. resti di un importante muro etrusco lungo circa 60 m e largo metri 1.70 circa, presso Stigliano.

Nuovi elementi architettonici sono venuti alla luce da alcuni saggi di scavo effettuati nel tempio romanico di Pian d'Angelo;

alla Grasceta dei Cavallari si è provveduto alla recinzione dell'area d'interesse archeologico (circa 1000 metri quadrati) ed alla messa a dimora di 60 cipressini;

nel giardino pubblico si è curata l'erezione della colonna romana donata dal Comune di Roma;

nel "Museo Civico" si sono ultimati i lavori di adattamento delle vetrine e de' piani interni, e si è ordinato, per località e tombe, il numeroso materiale archeologico (circa 350 pezzi).

Per l'anno in corso, oltre alla sistemazione della necropoli del Ferrone e la costruzione della passarella su La Lenta, è prevista l'attuazione del seguente piano:

1. recinzione delle tombe del Ferrone, ad evitare nuovi interramenti e danni al bestiame;

2. ripulitura e recinzione della necropoli del Capannone;

3. scavo della villa romana di Pian de' Santi e di quella situata in località Campi di S. Lucia;

4. costruzione d'un tratto di strada (circa 300 metri) che renda possibile il recupero del materiale architettonico dalle rovine del tempio romanico di Pian d'Angelo;

5. sistemazione definitiva della zona del tempio etrusco della cosiddetta Grasceta dei Cavallari.

Perché tale piano possa essere attuato secondo il previsto, si ritiene necessario poter disporre ancora delle diligenti prestazioni del sorvegliante (giornaliero) sig. Luigi Gobbi per il quale si richiede il rinnovo del contratto- a 90 giorni- giacché il contratto attuale scadrà colla fine del c.m..

Questo Ispettorato compie il gradito dovere di esprimere la sua viva gratitudine alla Direzione generale Antichità e Belle Arti e alla Soprintendenza alle Antichità dell'Etruria Meridionale, per il costante aiuto ricevuto, che ha consentito il raggiungimento di risultati cospicui, dai quali si può fondatamente trarre l'augurio di sempre più utili contributi all'archeologia della Regione.

             Angelo Stefanini

  Archeologo  Paolo Brocato

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