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Alcune pagine di storia dell'archeologia tolfetana
Una storia dell'archeologia sui Monti della Tolfa è
ancora da scrivere per intero, nonostante ci siano stati dei contributi di
rilievo, e
numerosi cenni siano contenuti nelle pubblicazioni relative ai singoli siti.
Anche la recente sperimentazione attuata tra volontari e Soprintendenza
Archeologica da diversi anni meriterebbe un esame critico al fine di ricostruire
un quadro effettivamente completo. La collaborazione instaurata ha infatti
determinato una consistente frattura rispetto al passato nel modo di svolgere le
ricerche e la tutela.
In queste brevi note ho voluto porre l'attenzione su
due momenti specifici di questa lunga storia attraverso l'esame di alcuni
documenti conservati presso l'Archivio Centrale dello Stato a Roma.
La prima serie, composta da sette documenti, riguarda
le ricerche intraprese da Pergi per conto del Marchese Lepri nei mesi di maggio
e giugno 1882 nella necropoli di Pian della Conserva. Chi ci informa è il
barone Adolfo Klitsche de la Grange attraverso la corrispondenza intrattenuta,
in qualità di Ispettore del territorio, con la Direzione Generale delle
Antichità e Belle Arti. È a seguito di queste brevi ma importanti ricerche che
viene scoperta la famosa tomba dei pugilatori.
Tolfa
nel 1921
La seconda serie di documenti riguarda un periodo
molto più recente, compreso negli anni 1955-1957, e ha un carattere meno
specifico. Si tratta di tre documenti in cui sono contenute le relazioni che
l'allora Ispettore Onorario di Tolfa, Angelo Stefanini, ha inviato alla
Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti. Stefanini offre una panoramica
generale, soprattutto in relazione alle necessità di tutela del territorio,
costantemente sottoposto a scavi clandestini. Si colgono molto bene le difficoltà
incontrate e gli scarsi mezzi a disposizione per affrontare i gravosi problemi
di protezione delle necropoli etrusche. Tuttavia alla prima relazione, in cui si
fa il punto della situazione, seguono due altre relazioni in cui si delinea una
intensa attività sul territorio sia di tutela che di recupero da lui promossa.
Si interviene in più punti del territorio di Tolfa, ottenendo risultati
cospicui. Si susseguono numerose scoperte che vanno ad incrementare i reperti
del costituendo “Museo Civico” (ne rappresentano tuttora il nucleo
principale) e si interviene più volte contro gli scavatori clandestini. Luigi
Gobbi è protagonista di questa grande mole di lavoro e di successi contro
l'attività dei tombaroli.
Prima serie di documenti
1. Il Ministro Fiorelli richiede un parere circa
alcuni scavi che il Marchese Lepri vuole intraprendere nelle sue tenute
all'Ispettore Adolfo Klitsche de la Grange, il quale risponde con la lettera qui
riportata, datata al 21 aprile 1882.
Il sottoscritto
crede che nulla potesse ostare a quanto si richiede dal Sig. Marchese Giovanni
Lepri, circa il permesso di scavi di antichità nella sua tenuta di Rota presso
Tolfa. Ritiene, anzi, che da codesti scavi debba risultarne un certo utile per
la scienza, esistendo in quei dintorni una vasta necropoli etrusca. Dovrà
peraltro il Sig. Marchese Lepri conformarsi a quanto in proposito prescritto dai
vigenti Regolamenti; la
onde sarebbe opportuno che lo scrivente venisse
dall'intraprendente avvertito nel momento in cui si porrà mano all'opera.
Ha l'onore in
quest'occasione di rassegnarsi
Della S.V. Illma
L'ispettore
Bne Klitsche de la Grange
2. Il documento riportato è sempre una lettera di
Adolfo Klitsche de la Grange al Direttore Generale delle Antichità e Belle
Arti datata 13 maggio 1882 sulle fasi iniziali della ricerca.
Il Canonico D.
Girolamo Pergi di Tolfa per incarico ricevuto dal Signor Marchese Lepri,
residente ora nella sua tenuta di Rota, mi avverte avere il medesimo Sig.
Marchese “dato principio alle esplorazioni per gli scavi di oggetti antichi,
nel sito detto Le Castelline”.
Cotal sito
trovasi alla distanza di circa 7 km da Tolfa, mentre poco più lontano di un
chilometro appena si rinviene il castello di Rota. Ciò non ostante, quante
volte la S.V. Illma credesse inviare sopra luogo una Guardia degli Scavi,
opinerei che codesta guardia dovesse alloggiare in Tolfa, anzichè nel vicino
castello, ove tra poco dovrà regnare un'aria estremamente malsana e dove
converrebbe altresì accettare l'ospitalità dallo stesso intraprendente di
quelle ricerche che voglionsi sorvegliare. Infrattanto sarà mia cura visitare
le incominciate esplorazioni e riferire in proposito.
Ho poi l'onore
di rassegnarmi
Della S.V. Illma
L'ispettore
Bne Klitsche de la Grange
3. Continuano i rapporti dell'Ispettore al Direttore
Generale, il seguente è stato scritto il 27 maggio 1882.
Mi sono ieri
recato a visitare gli scavi di antichità, che a nome del Sig. Marchese Lepri
si praticano nel sito detto Le Castelline, a circa otto km da Tolfa. Trovansi
addetti a codesti scavi soli tre operai, i quali, senza veruna norma,
sperimentano saltuariamente in qua e in là qualche piccolo tasto. Poco havvi
quindi, per ora almeno, a sperare sull'esito di siffatte ricerche, e nulla fu
sin qui rinvenuto tranne che ipogei anticamente devastati, dai quali uscirono
diversi frammenti di vasi di buccaro nero e due oggetti di bronzo
irriconoscibili, stante la grande ossidazione: l'uno forse un'armilla, l'altro
un piccolo vasetto.
Di tanto era
mio dovere riferire alla S.V. Illma, ed in quest'occasione ho l'onore di
rassegnarmi
L'Ispettore
Bne Klitsche de la Grange
4. Segue un documento particolarmente importante: la
lettera in cui si mette al corrente la Direzione Generale delle Antichità e
Belle Arti della scoperta della tomba dei Pugilatori, scritta il 3 giugno 1882.
Fui nuovamente
a visitare gli scavi di antichità, che per conto del Sig. Marchese Lepri si
praticano nel sito detto Le Castelline presso Tolfa, e vi rinvenni scoperto un
ipogeo che merita essere descritto. Quest'ipogeo trovasi interamente scavato
nel tufo vulcanico alla profondità di circa 4 m sotto la superficie e vi si
discende mediante una scala di sette gradini tagliati anch'essi nel tufo.
Oltrepassata una piccola porta rettangolare, si rinviene quindi una camera con
volta a botte fregiata di architrave o fascione nel mezzo. Siffatto vano
misura m 2.30 di lungo, m 2.40 di largo, per m 2 di altezza sotto
l'architrave. Sui tre lati di codesto vano, cioè di fronte alla porta e
lateralmente, corre una banchina, con gradino sottoposto, alta cent. 65,
ornata nei due lati che fiancheggiano l'ingresso da quattro piccoli balaustri
scolpiti a basso rilievo nel tufo, disposti in modo, due da ciascuna parte, da
raffigurare i piedi di un letto funebre. Similmente scolpiti a basso rilievo,
sulla sponda della banchina di mezzo di fronte alla porta, veggonsi due figure
dell'altezza di circa 60 cent. ciascuna. Tali figure, alquanto rozzamente
rilevate, salvo l'elmo crestato in testa, sono affatto ignude, e stanno l'una
contro l'altra nell'attitudine di pugilatori. Da questo ipogeo non uscirono
del resto altri oggetti tranne alcuni frammenti di vasi corintii ed un lebete
di buccaro nero. Continuandosi più oltre lo scavo fu poi ritrovata un'altra
tomba la di cui volta era in gran parte franata. Rimosse le macerie che ne
ingombravano il fondo si rinvenne il corpo di una sfinge o di un leone
(difficile a dirsi se leone o sfinge poiché manca la testa) scolpita nel
tufo, lungo circa cent. 80. E siffatta figura, forse insieme ad altra che non
fu ritrovata, probabilmente come in certune tombe ceretane, ornava l'ingresso
dell'ipogeo.
Proponendosi il
rappresentante del Signor Marchese Lepri, concessionario degli scavi in
parola, far segare il bassorilievo de' due pugilatori sopra descritti,
crederei, salvo l'approvazione della S.V. Illma, che nulla a ciò potesse
ostare, essendoché l'ipogeo entro cui trovasi tale bassorilievo non potrebbe
venire conservato, se non che ricostruendo in opera muraria la volta che,
minaccia crollare; spesa di non lieve momento, che del resto questa tomba non
sembra meritare.
Ho infrattanto
l'onore di rassegnarmi.
Della S.V. Illma
L'ispettore
Bne Klitsche de la Grange
5. Quale documento finale di queste campagne di
ricerca citiamo la lettera scritta da Allumiere il 4 giugno 1882 da Klitsche
de la Grange al Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti.
All'uopo
incaricato dal Sig. Marchese Lepri, il Canonico Pergi di Tolfa, mi avverte
avere lo stesso Sig. Marchese fatto per ora sospendere le ricerche di antichità
nella sua tenuta di Rota. Tali ricerche non verranno forse riprese se non che
nel prossimo autunno. Attendo quindi gli ordini della S.V. Illma per il rinvio
della Guardia tuttora residente in Tolfa.
Ed in questa
occasione ho l'onore di rassegnarmi
Della S.V. Illma
L'ispettore
Bne Klitsche de la Grange
6. Alle due lettere precedenti risponde il Ministro
Fiorelli in data 14 giugno 1882, sottolineando che se effettivamente la
soluzione migliore secondo il parere di Klitsche de la Grange è quella di
asportare il bassorilievo allora si proceda in tal senso.
..........non
ho difficoltà che quelle sculture siano segate a condizione però che il Sig.
Marchese Lepri ...con le debite cautele e le tenga a disposizione di questo
Ministero.
Ma prima di far
procedere al distacco delle sopraindicate sculture, sarebbe di somma utilità
il fare un disegno della camera sepolcrale per meglio determinarne la
importanza scientifica e storica ......
Il
Ministro
7. Chiude la breve rassegna una lettera del 18 giugno
1882 di A. Klitsche de la Grange al Direttore Generale delle Antichità e
Belle Arti.
Le disposizioni
della S.V. Ilma circa il distacco e la conservazione dei bassorilievi ...
rinvenuti in una tomba etrusca presso Tolfa, furono da me immediatamente
comunicate al Sig. Pergi, incaricato dal Marchese Lepri degli scavi di
antichità nella tenuta di Rota.
Nella prossima
settimana poi, approfittando del tempo perdurante il quale, onde dar luogo ai
lavori campestri, verranno sospesi i lavori delle miniere da me dirette, potrò
io stesso rilevare la pianta e le sezioni della tomba sopraccennata e ritrarre
a disegno le figure dei due pugili nella proporzione, se crede, di 1/4; cioè
di circa cent. 15 di altezza.
Nei territori
limitrofi a quelli di Tolfa, presso Bieda (l'etrusca Brera) e presso l'antica
Maturano (?) in quel di Canale-Monterano, v'hanno inoltre altri ipogei, già
da gran tempo discoperti, i quali lasciati in completo stato di deperimento,
servono talvolta da procojo e da ricovero ai pastori. Ora, proponendo io tra
breve recarmi in quei territori per istudi geologici ed archeologici, annuendo
la S.V. Illma, potrei pure rilevare i tipi di quelle camere sepolcrali, varie
delle quali pur meriterebbero che se ne facesse il disegno.
Per un tal
lavoro, come pure per i rilievi da farsi presso Tolfa, non dovrà l'Erario
gravarsi di spesa alcuna. Sarebbe peraltro utile, sebbene non necessario, un
foglio estensibile da cui risultasse l'incarico ricevuto, onde ottenere
l'appoggio delle Autorità Municipali, nel caso incontrassi qualche difficoltà
per l'accesso nei terreni.
Ho infrattanto
l'onore di rassegnarmi
Della S.V. Illma
L'ispettore
Bne Klitsche de la Grange
Seconda serie di documenti
1. Il documento qui presentato è un “promemoria
sulla situazione archeologica nel territorio di Tolfa” scritto il 5 novembre
1955 da Angelo Stefanini pochi mesi dopo aver ricevuto l'assegnazione
dell'incarico di Ispettore Onorario alle Antichità e Monumenti di Tolfa.
La necessità
di un cantiere archeologico per scavi razionali nel vasto territorio tolfetano,
sostenuta da vari quotidiani della Capitale, rispecchia un'esigenza
profondamente sentita sia nel campo degli studiosi sia nell'ambiente locale.
Chi conosce la
zona e le sue necropoli, non ignora il valore che essa riveste per la
conoscenza della civiltà etrusca ed è pertanto dolorosamente colpito dal
danno gravissimo recato in passato, e recato presentemente, dagli scavi
clandestini esercitati su vasta scala, con scempio sia dei corredi tombali che
dei miseri resti umani che i nostri antichi padri affidarono alla pace delle
tombe, le quali, in raggruppamenti più o meno vasti, si estendono dalle foci
del Mignone fin quasi alle sue sorgenti e sulle numerose “castelline”
dalle quali scendono i suoi affluenti.
L'opera di
questi predoni, favorita finora dalla mancanza di sorveglianti competenti e
attivi; incoraggiata dall'indifferenza di chi doveva vigilare; facilitata
dalla vastità del territorio, impervio ed accidentato, è quanto mai
deleteria. Le tombe, localizzate di giorno mediante una paziente opera di
sondaggio, fatta a mezzo di paletti e di spiedi di acciaio, vengono
sistematicamente scavate e depredate dei loro corredi durante la notte e non
resta che qualche insignificante frammento disseminato all'intorno.
Questo mi è
accaduto vedere nella località Capannone, ai Grottini, a San Pietro, al
Seccareccio ed altrove nelle numerose escursioni effettuate in questi primi
quattro mesi d'incarico d'Ispettore Onorario alle Antichità e ai Monumenti.
Non minore è
lo scempio che i clandestini han fatto, e fanno, delle camere sepolcrali,
talune delle quali, per grandezza e finitezza, nulla avrebbero ad invidiare
alle più note di altre località: spezzate appaiono le colonne di sostegno,
come a S. Pietro; semidistrutte e dalle volte pericolanti come al Capannone;
ovunque, poi, tombe piene d'acqua, saggiate, interrate.
Che dire poi
del danno che i clandestini apportano agli studi
storico-artistici-archeologici della regione? Mentre i pezzi di rilevante
valore vengono venduti a incettatori privati, e da questi ad amatori nostrani
e forestieri senza, però, che sia indicata mai la provenienza, quelli che, ai
loro occhi, non rivestono una notevole importanza commerciale, vengono
distrutti. Avviene anche, in verità, talora, che siano denunciati, e questo
al fine di acquistarsi benemerenze e dissipare sospetti!
La sicurezza,
pressoché assoluta, in cui operano; la tenuità delle pene comminate, e
facilmente eluse; il notevole utile che spesso ricavano dai pezzi, favoriscono
l'opera dei cavatori, degli acquirenti, degli incettatori, legati tra loro da
un'omertà degna di miglior causa. Si è fatto presente a molti la convenienza
di denunciare secondo legge i ritrovamenti, si è fatto noto il compenso
pecuniario che ne deriva; ma inutilmente; permane uno stato di diffidenza
verso lo Stato, e si preferisce il commercio di frodo.
E così, dopo
essere io riuscito ad individuare persone ed associazioni dedite ad attività
clandestine; dopo essere riuscito a localizzare necropoli nuove ed opere
sconosciute; dopo averne dato regolare notizia alla Soprintendenza, non ho
potuto fare altro che esercitare, su luoghi e persone, una vigilanza personale
che non può non essere inadeguata al bisogno.
In tale
situazione l'unico rimedio, nell'interesse degli studi archeologici, è quello
di sottrarre ai clandestini il materiale tuttora reperibile, istituendo un
cantiere di scavo che, diviso in più sezioni, operando alle dirette
dipendenze di funzionari espressamente incaricati, assicuri allo Stato le
testimonianze dell'antica civiltà etrusca ancor oggi sepolte.
Questo cantiere
è stato richiesto dal Comune di Tolfa con una elaborata e particolareggiata
relazione.
Si prega
vivamente far sì che la richiesta venga accolta, e che i lavori possano
essere iniziati prima della fine del corrente anno.
Angelo Stefanini
2. Il seguente documento conservato nell'Archivio
Centrale dello Stato a Roma, riguarda una relazione annuale dell'Ispettore
Onorario Angelo Stefanini inviata il 10 gennaio 1957 da Tolfa alla Direzione
Generale AA.BB.AA..
L'istituzione
del nuovo servizio di sorveglianza, disimpegnato in modo attivo ed
intelligente dal sig. Luigi Gobbi, ha indotto i clandestini- locali e
forestieri- a desistere da quella criminosa attività di ricercatori e
scavatori che in precedenza avevano espletato in maniera tanto diligente e
proficua. Sorpresi ben due volte al lavoro dal nostro sorvegliante, alcuni
ricercatori (forestieri) si sono dati a fuga precipitosa abbandonando certe
loro sonde di acciaio che venivano raccolte e consegnate ai locali
carabinieri. Durante il giorno, la situazione non desta preoccupazione e, da
tempo, non si ha sentore di scavi notturni essendo venuta a mancare la
necessaria opera di localizzazione diurna. È stata sempre precipua cura di
questo Ispettorato provvedere a tempestivi sopralluoghi e segnalare alla
superiore Soprintendenza ogni rilievo di qualche importanza.
Quanto
all'attività esplicata nel decorso anno, si deve dare particolare risalto:
1. agli scavi
che ci han permesso di scoprire (in minima parte, però) i resti dell'antica
villa romana di Pian dei Santi;
2. a quelli
(tuttora in corso) che ci han permesso il ritrovamento delle rovine di due
antichissimi templi etruschi in località Grasceta dei Cavallari ed il
recupero di alquanto materiale votivo fittile e di bronzo;
3. al recupero
di ben 12 vasi fittili etruschi, alcuni bronzetti ed una moneta d'oro
dell'imperatore romano "SER.GALBA.IMP.CAESAR.AUG.P.M.TR.P.";
4.
all'allestimento in più adatta sede del nuovo "Museo Civico" che
allinea, in ben 9 vetrine, oltre 200 pezzi archeologici di origine etrusca e
romana;
5. alla
scoperta di antichissime gallerie ricche di quell'argilla nera di cui
probabilmente si servirono gli Etruschi per i loro buccheri, poiché semplici
esperimenti di cottura han confermato certe caratteristiche riscontrate nei
loro vasi funebri;
6. all'aver
richiamato l'attenzione delle Superiori Autorità sull'antico ponte romano
denominato "Ponte di Seiano" (volgarmente "Ponte del
Diavolo") esistente sul torrente omonimo ai limiti dei territori dei
comuni di Canale Monterano e di Manziana, in pericolo d'irreparabile rovina.
A S.E. il
Ministro della P.I. on. Prof. Paolo Rossi,
alla Direzione
Generale AA.BB.AA.,
Alla
Soprintendenza alle Antichità dell'Etruria Meridionale,
vada la nostra
più viva riconoscenza per la comprensione dimostrata ai problemi della nostra
vasta ed importante zona archeologica, certi che ci si metterà in grado di
assolvere ancora, e sempre meglio, all'onorevole incarico, nel superiore
interesse della Cultura e dell'Arte.
Angelo Stefanini
3. Il documento successivo consiste in un'altra
relazione dell'Ispettore Onorario Angelo Stefanini, scritta il 10 marzo 1958 e
inviata a Guglielmo De Angelis d'Ossat, Direttore Generale AA.BB.AA. e al
Soprintendente alle Antichità dell'Etruria Meridionale Renato Bartoccini.
Stefanini illustra l'attività svolta nell'anno 1957.
L'attività
svolta durante l'anno da questo Ispettorato- scavi, recuperi, sistemazioni- può
senz'altro considerarsi notevole. La febbre de' tesori e dell'oggetto antico
ha avuto un notevole risveglio anche nella zona archeologica di Tolfa dove,
però è stato limitatissimo il danno, grazie all'assidua, diligente opera del
sorvegliante sig. Luigi Gobbi.
Le zone fatte
oggetto di principale ricerca sono ancora quelle del Capannone e del Ferrone
dove il nostro intervento, risolvendosi spesso in una appassionata gara di
velocità col clandestino- costretto, ovviamente ad agire solo in determinate,
favorevoli condizioni, è stato quanto mai tempestivo ed opportuno.
Circa 50 sono i
pezzi, di vario impasto, interesse e valore che si sono potuti recuperare e
porre a disposizione di studiosi ed amatori nel nostro “Museo Civico”.
È stato anche
recuperato un antichissimo, rustico vaso cinerario, con resti d'ossa umane
semicombuste, proveniente dalla località “La Tolficciola” a circa 2 km da
Tolfa.
Al 39° km
della Braccianese-Claudia è stata ripulita e resa accessibile la necropoli
etrusca dei Grottini, ed in corso di sistemazione è quella interessantissima
del Ferrone, per facilitare l'accesso alla quale, è in progetto la
costruzione d'una passarella sul torrente La Lenta tra la località suddetta e
il Seccareccio.
Nel decorso
anno sono state localizzate:
1. un
importante centro romano in zona denominata Grottino del Marano, donde sono
stati recuperati, a fior di terra, due tubi di terracotta, uno dei quali
stampigliato;
2. resti d'una
villa romana in località Sasso;
3. resti di una
costruzione romana in località Monti;
4. resti di un
importante muro etrusco lungo circa 60 m e largo metri 1.70 circa, presso
Stigliano.
Nuovi elementi
architettonici sono venuti alla luce da alcuni saggi di scavo effettuati nel
tempio romanico di Pian d'Angelo;
alla Grasceta
dei Cavallari si è provveduto alla recinzione dell'area d'interesse
archeologico (circa 1000 metri quadrati) ed alla messa a dimora di 60
cipressini;
nel giardino
pubblico si è curata l'erezione della colonna romana donata dal Comune di
Roma;
nel "Museo
Civico" si sono ultimati i lavori di adattamento delle vetrine e de'
piani interni, e si è ordinato, per località e tombe, il numeroso materiale
archeologico (circa 350 pezzi).
Per l'anno in
corso, oltre alla sistemazione della necropoli del Ferrone e la costruzione
della passarella su La Lenta, è prevista l'attuazione del seguente piano:
1. recinzione
delle tombe del Ferrone, ad evitare nuovi interramenti e danni al bestiame;
2. ripulitura e
recinzione della necropoli del Capannone;
3. scavo della
villa romana di Pian de' Santi e di quella situata in località Campi di S.
Lucia;
4. costruzione
d'un tratto di strada (circa 300 metri) che renda possibile il recupero del
materiale architettonico dalle rovine del tempio romanico di Pian d'Angelo;
5. sistemazione
definitiva della zona del tempio etrusco della cosiddetta Grasceta dei
Cavallari.
Perché tale
piano possa essere attuato secondo il previsto, si ritiene necessario poter
disporre ancora delle diligenti prestazioni del sorvegliante (giornaliero)
sig. Luigi Gobbi per il quale si richiede il rinnovo del contratto- a 90
giorni- giacché il contratto attuale scadrà colla fine del c.m..
Questo
Ispettorato compie il gradito dovere di esprimere la sua viva gratitudine alla
Direzione generale Antichità e Belle Arti e alla Soprintendenza alle Antichità
dell'Etruria Meridionale, per il costante aiuto ricevuto, che ha consentito il
raggiungimento di risultati cospicui, dai quali si può fondatamente trarre
l'augurio di sempre più utili contributi all'archeologia della Regione.
Angelo Stefanini
Archeologo Paolo Brocato
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