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Husserl: Lezioni sulla coscienza interna del tempo ed altri scritti
Nel periodo successivo, prese piede in Husserl la persuasione che il problema della fenomenologia non sta nella costituzione di oggettualità isolate, sia pure considerate nel quadro dei rispettivi orizzonti, e gli Umwelt, cioè i mondi circostanti. Occorre considerare le oggettualità in riferimento al mondo in quanto orizzonte universale.
Tale ampliamento di sguardo viene definito come il passaggio da una comprensione statica della fenomenologia ad una genetica. A ciò si accompagna un ripensamento: nella teoria della costituzione espressa nelle Ideen vi sarebbe ancora un residuo di cartesianesimo, ovvero un'opposizione tra coscienza (res cogitans) e le sue datità immanenti opposte agli oggetti del mondo esterno (res extensa).
Proprio per sottrarsi a tale dicotomia, Husserl interviene sulla propria teoria, avviandosi decisamente sulla nuova prospettiva genetica.
Nel nuovo quadro la costituzione degli oggetti è già presente nei livelli più elementari della vita della coscienza.
Contemporaneamente e progressivamente, Husserl abbandona l'idea della sensibilità come una funzione passiva e dall'altra quella delle operazioni intellettive come solo funzioni attive e spontanee. Le cose gli sembrano più complesse, come in effetti sono.
Tali nuove possibilità vengono esplorate a lungo. Dal lavorio emerge una teoria della genesi passiva che evidenzia come anche il momento passivo del conoscere implichi attività. Nella costituzione temporale viene mostrato come tutti i vissuti abbiano un carattere temporale e come la sintesi temporale realizzata nella memoria del soggetto rappresenti la struttura originaria della soggettività.
Nell'associazione, che è la seconda funzione sintetica passiva, vi è almeno un elemento attivo, quello del collegare, come del resto Husserl aveva già mostrato nel suo primo lavoro, La filosofia dell'aritmetica.
Infine, nell'analisi dei processi cinestetici, nella quale si evidenzia che anche la più semplice percezione è legata a movimenti corporei ed implichi quindi attività in ogni modo, anche se la ricezione è passiva.
Rispetto a questa nuova combinazione (che non viene presentata come "dialettica", anche se vi sono ravvisare elementi comuni al "materialismo dialettico"), la teoria della genesi attiva evidenzia che le fondazioni originarie contengono elementi di passività. Una fondazione originaria, secondo Husserl, è un orizzonte, un ambiente di dati ed elementi abituali improvvisamente allargato. Quando lo sguardo abbraccia l'al di là della siepe o del muro, quasi leopardianamente, si verifica una fondazione originaria che, ovviamente è ancora da considerarsi precategoriale. Non è da intendersi ancora, in senso epistemologico, come farà Kuhn con la teoria dei paradigmi dominanti le varie fasi della storia della scienza.
Il nuovo ambiente, diremmo il nuovo mondo, viene successivamente reso familiare mediante un processo passivo (non esente da qualche attività), e nel realizzarsi, viene obliata come tale l'evento dell'apertura al nuovo orizzonte.

Probabilmente, tra queste riflessioni ed il problema dell'etica i rapporti sono molto più stretti di quanto possa apparire negli stessi scritti di Husserl che abbiamo esaminato. Etica e teoria della conoscenza non possono venire separati, se è vero che l'etica concorre a determinare l'approccio gnoseologico fondamentale.
Qui possiamo solo dire che Husserl si occupò di etica già nel biennio 1889-1990. Nel 1920 tenne un corso intitolato Einleitung in die Ethik e nel 1924 un altro formulato come Grundprobleme der Ethik.
moses - 27 novembre 2004