Dai e dai, discutendo con uno zuccone che
asseriva di non afferrare il concetto di
"imperativo categorico", venni
a sapere che il ragazzo era un collezionista
dei fumetti di Tex Willer. Pazzesco! Aveva
la spiegazione sotto il naso, e non riusciva
a vederla. Troppi lettori di fumetti cercano
nello svago nient'altro che lo svago, e non
arrivano a cogliere quello che è qualitativamente
rappresentato. Moltissimi ne traggono spunto
solo per assumerne i comportamenti esteriori:
fanno i duri, sempre pronti a dare cazzotti
ed a sparare guasconate, ripetono fino alla
nausea il mantra della "bistecca alta
tre dita e una montagna di patatine".
Ma al quadro ideale rappresentato da Tex
Willer non si avvicinano nemmeno. Un appassionato
lettore di Tex su due è xenofobo e razzista,
considera i rom "spazzatura" ed
approva che i notiziari delle tv continuino
a parlare di una gang di "calabresi",
o di rapinatori "albanesi". Come
a dire una banda di navajos che rappresenta
tutti i navajos, i quali sono "cattivi"
in quanto navajos. Paradigma contro il quale
Aquila della notte combatte con tutte le
forze. Se non si vede che questo è il punto,
diventa inutile proseguire.
D'altro lato, chi gode dell'apertura mentale
di capire non legge Tex Willer per pregiudizio
ideologico o per snobismo intellettuale,
lasciando buon gioco ai critici dell'ideologia
della violenza, quelli che affermano che
Tex sarebbe diseducativo in quanto maschilista,
di destra (sic), "fascista" e simili.
Fermandosi alla stessa superficie di coloro
che leggono Tex per svago, e poi ne traggono
solo spunto per atteggiarsi a bulli, sfasciare
un bar in una rissa colossal, senza nemmeno
pagare da bere a tutti! Queste spacconate
sono un di più, una concessione all'avanspettacolo
all'americana. Proviamo a credere per un
attimo che Tex sia la rappresentazione dell'
"imperativo categorico" spostato
in una zona di frontiera, dove le pistole
dettano legge, si linciano i ladri di cavalli
veri e presunti, si vendono fucili agli indiani
per incitarli alla razzia e poi si chiamano
le giacche azzurre per riportare l'ordine,
ammazzarne più che si può e confinare i sopravvissuti
nelle riserve. Dopo di che i più loschi affaristi
si impadroniscono delle miniere d'oro, costruiscono
città in cui aprire saloon, bordelli e bische
per il gioco d'azzardo e pelare i sempliciotti
che cascano nella rete.
Nel fumetto italiano ideato da Gian Luigi
Bonelli, dopo un iniziale sbornia di violenza
gratuita e di avventure fine a se stesse,
è lentamente emersa una tensione ideale.
Uno sforzo di dar vita al personaggio che
vorremmo esistesse sul serio, una proiezione
semicosciente dell'inconscio collettivo che
non ha trovato sbocco nelle forme alte della
letteratura, del teatro e del cinema, e che
ha utilizzato il pulp, il più povero e disprezzato dei linguaggi,
per raccontare quello che si doveva raccontare perché sopravvivesse la speranza.
Scusate se dico che non è poco. Nel dubbio,
rivedere il film Il texano dagli occhi di ghiaccio con Clint Eastwood. Un Tex in compendio
che sembra uscito dalla testa del miglior
Bonelli. Osservare come si formi una platea
per veder impiccare la gente. Meditare.
Il mio non è un elogio indiscriminato del
fumetto perché è evidente che ci sono produzioni
a dir poco schifose, e in alcuni momenti
anche le storie di Tex sono scadute nella
più squallida mediocrità e ripetitività.
D'altra parte, non si può umanamente pensare
di tirare la corda alla fantasia produttiva
così a lungo, evitando l'inconveniente del
deja vu che guasta tutte le epopee. Anche il fatto
di cronaca recentemente
accaduto a Torino,
con una banda di sciamannati
che dà l'assalto
ad un campo rom, dopo che
si era sparsa la
voce di una ragazza di
sedici anni violentata
dagli zingari, è purtroppo
un film già visto.
Ecco, potremmo rimproverare
agli autori di
Tex una reticenza ad approfondire
lo scavo
psicologico, in situazioni
ancora più intricate
di quelle sorte dalla fantasia
imbrigliata
dalla routine. Come si sarebbe comportato Tex in una situazione
nella quale una ragazzina terrorizzata per
aver perso la "verginità", non
trova di meglio che accusare i navajos dello
stupro? Avrebbe capito al volo che era una
fandonia? Le avrebbe mollato quattro schiaffoni
per farla confessare? Il limite delle storie
di Tex Willer, evidenziato da molti, è che
mancano dell'elemento femminile e di tutte
le complicazioni che ne derivano. Il mondo
vero, anche quello della frontiera, è molto
più complesso di come vien rappresentato,
anche se la rappresentazione non manca di
profondità. D'altro canto, se c'è un elemento
che conferisce uno status di tragica nobiltà
al personaggio, è proprio la rinuncia ascetica
dopo la devastante scomparsa di Lilith -
Luna Nera, la moglie indiana. Tex non si
può più permettere una compagnia femminile
che gli complichi la vita e lo leghi agli
impegni domestici. Ormai, ha una missione
da compiere e tale missione richiede di tagliare
tutti i legami sentimentali prima ancora
che sorgano. Non credo siano molti gli esseri
umani in grado di sopportare un simile fardello
anche in condizioni meno eroiche di quelle
raccontate nel fumetto. Il quale, d'altra
parte, è reso impossibile dal fatto che Tex possegga un concentrato
di super-poteri ed abilità marziali molto
al di sopra del possibile, godendo inoltre
di una fortuna sfacciata. Persino al tavolo
da gioco!
Il Diabolik delle sorelle Giussani è il contrario dell'imperativo
categorico. Rubare ai ricchi, generalmente
i più ripugnanti malfattori con l'armadio
pieno di cadaveri, ammazzarli per dare a
se stesso e, colmo della perfidia, portar
gioielli alla bellissima amante e complice:
Eva Kant. Proprio la scelta di questo nome rinvia al lato più oscuro della faccenda.
Eva & Kant, una sintesi di pedagogia
primitiva e filosofia moderna ed illuminista.
Da quale oscurità, da quale abisso è venuta
alla luce la sconcertante associazione? Se
l'intenzione del significante principale
è chiarissimo - il re del male in realtà
fa del bene perché ripulisce il mondo dai
malvagi mandandoli all'inferno - l'intenzione
del secondo significante sembra inafferrabile.
E' preterintenzionale? Qui ci vorrebbe uno
strizzacervelli di primordine per spiegare
l'arcano. Un detective della qualità di Julia, altro fumetto intelligente che si è imposto
sulla scena italica, potrebbe contribuire
alla risposta. In assenza del nuovo volto
assunto dell'intuito femminile nella dimensione
del pulp, dobbiamo accontentarci di una spiegazione
maschile. Come se fosse Tex Willer a raccontarla
all'inseparabile Kit Carson. Se la razionalizzazione
del male a fin di bene fosse logicamente
dimostrabile, perché mai dovremmo opporci?
Potrebbe essere la "soluzione finale"
e noi ci risparmieremmo di attraversare per
l'ennesima volta il deserto dipinto, mangiar
polvere e far scoppiare i cavalli. "La
mia idea - dice Tex - è che le diaboliche
Giussani, siano come quelle due vecchie streghe
Hualpai che ci hanno raccontato la storia
di El Diablero. Era un uomo attraente e nessuna
donna sapeva resistergli. Finché beccò Eva
Kant, che non era la solita oca giuliva tutta
casa e chiesa con la cuffietta in testa ma,
un donnino con tanto di cervello e svelta
con la pistola. Quella crollò più facilmente
delle altre. El Diablero non era vecchio
e brutto come Belzebù. Emanava un fascino
irresistibile. Faceva girar la testa, prometteva
qualcosa che voi umane ed umani non avete
mai visto...e soprattutto mai provato! Facendo
il mestiere più sporco del mondo, quello
del boia, El diablero ci fa persino risparmiar
soldi. Meno gente in galera da mantenere
a nostre spese. Dove sta il problema?"
"Uh!" fece Kit
impressionato. "Per
adesso non lo so ma, l'inghippo
c'è vecchio
satanasso".
"Beh... te lo spiego. Secondo te, quel
criminale fa giustizia?
"Mmmm" - diciamo che la fa a metà.
Ammazza dei criminali e..."
"E ..."
"E si tiene il malloppo... Dannazione,
ho capito. Non ha senso fare giustizia a
metà. O si restituisce il maltolto, o giustizia
non c'è! E' fumo negli occhi!"
"Bravo Kit, non sei
ancora rincitrullito
del tutto. Bene, sai che
facciamo domani?"
"Non abbiamo niente
da fare, potremmo
fare un giretto in città..."
"Ti sbagli. Domani attraverseremo per
l'ennesima volta il deserto dipinto e daremo
la caccia a El Diablero e alla sua complice.
"Uh!"
(continua, dopo un giretto in città)
gm - 11 dicembre 2011 |
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