La Cappella Italiana di Lambholm
(Isole Orcadi - Scozia)

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 Introduzione

Ho visitato molte volte la Scozia e sempre sui depliants avevo notato il riferimento alla Cappella Italiana, la cosa mi ha talmente incuriosito che finalmente l'ho visitata nel luglio del 1999.
La visita di questa località, sperduta su una piccolissima isola dell'arcipelago delle Orcadi, mi ha fatto scoprire un luogo carico di umanità e di storia lasciando a me e alla mia famiglia un ricordo che difficilmente dimenticheremo.
Abbiamo raggiunto le Orcadi con il nostro camper e ci siano trattenuti 3 giorni, passando alla Cappella Italiana due volte, poiché durante il primo giorno le condizioni atmosferiche non erano delle migliori, ma il giorno successivo, come spesso succede a quelle latitudini, splendeva un sole magnifico che ha reso scintillanti i colori e coinvolgente l'ambiente, anche in virtù del fatto che sul piazzale della Cappella sventola il Tricolore.

Cito come presentazione le parole tratte dall'omelia che Padre Whitaker pronunziò nel giorno della ridedicazione il 10 aprile 1960.

"E la sua opera sarà manifesta a tutti."

"Delle costruzioni che popolarono Lambholm, ne rimangono solo due: questa Cappella e la statua di San Giorgio.
Tutto ciò che fu realizzato per i bisogni materiali è scomparso, ma le due cose realizzate per i bisogni spirituali rimangono.
Nel cuore degli esseri umani il bisogno più vero e più duraturo è la sete di Dio".

 

 

La Cappella Italiana - Ieri e Oggi

 

Clicca sul capitolo che ti interessa

La realizzazione
Il restauro
L'altare
La statua di San Giorgio
Il Crocifisso
I nomi dei Prigionieri artefici di questa opera
La preghiera
L'ubicazione
La Barriera di Churchill
Le foto

La realizzazione

La chiesetta di Lambholm, Orkney, conosciuta come la Cappella Italiana, è, con la statua di San Giorgio nelle sue vicinanze, l'unico residuo del Campo 60, che negli ultimi anni della seconda guerra mondiale ospitò parecchie centinaia di prigionieri italiani.
Questi uomini, catturati durante la campagna del Nord Africa, furono inviati nelle Orcadi per lavorare alla Barriera Churchill, una serie di dighe a protezione degli accessi orientali delle basi navali inglesi di Scapa Flow.
Da principio il campo consisteva di tredici malinconiche baracche, ma gli Italiani vi costruirono sentieri in cemento, piantarono fiori, così che l'intera area venne trasformata.
Ad ornamento della piazza un prigioniero artista, Domenico Chiocchetti, eresse la statua di San Giorgio, fatta con uno scheletro di filo spinato rivestito di cemento.
Furono creati mezzi di svago: un teatrino e una baracca per la ricreazione che nel suo arredamento aveva anche un tavolo da biliardo.
Al campo mancava ancora una cosa: una cappella.
I prigionieri, che ne sentivano il desiderio, ne fecero richiesta all'Ispettore dell'ufficio di guerra dei Campi dei P.O.W. (Prigionieri di Guerra).
Passarono diversi mesi, finché per un felice insieme di circostanze si incontrarono il nuovo Comandante del Campo 60, il Maggiore T.P. Buckland, un Cappellano entusiasta, padre Gioachino Giacobazzi, e Chiocchetti, l'artista.
Non è del tutto chiaro a chi di questi si debba l'idea di costruire una vera chiesetta, ma ciò ha poca importanza.
Essa si sviluppò ovviamente come risultato naturale della buona volontà del Comandante, dell'amore pastorale del Cappellano, del genio di Chiocchetti e di tutti i prigionieri italiani.
Nessuno però avrebbe previsto che dalle loro mani sarebbe uscita una costruzione che è tuttora un capolavoro di bellezza e un'attrattiva per innumerevoli visitatori.
Con il consenso del Comandante, il Chiocchetti si mise al lavoro per costruire la cappella all'estremità più lontana del campo, trasformando un capannone.
Mentre egli lavorava la sua immaginazione si infiammava.
Molte idee si formarono nella sua mente, ma ognuna doveva essere realizzata con materiale semplici: rottami e mezzi di fortuna.
Si costituì così una piccola squadra di assistenti comprendente muratori, fabbri, elettricisti.
L'abside, che fu il primo progetto, richiese molto tempo e lavoro, poiché si dovette coprire il ferro ondulato del capannone con dell'intonaco.
L'altare, la cancellata, la pila dell'acqua santa, tutti di bel disegno, furono modellati in cemento.
Dietro l'altare, fino al soffitto, fra due finestre di vetro istoriato, rappresentanti San Francesco d'Assisi e Santa Caterina di Siena, fu amorevolmente dipinta la Madonna col Bambino, capolavoro del Chiocchetti, copiata da una immaginetta che lui aveva portato con sé durante tutta la guerra.
Per le due entrate poste a fianco dell'altare fu acquistato del damasco finto oro presso una ditta di Exeter, pagato con denaro del fondo di beneficenza dei prigionieri.
Due prigionieri costruirono due candelabri in ferro e quattro in ottone.
Il legno per il tabernacolo fu ricavatto dal relitto di una nave naufragata.

La volta della cappella fu affrescata dal Chiocchetti con i simboli dei quattro Evangelisti e più in basso dipinse, da entrambe le parti, due Cherubini e due Serafini.
Nel centro della volta spicca la Bianca Colomba, simbolo dello Spirito Santo.
Il contrasto fra l'abside così completa e il resto della Cappella era talmente stridente da indurre Palumbi, un abile lavoratore del ferro, a eseguire l'inferriata divisoria in ferro battuto e le lampade del soffitto, sempre su disegno dei Chiocchetti.
Questo lavoro durò quattro mesi e l'inferriata è ancora una delle opere principali della Cappella.

Ottenuto in tale modo un bel tempietto l'artista e i suoi aiutanti trovarono che il resto del capannone risultava spoglio, decisero pertanto di abbellirne in qualche modo tutto l'interno.
Il Comandante si adoperò per procurare pannelli di stucco sufficienti a rivestire tutto il capannone.
Questi furono fissati su intelaiature di legno, lasciando una camera d'aria fra i pannelli e l'intelaiatura.
L'idea del Chiocchetti era di dipingere tutto l'interno a finti mattoni con uno zoccolo lungo la base delle pareti curve che doveva imitare la pietra intagliata.
Per questo lavoro Chiocchetti fu affiancato da un altro pittore, proveniente da un vicino campo di prigionia.
Come l'abside aveva reso spoglio l'aspetto della navata, così ora per un nuovo contrasto tutto l'interno rendeva povero tutto l'esterno.
Con l'aiuto di un altro prigioniero fu costruita la facciata per togliere alla vista l'esterno del capannone.
Al centro fu costruita un architrave sostenuta da pilastri di cemento.
La facciata venne sormontata da un campanile ornato da ambo le parti da guglie gotiche. Finestre con vetri colorati aggiunsero luminosità e colore.

Sopra l'architrave venne modellato un Cristo in argilla rossa, coronato di spine.
Col passare degli anni le intemperie guastarono questo Cristo, però il risultato fu che esso divenne ancor più suggestivo.
Alla fine venne applicato un robusto rivestimento in lamiera a tutto l'esterno del capannone.
Quando nel 1945 i prigionieri lasciarono l'isola il Chiocchetti rimase per completare la pila dell'acqua santa che era già in lavorazione.
La gente delle Orcadi promise, per bocca del signor P.N. Sutherland Greame, Lord Luogotenente di Orkney, proprietario dell'isola, che avrebbe curato la Cappella per la quale aveva già mostrato un vivo interessamento.
Quando la Cappella fu terminata venne celebrata una solenne funzione, annunziata dalla musica di un disco riproducente il concerto delle campane di San Pietro in Roma.
Finita la guerra, la Cappella fu usata ancora solo per un breve periodo di tempo.

Il restauro della Cappella

Terminato il conflitto, scomparve l'intero campo, ad eccezione dei sentieri, della Cappella e del San Giorgio col suo drago.
Col passare del tempo divenne meta di pellegrinaggi nei giorni festivi e di vacanza, e molte persone la visitarono ogni anno.
Il problema della manutenzione preoccupava il signor Sutherland Greame, in quanto la natura del materiale impiegato nella realizzazione sembrava renderne impossibile la conservazione.
La questione divenne sempre più urgente, poiché mentre la notorietà e la fama della chiesetta crescevano, peggiorava progressivamente lo stato di conservazione.
Nel luglio 1958 per iniziativa del Padre J. Ryland Whitaker, S.J., fu fondato un Comitato, per la conservazione della Cappella, sotto la presidenza del signor Sutherland Greame.
Nel corso del 1958 il Comitato eseguì una serie di restauri, finanziati dai contributi dei visitatori.
Attraverso la stampa venne interessata la BBC, che nell'estate del 1959 diramò in l'Italia un programma riguardante la Cappella con una intervista col Chiocchetti che era stato rintracciato a Moena, sua città natale. Interesse suscitarono verso la fine di quell'anno anche i lunghi articoli sull'Orkney Herald di padre Giacobazzi e del Chiocchetti, che descrivevano la costruzione della Cappella.
Il restauro della Cappella poté iniziare nel marzo 1960 grazie ad una generosa elargizione della BBC, che sostenne le spese necessarie e permise a Domenico Chiocchetti di tornare alla Cappella per tre settimane.
Durante quel soggiorno Chiocchetti, aiutato da sir Stanley Hall di Kirkwall, restaurò le pitture interne e fece altre riparazioni anche all'esterno.
A Lambholm Padre Whitaker celebrò la messa per solennizzare il restauro della Cappella; a questa funzione parteciparono Orcadiani di ogni confessione religiosa.
Parte di questa funzione fu trasmessa dalla RAI il lunedì di Pasqua del 1960, con una trasmissione di mezz'ora.
La città di Moena, luogo natale del Chiocchetti, nel 1961 donò un Cristo Crocifisso intagliato in legno, ora posto come reliquia a lato della Cappella.
Altri lavori di conservazione furono eseguiti anche in seguito sempre sostenuti dalle offerte dei visitatori, mai si è fatto appello a fondi pubblici.
Così ora la Cappella rimane come segno d'una fede fiorita nelle avversità e come ricordo del genio degli Italiani suoi costruttori.
Essa è inoltre il felice esempio di una pura ispirazione, che ha trionfato sopra ogni divisione di setta.
I membri di tre diverse confessioni lavorano insieme nel Comitato e gli Orcadiani guardano alla Cappella come a un dono da benedire e da conservare.

L'Altare

L'immagine della Madonna col Bambino è copiata da una famosa Madonna dell'Olivo, dipinta da Nicolò Barabino (1832-1891).
È dedicata alla Madonna sotto il titolo di Regina Pacis.
La figura della Beata Vergine, con in braccio il Bambino Gesù in atto di offrire alla propria madre un ramoscello di olivo, occupa la parte centrale della pala.
Essa è circondata da una corona di angeli che reggono un giglio con la scritta "Regina Pacis, ora pro nobis".
A sinistra dell'altare un angelo porta uno scudo: lo stemma di Moena raffigurante una barca che esce dalla tempesta verso il sereno.
A destra del dipinto, l'ultimo angelo della serie è in atto di rimettere la spada nel fodero.

La statua di San Giorgio

Immediatamente fuori della Cappella i prigionieri lasciarono un monumento, una statua in cemento raffigurante San Giorgio che uccide il drago, simbolo del loro trionfo sopra la disfatta e la solitudine durante gli anni della loro prigionia a Lambholm.
Dentro lo zoccolo della statua c'è un barattolo contenente la pergamena con il nome di tutti i prigionieri ed alcune monete italiane.

Il Crocifisso

Il Crocifisso, eretto presso la Cappella nel 1961, è un dono del comune di Moena, paese natale di Domenico Chiocchetti, come segno di amicizia verso Orkney.
La Croce e il riparo furono eseguiti direttamente a Kirkwall secondo le indicazioni fornite al Comitato dal signor Chiocchetti.
In occasione poi di una visita in Italia alcuni membri del Comitato espressero al sindaco e ai cittadini di Moena l'apprezzamento e la riconoscenza degli Orcadiani.
(Non ho purtroppo scattato una foto del Crocefisso)

 

I nomi dei prigionieri artefici di questa opera

Chiocchetti

(pittore)

Realizzò tutti i dipinti e la statua di San Giorgio

Palumbi

(fabbro)

Realizzò l'inferriata e le lampade

Buttapasta

(muratore)

Realizzò la facciata

Primavera, Micheloni

(elettricisti)

 

Barcaglioni, Battato, Devitto, Fomasier, Pennisi, Sforza

(aiutanti)

 

 

La Preghiera di San Francesco

Per conservare lo spirito della Cappella all'ingresso è scritta questa preghiera che chiunque entrando può leggere ed è invitato a recitare:

"Signore, fa' che io sia strumento della tua pace:
dove regna l'odio fa' che io semini l'amore,
dove c'è offesa ci sia il perdono,
dove ci sono tenebre si faccia luce;
dove c'è tristezza subentri la gioia".

"O Divino Maestro, fa' che io non cerchi tanto
di essere consolato, quanto di consolare,
di essere compreso quanto di comprendere,
di essere amato quanto di amare:
poiché è donando che noi riceviamo, è
perdonando che siamo perdonati, ed è
morendo che nasciamo alla vita".

 

La Barriera di Churchill

Il campo di prigionia fu pensato per avere manodopera a disposizione per costruire le opere di difesa note con il nome di "Barriera di Churchill".

A est di Scapa Flow, fino alla seconda guerra mondiale, c'erano quattro canali che immettevano nella base navale.
Come impedimenti agli ingressi erano state affondate delle carcasse di navi, supponendo così che fosse impossibile qualunque attacco.
Tuttavia all'inizio della guerra, nell'Ottobre 1939, un brillante comandante di un sommergibile tedesco, il tenente Prien, approfittando di una breccia nelle difese di Holm Sound e di una eccezionale alta marca, penetrò nella baia Flow e affondò la nave da guerra Royal Oak, che era ancorata poco lontano da Scapa, riuscendo poi ad andarsene sano e salvo.
Nella Royal Oak perirono 800 uomini, e la Marina Inglese dopo questa dura lezione abbandonò la base di Orkney fino a che i suoi accessi non fossero stati chiusi in maniera sicura.
Come protezione si scelse di costruire, da isola a isola, delle massicce barriere di pietra e cemento.
Questo enorme lavoro durò alcuni anni.
La lunghezza totale delle quattro sezioni della barriera è di circa due chilometri e mezzo.
In certe punti la profondità dell'acqua è anche di 18 metri.
Come fondamenta furono posate sul fondo del mare più di un milione di tonnellate di pietra e roccia, e sopra queste costruite le strade rialzate.
Esse furono realizzate con 66.000 enormi blocchi di cemento che pesavano dalle cinque alle dieci tonnellate l'uno.
Questi blocchi sono collocati in posizioni diverse lungo ambo le pareti della barriera in modo che i loro spigoli e i loro interstizi impediscano alla marea di invadere la strada che ci corre sopra.

 

Mosè Banfi - Dicembre 1999

Per la documentazione storica ho fatto riferimento al Comitato per la conservazione della Cappella Italiana di Kirkwall - Isole Orkney.

Riferimento geografico

Foto

Vista esterna con il Crocifisso donato dalla città di Moena

L'altare con l'immagine della Madonna

A fianco l'inferriata

Sotto una lampada del soffitto

Lo Spirito Santo disegnato sulla volta

A fianco: Il volto del Cristo

Sotto: La statua di San Giorgio