Platone in Mann

Catullo: I Carmina

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L’OMOSESSUALITA’ NELLE SOCIETA’ CLASSICHE GRECA E LATINA ATTRAVERSO LA LETTERATURA (RIFLESSIONI PER UNA RICERCA)

E' un luogo comune pensare che nelle società pagane l'omosessualità non costituisse un disvalore. In realtà per gli adulti della Grecia e di Roma antica, l'unico rapporto tollerato era quello di tipo rituale tradizionale con gli efebi (a Roma tra il puer e l'adolescens, tra i 16 e i 18 anni).

L’amore tra il discepolo e l’allievo tra l’adulto e il fanciullo è, del resto, proprio di derivazione greca. La sua funzione educatrice è tipico delle società guerriere greco arcaiche

La pederastia=amante dei fanciulli da paìs=fanciullo ed erastès=amante (si noti l'analoga radice de pedofilia) si era affermata come importante vincolo sociale nella vita dei guerrieri al tempo delle migrazioni delle stirpi, s’era conservata all’interno degli ambienti militari spartani, e diffusa nelle cerchie nobiliari ateniesi come vincolo di trasmissione di valori sociali, perché l’adulto prolungava nei confronti del giovane amato l’educazione paterna. Per altro era duramente combattuta dai sofisti.

In questo contesto l’incontro amoroso diventa occasione in cui maieuticamente l’amato indirizza l’eros dell’amante verso l’obiettivo del perfezionamento della sua personalità.

E’ in Platone che questa teoria dell’eros viene più perfezionata. In morte a Venezia di T. Mann il protagonista Aschembach irretito dal giovane Tadzio rammenta proprio le parole di Platone su Socrate e Fedro (vedi)

Sempre in Platone a conclusione del Simposio, quando Alcibiade si presenta incoronato di viole e foglie d’edera per sedurre Socrate, appare evidente come Platone rovesci lo schema tradizionale per il quale è il maestro attratto dalla bellezza del giovane discepolo per dargli protezione e consigli in cambio di venerazione e affetto. Qui è la bellezza interiore di Socrate a diventare oggetto non ripagato di amore ardente.

E’ un concetto che non appartiene totalmente alla nostra cultura e che in parte ci sfugge, non riconducibile meccanicamente a un rapporto amoroso di tipo omosessuale. O. Wilde lo cita chiamandolo l’amore che non si dice per discolparsene nella sua difesa al processo per pederastia intentatogli dal padre di Boosie

Diverso è in Grecia il caso degli amori classici tra Oreste e Pilade tra Achille e Patroclo quell’amore che nasce dall’amicizia (filìa dià ton erota pì), di cui i Greci dubitano la donna sia capace, e generalmente oggetto di pubblica riprovazione quello degli amori omosessuali tra adulti, i quali sovvertono le regole rituali fino a confondere i ruoli dell’amato e dell’amante, o fino a ricadere nella categoria della prostituzione.

E' più di ogni altro, il caso dell’amore classico tra Apollo ed Admeto. Qui è il Dio pagano, l’amante per eccellenza, col quale (si vedano i casi di Giacinto o Ciparisso) l’amore maschile si tramutava sempre in morte, a sottomettersi a tale livello di perversione per sottrarre l’amante alla morte, da diventare il prostituto del suo amato, "la razza peggiore tra i depravati, in difesa dei quali nessuno in Grecia osò mai pronunciare una parola" (Plutarco)

Merita di esser tenuto presente il culto della bellezza in Grecia e dei giochi sportivi, l’importanza delle palestre, ricetto di giovani dediti alla cura del corpo e dei muscoli. Con la codificazione dei canoni di bellezza che sono giunti fino a noi

Roma conquista la Grecia nel I sec dopo cristo e i concetti che sovrintendono all’amore omosessuale si radicano pari pari nella società colta romana, che ha anch’essa un’origine arcaica e guerriera, ma più austera come costumi sessuali. I complessi amori cogli adolescenti impuberi, fanno da sfondo a tutti gli scenari delle Bucoliche di Virgilio.

Catullo coi suoi carmina, pur dedicati in gran parte a Lesbia=Clodia, è uno dei poeti più espliciti nel parlare dell’amore tra il maestro e i ragazzi impuberi. Fa parte non a caso dei neoteroi, nome di derivazione greca per poetae novi, che si rifacevano alla tradizione ellenista (vedi breve scelta di carmina). Anche il celeberrimo carmen 51 "Ille mi par esse..." è ripreso pari pari da una composizione di Saffo in onore di una sua protetta che andava in sposa.

In Cesare (per cui Dante tra i lussuriosi -Purg. XXVI- "regina contra sé chiamar s'intese") compare (ma come divertissement storiografico) il concetto della successione tramite la sodomizzazione. Pare si debba al rancore di Antonio soppiantato nella successione, la diffusione dell’episodio Cesariano che è raccontato da Svetonio. Siamo nel 45 ac nella guerra di Spagna e un giovane, sedicenne sconosciuto Ottaviano, entra nelle sue grazie facendosi cogliere la verginità. Ma Cesare non si limita agli amori adolescenziali. E la sua condotta, malgrado il rango, lo sottopone a un'insistente chiacchiericcio. Impudicus per molti, "Romolo frocio" per Catullo. Anche i suoi soldati pare cantassero allusivi: "Cesare ha sottomesso le Gallie, Nicomede (il re della Bitinia) Cesare".

Amore celebre in senso tradizionale è quello tra l’imperatore Adriano e Antinoo, quindicenne dai riccioli d’oro a cui Adriano dedica una città Antinopoli e diviene pazzo per la sua morte facendone oggetto di culto in tutto l’impero, incide il volto sulle monete, lo fa diventare sostegno=protettore dei deboli e dei morti.

Anche in Tibullo accanto alle due elegie dedicate a due donne Delia e Nemesi ce n’è una dedicata a Marato. Si tratta come si vede sempre dell’esaltazione dell’amore bisessuale, indirizzato esclusivamente ai fanciulli. La contrapposizione tra i "glabri", "lisci come ragazze" e i "pilosi" ritorna del resto più volte in Ovidio (ars amatoria), in Catullo (c. 33 spiega come le natiche pelose del figlio di Vibennio, non trovino più clienti), in Seneca (ep. 47, 7 "un altro coppiere abbigliato da donna lotta con la sua età: non può sfuggire all'infanzia, e benché abbia già il piglio di un soldato, lo depilano perché resti liscio")

In una satira (II) di Giovenale c’è infine un’invettiva feroce contro gli omosessuali ipocriti e impudenti, che se ne stanno zitti eppure rivelano nell’andatura la morbosa pecca. E su chi fa in segreto riti nuziali omosessuali Conclude con una lamentazione che è quasi d’attualità: "se continua così si faran riti pubblici e si vorrà segnarli sui civili atti"

Nell’ebraismo invece l’atto contronatura è un peccato grave e così pure per la religione cattolica che attinge principalmente alla Bibbia. Durante la controriforma i sodomiti sono bruciati a fuoco lento, e il rogo coperto da foglie di finocchio.

Solo da poco nella civiltà occidentale secolarizzata l’omosessualità ha smesso di essere un atto contronatura, ma solo in certi ambienti, e l’uscita allo scoperto spesso non si fa senza sopportarne il peso della discriminazione. Del resto come diceva un omosessuale celebre Wilde ci sono due cose terribili nella vita, il non riuscire a seguire le proprie inclinazioni e il riuscirci.

 

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