Preghiera

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Fede

Nel 1970 una rivista medica pubblicò un articolo intitolato "Church attendance and health" (Presenza in chiesa e salute), nel quale si sosteneva vi fosse un'importante relazione tra l'abitudine a frequentare luoghi di culto e lo stato di salute, precisando addirittura che chi si recava a messa ogni settimana rischiava di morire di una malattia coronarica il 50% in meno rispetto a chi non prendeva parte alla messa.

Fede e guarigione

Nel 1991 L'Office of Alternative Medicine (una commissione di medici incaricata dal Congresso degli Stati Uniti di indagare sulla validità delle terapie alternative) inserì alcune pratiche religiose e la meditazione tra i rimedi più efficaci per ottenere la guarigione. Ne seguirono decine e decine di studi sulle connessioni tra salute e preghiera, alcuni dei quali meritano senz'altro particolare attenzione.

In seguito il National Institute of Health, il più importante centro di ricerca al mondo, gestito dal governo americano, ha finanziato la creazione di una struttura interamente dedicata agli studi sulla relazione tra medicina e spiritualità, il "Nccam". Fu proprio questo istituto che, nel 1998, effettuò una ricerca dalla quale emerse che i soggetti che pregavano abitualmente, frequentavano luoghi di culto e leggevano testi sacri con regolarità, presentavano livelli di pressione sanguigna notevolmente più bassi di chi, al contrario, non era praticante.

Nel 2006, uno studio, condotto al General Hospital di San Francisco dal cardiologo Randolph Byrd e pubblicato dalla rivista The Lancet, si è occupato dell'impatto della preghiera sul percorso di guarigione in pazienti con gravi problemi cardiaci, per alcuni dei quali era stato chiesto ad alcuni gruppi di preghiera di invocare l'intercessione divina. Nell'ambito dell'analisi è emerso che i malati per i quali si era chiesta la benedizione celeste, mostravano condizioni di salute nettamente migliori rispetto al resto dei pazienti.

Secondo Herbert Benson, cardiologo e docente di medicina ad Harvard, nonché padre della Prayer therapy, tutta la faccenda, sarebbe soltanto questione di relax. Come per la meditazione infatti, la preghiera interverrebbe sugli stessi meccanismi biochimici del rilasssamneto, influenzando i cosiddetti "ormoni dello stress" e, di conseguenza, provocando l'abbassamento della pressione sanguigna nonché il rallentamento del ritmo cardiaco (con i benefici che ne derivano). Emblematiche le parole di Benson: "La preghiera è come la penicellina: seguite la cura e funzionerà". Resta comunque fondamentale precisare che non si tratta di sostituire gli antibiotici con un brano estratto dai Testi Sacri; la preghiera dovrebbe piuttosto affiancare la medicina tradizionale, che purtroppo ancora troppo spesso tende a rifiutarne gli evidenti benefici ... "Nella nostra epoca l'uomo ha perso ideologicamente la strada - sosteneva Sir John Eccles (Nobel per la neurofisiologia nel 1963) - La scienza si è spinta troppo oltre nel distruggere la fiducia dell'uomo nella sua grandezza spirituale".

Una ricerca della California Public Health Foundation di Berkeley, che ha seguito 5.000 adulti per 30 anni, ha dimostrato ad esempio, che un'assidua partecipazione alle funzioni religiose, può ridurre il rischio di mortalità del 36%. Lo stesso è emerso da una indagine dell'Università del Texas su 20mila americani, il cui impegno nei servizi religiosi avrebbe concesso loro fino a 14 anni di vita in più. Una meta-analisi di 42 studi condotta dall'Università di Miami su un campione di 126mila persone, ha messo in luce che "quelle religiosamente attive avevano il 29% di probabilità in più di sopravvivenza nel periodo considerato, rispetto al resto della popolazione". Il rapporto positivo fra spiritualità ed esiti di trattamento "outcome", in particolare nell'ipertensione, nei disturbi cardiovascolari, nelle complicazioni chirurgiche, nei disturbi endocrini e immunitari, nelle tossicodipendenze, nei disturbi mentali e nel dolore cronico è stato evidenziato in più occasioni dalla rivista dell'Associazione dei medici di famiglia americani.

All'Università del Texas sono stati riscontrati in un gruppo di 84 donne con carcinoma mammario effetti positivi della preghiera sul benessere fisico, non solo psicologico, delle pazienti. E il sorprendente risultato a cui è giunto il professor Candy Gunther Brown del Dipartimento di Studi religiosi della Bloomington Indiana University è che, pregare per la guarigione di un'altra persona, specialmente se lo si fa a stretto contatto con il malato, provoca un inspiegabile, effettivo, tangibile miglioramento delle sue condizioni di salute, miglioramenti molto più rilevanti di quelli tipici da suggestione o ipnosi.

Nuove evidenze sperimentali dell'effetto delle pratiche spirituali sul cervello, arrivano anche dalla disciplina emergente delle neuroscienze contemplative: "È stato dimostrato che i sistemi biologici periferici con un ruolo decisivo nella salute di un individuo, possono essere modulati dai circuiti cerebrali sui quali agisce la meditazione", spiega Richard Davidson, ricercatore dell'Università del Wisconsin. La meditazione, sperimentata nel contesto sanitario sin dai primi anni 60, a opera di Herbert Benson, cardiologo dell'Università di Harvard, sarebbe in effetti, capace di influire sui ritmi elettrici del cervello, sulla frequenza cardiaca e respiratoria, finanche sul metabolismo. Negli anni è stata utilizzata con successo in sede di trattamento del dolore cronico, dell'insonnia, degli stati ansioso-depressivi, della sindrome premestruale, dell'infertilità e nell'ambito della terapia oncologica complementare.

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