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La preghiera dell'Avvento

Ciò che rende la preghiera dell'Avvento così suggestiva è il desiderio che la Chiesa prova di vedere Gesù, di contemplarlo faccia a faccia, in tutto lo splendore della sua potenza e della sua gloria. Tale desiderio si ravviva e si ingigantisce a mano a mano che le settimane trascorrono, e l'Avvento si approssima alla fine; il suo progresso infatti è molto sensibile. Possiamo già constatarlo nell'ufficio notturno, nella serie degli invitatori che si succedono fino a Natale. Nelle prime due settimane, si tratta solo di adorare la venuta che sembra lontana: "Venite adoriamo il Signore che viene" Nell'invitatorio delle due ultime domeniche, ci avverte che il Signore è già vicino: "Venite, il Signore è già vicino". Alla vigilia di Natale, la Chiesa ci assicura che siamo giunti al termine dell'attesa e che potremo senza indugio, contemplare la Gloria del Signore: "Sappiate che oggi viene il Signore e domani vedrete la sua Gloria". Finalmente, nella notte di Natale, siamo invitati ad adorare Gesù appena nato: "Gesù è con noi. venite adoriamo".

La stessa progressione è in tutte le preghiere dell'Avvento, antifone, versetti, responsori. La sera prima, della prima domenica, noi incominciamo a salutare il nome del Signore, cioè Gesù; Egli viene da lontano, ma la sua luce meravigliosa riempie già l'universo. Quindi, nel celebre responsorio dell'ufficio notturno, guardando lontano, la voce di Giovanni Battista si fa sentire. Come una vedetta diligentissima che, dall'alto della torre, scruta l'orizzonte, Giovanni ci annuncia che vede in lontananza avanzarsi il Signore onnipotente, come la nuvoletta vista una volta dal profeta Elia sul monte Oreb, e che, in breve, copre la terra con la sua pioggia benefica.

Ma, appena Giovanni il Precursore ha visto spuntare laggiù il personaggio misterioso, gli manda incontro una ambasceria incaricata di fargli la domanda: "Sei tu che devi regnare sul popolo di Israele?".

Tuttavia, il Signore si avvicina a poco a poco al popolo che Lo attende sempre con maggiore impazienza. Nella terza domenica di Avvento, sembra già alle porte: antifone e responsori non fanno altro che ripetere, sotto una forma o l'altra: "II Signore è qui e non tarderà più". "Prossimo è il tempo della Sua venuta ed il tempo non sarà più dilazionato". In questa stessa domenica: "Godete". L'introito e l'epistola, contengono un invito pressante alla gioia, evidentemente motivata dalla categorica affermazione di San Paolo..... "II Signore infatti è prossimo".

Del resto, a partire dalla terza domenica di Avvento, la Chiesa non si stanca di ripeterci che la venuta del Signore è imminente e che occorre tenerci pronti a riceverlo con favorevoli disposizioni, poiché, esclama: "Beati coloro che sono preparati ad incontrare il Signore". Nella quarta ed ultima domenica, mentre le sacre trombe già annunciano l'arrivo del sommo Re, la Chiesa ci sollecita a corrergli incontro ed a salutare tripudianti la Gloria del suo regno: "II Signore verrà, corretegli incontro esclamando: il suo potere è grande ed il suo regno non avrà fine. Egli è il Dio, il Forte, il Dominatore, il Principe della pace, alleluia, alleluia".

Verso la fine dell'Avvento, la Chiesa ha così fretta di vedere comparire il Salvatore, che prende a contare i giorni che la separano dalla radiosa venuta. "Non temete, grida il 21 dicembre, perché fra cinque giorni nostro Signore verrà a voi". Due giorni dopo, l'antivigilia di Natale, constata con gioia che tutto quanto ha predetto l'Angelo sulla Vergine Maria si è avverato. Ma, più la fine dell'attesa si approssima, più sentiamo aumentare l'impazienza della Chiesa, a tal punto che, quasi per riprendere coraggio, essa sente la necessità di richiamare alla mente ad una ad una, le assicurazioni già fatte dai profeti al popolo ebraico. "No, esclama, il Signore non può mancare alle sue promesse; certamente si fa attendere, ma, pazienza. Egli verrà e non tarderà più". In certi istanti, il suo desiderio è così vivo che, non resistendo più, la Chiesa scongiura Gesù ad affrettare il ritorno.

L'impazienza, che la Chiesa prova per vedere comparire il Signore in tutto lo splendore della sua gloria, non si esprime soltanto nei testi liturgici di carattere più familiare e libero, come le antifone ed i responsori dell'ufficio o della Messa, ma, si manifesta persino nelle formule sacerdotali pronunciate dal celebrante all'altare ed in nome di tutto il popolo riunito. Poiché le orazioni dell'Avvento non sono altro, nel loro insieme, che ardite invocazioni, che vere intimazioni fatte a Dio con la libertà simile a quella che, talvolta si permetteva il salmista. Leggiamo alcune di queste preghiere che la Chiesa indirizza a Gesù, con imperiosa insistenza. Ecco anzitutto, la preghiera della prima domenica: "Risveglia, o Signore, la tua potenza e vieni; affinché meritiamo di essere sottratti con la tua protezione e salvati con il tuo aiuto, dai pericoli che ci sovrastano a causa dei nostri peccati".

La seconda orazione del mercoledì delle quattro tempora, è rivolta al Figlio di Dio sotto una forma non meno urgente: "Affrettati, o Signore, te ne preghiamo e non tardare; assicuraci l'aiuto della tua potenza, affinché siano allietati e consolati con la tua venuta, coloro che confidano nella tua misericordia".

La preghiera del venerdì della stessa settimana, manifesta pure, una vera impazienza: "Risveglia o Signore, la tua potenza e vieni, affinché più presto siano liberati da ogni avversità, coloro che confidano nella tua misericordia". La preghiera dell'ultima domenica, sollecita l'intervento divino con particolare insistenza: "O Signore, risveglia la tua potenza e vieni, soccorrici con la tua grande forza; affinché, per la tua grazia, i rimedi che i nostri peccati ritardano, ci siano dati al più presto dalla tua misericordia.

La forza di queste varie preghiere è tanto più diretta, tanto più energica, in quanto, appoggiandosi all'uso tradizionale della Chiesa, si rivolge non a Dio Padre, ma a Gesù stesso. Di più, l'impiego della formula tutta biblica, dà, a tutte queste formule, un tono particolarmente espressivo e commovente.

Ciò che troviamo nelle preghiere dell'Avvento, più o meno espresso, è sempre il desiderio che sia abbreviata l'attesa della manifestazione suprema di Gesù, di questa gloriosa venuta della quale l'Incarnazione non fu che il punto di partenza. Poiché alle prossime gioie del Natale ed alla celebrazione dei misteri che seguono la nascita del Salvatore, la preghiera dell'Avvento non dimentica mai il giorno felicissimo fra tutti, nel quale l'opera della nostra redenzione, sarà compiuta fino alle sue ultime conseguenze.

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