Decálogo

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V Mandamento

"Não matar".
(Ex 20,13).

"Ouvistes que foi dito aos antigos: Não matarás; mas qualquer que matar será réu de juízo. Eu, porém, vos digo que qualquer que, sem motivo, se encolerizar contra seu irmão, será réu de juízo; e qualquer que disser a seu irmão: Raca, será réu do sinédrio; e qualquer que lhe disser: Louco, será réu do fogo do inferno".
(Mt 5,21-22).

Não matar

A vida é o dom mais precioso que Deus deu ao homem. Ele tem sido atribuído como um capital para investir, produzir frutos de vida eterna (Mt 25:14-30). A vida tem valor imenso que só o homem terrestre tem, não é louco? têm nem mesmo os anjos do céu, pois eles não têm corpo. Através do tempo do ensaio, o homem tem a possibilidade de ganhar a glória eterna.

La radicalità di questo comandamento è intimamente connessa con il tema dell’unione d’amore, da relação de amor, da relação entre Deus e a humanidade, entre cada pessoa e quem é o próximo e em qualquer caso, com todos os seres humanos criatura, a uma revelação, em Jesus, a realidade profunda de Deus, eterna comunhão de amor do Pai e do Filho e do Espírito Santo.

Já no Antigo Testamento era proibido vingança, ou o retorno para o mal mal "não busca vingança ou rancor conserverai contra os filhos de seu pessoas "(Deuteronômio 19:18), embora "vingar direitos espezinhados e restaurar justiça" era um dever. Na vida humana de Israel era protegidos contra a lei cego de vingança ilimitada, capaz de destruir famílias e clãs, até chegar a ameaçar dessa maneira a existência do povo de Deus e os profetas, em sua pregação prolongada, de uma forma positiva, afirmando que a proibição de matar tem a obrigação de contribuir positivamente para a manutenção da vida de vizinho.

Jesus quer erradicar a raiz do assassinato: "Ouvistes que foi dito aos antigos: Não matarás, pois quem matar será réu de juízo. Eu em vez disso eu digo, quem se encolerizar contra seu irmão estará sujeito a julgamento. Aquele que disser a seu irmão, estúpido, será submetido ao conselho. Quem disse que louco, sofrerá o fogo do inferno" (Mt 5:21-22). Com esta declaração de Jesus, o mandamento "Não matarás" torna-se ilimitada e abrange todas as relações humanas. Também Anger? Para o seu irmão é equivalente ao assassinato, porque é como dizer "a sua presença Incomoda-me, saia da minha frente, eu quero você morto".

Por conseguinte, é necessário para erradicar dentro de si tudo o que de um modo pode conduzir ao assassinato como a raiva, o ódio, o desejo de vingança, a exploração. Mas não é só matar o corpo, mas também mata com calúnia, por exemplo, se você quebrar a estimativa de uma pessoa e vai estragar o seu bom nome. Eles também matam por calúnia, o ódio, a inveja, a zombaria, desprezo, enganos, ofensa, convicção, a perjúrio, a crítica, a ridicularização, despeito, vingança, orgulho, traição maldade. Em outras palavras, não é realmente o mandamento "Não matarás", se você pode remover do seu coração qualquer sentimento que leva a abusar de seu irmão. Saber se se trata a perfeição do amor.

A vida humana é sagrada, vem de Deus e pertence a Deus e é o maior presente que Deus fez ao homem, e matar é uma falta de amor para Deus. Portanto o não matar não deve ser considerada apenas como um gesto vida ativa ou da tomada, mas tudo o que é contra a própria vida, como qualquer tipo de homicídio, genocídio, eutanásia e suicídio voluntário, em resumo, tudo que vai contra a integridade da pessoa humana e tudo aquilo que ofende a dignidade do indivíduo.

Il comandamento non uccidere sta scritto oltre che nelle tavole di pietra anche nel cuore degli uomini ma sta di fatto, che nel cuore dell’uomo è successo qualcosa di tremendo e di pauroso, perché la storia umana è una sequenza infinita di uccisioni fisiche, morali spirituali. Sta di fatto che rotto l’equilibrio con Dio, rifiutata la Sua paternità, nel cuore dell’uomo è scoppiata la violenza. Dio ha detto a Caino e dice a ciascuno di noi: "il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo!".
(Gen 4,7)

Dio ci chiederà conto della vita altrui: "Del sangue vostro, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell'uomo all'uomo, a ognuno di suo fratello" (Gn. 9,5).
L’accoglienza vera verso il quinto comandamento richiede un impegno forte e deciso a favore della vita contro ogni forma di violenza, di ingiustizia, di sfruttamento, di emarginazione, di sofferenza provocata da altri, di uccisione fisica, psicologica e morale. "Avete inteso che fu detto agli antichi: non ucciderai; infatti chi uccide è sottoposto a giudizio. Io invece vi dico: chiunque si adira con il suo fratello sarà sottoposto a giudizio".
(Mt. 5,21-22).

L’esistenza è il primo bene, condizione di tutti gli altri beni, è evidente che togliersi l’esistenza, uccidersi, si presenta come un atto fra tutti disumano e irragionevole. Bene lo avverte la coscienza comune nell’istintivo orrore che prova per il suicidio. Il suicido è grave lesione della carità verso se stessi, poiché, non solo in ciascun uomo, ma in ciascun essere la tendenza prima, più radicale e più profonda, è quella di conservarsi. Il suicidio è un grave peccato, grave quanto l’uccidere perché è contro la vita, ed è un'offesa a Dio perché solo Lui ha il diritto esclusivo su ogni vita. Il suicida è colui che dispera nell’aiuto del Padre pertanto non ha fede e non crede che Dio possa intervenire in suo soccorso. I problemi e le difficoltà talvolta opprimono e travolgono l’individuo spingendolo nell’angoscia e solo la speranza può reggere alle tenebre del presente. La speranza se non affonda le proprie radici nella fede in Dio è destinata ben presto a soccombere ed allora l’angoscia può diventare insopportabile e la paura può fare il resto spingendo la creatura verso il baratro del nulla.

L'eutanasia è un omicidio nascosto sotto le sembianze della pietà giustificato nel voler porre fine alla sofferenza in una creatura destinata a morire. L’uomo in questo caso si arroga il diritto di decidere di sopprimere una vita pur non conoscendo il fine di tanta sofferenza. Tutto ha un significato anche se talora non riusciamo a vederne i contorni tuttavia se riconosciamo che Dio è il creatore e non abbandona mai le sue creature allora dobbiamo lasciare a Lui il diritto di decidere per il nostro bene. La sofferenza vista in se stessa non ha alcun significato anzi è un paradosso ma se la incanaliamo nel bene più alto allora possiamo scoprirne la ragione.

Da considerare che c’è anche l’assassinio dello spirito che avviene quando si uccide la propria anima o quella del prossimo con la colpa mortale che estingue la grazia di Dio. "Ma colui che avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non avrà remissione in eterno, ma sarà reo di peccato eterno" (Mc 3,29). "Se uno vede il suo fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi e Dio gli darà la vita a coloro che commettono un peccato che non conduce alla morte. Ma vi sono peccati che conducono alla morte; per questi dico di non pregare".
(1lett. Gv. 5,16).

Né la ragione né la religione possono giustificare chi espone la sua vita per ragioni futili o, comunque, non abbastanza serie, come per gioco, per sport, per ambizione, per lucro. Del resto anche la coscienza comune distingue l’ardimento dalla temerarietà, l’audacia dalla sconsideratezza.

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