TamTama * 05.2000 * Riministoria * Antonio Montanari

Riministoria
il Rimino

Riministoria. Antonio Montanari

Tama 758, 7.5.2000

Il doppio

I risultati dell’ultimo concorso magistrale (grandi bocciature al Nord, nelle prova scritta, soprattutto per gravi errori nell’uso della lingua, e manica più larga al Sud), potrebbero insinuare il dubbio che esistano due Italie, una ferrea e l’altra lassista. Forse i giovani meridionali di oggi conoscono meglio dei loro colleghi settentrionali, l’uso del congiuntivo, già problematico per molti politici di ogni parte dello Stivale. La Nazione è migliore dei propri rappresentanti, dei quali però sembra ignorare tutto? Mitraglietta Mentana ha confezionato alcune interviste per dimostrare che il nuovo presidente del Consiglio è un illustre sconosciuto, e che tutto sommato agli italiani non interessa nulla della vita politica. Se qualcosa valgono le idee di papà Freud, nell’inconscio del direttore del TG5 sembra essersi insinuato qualcuno di quei germi che affliggono Emilio Fede, e che lo portano a nutrire (in maniera bulimica) la speranza in un mastro Lindo a Palazzo Chigi. I telegiornali dovrebbero proporre agli intervistati questa semplice domanda: "A quale partito appartiene chi le ha fatto dei favori o delle raccomandazioni negli ultimi anni?". L’idea che spesso abbiamo della vita politica è viscerale, egoistica, "particulare": che cosa mi dai in cambio del mio voto? Per favore, regalami anche un’agenda dove segnare i tuoi spostamenti progressivi. Non so mai con chi sei e dove stai di casa, a Roma.

Ci aspettano il 21 maggio sette referendum. Se li spiegassero i telecronisti durante le domeniche pallonare, la gente ne saprebbe qualcosa? Mentana insinua il dubbio di un’ignoranza generale per convincerci che, qualunque sia il risultato che emergerà delle urne, sarà privo di significato? L’idea che una democrazia sia caratterizzata non tanto dal primato delle scelte politiche, delegittimate con la scusa dell’ignoranza del popolo, quanto dai gusti che portano ascolto ai programmi televisivi, non è intelligente. Ne ricavano sollievo i bilanci aziendali, ma alla fine le statistiche dovrebbero recare l’annotazione: "Dei sette milioni di ascoltatori, sette e mezzo erano costituiti da perfetti imbecilli che non sanno votare, e ci applaudono come scimmie assopite". Oppure si pretende che deleghiamo quelle scelte politiche al consiglio di amministrazione di qualche azienda? Queste sono le due Italie: una fatica a vivere ogni giorno, l’altra ti sfotte pensando ai "fatti loro". [758] E-mail: monari@libero.it

 

Tama 759, 14.5.2000

Misteri

Inevitabile. Quella foto del 10 luglio 1952, Tour de France, salita del Galibier, con Bartali dietro e Coppi davanti, ed una borraccia che fa da ponte tra loro, è tornata implacabile a tormentare cronisti e commentatori, nel ricordo del campione toscano, andatosene tranquillo il 5 maggio. Ei fu. La sua scomparsa ha riacceso i ricordi di quell’Italia rinata e divisa, non solo fra i partiti dei due corridori. I muri della politica tagliavano le strade e persino le case. Non era giusto. Quella foto, dunque: chi è che passa la borraccia a chi? Resterà un mistero, dicono tutti ricamandoci sopra in punta di penna od a voce commossa. Non è vero. C’è anche il film, Settimana Incom, dove la scena è chiaramente illustrata. Bartali dà, Coppi riceve. Poi, l’immagine parla da sola, Fausto non ha borracce nei due contenitori della bici. Con questo modo di fare informazione, anche le cose più semplici ed evidenti, diventano complesse ed oscure.

Salto all’attualità. Il Gruppo Abele di Torino (di don Luigi Ciotti) pubblica una rivista, "Narcomafie". Nel numero di marzo, il dossier è dedicato alle "loro prigioni", con alcuni dati fondamentali: le carceri italiane stanno scoppiando, le strutture sono fatiscenti, manca il personale educativo, le fasce deboli fanno le spese di questo quadro in cui non si pensa alla funzione riabilitativa della sanzione. I politici romani hanno riscoperto il problema delle carceri soltanto perché è scoppiato il caso di Sassari, 82 fra agenti e dirigenti in manette, accusati di violenza privata, lesioni, abuso d’ufficio. Mentre ancora il Paese si divide fra innocentisti e colpevolisti, la Cisl-giustizia accusa: a Roma sapevano, perché glielo avevano detto noi, ma le denunce sono rimaste inascoltate.

Occhio alle proposte che verranno fuori. Volete che non vi siano i soliti che dicano: facciamo come in America? L’altra settimana, Noam Chomski ha scritto un articolo negli Usa, riprodotto poi anche in Italia, per spiegare che là esiste un’industria carceraria privata che fa affari d’oro. La caccia al crimine è, insomma, più un procacciarsi affari personali gestendo le galere, che un progetto politico per aiutare la gente. Vedrete, passerà il tempo, e delle condizioni dei detenuti (uno dei parametri per considerare un Paese civile), a Roma non si parlerà più, e nei giornali ogni tanto ci si ricamerà sopra, come per la borraccia di Gino a Fausto. [759] E-mail: monari@libero.it

 

Tama 760, 21.5.2000

Elogiando

Il direttore generale della Rai, Pier Luigi Celli, in un articolo intitolato "Elogio della vergogna" (La Stampa, 10 maggio) ha messo sotto accusa la televisione, dove si va, ha scritto, "a vantarsi di quello di cui ci si dovrebbe vergognare". Il suo discorso è molto più ampio di quello che potrebbe apparire da questa mia citazione. Celli considera la vergogna "come virtù sociale e criterio di valutazione della dignità delle persone". Analizza tanti comportamenti, compresi quelli dei "giornalisti più attenti alle aspettative dei padroni di turno che alla verità delle notizie". Data la carica che ricopre, mi sarebbe piaciuto leggere un altro pezzo dello stesso Celli, in cui poter trovare la spiegazione al problema: che cosa fa il direttore generale della Rai perché la televisione e l’informazione che essa fornisce siano migliori di quelle attuali che lui condanna oltre che guidare?

L’"Elogio" è un piccolo capolavoro di sintesi, spazia dall’attualità alle citazioni classiche, esamina quasi tutti i comportamenti ed i settori del nostro vivere sociale, è una pagina da leggere nelle Scuole della Repubblica, ma appare troppo perfetta nella sua analisi per poter sperare di trovare udienza presso di noi: viviamo in una fase di autoesaltazione, per cui l’urlo prevale sul ragionamento, la grinta non è intesa come forza morale positiva, ma capacità di aggredire ed annientare. I grandi ideali sono tramontati, il piccolo cabotaggio mira all’indivualismo selvaggio, spiega Celli. Tutto sembra procedere con il ritmo dei saldi di fine stagione.

Mi viene a mente un vecchio documentario radiofonico di Sergio Zavoli, si parlava di D’Annunzio: "Morto il cantore, restano i cantanti". Una volta, il giovane Enrico Berlinguer propose alle ragazze del suo partito l’esempio di Maria Goretti. Adesso Silvio Berlusconi si lancia nell’esaltazione di Giacomo Casanova, "un grande dongiovanni, attività che purtoppo molti di noi non svolgono più, ma che in passato alcuni di noi hanno svolto con discreti successi". Il proclama avrà una risposta da sinistra? Che cosa può garantire Veltroni del suo successo con le donne? Perché lasciare Casanova alla destra? Che ne pensano Bertinotti e Pannella, che sarebbe l’unico autorizzato a sponsorizzare quel vecchio libertino? Renzo Arbore inventò anni fa un’orchestra chiamata "Senza Vergogna". La sua idea ha avuto molti imitatori. Ed in troppi luoghi.

[760] E-mail: monari@libero.it

 

Tama 761, 28.5.2000

Allergie

Si sa che la primavera è tempo di allergie. La domanda è questa: dopo il risultato referendario di domenica scorsa, con quel 32% di votanti che ha dato ragione a Berlusconi ed a Bertinotti, chi dei due sarà afflitto da disturbi epidermici legati alla loro vicinanza sul podio dei vincitori? Questa strana accoppiata di storici nemici ha esultato attraverso i teleschermi notturni, correndo da un’intervista ad un’altra. Chi di loro avrà provato più disagio? Mi consenta, Cavaliere, ma questo duetto da Gemelle Kessler della politica, con lei che godeva della stessa ascosa gioia del Rifondatore Comunista, non le sembra un numero inventato da quei diabolici suoi dipendenti di Striscia la notizia? I quali, la sera prima del voto, con noncuranza arguta, le hanno un poco tirato la volata, lanciando al Paese in disarmo psicologico un messaggio che la Buonanima di Craxi aveva coniato in tempi lontani: e domani tutti al mare. Ventiquattr’ore dopo, la sera fatidica dei risultati, Emilio Fede ci ha offerto un’immagine simbolica. Apparsa all’improvviso l’on. Irene Pivetti (senza il marito-segretario pagato dal contribuente, a quell’ora a casa per custodire la prole), il direttore del TG4 ha avuto un momento di finta amnesia, credendo che la gentile ospite fosse non l’attuale presidente dell’UDeuR (si scrive così…), ma ancora una militante (con fazzoletto verde) delle schiere di Bossi. Sùbito dopo, Fede si angosciava perché non trovava nessuno della Sinistra, e gli stava scappando Mario Segni. Insomma, se sono confusi i telegiornali, pensate come dev’essere la testa degli italiani che l’anno scorso, sullo stesso quesito per l’abolizione della quota proporzionale alla Camera dei Deputati, avevano dato una bella valanga di sì (91,1%), mentre il quorum non fu raggiunto per pochi punti (49,6%). Adesso, con un 32,4% di votanti, la percentuale è stata dell’82% a favore dell’abolizione. Tutto girava e girerà in futuro attorno a quel quesito, che significa sistema maggioritario, per il quale era anche un compagno (pardon, collega) di strada di Berlusconi, il Fini di Alleanza Nazionale. Nelle prossime settimane, loro due dovranno confrontarsi: e sui nostri teleschermi, finirà che vedremo riproposta la celebre coppia dei Fratelli De Rege, uno sveglio ed uno tonto. Lo spettacolo continua. Come verranno distribuite, senza referendum, le parti? Chi avrà ancora i pruriti da allergia elettorale? [761]

 

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