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Riministoria© Antonio Montanari

Giovanni Bianchi (Iano Planco) studente di Medicina a Bologna (1717-19) in un epistolario inedito

 

1. Matricola, ma già famoso a Rimini

 

Nel novembre 1717 inizia a frequentare i corsi di Medicina a Bologna una matricola riminese di ventiquattro anni. Si chiama Giovanni Paolo Simone Bianchi (1693-1775). In patria è conosciuto come appassionato cultore di studi umanistici e scientifici: il vescovo, monsignor Giovanni Antonio Davìa, nel ’15 lo ha nominato segretario della neonata Accademia di Letterati, le cui adunanze si tengono ogni venerdì con l'ascolto di tre dissertazioni. Nella prima tornata, dopo l'apertura dei lavori da parte di monsignor Davìa, Bianchi ha inaugurato la serie degli interventi parlando di Pindaro.

Rimasto orfano del padre Girolamo (1657-1701) ad otto anni, Bianchi ha svolto irregolarmente (e forse per questo in modo più proficuo), la sua carriera scolastica: al Latino si è accostato presso i Gesuiti, dei cui metodi d'insegnamento si è ben presto stancato, abbandonando il collegio lojolitico. Poi, da sdegnoso autodidatta, si è rivolto alla lettura di storici, geografi, botanici e chimici. Infine la scoperta della Filosofia gli ha aperto nuovi orizzonti intellettuali. Nel frattempo gli è morta anche la madre.

Quando Giovanni comincia a seguire le lezioni dell'ateneo felsineo, la sua famiglia è costituita da altri tre fratelli. Giuseppe Carlo (diciotto anni) e Filippo Maria (diciannove) vivono a Rimini nella loro casa assieme a Francesco Bontadini da Ravenna, garzone della "Spetiaria del Sole", il negozio lasciatogli in eredità dal padre che era stato farmacista ed aveva esercitato la professione pure a Roma. Il terzo fratello, Pietro Antonio (ventitré anni), il 18 dicembre dello stesso 1717 diventa sacerdote nell'Ordine dei Minimi a Pesaro, con il nome di frate Girolamo in ricordo del genitore.

A convincere Giovanni ad iscriversi a Medicina è stato Antonio Leprotti, insegnante di Filosofia al Seminario riminese e medico personale del vescovo Davìa. Frate Girolamo avrebbe desiderato che Giovanni seguisse la sua strada. Altri amici invece gli avevano suggerito di dedicarsi allo studio del Diritto. (1)

Durante il soggiorno bolognese di Giovanni, che si laurea il 7 luglio 1719, come si legge nel Diploma originale (2), Francesco Bontadini fa da tutore a lui ed ai due fratelli con cui abita. Alle necessità della famiglia Bianchi provvede la madre di Francesco, aiutata da una serva. Il garzone della "Spetiaria" procura pane e companatico ai tre ragazzi, ai quali dispensa pure ammonimenti e consigli, non sempre seguiti, come ricaviamo dalle lettere che Francesco indirizza di frequente a Giovanni (3).

Su fogli di tale corrispondenza, Giovanni ha steso cinque minute (4) di epistole. Il carteggio di Francesco Bontadini indirizzato a Giovanni Bianchi contiene cinquanta missive, datate dal 6 novembre 1717 (5) al 18 giugno 1720 (6). Nove sono successive alla laurea; tra queste ultime, due sono del 1719 e sette del 1720.

Attraverso l'esame di quattro delle cinque minute (7) di Bianchi, prenderemo in considerazione due argomenti. Il primo riguarda la vita culturale nella città di Rimini tra fine Seicento e primo Settecento, con particolare attenzione all'autobiografia intellettuale di questo giovane destinato a diventare nel 1741 professore di Anatomia umana all'Università di Siena, ed uno degli scienziati italiani più conosciuti in Europa. Il secondo argomento rimanda all'attività accademica ed universitaria di Bologna.

 

 

 

2. Tra giornali ed Accademie

 

All'inizio del gennaio 1718 appare il primo numero del Mercurio storico e politico, mensile pubblicato da Alvise Pavini libraio in Venezia "all'insegna della Ragione". La notizia rimbalza a Bianchi da Rimini, dove un suo conoscente (8) gli ha chiesto notizie del nuovo periodico. Bianchi scrive nella minuta A:

 

"Ieri vidi da un libraio il mercurio politico istorico che ella desiderava, egli è un libretto italiano stampato in 12 aguisa d'una dottrina. Contiene per quanto vidi solamente le cose avvenute nel Gennaio 1718, mi disse bene il libraio che ne aspettava un di quelli che trattano di quelle di Febraio, perché ne fanno uno al mese, e ne vuole un paolo d'ognuno".

 

Dei fogli che uscivano nella città lagunare, Bianchi parla pure nella minuta B:

 

"Io hò per compagni due sciocarelli Anconitani che passano per li primi studenti che qua siano, e per t