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IL MONACHESIMO

L'ORGANIZZAZIONE

  L'ORGANIZZAZIONE
INTRODUZIONE

L'abate Giovanni offre la Regola
a san Benedetto
  La Regola benedettina detta precise norme che definiscono i doveri e i diritti di ciascun monaco e i compiti a lui spettanti in base alla carica ricoperta, i fondamentali meccanismi attraverso i quali vengono prese le decisioni, il metodo di elezione dell’Abate.

Alcune norme democratiche ed elettorali dei nostri giorni hanno la loro origine nelle consuetudini religiose e monastiche stabilite per l’elezione dei superiori e per il regolare svolgersi della vita quotidiana.

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IL MONACHESIMO

L'ORGANIZZAZIONE

  L'ORGANIZZAZIONE
LE DECISIONI


Monaci riuniti in capitolo

  I monasteri sono fra i primi luoghi dove si attiva l’organizzazione democratica. Infatti, secondo la Regola di San Benedetto, l’abate è tenuto a convocare tutta la comunità per trattare affari importanti e prima di prendere le decisioni fondamentali; per le decisioni di importanza minore, invece, deve convocare il consiglio dei decani. Le riunioni di consultazione di tutta la comunità si tengono nella sala capitolare dove, secondo il proprio turno, ognuno può esprimere la propria opinione.

In seguito alle consultazioni, l’abate assume la decisione finale, scegliendo ciò che reputa più conveniente o più saggio.

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IL MONACHESIMO

L'ORGANIZZAZIONE

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LA SCELTA DELL'ABATE


L'abate Desiderio offre la Regola
a san Benedetto

  Nei primi secoli è l’abate morente che sceglie il proprio successore o, se lui non è più in condizione di farlo, il monaco più anziano decide al suo posto. Con il diffondersi della Regola di San Benedetto, viene introdotto nelle abbazie il principio del suffragio universale, così che tutta la comunità prende parte all’elezione dell’abate. Nessun monaco può proporre la propria candidatura e, una volta eletto, rifiutare l’incarico. Prima di procedere all’elezione, il priore o un altro monaco autorevole ricorda all’assemblea le virtù e le qualità indispensabili per governare l’abbazia e guidare le anime dei confratelli.

Spesso viene scelto per diventare abate un monaco che ha già ricoperto incarichi importanti o ha dato prova di saggezza ed esperienza. Il mandato dell’abate è a vita, ma la sua durata media, considerato che viene eletto un monaco non giovane e che nel medioevo la vita è più breve che ai nostri giorni, si aggira intorno ai 7-8 anni.

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L'ORGANIZZAZIONE

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LE ELEZIONI

Per le elezioni del superiore, già dal IV secolo è adottato dai religiosi il principio della maggioranza assoluta e a partire dal XIII secolo (1250) vengono proibite le elezioni a maggioranza relativa e per estrazione a sorte. Nella Regola benedettina, oltre alla precisazione che il monaco scelto dalla comunità come guida deve essere poi ordinato abate dal Vescovo alla cui diocesi il monastero appartiene, si trova anche il principio della maggior saggezza della minoranza, principio che è stato scarsamente adottato perché difficilmente interpretabile.  


Monache ricevono da San Benedetto la Regola

A partire dal XII secolo viene riaffermato il criterio della maggioranza assoluta dei voti e nei documenti del capitolo generale di Cîteaux, che affronta questo argomento, si trova anche la testimonianza che, in caso di perfetta parità dei voti, è decisivo quello dell’abate o del presidente dell’assemblea perché vale doppio.

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L'ORGANIZZAZIONE

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GLI SCRUTINI


Sala capitolare dell'Abbazia di Morimondo

 

Durante le votazioni, differenti sono i modi di conteggiare i voti. Incaricati di questo compito sono gli scrutatores che devono osservare con cura, quindi scrutare i volti per valutare le intenzioni dei confratelli. Inizialmente il voto viene espresso verbalmente, dalla bocca del votante all’orecchio dello scrutatore. Nei documenti di Cîteaux del 1159 si trova affermato il principio dello scrutinio segreto che viene dichiarato già in uso da tempo.

Per le votazioni non verbali vengono utilizzate le schede, che solo a partire dal 1436 verranno bruciate dopo ogni scrutinio, le ballotte, l’alzata di mano o l’uscita da una porta o da un’altra della sala, sistema ancora in uso presso il parlamento britannico. Durante le votazioni si ha solo il diritto di esprimere il voto favorevole, in quanto i voti contrari non vengono chiamati e non è ammessa l’astensione, poiché ognuno deve sapersi assumere le proprie responsabilità e non lasciare alcuna scelta al caso.

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I DOCUMENTI

Ad opera di monaci vengono stesi due documenti che assumono importanza per la vita democratica dell’intera Europa. Nel 1115 Santo Stefano Harding, abate di Cîteaux, all’interno della "Carta di Carità", il documento che stabilisce il vicendevole vincolo di carità fraterna che lega tutte le abbazie Cistercensi, istituisce il Capitolo Generale, il primo organismo di consultazione che supera gli ambiti delle diverse nazioni europee. Circa un secolo più tardi, nel 1254, Lorenzo di Somercote, scrivendo il suo "Liber super electionibus", redige il più minuzioso e completo codice elettorale ecclesiastico.  


Codice dell'Abbazia di Morimondo


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L'ORGANIZZAZIONE

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LE CARICHE

Monaco certosino
  Secondo le indicazioni della Regola di San Benedetto, in ogni monastero la vita è organizzata in modo che ogni monaco abbia un suo compito specifico, utile al regolare svolgimento della vita quotidiana e svolto nello spirito del servizio reciproco.

Alcuni monaci ricoprono anche incarichi di maggior responsabilità e durata, alcuni dei quali sono di carattere elettivo.

Puoi avere maggiori notizie sui principali incarichi in una sezione apposita.

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L'ORGANIZZAZIONE

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I CORISTI


Monaco copista
  Nei secoli antichi entrare nel monastero per diventare monaco non è cosa facile. Il candidato viene fatto aspettare all’esterno dell’abbazia per quattro o cinque giorni e poi ammesso nei locali degli ospiti. Nei mesi seguenti, affidato alle cure di un monaco, il più delle volte anziano, accede al noviziato, anno nel quale viene istruito sulle durezze della vita monastica e sul contenuto della Regola, che gli viene letta più volte. Solo quando si è sicuri che è veramente alla ricerca di Dio, pronto all’Ufficio Divino, all’obbedienza e ai servizi più umili, e quindi solo quando si è certi della sua vocazione, il candidato, davanti a tutti i confratelli, pronuncia i voti definitivi in seguito ai quali è tenuto alla stabilità, all’obbedienza, alla conversione dei costumi, cioè al voto di cambiare la propria vita e condurla in modo autenticamente religioso.

Dopo aver messo per iscritto le proprie promesse ed aver rinunciato a tutti i propri beni, viene considerato membro della comunità e da quel momento in poi il monaco svolge la sua vita quotidiana secondo i ritmi stabiliti dalla Regola benedettina, dedicandosi alla preghiera e al lavoro.
Presso i Cistercensi diventano coristi quei monaci che entrano giovani nel monastero e lì vengono istruiti o che provengono da famiglie agiate dove hanno imparato a leggere e a scrivere. Visto il grado di istruzione, viene affidato loro un lavoro culturale: la copiatura a mano e la decorazione attraverso la miniatura di testi sacri e classici. Ogni testo diventa così un volume unico e prezioso, al quale il monaco dedica a volte anche interi anni della sua vita.
Questo compito di copiatura svolto dai monaci riveste una grande importanza perché permette la diffusione della cultura nel mondo medioevale e perché grazie alla loro opera oggi noi siamo venuti a conoscenza di alcuni antichi testi che, se non fossero stati raccolti nelle biblioteche dei monasteri, sarebbero andati perduti. Ma la principale occupazione del monaco corista rimane la lode a Dio: in ore precise del giorno le preghiere vengono recitate e cantate in coro a Dio, leggendo il testo scritto dagli stessi monaci sui libri sacri.


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I CONVERSI


Monaci conversi
  All’interno di alcuni monasteri, come ad esempio in quelli cistercensi, accanto ai monaci coristi si trovano i monaci conversi, incaricati di attività pratiche, come la coltivazione dei campi, la gestione del mulino, la produzione del formaggio, l’allevamento dei pesci. I conversi sono quasi sempre uomini che entrano nel monastero da adulti e vengono incaricati dei lavori manuali in considerazione del fatto che nel medioevo la gente del popolo non sa leggere e scrivere; non mancano comunque casi di uomini che diventano conversi per scelta, pur essendo dotati di un buon livello di preparazione culturale.

Anch’essi sono monaci: sono quindi tenuti a rispettare le indicazioni contenute nella Regola e sono vincolati agli obblighi della vita religiosa. Per quanto riguarda la liturgia, i monaci conversi non celebrano la Messa, cantano solo le preghiere che con il tempo hanno imparato a memoria e non sono tenuti alla lettura e alla meditazione sulle Sacre Scritture. Oggi non esiste più la distinzione fra coristi e conversi, ma una figura attuale che può essere assimilata a quella dei conversi è quella dei fratelli laici, presente in molte congregazioni. Nelle abbazie medioevali i conversi cistercensi hanno un’ala del monastero, generalmente quella ovest, a loro riservata e anche nella chiesa hanno un loro settore, separato da quello dei monaci coristi. Alcuni di essi, inoltre, essendo incaricati di gestire lavori all’esterno dell’abbazia, a volte su terreni lontani dall’abbazia stessa, risiedono nelle grange, edifici monastici simili a piccole aziende agricole. Hanno comunque l’obbligo di recarsi ogni domenica nel monastero per partecipare alle funzioni religiose. L’istituzione della figura del monaco converso è molto importante perché rende possibile l’inserimento, all’interno degli ordini monastici, anche di persone provenienti dal ceto contadino, persone che qui trovano una nuova dignità sociale, nobilitando il lavoro manuale nell’ideale religioso. Inoltre l’istituzione della figura dei conversi favorisce la diffusione, proprio attraverso le grange sparse sul territorio circostante il monastero, delle conoscenze, delle abilità e delle tecniche apprese e perfezionate dai monaci circa l’agricoltura, l’allevamento, la viticoltura e le attività di caseificazione, di conceria, di falegnameria, di costruzione.

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