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IL MONACHESIMO

IL MONACHESIMO OCCIDENTALE

  IL MONACHESIMO OCCIDENTALE
GLI INIZI

Grazie a Benedetto il monachesimo, nato in Oriente, si diffonde in tutto l’Occidente. Infatti la sua Regola influirà in modo determinante sulla storia dell’Europa. Benedetto conosce molto bene le esperienze di vita monastica realizzatesi in Oriente e anche in Occidente e, dopo diversi tentativi, dà vita ad un monachesimo cenobitico, che introduce la novità della stabilità del monaco nella comunità. L’originalità dell’intuizione di Benedetto sta proprio in questo legame del religioso con il suo monastero, nella continuità di rapporti e di presenza, nell’appartenenza totale ad una comunità.

Il monachesimo benedettino si diffonde presto in tutta l’Italia, grazie anche all’opera di papa Gregorio Magno, il quale dà alla Regola un posto preminente rispetto agli altri testi che disciplinano la vita monastica. E così in breve tempo la regola di Benedetto, ammirata per la saggezza, l'equilibrio e la discrezione, viene adottata da molti istituzioni monastiche, che pure hanno avuto una storia e un ruolo molto importante nell’alto medioevo.

E’ il caso, ad esempio, del monastero di Bobbio, fondato dal monaco irlandese san Colombano nel 612, che all’inizio dell’VIII secolo abbandona la regola del fondatore ed aderisce a quella benedettina. I monasteri colombaniani diventeranno fuori d'Italia centri di diffusione della Regola di Benedetto.

E’ però tra il IX e il XII secolo che il monachesimo benedettino diventa l’elemento fondante la cultura e la civiltà europea. Con la formazione del Sacro Romano Impero vengono unificate le regole monastiche e nell'816 Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno, con l’aiuto del monaco francese Benedetto d'Aniane, fa adottare da un’assemblea di abati la Regola di S. Benedetto come la sola valida per tutto l’impero carolingio.

Da allora tutte le abbazie dell’impero, maschili e femminili, diventano benedettine ed intorno ad esse l’Europa comincia a ricostruire il proprio assetto, dopo il crollo dell’impero romano. Alle loro mura, che garantiscono ospitalità e riparo in un mondo pericoloso ed ostile, fanno capo sempre più spesso le strade percorse da pellegrini: si cancellano gli antichi percorsi per sostituirli con nuovi e più sicuri tracciati, che portano da un monastero all’altro e lungo i quali rifioriscono i commerci, gli insediamenti urbani, le aree coltivate.

In un continente ormai frammentato in diverse etnie, lingue, legislazioni, livelli di cultura reciprocamente ostili, l’unificante regola benedettina, il latino parlato da tutti i monaci, la stabilità secolare di tutti i monasteri, forniscono l’unico e il più visibile segno di unità.

Monasteri e abbazie costituiscono anche un grande fenomeno economico e sociale: a loro fanno capo i lavori di dissodamento e di bonifica, che recuperano all’agricoltura vaste aree di terreno inselvatichito da secoli di abbandono. L’apicoltura, l’olivicoltura, la viticoltura si sviluppano notevolmente, poiché al monastero servono cera per le candele, olio per le lampade, vino per la S. Messa. Nel monastero gli strumenti di lavoro vengono sempre migliorati: si passa per esempio dall’aratro di legno a quello di ferro, vengono utilizzate invenzioni meccaniche come i mulini a vento e ad acqua. Tutto questo avviene per rendere il lavoro più efficace e meno faticoso e per poter dedicare più tempo ed energie allo studio e alla preghiera.

I monaci sviluppano, inoltre, il culto e la cultura, la liturgia e l’arte: ogni monastero ha il suo scriptorium, dove si trascrivono i testi degli autori cristiani e pagani, salvandoli dalla distruzione, e si decorano i preziosi codici con splendide miniature.

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IL MONACHESIMO

IL MONACHESIMO OCCIDENTALE

  IL MONACHESIMO OCCIDENTALE
IL PERIODO DELLE RIFORME

Il monachesimo benedettino, pur rimanendo uguale a se stesso nelle sue linee fondamentali, si è adattato alle esigenze storiche, rinnovandosi attraverso molte riforme.

La prima grande riforma ha inizio dall’abbazia di Cluny, fondata agli inizi del 900 in Francia e divenuta molto importante grazie agli abati Oddone ed Ugo.

I Cluniacensi, disinteressandosi del lavoro che viene affidato a dei servitori, vogliono recuperare la spiritualità della Regola che si esprime soprattutto nella solenne celebrazione della Liturgia: passano la maggior parte del loro tempo in chiesa, cantando e recitando salmi e preghiere.

Molti monaci sono attirati da questo stile di vita e molti monasteri si rivolgono all’abate Oddone chiedendogli di insegnare loro come si vive a Cluny. Si forma così una congregazione, un insieme di monasteri che vivono seguendo il modello di Cluny e obbedendo al suo abate e nasce anche la figura di un superiore che vigila su tutti i monasteri.

L’abbazia di Cluny, inoltre, mantiene stretti rapporti con il Papato e proprio da Cluny nascono i primi progetti di riforma della Chiesa, che verranno attuati dal papa Gregorio VII.

Anche in Italia la vita monastica si rinnova: verso la fine del 900 San Nilo a Grottaferrata, vicino a Roma, e nel 1012 San Romualdo a Camaldoli, vicino ad Arezzo, fondano dei monasteri dove si vive nel silenzio e nella preghiera. A Grottaferrata i monaci basiliani di San Nilo vivono tra la solitudine e la preghiera, che viene celebrata in lingua greca, secondo la tradizione da cui proviene Nilo. In Toscana i Camaldolesi conducono una vita fortemente caratterizzata dalla componente contemplativa, che genererà grandi mistici e teologi.

All’inizio del XII secolo nascono in Francia gli ordini dei Certosini e dei Cistercensi, che rispondono al desiderio di tornare a vivere l’esperienza monastica con semplicità e povertà evangelica.

Fondatore dei Certosini è San Bruno, che imposta la loro esperienza su uno stile di vita che impone il silenzio, il lavoro individuale dedicato al giardinaggio, alla falegnameria, alla trascrizione di manoscritti, la rinuncia ad alcuni cibi, la carne in particolare, la dedizione alla preghiera. La regola dei Certosini, scritta non da San Bruno, ma dal priore Guigone, prevede anche dei momenti in cui i monaci si trovano insieme: nel coro per la preghiera comune e nel refettorio durante i giorni di festa.

Come quella dei Certosini, anche l’esperienza dei Cistercensi ha origine dall’amore per la vita solitaria e per la povertà più rigida. Le origini di questa fondazione, voluta da Roberto di Molesme, sono umili e solo con il terzo abate, Stefano Harding, inizia una grande espansione, che viene favorita dalla geniale figura di Bernardo di Chiaravalle, il quale si impossessa talmente dell’ideale cistercense da essere considerato il nuovo fondatore dell’ordine. L’aspirazione dei Cistercensi consiste nel ritorno all’osservanza genuina della Regola di San Benedetto, eliminando tutte le aggiunte che vi si erano sovrapposte ad opera dei monaci di Cluny.

Attraverso la "Carta di Carità", il testo base dell’ordine cistercense, viene nuovamente introdotto nella vita del monastero il lavoro manuale, viene accentuato il distacco dal mondo, per questo le abbazie cistercensi vengono costruite in luoghi isolati, viene riservata una maggiore attenzione ai poveri e agli umili. In campo economico l’operosità dei monaci cistercensi rende possibile una nuova bonifica che si aggiunge a quella delle epoche precedenti.

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IL MONACHESIMO

IL MONACHESIMO OCCIDENTALE

  IL MONACHESIMO OCCIDENTALE
IL PERIODO DEGLI ORDINI MENDICANTI

Fino a questo periodo, il monachesimo occidentale è stato quasi esclusivamente benedettino; le riforme che si sono susseguite nei secoli, cluniacense, cistercense, certosina, camaldolese, si sono sempre riferite alla Regola di S. Benedetto, proponendosi, ognuna a suo modo, il ritorno alla primitiva purezza.

Nel XIII secolo la situazione cambia radicalmente: si diffondono diverse eresie, all’interno della Chiesa si verificano fenomeni di corruzione e mondanizzazione, si sgretola il sistema feudale e incominciano a formarsi le grandi città. Il monachesimo tradizionale entra in crisi: diminuiscono i monaci, nei monasteri non si rispetta più con precisione la Regola e molti patrimoni monastici finiscono nelle mani degli ambiziosi Signori locali. Anche in questo periodo difficile, non mancano le esigenze di riforma e nascono così i movimenti dei Silvestrini, dei Celestini e degli Olivetani.

La vera novità però consiste nella nascita di nuovi movimenti religiosi, i più importanti dei quali sono quelli fondati da S. Francesco d'Assisi e di S. Domenico di Guzman. Gli ordini francescano e domenicano nascono nel primo ventennio del Duecento ed hanno molti tratti in comune: rifiutano qualunque tipo di ricchezze e per vivere non si affidano al lavoro agricolo, come gli ordini di derivazione benedettina, bensì alla carità dei fedeli; da qui il nome di ordini mendicanti. Francescani e domenicani usano denominarsi frati, fratelli, e non monaci, cioè uomini solitari, e vivono in conventi, luoghi in cui radunarsi, e non in monasteri, cioè luoghi in cui isolarsi. I conventi non sorgono più in luoghi distanti dai centri abitati, ma nei sobborghi delle città ed anche l’impianto architettonico delle chiese, destinate ad accogliere numerosi fedeli e non più solo la comunità monastica, si trasforma in base alle nuove esigenze.

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IL MONACHESIMO

IL MONACHESIMO OCCIDENTALE

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IL PERIODO DELLA DECADENZA

Nel ‘400 e nel ‘500 la presenza degli ordini religiosi non risulta più così incisiva per la società e la cultura come nei secoli precedenti.

La decadenza dei monasteri è causata anche dall’istituzione della commenda, che consiste nell’affidare la gestione dei beni del monastero ad un superiore che non vi risiede. Questa soluzione è stata pensata per sottrarre il monastero alle difficoltà dell’ambiente e ai contrasti interni, ma nella maggioranza dei casi questo provoca la distruzione di grandi abbazie, perché i superiori sono estranei alla vita monastica, si disinteressano dei veri problemi della comunità e si limitano a percepirne le rendite.

Ai primi del 1400, nel monastero di Santa Giustina a Padova ha origine una risposta a questo problema: si crea una grande congregazione, nella quale ogni monastero può ricevere dagli altri l’aiuto per superare le difficoltà, evitando così l’intromissione dei commendatari nella vita dei monasteri. In questa congregazione tutti i monasteri sono sullo stesso piano e i documenti scritti durante i capitoli generali, le riunioni dei responsabili di ogni monastero, ci testimoniano con quanta attenzione la vita di ogni singola comunità monastica è seguita.

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IL MONACHESIMO OCCIDENTALE

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IL PERIODO DELLA RIFORMA CATTOLICA

Il Cinquecento rappresenta per tutta la società europea un periodo di cambiamenti radicali: con il Rinascimento si modifica il senso religioso dell’uomo, cioè il suo rapporto con Dio, e il Cristianesimo entra in crisi con la Riforma Protestante.

Proprio in questo nuovo scenario storico-culturale si assiste alla rinascita del mondo monastico e conventuale. Dopo il Concilio di Trento (1545-1563) che segna una nuova stagione per la storia della Chiesa, si ristrutturano molti ordini tradizionali, da cui nascono altre congregazioni, e ne vengono fondati di nuovi per combattere le eresie e per riannunciare al popolo cristiano le verità della fede. I nuovi istituti religiosi, Teatini, Somaschi, Barnabiti, Gesuiti, Orsoline, si impegnano attivamente nella società svolgendo attività di assistenza, apostolato ed insegnamento. Vige in essi una mentalità ed una disciplina di impronta militare, da guerrieri pronti a scendere in campo: le congregazioni sono chiamate Compagnie, i loro superiori Generali.

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IL MONACHESIMO OCCIDENTALE

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DAL SEICENTO AI NOSTRI GIORNI

Nel Seicento e Settecento nel panorama del Monachesimo europeo assumono particolare interesse le esperienze dei Carmelitani Scalzi di Santa Teresa d’Avila e dei Trappisti. Le fondazioni monastiche si sono numericamente stabilizzate, mentre si assiste alla nascita continua di nuove istituzioni che vengono maggiormente incontro alle esigenze del tempo, specialmente per quanto riguarda la predicazione popolare.

E’ con la Rivoluzione Francese che inizia il periodo più doloroso per la storia del monachesimo: migliaia di monaci vengono uccisi e la maggior parte delle abbazie, soprattutto in Francia, vengono distrutte, le comunità e i relativi patrimoni, sia economici che culturali, vengono dispersi. L’opera di distruzione prosegue con le soppressioni degli ordini religiosi in epoca napoleonica.

I primi decenni del XIX secolo vedono una rinascita monastica in Europa, favorita anche dal particolare clima spirituale diffuso dal Romanticismo, con la sua rivalutazione delle antiche tradizioni cristiane, di cui quella monastica è parte così cospicua.

L’esponente principale della rinascita monastica dell’800 è l’abate Prosper Gueranger, restauratore del monastero di Solesmes e del monachesimo benedettino in Francia. Egli accentua l’indole contemplativa della vita monastica e ben presto la congregazione di Solesmes si diffonde fuori dalla Francia.

In tutta Europa i monaci e le monache tornano, dopo un periodo di esilio e purificazione, a rappresentare una presenza di grande richiamo religioso ed umano. Un altro aspetto del rinnovamento del Monachesimo è costituito dal fatto che durante gli ultimi due secoli i monasteri europei hanno dato origine a numerose fondazioni in tutti i continenti.

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