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IL MONACHESIMO

LE ABBAZIE

  LE ABBAZIE
INTRODUZIONE
Benedetto, diffusore del monachesimo cenobitico, dà importanza alla realizzazione del monastero come Città di Dio, nella quale il monaco trova l’ambiente ideale per la sua crescita spirituale. Ogni abbazia va vista come testimonianza dell’esperienza monastica e tutta la sua struttura deve aiutare il monaco ad amare Dio e ad incontrarlo nella vita quotidiana.


Abbazia di Montecassino

  Nella sua Regola, Benedetto sottolinea alcuni elementi essenziali di un monastero e la necessità della stabilità del monaco al suo interno. "Il monastero, se è possibile, sia costruito in modo da avere al proprio interno tutte le cose necessarie, cioè l’acqua, il mulino, l'orto e le strutture per le varie attività di lavoro, così che i monaci non abbiano bisogno di uscire fuori, cosa che non giova alle loro anime." Della prima costruzione di Montecassino, il più importante monastero fondato da Benedetto, non sono state trovate tracce e difficile risulta la ricostruzione anche degli altri monasteri dei Benedettini primitivi.

Le prime testimonianze certe risalgono al periodo di Carlo Magno, quando l’ordine benedettino diviene lo strumento per la diffusione della cultura e della civiltà del mondo carolingio. A quest’epoca appartiene la famosa abbazia svizzera di San Gallo, che a partire dall’VIII secolo assume un ruolo di rilievo non solo culturale, ma anche architettonico, soprattutto per l’ambiente tedesco. Nei primi decenni del X secolo si afferma nel mondo monastico la potenza della grande abbazia francese di Cluny che diventa, prima per la Francia, ma poi anche per la Germania e l’Inghilterra, punto di irraggiamento di una nuova tipologia costruttiva monastica complessa ed elaborata. E’, però, a partire dall’esperienza dei Cistercensi che le tecniche costruttive e le tipologie monastiche acquisiscono razionalità e schematismo funzionale e la loro diffusione si espande per l’intera Europa. Prima di ogni considerazione planimetrica, tutte le edificazioni monastiche vanno idealmente considerate come la realizzazione terrena della Gerusalemme celeste, la città nuova, dimora di Dio con gli uomini.

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IL MONACHESIMO

LE ABBAZIE

  LE ABBAZIE
MONTECASSINO
Inizialmente i monasteri benedettini si ispirano a quelli orientali e soprattutto ai cenobi greci, integrando le precedenti modalità costruttive con il modello dell’antica villa romana.
Anche se dell’antica costruzione di Montecassino non rimangono tracce certe, si sa che nei primi edifici la chiesa è il centro della cittadella monastica ed è circondata, come in oriente, dalle altre costruzioni, ma fra queste si inserisce l’innovazione del chiostro.
 


Pianta dell'Abbazia di Montecassino

Infatti, come le stanze della domus romana risultano isolate rispetto all’esterno, ma collegate fra loro per mezzo del peristilio, il cortile interno, così già nelle prime abbazie il chiostro permette il libero accesso a tutti i locali monastici, senza che nulla del mondo esterno distragga il religioso dalla contemplazione di Dio.

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SAN GALLO


Pianta dell'Abbazia di San Gallo

  Agli inizi del VII secolo San Gallo, discepolo di San Colombano, fonda in una stretta vallata del territorio svizzero un’abbazia destinata ad assumere grande importanza storica. Già nel 720, dopo una devastazione, il monastero viene fatto ricostruire da Carlo Martello e poi nel 747 Pipino il Breve vi introduce la Regola benedettina. Sotto Carlo Magno, San Gallo diviene abbazia reale e in seguito non deve più sottostare al vescovo di Costanza.

Nel periodo di Federico Barbarossa, il suo abate diviene principe dell’Impero e nei secoli successivi la storia dell’abbazia è caratterizzata dagli scontri con la cittadina edificata attorno ad essa. L’abbazia di San Gallo assume un posto di primaria importanza nel mondo culturale tedesco tra l’VIII e l’XI secolo: nella sua scuola insegnano grandi maestri, nel suo scriptorium si producono notevoli incunaboli e preziosi manoscritti, famosi per le loro miniature e importanti per l’introduzione di una nuova calligrafia, detta minuscola precarolina, i suoi monaci compongono molti inni sacri e sequenze. La pianta di edificazione dell’abbazia di San Gallo, giunta a noi attraverso una celebre pergamena del IX secolo, già presenta una seconda tipologia costruttiva benedettina che nei secoli successivi, con modifiche e razionalizzazioni, sarà utilizzata da molti monasteri.

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CLUNY
Nel 910 un laico, Guglielmo detto il Pio, duca d’Aquitania, e un religioso, Bernon, monaco di Autun, uniscono i loro sforzi per fondare in Francia un nuovo monastero, che avrà un’importanza determinante per il mondo europeo fino al XIII secolo, periodo nel quale più di 2000 monasteri sono legati a Cluny.
Famosa per l’immensa grandezza della sua terza chiesa edificata tra il 1089 e il 1135, l’abbazia di Cluny, si riallaccia alla Regola di San Benedetto da Norcia secondo l’interpretazione di
San Benedetto d’Aniane.
 
Pianta dell'Abbazia di Cluny

Essa è il luogo dove, dopo la decadenza degli ordini monastici e del mondo religioso causata dalle invasioni dei Longobardi e dei Normanni, si attiva la prima grande riforma dell’ordine benedettino. Dopo il massimo splendore raggiunto con l’abate Pietro il Venerabile, a partire dal XVI secolo nel monastero si succedono rovine, danni e saccheggi che culminano nel XIX secolo con la soppressione dell’ordine, la cessione degli edifici a dei privati e la distruzione quasi totale dell’intero complesso abbaziale che, a colpi di piccone e di mina, si prolunga fino al 1823. La nuova vitalità dell’istituzione monastica generata da Cluny determina, dopo un periodo di stasi, la ripresa costruttiva: la pianta adottata da Cluny viene ripresa da numerosi monasteri non solo in Francia, ma anche in Germania e in Inghilterra. Ricchezza nelle decorazioni, grandiosità nelle dimensioni, oro e pietre preziose nei calici e nei paramenti, alta qualità scultorea nei capitelli e nei portali caratterizzano la potente abbazia francese.

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LA DIFFUSIONE CISTERCENSE
Nel XII secolo i cistercensi unificarono l’Europa attraverso la fitta rete di monasteri che edificarono con uno stile sobrio, caratterizzato da un’architettura spoglia di decorazioni, ma ricca di simbologia.


Diffusione dei Cistercensi nel XII secolo

  I Cistercensi vengono considerati i "padri dell’Europa" perché attraverso la loro densa e ricca rete di monasteri, a partire dal XII secolo, unificano l’Europa, diffondendo nell’intero continente religione, cultura, tecniche costruttive e agrarie. Infatti proprio nel XII secolo l’espansione dei Cistercensi assume un aspetto leggendario.
Cîteaux, la prima abbazia considerata la madre di tutte le altre, viene fondata nel 1098.

Da essa partono i monaci per fondare le sue prime quattro figlie: La Fertè nel 1113, Pontigny nel 1114, Morimond nel 1115, Clairvaux nel 1116. Da queste ultime negli anni successivi sciamano i monaci cistercensi per edificare, anche fuori del territorio francese, nuovi monasteri. Nel 1119 le loro abbazie sono 12, nel 1153, anno della morte di Bernardo, sono 393 e alla fine del XIV secolo sono oltre 700. Gli statuti cistercensi prevedono gli elementi essenziali per la fondazione di una nuova abbazia. Per prima cosa sono necessari 12 monaci guidati da un abate e questo a ricordo di Cristo che guidava il gruppo dei suoi 12 apostoli. I monaci portano con sé la Regola di San Benedetto, le Costituzioni dell’ordine, il messale e i principali libri sacri e di preghiere, che spesso devono essere ricopiati per essere restituiti all’abbazia dalla quale i monaci sono partiti. Del gruppo dei monaci in partenza per la nuova fondazione fanno parte anche monaci costruttori, istruiti nei cantieri scuola interni all’abbazia madre, che portano con sé anche le piante costruttive del monastero, precise in ogni dettaglio; questi monaci sono costruttori tanto abili da saper adattare le tecniche ai terreni e ai materiali disponibili, integrandole con le esperienze locali. I cistercensi costruiscono i monasteri lontani dai centri urbani e con uno stile sobrio: l’architettura è spoglia, ma carica di simbologia, la ricchezza di decorazioni e di sculture, caratteristiche dei monasteri Benedettini e Cluniacensi in particolare, viene sostituita dalla nuda pietra o dal rosso mattone, che diventano segno di un tipo di vita semplice che fa dell’essenzialità il suo credo.

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LA PIANTA IDEALE CISTERCENSE
Nelle abbazie cistercensi gli ambienti del cenobio che si affacciano sul chiostro sono collocati sempre nella stessa posizione, in un’armonia che non è lasciata al caso, ma risponde alle esigenze della particolare vita monastica. Inoltre l’essenzialità e la funzionalità sono il simbolo visibile della scelta di povertà dell’Ordine.


Cliccando qui puoi conoscere notizie più dettagliate sugli ambienti delle abbazie cistercensi.

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LE ABBAZIE

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GLI ELEMENTI CARATTERIZZANTI DELLE ABBAZIE CISTERCENSI
Per i Cistercensi l’architettura nel suo insieme è l’introduzione all’incontro con Dio. La semplicità dello stile architettonico caratterizza le loro abbazie, la cui bellezza non si ritrova nella ricchezza delle decorazioni o nella preziosità dei materiali, ma nella funzionalità, nei rapporti geometrici, nella struttura slanciata verso l’alto, nei giochi di luce, nell’acustica che sostiene la lode e il canto.


Interno dell'Abbazia di Morimondo

  Nel mondo dell’architettura i Cistercensi occupano una posizione di rilievo tanto che in questo campo è riconosciuto uno stile detto cistercense. Questo non certo perché i monaci inventano nuove modalità di edificazione o nuove formule planimetriche, ma perché sanno sintetizzare in un nuovo stile, caratterizzato dall’essenzialità e dalla funzionalità, le precedenti esperienze costruttive civili e religiose.

Nei loro monasteri, infatti, ritroviamo alcuni elementi delle antiche piante benedettine, che a loro volta provenivano dalla domus romana, altri dell’architettura romanica, come le volte a botte, gli archi, i portali, altri ancora dell’architettura della Borgogna, la regione francese che fu loro terra madre, come l’arco a sesto acuto, l’ogiva, i contrafforti evidenziati. La loro architettura non è, però, mai una ricerca formale fine a se stessa, ma espressione del rinnovamento spirituale che nella figura ascetica di San Bernardo trova la personalità di maggior spicco. Per San Bernardo l’opera d’arte deve parlare al monaco di Dio, senza distrarlo e da qui nasce l’assenza delle decorazioni e la struttura architettonica semplice e lineare, ricca di linguaggi simbolici.

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