MODELLISMO MARCHE


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Rinasc.-Lanzichen.

la pagina di Aldo


RINASCIMENTO E LANZICHENECCHI


Il Rinascimento in Europa segnava una svolta epocale per l’uomo del XV° secolo tornando a fiorire le arti in genere, il piacere di vivere bene e meglio.

Anche le opere militari, come le fortificazioni, subiscono un risveglio; le armi sono realizzate tenendo conto anche del profilo estetico; le uniformi dei combattenti subiscono l’influenza delle fogge civili tanto che un armigero, spogliato delle armi, poteva passare inosservato tra i civili.
Anche il modo di combattere subì notevoli trasformazioni.
I primi ad adottare nuove tecniche di combattimento furono i mercenari svizzeri che, apportando leggere modifiche al modello della falange "macedone" divennero padroni assoluti dei campi di battaglia per quasi mezzo secolo e fino all’apparizione dei " LANDSKNECHTE ".


L’imperatore Massimiliano I° d’Asburgo, fondatore dei Lanzichenecchi, volle, con la creazione di questo corpo, contrastare lo strapotere francese il cui esercito non solo includeva numerosi mercenari svizzeri ma, addirittura, ne ricalcava le formazioni con notevole successo sui campi di battaglia europei.

All’epoca l’Imperatore poteva disporre solo di truppe fornite dai numerosi principi vassalli.

Queste truppe, pur essendo numerose, avevano nelle tattiche di combattimento, nella disomogeneità di comando ed equipaggiamento, il loro punto debole nei confronti di quelle francesi e di quelle, eccellenti, italiane.


Nel 1493, con la sua scesa al trono, varò una legge con la quale permetteva, ai nobili, l’esenzione dal servizio militare e, nel contempo, gli consentiva di avere un esercito di professionisti, ben addestrati, ben pagati ed equipaggiati: i LANZICHENECCHI O LANZI.

A differenza degli svizzeri, i Lanzi preferivano usare in combattimento l’alabarda anziché la picca che, in mano ad un soldato ben addestrato, era veramente un’arma terribile.

La grande spada a due mani era un’arma affidata ad uomini di grande valore, prestanza  fisica, i quali, pesantemente corazzati, assomigliavano   più agli uomini d’arme del primo quarto del XV° secolo.

Con gli spadoni rompevano le lunghe picche della formazione avversaria  permettendo così  ai loro compagni armati d’alabarda, o stocco,  di incunearsi nelle formazioni avversarie al fine di aprire varchi utilizzati dalla cavalleria.

L’abbigliamento del soldato di quell’epoca seguiva un po’ la moda civile: calzoni di lana o pelle estremamente aderenti, quasi come calzamaglie,  sopra i quali venivano indossate brache cortissime  lunghe al massimo fino al ginocchio e contraddistinte da ampi spacchi,  sbuffi e fiocchi al pari del corsetto, quasi sempre in cuoio tinto in vari colori e, nel caso del soldato, imbottito di crine di cavallo o feltro pressato a protezione parziale dei colpi di fendente.

Una protezione più efficace era costituita dalla "panziera" che lo proteggeva solo nella parte anteriore, mentre la schiena era protetta da un corsetto di cuoio bollito  (questa strana protezione era dettata dal fattore risparmio sul costo e dal minor peso).

La parte superiore della gamba era raramente protetta da lamine metalliche sovrapposte, un po’ come il guscio di un gambero, mentre il capo era protetto, se così si può dire, da un cappello di pesante feltro rinforzato con strisce metalliche all’interno.

Tale abbigliamento distingueva i Lanzi dagli italiani i quali adottavano una protezione più leggera per il corpo, mentre per il  capo non mancava mai l’eccellente protezione metallica della barbuta fiorentina.

L’arma regina dei Lanzi era l’alabarda.

Costituita da un manico di legno, di lunghezza variabile tra i 120 e 180 centimetri, sulla cui sommità era infissa una lama tagliente simile ad una scure e dotata di punta superiore e di un uncino nella parte posteriore.

A differenza della ingombrante picca svizzera, essa poteva essere usata sia come stocco (perforante) sia come botta (tagliante – fratturante) o strappante,era usata sia per il combattimento tra fanti che tra fanti e cavalieri.

La spada era costituita da una lama larga a due fili con punta acuminata,  pomolo e guardia estremamente semplici, questo tipo era detta da botta e stocco.

Nella prima metà del XVI° secolo è stata introdotta la lama dritta, a punta smussata, lunga 80 cm. circa,  questa spada era detta KATZBALGER.

L’adozione d’armi diverse, comportava anche l’impiego di "nuove" tattiche ed i Lanzichenecchi, in questo, furono maestri.

Riscoprono l’ordinamento compatto, forte ma estremamente agile, manovriero e tipico delle antiche legioni imperiali romane,  dividendo l’armata in formazioni più piccole, anch’esse agili e manovriere, composte da compagnie d’uomini ben affiatati.

Il comando di queste formazioni era affidato alla nuova figura dell’Ufficiale subalterno ed ai suoi sottoposti,  proprio come il centurione romano e l’optio di 1500 anni prima.

Questi ufficiali subalterni garantiranno per lunghi secoli la continuità della linea di comando anche in situazioni critiche esprimendo con direttive personali, ma rispettose della strategia del comandante supremo,  la necessaria flessibilità tattica sul campo come ottimale risposta alle necessità tattiche locali.

Dopo 15 secoli la legione romana torna sui campi di battaglia grazie alle sue tattiche e servizi logistici sempre attuali.

In questo contesto la cavalleria vede un pesante ridimensionamento dovuto in primo luogo alle innovative tattiche della fanteria  ed in secondo luogo all’introduzione delle armi da fuoco portatili, efficaci, leggere e meno costose, quali l’archibugio ed il moschetto.

Il cavaliere si deve corazzare sempre più pesantemente e con lui anche il destriero riducendo così la velocità d’azione e limitandola solamente ad azioni aggiranti o di locale sfondamento delle linee avversarie.

Il rinascimento, pertanto, grazie a Massimiliano I° ed ai suoi Lanzichenecchi, segna la rinascita di un esercito stabile e professionale.

Le guerre non saranno più le stesse: ordine, disciplina e flessibilità tattica consentiranno anche a formazioni relativamente piccole   di riportare grandi successi strategici ed in battaglia.

Nomi come GIOVANNI DALLE BANDE NERE o GIOVANI L’ACUTO, nome italianizzato di John Awhkeye mercenario inglese che stabilitosi in Italia fondò la "compagnia bianca",  evocano ancor oggi nella mente di storici e non, gloriose gesta consegnando i loro nomi alla storia.






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