LA FEMMINA FATALE NEL "PIACERE" DI D'ANNUNZIO

Nel 1889, quando il Naturalismo e il Positivismo sembrano oramai conquistare pienamente la cultura italiana e Verga pubblica in volume il Mastro don Gesualdo, D'Annunzio dà alle stampe il romanzo attraverso cui entra nella nostra letteratura il personaggio dell'eroe decadente. Così come quasi un secolo prima l'eroe dalle passioni sconvolgenti e assolute aveva diffuso la cultura e la sensibilità romantica in Italia, ora il protagonista de Il Piacere, Andrea Sperelli, si fa propulsore e mediatore della tendenza più recente e raffinata della cultura decadente europea, l'Estetismo. Come sottolineò Croce, con D'Annunzio «risuonò nella letteratura italiana una nota, fino ad allora estranea, sensualistica, ferina, decadente». Servendosi dei più svariati materiali, soprattutto francesi (Baudelaire, Flaubert, Huysmans, Verlaine, Moréas, i preraffaelliti, Wagner e molti altri ancora), quasi volesse costruire con la sua opera — dice Mario Praz — «una monumentale enciclopedia del decadentismo», D'Annunzio si propone di uscire dai limiti del Naturalismo, non più imitando, ma continuando la natura. Quindi, inaugurando con Il Piacere un tipo di prosa introspettiva — psicologica che conoscerà in seguito notevoli favori, tenta di scandagliare le complicazioni e le deviazioni della vita mondana e amorosa del protagonista «ultimo discendente d'una razza intellettuale», educato dal padre a costruire la propria esistenza come «un'opera d'arte». Il culto dell'arte, la risoluzione della vita stessa nell'arte, la ricerca del bello e di tutto ciò che è prezioso nel più assoluto distacco da ogni convenzione morale, il disprezzo per la volgarità del mondo borghese, accomunano l'Andrea Sperelli di D'Annunzio al Dorian Gray di Oscar Wilde e al Des Esseintes di Huymans, e ne fanno la versione Italiana dell'esteta decadente.Non solo, ma l'«anima camaleontica, mutabile, fluida, virtuale» di Andrea Sperelli rivela quella mancanza di autenticità, di forza morale e di volontà che si ritroverà in tanti personaggi decadenti, crepuscolari, inetti e indifferenti che affollano la letteratura di questo secolo. Duplice e ambigua appare dunque questa figura in cui convivono il grandioso il meschino; e in modo altrettanto duplice, D'Annunzio si immedesima e si distacca da essa. L'Estetismo dannunziano inoltre, abbagliando e incantando il lettore, trionfa nell'elencazione e nella descrizione delle opere d'arte, degli oggetti raffinati e preziosi di cui ama circondarsi la frivola e mondana Roma degli anni Ottanta, nuova capitale, centro del nuovo giornalismo e della nuova editoria. Non la Roma classica «dei Cesari,… degli Archi, delle Terme, dei Fori» — che al tempo de Il Piacere aveva il suo vate in Carducci — ma la Roma tardo-rinascimentale e barocca «delle Ville, delle Fontane, delle Chiese» era il grande amore di Andrea Sperelli. Ma da tutta quella magnificenza spira un senso di decadenza e di disfacimento per cui Roma sembra adagiarsi «tutta quanta d'oro come una città dell'Estremo Oriente, sotto un ciel quasi latteo, diafano» in «una primavera de' morti, grave e soave». Roma, capitale dell'Estetismo, sembra una nuova Bisanzio, capitale del declino imperiale. Il Piacere diviene il romanzo della Roma bizantina. Nel piacere confluisce l’esperienza mondana e letteraria vissuta sino a quel momento da Gabriele D'annunzio tanto da fornirne una testimonianza esplicita. Al centro del romanzo è la figura di un esteta, Andrea Sperelli, il quale non è che un "doppio" di D'Annunzio stesso, in cui l'autore obbiettiva la sua crisi e la sua insoddisfazione. Andrea è un giovane aristocratico, artista, proveniente da una famiglia di artisti "tutto impregnato di arte". Il principio "fare la propria vita, come si fa un'opera d’arte", in un uomo dalla volontà debolissima, quale è Andrea, diviene una forza distruttiva, che lo priva di ogni energia morale e creativa, lo svuota e lo isterilisce. La crisi trova la sua cartina di tornasole nel rapporto con la donna. L'eroe è diviso tra due immagini femminili: Elena Muti, la donna fatale, che incarna l’erotismo lussurioso, e Maria Ferres, la donna pura, che rappresenta l'occasione di un riscatto e dì una elevazione spirituale. Ma in realtà l'esteta libertino mente a se stesso: la figura della donna angelo è solo oggetto di un gioco erotico più sottile e perverso, fungendo da sostituta di Elena, che Andrea continua a desiderare e che lo rifiuta. Andrea finisce per tradire la sua menzogna con Maria, ed è abbandonato da lei, restando solo con il suo vuoto e la sua sconfitta. Nei confronti di questa suo "doppio letterario" D'Annunzio ostenta un atteggiamento impietosamente critico, facendo pronunciare dalla voce narrante duri giudizi nei suoi confronti, In realtà il romanzo è percorso da una sottile ambiguità, poiché Andrea non cessa di esercitare un sottile fascino sullo scrittore, con il suo gusto raffinato, con la sua mutevolezza "camaleontica" e amorale, con l'artificio continuo mediante cui costruisce la sua vita. Nei confronti di questa suo "doppio letterario" D'Annunzio ostenta un atteggiamento impietosamente critico, facendo pronunciare dalla voce narrante duri giudizi nei suoi confronti, In realtà il romanzo è percorso da una sottile ambiguità, poiché Andrea non cessa di esercitare un sottile fascino sullo scrittore, con il suo gusto raffinato, con la sua mutevolezza "camaleontica" e amorale, con l'artificio continuo mediante cui costruisce la sua vita. Quindi, pur segnando un punto di crisi e di consapevolezza, il Piacere non rappresenta il definitivo distacco di D'Annunzio dalla figura dell'esteta.Nel suo impianto narrativo il romanzo risente ancora della lezione del realismo ottocentesco e del verismo, che conservava in quegli anni grande vitalità. Sono evidenti le ambizioni a costruire un quadro sociale, di costume, popolato di figure tipiche di aristocratici oziosi e corrotti.


ELENA MUTI - DONNA FATALE
Leggendo il Piacere ci facciamo subito una chiara idea della visione d' annunziona della femme fatale, tanto da intuire un certo timore, non solo del protagonista ma anche dell'autore, nei confronti di Elena. E' l' impersonificazione della mangiatrice di uomini , emancipata, seduttrice, pronta a tutto per lei stessa. La Muti si muove all'interno del romanzo creando scompiglio e procurando situazioni immorali.Andra Sperelli si ritrova totalmente avvolto dall'erotismo di Elena, totalmente sedotto e abbandonato l'eroe del romanzo si ritrova come un oggetto nelle mani della femmina fatale.

NEL MONDO DELL'ESTETA
L'esteta uomo e letterato è una figura complessa e molto intrigante. Lo scrittore si propone, con ogni mezzo, di suscitare nel lettore emozioni rare, forti e sconvolgenti. La letteratura degna si distingue soprattutto in base alla forma: la parola poetica è una rivelazione delle energie interne e ha la funzione di eccitate l'animo del lettore, di accarezzare l'orecchio con la sua musicalità, di comunicare immagini attraverso il suono. Il verso, la rima, la ricercatezza stilistica sono spesso il fine stesso del comporre, che presuppone una sensibilità e un gusto del tutto eccezionali. E fuori dal comune, superlativo e brillante deve essere l'artista, che anela a raggiungere e a identificarsi con il bello. L’uso di stupefacenti non è disdegnato: l'alcool e l'oppio sono certamente dei vizi, ma esistono per ragioni estetiche. L’artista é convinto che il senso della vita non è nella realtà, ma nell’immaginarla. Il sogno è più bello di qualsiasi realtà banale e mediocre, essendo la bellezza non intrinseca all'oggetto, ma un'immagine che ci colpisce e che ci trasmette emozioni. Di qui nasce la ricerca del piacere e la convinzione dell’esteta che la sua salvezza risieda proprio nel vizi. Egli intraprende una rotta contro la virtù, non quella vera, ma quella che appare tale, che si fa credere e lodare come virtù: combatte il fariseo, l'ipocrita, l'ingiusto che sembra giusto. Non gli resta che contrapporre alla falsa virtù il peccato vero, eccezionale, eroico, che s'imponga all'attenzione dei falsi benpensanti e moralisti. Si possono distinguere due forme diverse di intendere l'estetismo: la vita come piacere e la vita come bellezza. Entrambe richiedono una sensibilità raffinata e molto acuta, ma proprio le sensazioni più complicate sono quelle migliori. Alla bellezza, per essere tale, è necessario il vizio, il ripugnante, l’orrido. Amare la vita significa renderla unica, perfetta, sovrumana, fino all’esasperazione delle perversioni sadiche che procurano l’estremo e crudele piacere. Per l’edonista il piacere estetico e quello sensuale sono la realizzazione dell’uomo, ma pochi individui sono capaci di raggiungere l'ideale. Esteta non è colui che gode semplicemente delle situazioni della vita, ma chi è in continua ricerca di sensazioni ed esperienze nuove, Egli s'innamora di tutto ciò che passa e non dura, ed è proprio il passare di quel di cui s’innamora che gli garantisce la sua libertà. La donna, che tanta parte ha nei suoi pensieri spesso non è altro che una cavia di esperimenti, una fonte di piacere mutevole e di sensazioni straordinarie. Quando la sua bellezza è sfiorita, o ha perduto qualcosa, egli procederà ad una sostituzione di persona. Il matrimonio non può essere accettato, in quanto è antiestetico, è un impegno deprecabile che uccide la bellezza e il piacere, un rifugio per i deboli, una condanna al tedio. Edonista, colto, amorale, insoddisfatto ed egoista, così si presenta l'esteta, che in fin dei conti non fa altro che evadere dalla vita per rifugiarsi in un’inerzia e in un disimpegno dalla politica, dagli affari, dal monde. È anche questo un modo di protestare contro la società capitalista, industriale e commerciale dell'Ottocento. Egli è convinto che il mondo degli affari e delle macchine, della produzione e del denaro sia brutto, mentre ritiene quello delle lotte politiche e sociali ottuso e avvilente. Egli pertanto se ne disinteresse e se ne sta col suo ideale di arte e di bellezza, per il quale è pronto a sacrificare la vita. A nulla valgono la fede scientifica e gli imperativi della morale, né tanto meno va presa in considerazione l'ipocrisia della religione. La sua è una nobiltà che spesso trova la sua legittimazione nell’autoconservazione più che nella genealogia, che si manifesta in primo luogo con l'eccentricità nel vestire, nell’atteggiarsi, e nello spirito di provocazione, ovvero nel dandismo. Tuttavia questo modo di vivere presenta dei limiti: l'incompatibilità dei suo modo di sentire e il passare dì tutte le cose che catalizzano la sua attenzione proiettano questo tipo umano nella più profonda e irrimediabile solitudine. Il concentrarsi esclusivamente sull'attimo, sul piacere immediato, fa sì che l'impossibilità di rivivere le situazioni passate si trasformi in un insolvibile problema esistenziale. Il dramma dell'esteta sta appunto nell’invecchiare, nel perdere il prestigio, e la considerazione conseguiti nella sua tumultuosa e sregolata giovane età. In Italia Gabriele D’Annunzio è il portavoce principale della cultura estetizzante.Personaggio di indiscutibile fama, patriota, scrittore, uomo di società, egli mirò a realizzare uno stile di vita del tutto eccezionale libero da costrizioni e vincoli, fastoso, raffinato, sensuale, ricco di- tensioni erotiche, forte di ideali eroici.Sul personaggio D’Annunzio è stata scritta una mole innumerevole di biografie, saggi, critiche, ed è stato detto tutto ed il contrario di tutto- Ciò fai comprendere quale importanza abbia avuta il poeta all'interno del panorama letterario, della società e dell’immaginario popolare nazionale.La sua influenza si esercita appunto, oltre che in ambito propriamente letterario, sul costume e sulla società italiana per parecchi anni, almeno sino al primo conflitto mondiale. Egli era per milioni di persone un modello di comportamento e di gusti, oltre che un fervido creatore di mode e atteggiamenti e un ispiratore dì ideali.

GABRIELE D'ANNUNZIO
Nasce a Pescara nel 1863 e muore a Gardone Riviera nel 1938. Fu non solo poeta ma anche soldato nella prima guerra mondiale e seguì con passione la politica. Annunziò lo stato libero di Fiume. Quando si stabilì a Roma, conobbe gli ambienti eleganti della città e visse una vita ricca e piena di scandali e di fatti che gli diedero molta pubblicità come la sua relazione con la grande attrice Eleonora Duse. Fu a favore della guerra e partecipò alla "Beffa di Buccari" (una località vicino a Fiume), partecipò al volo su Trieste e quando finì la guerra fu nazionalista e organizzò la marcia su Fiume. Prese parte a quei movimenti che poi permisero la vittoria del Fascismo italiano. Amò molto la bellezza e la grandezza sia nella vita che nell'arte. Appartiene al per il suo estetismo (amore della bellezza; estetismo: movimento che si ebbe in Francia, dal monte Parnaso, dove abitavano le muse, per indicare una poesia pura, preziosa), uno dei suoi aspetti principali che rappresenta il Parnassianesimo e nasce dall'odio della realtà quotidiana; infatti estetismo, sia nella vita che nell'arte, vuole dire ricerca di eleganza e di raffinatezza; senza pensieri di moralità, ma con l'estetismo D'Annunzio cerca pure di innalzare la sua istintiva sensualità nell'amore, nel piacere, nel bello. In lui abbiamo il desiderio di vivere e di godere tutte le sensazioni, il , la confusione fra arte e vita. Dunque l'arte di D'Annunzio si basa soprattutto sulla sua sensualità che si ha quando il poeta sente con gioia e voluttà i profumi, i colori, i suoni e con la sua immaginazione rendeva tutto più bello, per questo D'Annunzio non seguì nessuna regola d'arte. Per D'Annunzio la parola era tutto. Il principio della giovinezza e della primavera. Le sue opere principali sono: Primo Vere, Cantonovo, Poema paradisiaco e Laudi del cielo della terra e degli eroi. In Primo Vere D'Annunzio ricorda il Carducci delle Odi Barbare, però in D'Annunzio vi è una grande sensualità. Le principali opere narrative sono: -Novelle della Pescara e i romanzi, Il piacere, L'Innocente-. La sua principale tragedia è "La figlia di Iorio".
Fra le opere piene di ricordi e malinconie abbiamo "Il Notturno". L'opera lirica più importante sono le "Laudi" che comprendono libri di poesia di cui il più importante è "Alcyone" dal nome di una musa in cui D'Annunzio vede nella natura una divinità e canta il suo -Panismo- (dal Dio Pan, dio dei boschi), il suo sentirsi tutt'uno con la natura, fra cui ricordiamo la poesia "La pioggia nel Pineto". Questo libro si può considerare decadente perchè si vede la nuova poetica della musicalità. Mentre molte opere di D'Annunzio sono piene di falsità, Alcyone è un libro pieno di musica, sensazioni e paesaggi: vi è solo la bellezza della poesia, vi è solo la bellezza del canto dell'estate. A proposito di ciò bisogna ricordare che è stata una poesia solare, poichè amava la natura nei momenti più luminosi in cui la musica è data dallo scroscìo della pioggia e la poesia canta il diventare naturale del poeta nella sua campagna; in questa poesia il paesaggio è musicale.
In D'Annunzio abbiamo già parlato del mito di "superuomo", infatti molti personaggi dei suoi romanzi (Il Piacere) rappresentano la sua forte volontà, il suo spirito attivo, aristocratico superiore. Questo concetto del -superuomo- non lo prese del tutto da (filosofo tedesco) ma, D'Annunzio, trovò in questo scrittore tedesco un maggiore chiarimento ai sentimenti di potenza, di voluttà e di bellezza che già esistevano in lui. Questo impulso di godere la vita lo troviamo nelle Laudi della vita, in cui si invitano gli uomini a godere la vita e si loda Ulisse, che rappresenta l'uomo moderno, sicuro di sè, superuomo che sfida il destino. Il D'Annunzio ha pure presentimenti malinconici dolci, e una lingua più modesta nel Notturno che ci fa pensare ai Crepuscolari. Anche se abbiamo parlato di tanti atteggiamenti in D'Annunzio il motivo principale delle sue opere e della sua vita è una sensibilità molto raffinata che cerca di cogliere impressioni, attimi fuggenti, che non riesce a rappresentare i fatti umani ma il loro svolgersi.
Questa sensibilità è del tutto sensuale perchè il D'Annunzio coglie gli aspetti del mondo con i sensi e riesce a scomporre questi aspetti in tanti piccoli momenti, godendoli uno ad uno. La sensualità è vera poesia quando è gioia vera o dolcezza malinconica, come in -Alcyone-. Le caratteristiche della lingua di D'Annunzio sono la musicalità e una forma elegante le quali dimostrano che D'Annunzio è contro il realismo, poichè il suo stile è lo stile del "superuomo", che vuole provare sentimenti nuovi diversi e superiori a quelli che provano gli altri. A proposito della critica, il Russo ha detto che D'Annunzio è un nostro poeta europeizzante, cioè conobbe i più nuovi movimenti europei come il Naturalismo, il Parnassianesimo, il Simbolismo, che mise nei suoi versi e fece conoscere agli italiani. Perciò aiutò la nostra letteratura ad essere meno tradizionalista. La critica moderna, come Binni, lo vede un grande decadente e il Russo dice che la parte migliore della poesia di D'Annunzio è la sua unione con la natura.