La Storia di Glauco: Capitolo 16

 

Capitolo 16 - Presagi

Le mani di Severo tremavano quando ebbe completato l’oroscopo. Alzandosi dal trono in modo malfermo, vacillò all’indietro, incespicando, urtò contro il busto di marmo e lo mandò a frantumarsi sul pavimento, prima di riuscire a rendere stabile se stesso acciuffandone la base. Amaramente  prese a calci i pezzi, strillando quando il suo alluce gonfio entrò in contatto con uno di essi, facendo sì che una guardia entrasse di corsa nella stanza.

- Cesare? Stai bene, Cesare?

- Sì, sì! Fuori di qui! - Confusa, la guardia cominciò a voltarsi. - Aspetta! - gridò Severo. Si calmò prima di parlare ancora. - Avete un tempio dedicato a Mitra[1]?

- Naturalmente, Cesare. E’ una caverna nelle vicinanze.

- Preparate un toro per un sacrificio.

- Sì, Cesare, - disse la guardia distogliendo lo sguardo dal busto dell’imperatore che ora giaceva infranto a faccia in giù sul pavimento. Un cattivo presagio di certo, pensò, uscendo in fretta dalla stanza.

Severo gemette, un suono basso come un lamento funebre, e non gli importava chi fosse in ascolto. Oh, era terribile. Con quell’oroscopo le cose erano andate di male in peggio. L’imperatore si raddrizzò lentamente e fece alcuni passi incerti, costringendo il corpo cagionevole ad accettare il suo peso. Egli dominò il viso contro il dolore e lentamente aggirò lo scrittoio. Non avrebbe mai permesso che i soldati lo vedessero zoppicare… mai. Quando raggiunse il lato anteriore dello scrittoio era ormai più stabile, la schiena più eretta, ma quasi si piegò in due dal dolore fisico quando scorse quella mappa astrale.

Glauco era stato davvero inviato dagli dei per tormentarlo.

Leone. Il figlio di Massimo era un Leone… un Leone. La sola costellazione governato da una stella e non da un pianeta o un satellite… una costellazione superiore nello zodiaco. Da Leone, Glauco poteva essere un comandante naturale, forte, orgoglioso e appassionato. Ed egli è consapevole dei suoi poteri, pensò Severo, e desidera fortemente un riconoscimento per essi. Bene, Glauco l’avrebbe ottenuto, certamente, quando avesse persuaso l’esercito dalla sua parte e strappato il trono al suo attuale occupante. Severo inghiottì amara bile. Ed è ambizioso… un chiaro indizio che vuole il trono, perché quale più alta ambizione potrebbe avere un uomo? Un essere superiore; un grande uomo… era tutto nelle stelle.

Con Mercurio e Giove in quelle favorevoli posizioni, Glauco poteva aver successo in qualsiasi cosa volesse fare. E’ un uomo in grado di comandare, assumersi responsabilità. Oh, è il figlio di suo padre, pensò Severo. Massimo probabilmente era stato anche lui un Leone e nato sotto condizioni egualmente favorevoli. Ma… e qui era il primo potenziale buon presagio… Mercurio è legato al concetto di libertà e per Glauco sarebbe stato duro sopportare la perdita di libertà. Severo pensò al giovane, seduto nella cella di una prigione e sorrise. Si chiese, fugacemente, per quanto sarebbe sopravvissuto, Glauco, all’inferno della Prigione Tulliana di Roma, dove i prigionieri venivano scaraventati attraverso un buco nel terreno per spartirsi una caverna sotterranea con centinaia di altri reclusi ammorbati che presto morivano… i loro cadaveri lasciati a marcire nella putrida cella.

Severo impose ai suoi pensieri di allontanarsi da tali gioiose distrazioni e tornare di nuovo all’oroscopo. Glauco era anche un uomo che avrebbe detto quello che pensava senza espressioni di diplomazia, e quello poteva forse lavorare contro di lui. L’impetuosità poteva certamente essere uno svantaggio, a meno che il popolo la trovasse attraente. Tale schiettezza indiscutibilmente non sarebbe  stata bene accolta nei circoli politici dove la gente tramava nell’ombra, sebbene l’oroscopo indicasse che egli sapeva ascoltare e capire altri punti di vista.

Ma Marte… oh, Marte. La posizione di Marte mostrava che era un uomo capace di riuscire in qualunque cosa volesse fare. Il trono sarà suo, gemette Severo. Eppure, la posizione della Luna porta una tenue speranza. Glauco era troppo giovane ed inesperto quando era partito per la sua missione, e la sua ingenuità poteva costargli. Una tenue speranza, pensò ancora Severo.

Potrebbe aver problemi a trovare un’imperatrice, gongolò Severo. Gli piace spargere il suo seme e non sa stare a lungo senza una donna… molte donne diverse, perché egli resiste ai legami. Qualunque imperatrice degna di essere un’imperatrice non se ne curerebbe molto.

Ma, le sue stelle lo presentano come un uomo prospero, un uomo che vivrà la vita sofisticata di un patrizio… o di un imperatore, borbottò Severo.

D’altro canto, Urano lo mostra andare in esilio… o in un viaggio estremamente lungo della durata di molti anni. Severo non era per niente sicuro di che cosa questo significasse. Quel viaggio era forse la presente ricerca di Glauco, o c’era in futuro qualcosa in serbo per lui che lo avrebbe tenuto lontano dalla patria per anni? Gli imperatori erano in una sorta di esilio, sempre in viaggio per tutto l’impero… mai a lungo in uno stesso luogo. Severo pensò alla sua casa in Africa e a quanto tempo era passato da quando l’aveva vista.

L’imperatore fissò la mappa, la fronte aggrottata. Talvolta di un uomo poteva essere rivelato di più dalla posizione delle stelle al tempo del suo concepimento. Severo sedette ancora e tirò a sé la carta, afferrando i suoi strumenti di calcolo matematico. Un po’ di tempo dopo egli si mise la testa tra le mani sullo scrittoio, troppo sopraffatto perfino per gemere. Nove mesi prima del giorno della nascita di Glauco il Sole, la Luna e i pianeti Giove, Mercurio, Marte e Venere si erano allineati su un’immaginaria linea che attraversava una costellazione… la costellazione del Leone. Quell’enorme concentrazione di potere indicava che nove mesi dopo sarebbe potuto nascere un individuo straordinario… e quell’individuo era Glauco.

 

 

Poco dopo mezzanotte una piccola processione illuminata da torce si snodava tra le colline verso la grotta dedicata all’adorazione di Mitra, il dio di armi, soldati ed eserciti. Drogato contro il dolore, Severo fece il tragitto nell’oscurità con solo pochi inciampi sul sentiero di pietra, frettolosamente camuffati dai pretoriani che lo circondavano. Severo si arrestò all’ingresso della caverna e la processione si fermò dietro di lui. Corna di toro adornavano l’entrata… sette di esse, rappresentanti i sette gradi iniziatici di mitraismo, ognuno dei quali era protetto da uno dei sette corpi celesti[2].

Sette.

Severo non aveva intenzione di sprecare tempo in cerimonie e irruppe nella grotta. Era vuota tranne che per le torce ed un altare di pietra dove un giovane soldato dagli occhi spalancati teneva un’oca che si dibatteva.
- Dov’è il toro? - interrogò l’imperatore.

Il giovane soldato aveva l’aria di stare per svenire così Vesnio rispose per lui.
- Si trattava del nostro ultimo toro, Cesare, e l’abbiamo sacrificato la scorsa settimana. Non ne abbiamo ancora ricevuto un altro.

- Che modo scadente di gestire un accampamento! - disse sprezzantemente Severo. - Dovremo farlo con l’oca. Sparisci dalla mia vista, - disse al soldato, ma il terrorizzato ragazzo lasciò andare l’oca troppo presto ed essa immediatamente spiegò le sue grandi  ali e le sbatté sulla faccia dell’imperatore che trasalì, mentre essa si lanciava via dall’altare. Non andò lontano prima di schiantarsi contro una scura parete di pietra e immediatamente cambiò direzione, sbattendo le ali ed emettendo rauche strida, mentre aumentava il suo terrore per quella prigionia, andando ad urtare i bracieri d’incenso e mancando di poco le torce.

- Prendetela! - strillò Severo.

Alcune mani afferrarono il grosso volatile, ma si ritrassero con solo delle piume. Nessuno osò ridere.

Vesnio si appostò vicino all’entrata della grotta immaginando che presto o tardi il pennuto avrebbe percepito le correnti più fresche e si sarebbe diretto da quella parte. Non dovette attendere a lungo e non appena l’oca cozzò contro di lui, Vesnio si avvolse interamente attorno ad essa, imprigionando le poderose ali.
Chinò di scatto la testa mentre il volatile gli sibilava contro e cercava di beccargli il viso, ma riuscì a ricondurre l’oca dall’imperatore corrucciato e la trattenne fino a quando fu sicuro che Severo l’aveva presa.

Il petto ansante, Severo afferrò il collo dell’oca con una mano e con l’altra sollevò con uno strattone il cappuccio del suo elaborato mantello. Rinunciando alle formalità della preghiera, estrasse dalla cintura un pugnale ingioiellato, e lo tenne alto, l’ombra incombente sulla roccia grigia della parete circolare della caverna poi, immediatamente, lo affondò nel collo dell’oca, e il sangue nero gli schizzò le mani e il viso. Tenne il volatile che si dibatteva, finché non si dibatté più, poi gli affondò il pugnale nella gola e strappò verso il basso, spargendosi sulle mani le calde interiora.

Il generale Vesnio osservò con curiosità mentre l’imperatore gettava il pugnale e immergeva entrambe le mani dentro la cavità dello stomaco del volatile, estraendo gli organi sgocciolanti e ponendoli sull’altare, infine gettando da parte la carcassa, che colpì la parete e scivolò sul terreno, lasciando sulla roccia una traccia di sangue nero.

- Come vi aspettate ch’io possa vedere? Portate una torcia quassù! - ordinò Severo e un soldato fu svelto ad obbedire.

Plauziano comparve al fianco di suo cugino ora che il salasso era stato fatto ed egli era meno a rischio di macchiarsi l’uniforme.
- Ebbene? - chiese mentre Severo sollevava le interiora da esaminare.

- Non va bene, - mugugnò l’imperatore. - No, non va per niente bene. Guarda questo, Plauziano… il cuore è più grande del normale, - gettò l’organo fumante sul pavimento, - e c’è una cisti negli intestini.

- Irrilevante, - commentò Plauziano con noncuranza.

- Non irrilevante! Un’oca giovane come questa dovrebbe essere perfetta all’interno proprio come lo era al di fuori. Cattivi presagi, Plauziano. Cattivi presagi. - Guardò furioso il comandante pretoriano. - Adesso mi vuoi dire che posso ucciderlo senza conseguenze? - Rinunciando ad ogni ulteriore discussione sulle sue convinzioni, Severo uscì a grandi passi, frettolosamente seguito da quattro pretoriani.

Plauziano ripiegò le mani dietro la schiena e osservò il giovane soldato, che aveva cercato di dissolversi nell’ombra.
- Tu! - lo apostrofò.

- Sì, signore? - disse il ragazzo, facendo un passo avanti.

- Pulisci tutto questo, poi fai rapporto alla prigione. Passerai là una settimana per aver maltrattato  quell’oca.

Il viso del soldato sprofondò.
- Sì, signore.

Con un turbinio del mantello, il comandante pretoriano uscì dalla grotta lasciando solo Vesnio a confortare lo sfortunato ragazzo. Quando giunse alla casa di pietra nel pretorio, Severo era di nuovo sul suo trono con i piedi ancora una volta sorretti dal poggiapiedi.

- Perché non vai a letto, - suggerì Plauziano, non perché fosse minimamente preoccupato del benessere del cugino, ma perché era lui a voler andare a letto. Ma l’imperatore non lo udì; invece, Severo sedeva come in trance recitando le temute parole che sapeva a memoria:

Venti anni dall’avvento del Saggio Imperatore
Roma cadrà nelle mani di un Cane Folle senza cuore
Sarà il primo figlio in molti anni sul trono a stare
Ma questo figlio, figlio non è e insanguinate le sue mani saranno
E il tradimento nel suo cuore e nella sua nera anima s’anniderà

Il figlio che non è figlio ma Cane Folle senza cuore
 Lo stato asservirà mentre ogni giorno il bagno nel sangue egli farà
Ma sorgerà Uno dalle ombre del passato
Uno che è morto ma morto non è
Il Prescelto, che è il figlio che avrebbe dovuto essere

Ma anche nel trionfo in solitudine e paura il Cane Folle vivrà
Atterrito dai suoi nemici, odiato dallo stesso suo sangue
La sua paura crescerà quando il Prescelto sorgerà
Perché egli sa che predestinato è e predestinato sarà
Il Prescelto doveva essere restituito alla luce

Eppure sarà tradito, non una ma molte volte
Non da uno ma da molti, anche da colei che lo ama
Predestinato è il Prescelto ma sconfitto non sarà
 Dalla Morte ritornerà per portare giustizia e verità
Il figlio che figlio non è e il figlio che avrebbe dovuto essere

Predestinati entrambi sono, il loro sangue insieme scorrerà ma non si mescerà
 Morto il Cane Folle sarà, ed il Prescelto anche
Ma prima di tornare nelle ombre per non ritornare
 Il Prescelto del Saggio Imperatore il sogno riporterà
Ma del Saggio il dorato sogno non si avvererà

Morto sarà il Prescelto e la tenebra verrà
Perché è la tenebra il prezzo per il tradimento di colui che era la luce
Dieci anni e due di tenebra, sangue versato e morte.
Dieci anni e due di tradimenti e assassini, menzogne e guerre.
Poi dell’Acciaio sarà il tempo del successo

Ma la luce con sé non riporterà perché tenebra è anch’egli
Anche se la sua è tenebra di nuova e differente sorta
Conquisterà, regnerà, tradirà e temuto sarà
Ma anch’egli predestinato è come gli altri ed il suo sangue caramente pagato sarà
 Molti pericoli affronterà e da essi da vincitore emergerà

Eppure quei pericoli, pericoli non sono, pericolo vero è il Segreto
Il Cane Folle in angoscia vivrà e l’Acciaio pure
Perché uno ucciderà e tradirà e l’altro tradirà e mentirà
Entrambi il Prescelto a tradire, entrambi predestinati e impauriti
Anche se tradito e morto, il Prescelto non sarà sconfitto

Perché la giustizia riporterà e dominatore sarà anche se solo per un istante
E anche se cercheranno di far cancellare e dimenticare il suo nome
Egli è il Prescelto e il suo sangue anche se in segreto vivrà
Perché egli un Erede lascerà a portare il suo sangue e il suo nome e il suo diritto
E l’Erede non sarà predestinato, perché gli dei gli sorrideranno

Avrà una missione e la sua missione egli completerà, un dovere a suo padre
Perché il nome del Prescelto sarà calunniato
Molti ameranno l’Erede e molti anche lo temeranno e odieranno
Guardatevi, coloro che gli augurerete del male perché non sarà solo erede ma benedetto
E il sangue di coloro che osano versare il suo sarà maledetto.

 

 

Profezia scritta da Hebe Blanco. Oroscopo creato da Maria del Carmen Díaz - un vero oroscopo per un uomo nato il 25 luglio 177, appena dopo mezzanotte, a Merida, Spagna.

 



[1] Dio persiano il cui culto si diffuse tra i Romani soprattutto in età imperiale. I Romani celebravano il 25 dicembre la festa del dio Mitra, da loro considerato come il sole, mediante una serie di riti molto simili a quelli cristiani (riposo domenicale, battesimo ed eucaristia); per questo motivo, i Cristiani adottarono questa data per festeggiare la nascita del loro Salvatore, considerato come la Luce dei devoti (N.d.T.).

[2] Corax (Corvo) posto sotto la protezione di Mercurio è il neofita che si sveglia dal sonno della morte; cryphius o nymphus (Serpente) sotto l’influsso di Venere rappresenta la nascita e la preparazione ad una nuova esperienza: quella della luce; miles (Scorpione) sotto la tutela di Marte, allude alla battaglia che il neofita inizia con il suo essere; leo (Leone) sotto l’egida di Giove è il gradino necessario per entrare nella sfera dell’Aldilà; perses (Persiano) sotto la protezione della Luna, rappresenta il grado in cui l’iniziato per purificarsi procede alla distruzione degli istinti più bassi; heliodromus preannuncia il sorgere del Sole che si appresta a compiere il viaggio quotidiano attorno alla terra; e pater (Mitra) che riceve gli influssi di Saturno è identificabile con la luce che si espande nell’intero universo (N.d.T. cfr. anche http://www.controluce.it/giornali/a13n02/06-inostripaesi.htm ).