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I Baul di Bengala

La danza Chhau

Kalaripayatthu

La danza Gothipua

I Patua

I Fakir


I Baul di Bengala

I Baul provengono da una comunità di cantori mistici vaganti che risale al Medioevo indiano. Sono gli unici in India, pure essendo induisti, a non riconoscere il sistema delle caste, professano l'eguaglianza di tutte le fedi e religioni, sostenendo che la divinità è racchiusa nel cuore di ogni uomo.
I Baul sono stati riscoperti da Rabindranath Tagore, uno dei più grandi poeti dell'India, che ha riconosciuto nei loro testi uno dei vertici letterari della civiltà indiana.
Per i Baul l'arte e le tecniche creative sono diventati un modo di vita e si accompagnano alla ricerca interiore. Oggi predomina l'aspetto artistico a discapito della ricerca interiore.
I Baul suonano strumenti tipici preparati da loro stessi e sono maestri dell'improvvisazione, è lo stare nella musica, la gioia di essere presenti e vivi attraverso di essa che li fa essere "Baul", "I Folli di Dio".

Ecco perché, fratello, sono diventato un folle Baul
Non obbedisco a nessun maestro, ne' ordine
Le distinzioni fatte dall'uomo non hanno presa su di me
Io gioisco nella felicità dell'amore che scaturisce dal mio essere
Nel amore non c'è separazione ma, per sempre un incontro di cuori
Così io gioisco nel cantare e danzare con uno e con tutti
Ecco perché, fratello, sono diventato un folle di Baul.

 

La danza Chhau

 
Il Chhau è un'antica danza sacra della Purulia (Jarkhand). Ancor oggi viene praticata dalle popolazioni tribali contadine che, danzando invocano il dio Shiva per le piogge e il buon raccolto.
I danzatori indossano bellissime maschere (pesanti fino a 4 kg) raffiguranti le divinità induiste, i demoni e gli spiriti tribali.
Ogni maschera ha solo quattro piccoli fori per lasciar passare una quantità minima di luce e aria.
Due grandi tamburi, il Nagra a una membrana ed il Dhol a due membrane, scandiscono i passi ed il ritmo della danza mentre l'azione drammatica è introdotta dallo Shanai (piffero).
Le storie rappresentate provengono dai testi sacri induisti: il Mahabharattha, i Purana e il Ramayana.
La grande energia, la cinetica del movimento, le capriole ed i salti mortali sono le caratteristiche del Chhau.

 

Kalaripayatthu

Il Kalaipayatthu è una delle più antiche arti marziali dell'India, è originaria del Kerala e si ritiene che sia la madre di tutte le discipline artistiche del sud dell'India. E' un'arte dravidica, appartenente alle popolazioni e alle tradizioni autoctone del sud dell'India.
La pratica è sempre preceduta dal Guruvandhanam, le Forme di Saluto al cielo, alla terra, al proprio Guru ed al dio Ganesh. Diverse serie di movimenti (il primo è sempre di difesa) coprono le quattro direzioni dei punti cardinali e coinvolgono tutto il corpo.
Nei combattimenti vengono usati bastoni, coltelli, spade e scudi ed altri tipi di armi.
Nel corso dei secoli, insieme alle tecniche di combattimento, è stato sviluppato il Marma: la conoscenza del corpo umano e dei suoi 108 centri energetici e vitali.
I due maestri che collaborano a Milon Mela fanno parte di una delle scuole più conosciute di Trivandrum.

 

La danza Gotipua dell'Orissa

Le origini di questa danza risalgono al Medioevo e si connettono alla tradizione delle Devadasi (le danzatrici dei templi).
L'armonia e la dolcezza dei movimenti e dell'accompagnamento vocale e strumentale (Pakuaj, percussione e armonium, tastiera) caratterizzano la danza che celebra l'unione dell'uomo con la divinità e nella quale il devoto s'identifica con l'elemento femminile (Shakibhava).

I danzatori sono giovani, dagli 8 ai 15 anni, che indossano vesti femminili. Dopo l'adolescenza cessano le rappresentazioni e si dedicano all'insegnamento.
Il Gotipua si avvicina alla danza Odissi ma le tecniche di movimento ed i repertori sono diversi.
Lo stile è estremamente raffinato, oltre ai movimenti dei passi, si usano i Mudra (gesti delle mani), espressioni facciali e posizioni dello Yoga classico.

 

I Patua

 
I Patua (dal bengalese pata: foglia) sono pittori tradizionali e cantastorie. Su lunghi rotoli di stoffa o di carta dipingono antiche storie delle scritture induiste e musulmane, illustrano leggende tribali e descrivono anche gli ultimi avvenimenti.
Srotolano i loro dipinti cantandone la storia, la maggior parte dei canti sono stati trasmessi oralmente.
Per i dipinti si usano colori naturali (argille, ceneri, radici e piante).
I Patua, benché siano ritenuti dalla tradizione induista i discendenti dell'architetto divino Viswakarma, sono stati posti al di fuori del sistema delle caste, cosicché nel corso dei secoli molti di loro si sono convertiti all'Islam, sperando in una maggiore uguaglianza, senza però rinnegare o dimenticare le loro radici induiste.
Oggigiorno i Patua osservano le festività di entrambe le religioni.
Per lunghi anni sono stati l'unica forma di contatto fra le città e le aree rurali più remote, appropriandosi cosi anche delle tradizioni delle popolazioni tribali.

 

I Fakir

 
I Fakir appartengono alla comunità musulmana dell'India. Le loro radici risalgono alla tradizione Sufi.
Attualmente i Fakir ed i Baul si trovano solo negli stati del Bengala occidentale (India) ed in Bangladesh benché di religioni diverse essi hanno maestri in comune, partecipano alle stesse festività e molti Fakir passano lunghi periodi in luoghi sacri induisti.
I canti dei Fakir sono molto diversi da quelli dei Baul, spesso seguono melodie e ritmi ripetitivi. I Fakir suonano percussioni e tamburelli, violini e strumenti a corde.


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