Un'interpretazione alternativa
Buona parte di questo lavoro è
basato sull'idea che la teoria magica di Marsilio Ficino si fondi
almeno in parte sulle suggestioni, se non sulle tesi, contenute negli
scritti ermetici che egli tradusse dal greco e nell'Asclepius.
In una serie di scritti Brian P. Copenhaver ha ricostruito un
quadro della filosofia magica di Ficino, in cui l'influsso dei testi
ermetici in generale e dell'Asclepius in particolare è
ridotto al minimo, in favore di altre fonti.
L'assunto di base di Copenhaver è che gli Hermetica,
data la loro natura frammentaria, eclettica e vaga, non possono
fornire alcun aiuto a chi cerchi di formulare una teoria
filosofica della magia, anche perché non è di magia
che trattano tematicamente.
Altre sono le fonti di Ficino secondo Copenhaver; in particolare:
- Proclo, con il trattato De sacrificio e la sua opera
in generale (COPENHAVER
1982);
- Tommaso d'Acquino, con la Summa contra gentiles e il
De occultis operibus naturae (COPENHAVER
1984);
- Plotino, con i tre trattati relativi ai "Problemi sull'anima"
in Enneadi IV, 3-5 (COPENHAVER
1986).
È impossibile discutere in questa sede i tre lavori di Copenhaver,
ma comunque ritengo che egli abbia in buona parte ragione; anzi: sicuramente
ci sono molte altre fonti alla base della teoria filosofica della
magia di Marsilio Ficino, alcune delle quali inconfessabili, come
certi oscuri grimori mal tollerati, per usare un eufemismo, dalla
Chiesa e dai suoi contemporanei.
Quel che è certo, a mio parere, è che Ficino voleva
che la sua teoria magica si fondasse sull'incontestabile autorità
di Ermete Trismegisto, e non solo per dare lustro alle proprie idee,
ma anche perché in tutta buona fede nutriva un'incrollabile
fiducia nella sua santità e saggezza.
Del resto, la figura di Ermete Trismegisto deve pur contenere
in sé un appeal fuori dalla norma, se ancora oggi
esiste una quantità di gruppi di persone, per quanto spesso
ben poco seri, che si rifanno esplicitamente a lui; se ogni libreria
contiene a dir poco uno scaffale di testi almeno sedicenti "ermetici";
se infine uno studioso di indiscutibile acume come Umberto
Eco, ha intrapreso da almeno sette anni una battaglia teorica contro
i discutibili effetti di quella che egli chiama "semiosi ermetica"
(vedi almeno ECO
1988, ECO
1990 ed ECO
1995).
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