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I Fabbricanti di Dei: Marsilio Ficino e la magia dell'Asclepius
Versione 3.0 - © Michele Gianni - Firenze, Pisa 1995-2001

Copertina
Presentazione
Ermete Trismegisto e i testi ermetici
L'Asclepius
Come fabbricare divinità

La magia di Marsilio Ficino

Bibliografia

 

 

Un'interpretazione alternativa

Buona parte di questo lavoro è basato sull'idea che la teoria magica di Marsilio Ficino si fondi almeno in parte sulle suggestioni, se non sulle tesi, contenute negli scritti ermetici che egli tradusse dal greco e nell'Asclepius.

In una serie di scritti Brian P. Copenhaver ha ricostruito un quadro della filosofia magica di Ficino, in cui l'influsso dei testi ermetici in generale e dell'Asclepius in particolare è ridotto al minimo, in favore di altre fonti.

L'assunto di base di Copenhaver è che gli Hermetica, data la loro natura frammentaria, eclettica e vaga, non possono fornire alcun aiuto a chi cerchi di formulare una teoria filosofica della magia, anche perché non è di magia che trattano tematicamente.

Altre sono le fonti di Ficino secondo Copenhaver; in particolare:

  • Proclo, con il trattato De sacrificio e la sua opera in generale (COPENHAVER 1982);
  • Tommaso d'Acquino, con la Summa contra gentiles e il De occultis operibus naturae (COPENHAVER 1984);
  • Plotino, con i tre trattati relativi ai "Problemi sull'anima" in Enneadi IV, 3-5 (COPENHAVER 1986).
È impossibile discutere in questa sede i tre lavori di Copenhaver, ma comunque ritengo che egli abbia in buona parte ragione; anzi: sicuramente ci sono molte altre fonti alla base della teoria filosofica della magia di Marsilio Ficino, alcune delle quali inconfessabili, come certi oscuri grimori mal tollerati, per usare un eufemismo, dalla Chiesa e dai suoi contemporanei.

Quel che è certo, a mio parere, è che Ficino voleva che la sua teoria magica si fondasse sull'incontestabile autorità di Ermete Trismegisto, e non solo per dare lustro alle proprie idee, ma anche perché in tutta buona fede nutriva un'incrollabile fiducia nella sua santità e saggezza.

Del resto, la figura di Ermete Trismegisto deve pur contenere in sé un appeal fuori dalla norma, se ancora oggi esiste una quantità di gruppi di persone, per quanto spesso ben poco seri, che si rifanno esplicitamente a lui; se ogni libreria contiene a dir poco uno scaffale di testi almeno sedicenti "ermetici"; se infine uno studioso di indiscutibile acume come Umberto Eco, ha intrapreso da almeno sette anni una battaglia teorica contro i discutibili effetti di quella che egli chiama "semiosi ermetica" (vedi almeno ECO 1988, ECO 1990 ed ECO 1995).

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