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I Fabbricanti di Dei: Marsilio Ficino e la magia dell'Asclepius
Versione 3.0 - © Michele Gianni - Firenze, Pisa 1995-2001

Copertina
Presentazione
Ermete Trismegisto e i testi ermetici
L'Asclepius
Come fabbricare divinità

La magia di Marsilio Ficino

Bibliografia

 

 

Magia spirituale e terapie talismaniche

Magia spirituale

I due principi, quello della simpatia universale e quello della conoscenza-operatività fondata sullo spirito, consentono di fondare una teoria della magia vera e propria, cioè di una disciplina consistente in una serie di tecniche in grado di intervenire non soltanto sull'operatore stesso, grazie alla manipolazione dei propri fantasmi, ma anche sugli altri individui e sul resto del mondo.

Abbiamo visto che la materia di cui è costituito lo spirito umano è quella "del fuoco delle stelle", quella stessa che costituisce lo spirito del mondo.

Dunque lo spirito individuale umano, essendo fatto della stessa sostanza dello spirito del mondo, oltre a essere influenzato da questo, può a sua volta influenzare quello.

Poiché, come abbiamo visto, l'attività dello spirito si articola in una dinamica di fantasmi, è a tale livello che si situa l'attività del mago.

Addestrare lo spirito

Ora, come è ovvio, non tutti gli uomini sono maghi, anche se hanno per natura la possibilità di diventarlo; quindi esisterà tutta una serie di pratiche di addestramento all'utilizzo corretto del proprio spirito, un "addestramento pneumatico" (COULIANO 1981).

Tali pratiche sono sostanzialmente di due tipi: passive e attive. Quelle passive consistono in una serie di comportamenti di autopurificazione, che si concretizzano nell'evitare certi cibi, certi comportamenti, certe vesti, certe amicizie ecc. Quelle attive prevedono invece l'assunzione di alimenti e la prossimità con cose dalle influenze benefiche, tipicamente quelle che si trovano sotto l'influsso del Sole, di Giove e di Venere, nonché di Mercurio. Si tratta di erbe, pietre e metalli che hanno per natura la capacità attrarre quei pianeti (DVCC, XI, 544).

Ci troviamo qui di fronte a un parallelismo con il passo dell'Asclepius in cui Trismegisto risponde ad Asclepio circa la qualitas degli dei terrestri, sostenendo che consiste in un insieme di erbe, pietre e aromi che possiedono una forza (vis) naturale divina (Asclepius, 38, 348, 19 sgg.).

Tipi di interventi magici

La magia prevede tecniche per ottenere effetti su cose lontane agendo invece su cose vicine. Questa definizione si può applicare a entrambi i termini della distinzione introdotta da Walker (WALKER 1958, 82) fra:
  • una magia soggettiva, che agisce sul suo stesso operatore;
  • una magia transitiva, che agisce su altre persone o su oggetti
in quanto vengono messe in moto comunque cause fisiche che influenzano un tramite non fisico, bensì spirituale, il quale a sua volta agisce sul piano fisico.

Ficino trae conforto, se non spunto, dalle affermazioni dell'Asclepius sul modo in cui gli antichi costruivano dei terrestri, ovvero idoli contenenti forze spirituali in grado di agire sul mondo materiale (v. la sezione "Come fabbricare divinità").

È evidente che in linea di principio la tecnica descritta nell'Asclepius non è necessariamente limitata alla costruzione di idoli, antropomorfi o teromorfi che siano: qualunque oggetto, gioiello o aggregato, purché composto con i materiali appropriati può funzionare. Si apre qui la possibilità di giustificare la pratica della costruzione di talismani, dotati di attive capacità di intervento sul mondo, soprattutto, per Ficino, di tipo terapeutico.

Inoltre dal citato passo dell'Asclepius risulta chiaro che la scelta dei materiali serve solo a creare il ricettacolo adatto ad ospitare lo spirito desiderato. Perché questo vi penetri realmente, occorrono ulteriori operazioni. L'Asclepius ne indica due:

  • l'evocazione degli spiriti,
  • la loro introduzione negli idoli mediante riti sacri e divini.
A questo punto si capisce la cautela di Ficino: per ottenere talismani realmente efficaci, se si sta all'insegnamento di Trismegisto, è necessario avere a che fare con i demoni, benigni o maligni che siano.

È oggetto di dibattito (vedi i vari testi citati fin qui) se la magia talismanica di Ficino sia solo spirituale o anche demonica; ma la validità di questa alternativa è stata messa in discussione.

Per Walker infatti valgono questi due principi (WALKER 1958, 75 sgg.):

  • Magia spirituale = Magia naturale
  • Magia spirituale v/s Magia demonica
A ciò Couliano contrappone invece la seguente tripartizione (COULIANO 1981, 363-5):
  • Magia spirituale: sempre naturale e naturalmente demonica
  • Magia demonica: può essere o non essere spirituale
  • Magia naturale: può essere o non essere spirituale
In termini insiemistici, la magia spirituale si trova all'intersezione fra la magia demonica e quella naturale:
Diagramma del rapporti fra magia demonica, naturale e spirituale

Se Couliano ha ragione, la magia di Ficino è sicuramente demonica, perché altrimenti i suoi talismani non avrebbero alcuna efficacia, venendo a mancare il tramite spirituale grazie al quale operano.

Al di là dei timori per la salvezza della propria anima, nonché per la propria salute fisica, che solerti inquisitori papali avrebbero potuto mettere seriamente a repentaglio (come accadrà -per citare il caso più emblematico- allo sventurato Giordano Bruno), è ben possibile che Marsilio Ficino fosse in buona fede quando proclamava il candore della sua magia.

La sua idea è che i talismani, vale a dire i ricettacoli costruiti facendo uso dei materiali opportuni nei tempi astrologicamente propizi, non abbiano alcun bisogno dell'evocazione di demoni e di rituali atti a convincere gli stessi a dimorarvi, poiché saranno le simpatie cosmiche naturali a richiamare in essi quel tanto di spirito che basta a renderli efficaci.

L'unica ulteriore operazione richiesta affinché i talismani siano efficaci, è che essi abbiano la forma richiesta, il che si concretizza nel dare loro una determinata immagine, sia in forma scolpita o incisa o dipinta. Nel gioco delle corrispondenze, l'immagine concreta attira lo spirito che le è affine, senza bisogno di oscuri rituali e degli impronunciabili nomi presenti in trattati come il Picatrix, universalmente rispettato e temuto, e che Ficino ben conosceva (PICATRIX 1986).

In questa ottica si comprende come da un lato Ficino si affanni in buona parte del De vita coelitum comparanda a trovare e citare autorità in grado di difendere l'Asclepius (fra cui Plotino, Sinesio, S. Tommaso, Origene e, come nel caso di quest'ultimo, non sempre a proprosito) e contemporaneamente a cercare di evitare almeno certi tipi di figure astrali, soprattutto i trentasei Decani, universalmente considerati demoniaci e ampiamente descritti nel Picatrix, in favore dei pianeti e delle costellazioni, considerati invece riflessi delle idee divine rilanciati dall'anima del mondo (YATES 1964, 87-88).

Magia e libero arbitrio

Questo tema richiederebbe uno studio di tale portata, da costituire un progetto di ricerca in sé stesso. In questa sede, si vuole solo ribadire in che modo la teoria ficiniana della magia possa preservare il libero arbitrio dell'uomo dalle influenze stellari, esaltarne le possibilità e renderlo immune da possibili influssi demoniaci.

Valga dunque la seguente sintesi:
ogni uomo, per tramite del proprio spirito, viene influenzato dai movimenti degli astri che agiscono attraverso i loro spiriti. Essi tuttavia non possono intaccarne l'anima, che si trova fuori della loro portata e che pertanto mantiene la propria libertà e assoluta potestà. Proprio essendo libera, l'anima può, se possiede le conoscenze necessarie e l'indispensabile addestramento pneumatico, operare a livello di spirito e, a un primo stadio, manipolare opportunamente gli influssi astrali in modo che il corpo ne riceva giovamento, ma a uno stadio più elevato, far entrare il proprio spirito individuale in quello che potremmo chiamare il 'gioco degli spiriti' e influenzare la realtà esterna.


Note

Asclepius, 38, 348, 19 sgg.
- Et horum, o Trismegiste, deorum, qui terreni habentur, cuiusmodi est qualitas?
- Constat, o Asclepi, de herbis de lapidibus et de aromatibus diuinitatis naturalem uim in se habentibus. et propter hanc causam sacrificiis frequentibus oblectantur, hymnis et laudibus et dulcissimis sonis in modum caelestis harmoniae consinentibus, ut illud, quod celeste est, coelesti usu et frequentatione inlectum in idola possit laetum, humanitatis patiens, longa durare per tempora. sic deorum fictor est homo.

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