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Testo e traduzione
§23
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p.326
4 Et quoniam de cognatione et consortio hominum
5 deorumque nobis indicitur sermo, potestatem homi-
nis, o Asclepi, uimque cognosce. dominus et pater
uel, quod est summum, deus ut effector est deorum
caelestium, ita homo fictor est deorum, qui in tem-
plis sunt humana proximitate contenti, et non solum
10 inluminatur uerum etiam inluminat. nec solum ad
deum proficit, uerum etiam conformat deos. mira-
ris, o Asclepi, an numquid et tu diffidis ut multi?
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"E poiché siamo giunti a dover parlare della parentela
e della comunanza che esiste fra gli uomini e gli dei, preparati
a conoscere, Asclepio, il potere e la forza dell'uomo.
Così come il signore e padre, ovvero sommo Dio, è
il creatore degli dei celesti, così l'uomo è l'artefice
di quegli dei che si trovano nei templi, soddisfatti della vicinanza
con gli uomini, e non solo ne è illuminato, ma anche
li illumina, e non solo si avvicina a Dio, ma anche crea gli
dei. Ti meravigli, Asclepio, oppure, come la maggioranza, sei
diffidente? |
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13 - Confundor, o Trismegiste, sed tuis uerbis
libenter adsensus felicissimum hominem iudico, qui
15 sit tantam felicitatem consecutus.
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| "Sono confuso, Trismegisto, ma poiché mi fido
volentieri delle tue parole, considero l'uomo felicissimo, dal
momento che ha ottenuto una tale felicità". |
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16 - nec inmerito miraculo dignus est, qui est
omnium maximus. deorum genus omnium confes-
sione manifestum est de mundissima parte naturae
esse prognatum signaque eorum sola quasi capita
20 pro omnibus esse. species uero deorum, quas con-
format humanitas, ex utraque natura conformatae
sunt; ex diuina, quae est purior multoque diuinior,
p326 et ex ea, quae intra homines est, id est ex materia,
qua fuerint fabricatae, et non solum capitibus solis
sed membris omnibus totoque corpore figurantur.
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| "Non senza ragione è degno di essere visto con
ammirazione ciò che è la più grande di
tutte le cose. Tutti sono daccordo nel sostenere che il genere
degli dei è stato generato dalla parte più pura
della natura e che le loro immagini visibili sono le loro teste
anziché tutto il resto. Invece le specie degli dei che
vengono formate dagli uomini, sono composte di entrambe le nature:
quella divina, che è più pura e molto più
divina, e quella che è presso gli uomini, cioè
la materia, con cui sono state fabbricate; esse sono raffigurate
con tutte le membra e tutto il corpo e non soltanto con la testa.
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4 ita humanitas semper memor naturae et originis
5 suae in illa diuinitatis imitatione perseuerat, ut,
sicuti pater ac dominus, ut sui similes essent, deos
fecit aeternos, ita humanitas deos suos ex sui uultus
similitudine figuraret.
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| In questo modo l'umanità, sempre memore della propria
natura e origine, continua a imitare la natura divina, in modo
che, come il signore e padre fece gli dei eterni cosicché
fossero simili a lui, così l'umanità si raffigura
i suoi dei in base al proprio volto. |
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§24
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9 - Statuas dicis, o Trismegiste?
10 - Statuas, o Asclepi. uidisne, quatenus tu ipse
diffidis? statuas animatas sensu et spiritu plenas
tantaque facientes et talia, statuas futurorum praes-
cias eaque sorte, uate, somniis multisque aliis rebus
praedicentes, inbecillitates hominibus facientes eas-
15 que curantes, tristitiam laetitiamque pro meritis.
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"Parli delle statue, Trismegisto?"
"Esattamente, Asclepio. Vedi che anche tu sei incredulo?
Mi riferisco alle statue animate dalla sensazione e piene di
spirito, in grado di fare tali e tanti prodigi; statue che predicono
il futuro mediante la sorte, il vaticinio, i sogni e in molti
altri modi; statue che inducono negli uomini malattie oppure
le curano, e che dispensano felicità o tristezza in base
ai loro meriti.
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§37
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p.347
5 iterum ad hominem rationemque redeamus, ex
quo diuino dono homo animal dictum est rationale.
minus enim miranda, etsi miranda sunt, quae de
homine dicta sunt; omnium enim mirabilium uin-
cit admirationem, quod homo diunam potuit inue-
10 nire naturam eamque efficere. quoniam ergo proaui
nostri multum errabant circa deorum rationem in-
creduli et non animadvertentes ad cultum religio-
nemque diuinam, inuenerunt artem qua efficerent
deos. cui inuentae adiunxerunt uirtutem de mundi
15 natura conueninetem eamque miscentes, quoniam
animas facere non poterant, euocantes animas dae-
monum uel angelorum eas indiderunt imaginibus
sanctis diuinisque mysteriis, per quas idola et bene
faciendi et male uires habere potuissent.
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| Ma torniamo a parlare dell'uomo e della ragione,
che è il dono divino grazie al quale l'uomo è
detto essere animale razionale. Rispetto a quelle che sto per
dire, le cose dette finora per quanto mirabili, lo sono di meno;
infatti supera la meraviglia generata da tutto ciò che
è degno di ammirazione il fatto che l'uomo sia in grado
di scoprire quale sia la natura degli dei e di riprodurla. Ci
fu dunque un tempo in cui i nostri avi, che si erano sbagliati
di molto circa la natura degli dei e non si dedicavano al loro
culto e alla loro religione, scoprirono l'arte di crearli. Dopo
tale scoperta aggiunsero un'opportuna virtù ricavata
dalla natura del mondo e ve la mescolarono; e poiché non
erano in grado di creare anime, evocarono quelle di demoni o
di angeli e le collocarono nelle immagini grazie a santi e divini
misteri, in modo che così gli idoli potessero avere la
forza di fare del bene o del male. |
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20 auus enim tuus, Asclepi, medicinae primus inuen-
tor, cui templum consecratum est in monte Lybiae
circa litus crocodillorum, in quo eius iacet munda-
nus homo, ide est corpus (reliquus enim uel potius
totus, si est homo totus in sensu uitae, melior re-
p348 meauit in caelum), omnia etiamnunc hominibis
adiumenta praestans infirmis numine nunc suo, quae
ante solet medicinae arte praebere. hermes, cuius
auitum nihi nomen est, nonne in sibi cognomine
5 patria consistens omnes mortales undique uenintes
adiuuat atque conservat? Isin uero Osiris quam
multa bona praestare propitiam, quantis obesse sci-
mus est irasci! terrenis enim diis atque mundanis
facile est irasci, utpote qui sint ab hominibus ex
10 utraque natura facti atque compositi. unde contigit
ab Aegyptiis haec sanctae imagines (1) nuncupari coli-
que per singulas ciuitates eorum animas, quorum
sunt consacratae uiuentes, ita ut et eorum legibus
incolantur et eorum nominibus nuncupentur: per
15 hanc causam, o Asclepi, quod aliis quae colenda
uidentur, ac propterea bellis se lacessere Aegyptio-
rum solent ciuitates.
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| "Infatti, Asclepio, il tuo avo, primo inventore
della medicina, a cui è consacrato un tempio sui monti
della Libia vicino alla riva dei coccodrilli dove giace l'uomo
mondano, cioè il corpo (infatti il resto, o meglio il
tutto di lui, se è vero che la totalità dell'uomo
consiste nel senso della vita, se ne è tornato più
felice in cielo), anche adesso presta ogni genere di aiuto agli
infermi grazie al suo potere divino, così come faceva
un tempo grazie all'arte della medicina. Hermes, di cui io porto
il nome avito, non aiuta e protegge forse tutti i mortali che
giungono da ogni luogo presso la sua patria a cui ha dato il
nome e in cui risiede? E Iside, la sposa di Osiride: ben sappiamo
quali beni può offrire se è propizia e quali mali
se è irata! Infatti gli dei terresti e mondani sono facili
all'ira, poiché sono stati fatti dagli uomini e composti
di entrabe le nature. Perciò gli egiziani considerano
ufficialmente sacre queste immagini e venerano in ogni città
le anime di quelli che sono stati consacrati in vita, in modo
che tali città seguono le loro leggi e portano i loro
nomi. Per questo motivo, Asclepio, le città egiziane sono
solite farsi guerra, perché per alcune certi dei sono
da adorare e venerare, mentre per altre no." |
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§38
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19 - Et horum, o Trismegiste, deorum, qui
terreni habentur, cuiusmodi est qualitas?
- Constat, o Asclepi, de herbis de lapidibus et
p349 de aromatibus diuinitatis naturalem uim in se
habentibus. et propter hanc causam sacrificiis fre-
quentibus oblectantur, hymnis et laudibus et dulcis-
simis sonis in modum caelestis harmoniae consi-
5 nentibus, ut illud, quod celeste est, coelesti usu(2)
et frequentatione inlectum in idola possit laetum,
humanitatis patiens, longa durare per tempora. sic
deorum fictor est homo.
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"Ma Trismegisto, che qualità hanno
questi dei che che sono detti terrestri? "
"E' costituita, Asclepio, da erbe, da pietre e da aromi
che possiedono in sé stessi il potere naturale della
divinità. E se si cerca di rallegrarli con numerosi sacrifici,
e con inni, lodi e dolcissimi suoni che sono in accordo con
l'armonia del cielo, è perchè il loro essere celeste
che è stato introdotto nell'idolo grazie a ripetuti rituali
celesti, possa sopportare lietamente la sua permanenza fra gli
uomini e rimanerci per lungo tempo. In questo modo l'uomo fabbrica
gli dei."
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Apparato
(1)
sancta animalia CH.
Il termine 'animalia', potrebbe essere dovuto a un errore del
traduttore latino davanti al termine ,
che notoriamente in greco può significare tanto 'animali'
che 'immagini' o 'dipinti', non necessariamente raffiguranti
animali (Aristotele, fra l'altro, usa proprio questo termine
come tipico esempio di omonimia, Cat. 1, 1a 1-6). Questa
congettura è confermata dal fatto che nel testo precedente
non si fa mai accenno esplicitamente a statue di animali, ma
a statue in generale, in certi casi necessariamente antropomorfe,
come quella dell'antenato di Asclepio.
(2)
coelesti usu Op. Omn.: caelestius CH.
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