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Elenco dei testi ermetici
Si è comunemente d'accordo nel
distinguere gli scritti ermetici in due generi di lettteratura: uno
magico-operativo e uno filosofico-speculativo-teologico. Quanto questa
distinzione sia legittima è questione alquanto controversa,
poiché si fonda su una serie di pregiudizi, quali ad esempio
la distinzione fra magia e religione o quella fra mentalità
logica e prelogica.
A proporla fu Scott (SCOTT
I, 1) e in modo molto deciso, ma già Festugière, apre la sua
Révélation (FESTUGIÈRE
1944-54) con la trattazione della magia, dell'astrologia e delle
scienze occulte ermetiche, evidentemente sentita come essenziale per
la comprensione dei testi ermetici filosofici. Frances Yates dichiara
esplicitamente che "è impossibile tenere distinti questi
due temi" (YATES
1964, 59), e tutti gli studiosi attuali sembrano concordare.
Qui la distinzione viene mantenuta per semplice esigenza di classificazione,
e senza alcun impegno circa la sua portata filosofica.
Scritti magico-operativi
Astrologia
- Il più testo astrologico attribuito a Ermete è
il Liber Hermetis Trismegisti, traduzione latina di un
originale greco risalente probabilmente al III sec. a.C.
- Vi è poi una serie di Opuscola minori e di vario
argomento, descritti in dettaglio in FESTUGIÈRE
1944-54 I, 109-112.
- Infine rientrano in questo ambito una serie di trattati di "iatromatematica",
cioè di medicina astrologica, e di botanica astrologica.
Magia
- Testo propriamente magico è il Cyranides, scritto
in greco e di cui esiste una traduzone latina.
- Il cosiddetto Libro arcaico, almeno in parte fonte del
Cyranides, ma di cui si hanno solo poche testimonianze.
- Una serie variegata di srittti, ora raccolti nel Corpus dei
papiri greci magici, e databili fra II-IV sec. d.C. Alcuni titoli
pervenutici sono: Pterix, l'Anello di Hermes, De
XV stellis, herbis, lapidibus et figuris.
Alchimia
- Una serie di frammenti, riportati da vari autori fra cui Zosimo,
Sinesio e Olimpiodoro, riconducibili al IV sec. d. C.
Scritti filosofico-speculativo-teologici
- In questo ambito l'opera principale è il Corpus hermeticum,
un'insieme di 17 trattati, di età variabile dal II al III
sec. d.C. ma raccolti in tempi successivi; essi sono:
- I - Discorso di Ermete Trismegisto: Poimandres
- II - Senza titolo. Il testo pervenutoci sta al posto di
un trattato che doveva chiamarsi Discorso universale di
Ermete a Tat
- III - Discorso sacro di Ermete
- IV - Discorso di Ermete a Tat: il cratere, o la monade
- V - Discorso di Ermete al figlio Tat: Dio è allo
stesso tempo invisibile e il più visibile
- VI - Il Bene esiste solo in Dio e in nessun altro luogo
- VII - Il male maggiore fra gli uomini è l'ignoranza
di Dio
- VIII - Niente di ciò che è perisce, bensì
sbagliamo a ritenere che i cambiambiamenti siano distruzione
e morte
- IX - L'intellezione e la sensazione
- X - Discorso di Ermete Trismegisto: la chiave
- XI - L'intelletto a Ermete
- XII - Ermete Trismegisto a Tat sull'intelletto comune
- XIII - Ermete Trismegisto al figlio Tat: discorso segreto
sulla montagna, relativo alla rigenerazione e alla regola
del silenzio
- XIV - Lettera di Ermete Trismegiso ad Asclepio: sii saggio
- XV - Mancante. Nell'edizione di Flussas (1574), questi aveva
aggiunto un estratto da Suda ai tre estratti da Stobeo che
Turnèbe (1554) aveva posto dopo il XIV facendone un
trattato separato, appunto il XV
- XVI - Asclepio al re Ammone: definizioni
- XVII - Senza titolo
- XVIII - Gli impedimenti all'anima prodotti dalle affezioni
del corpo
- L'Asclepius
o Sermo perfectus (in greco Logos teleios), traduzione
latina di un originale greco perduto (esclusi alcuni passi citati
da Lattanzio, Lido e altri autori, o presenti in traduzione copta
su testi provenienti dalla biblioteca di Nag Hammadi in Egitto;
di esso si parla estesamente in questo lavoro;
- Frammenti riportati da Stobeo e altri autori pagani e cristiani,
in particolare La pupilla del cosmo;
- Discorso sull'Ogdoade e l'Enneade, in traduzione copta
proveniente dalla biblioteca di Nag Hammadi (MAHÉ
1978-82 I, 88);
- Definizioni di Ermete Trismegisto ad Asclepio: traduzione
armena di originale greco risalente al I sec. d.C. (MAHÉ
1978-82, II, 355-406).
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