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I Fabbricanti di Dei: Marsilio Ficino e la magia dell'Asclepius
Versione 3.0 - © Michele Gianni - Firenze, Pisa 1995-2001

Copertina
Presentazione

Ermete Trismegisto e i testi ermetici

L'Asclepius
Come fabbricare divinità
La magia di Marsilio Ficino
Bibliografia

 

 

Tipologia e storia degli scritti ermetici

Con l'espressione 'scritti ermetici' si designa un insieme di testi eterogenei e di valore diseguale, accomunati dalla loro attribuzione a Ermete Trismegisto più che da una vera uniformità di dottrine.

Il periodo di composizione dei testi a noi pervenuti si colloca fra il I e il III sec. d.C., ma prima della loro datazione su base filologica operata da Isaac Casaubon (De rebus sacris et ecclesiasticis exercitationes XVI, 1614, Esec. I, 10, p. 70 sgg), si è sempre ritenuto che fossero antichissimi, opera appunto di quell'Ermete Trismegisto contemporaneo o precursore di Mosè, il più grande filosofo e saggio egiziano.

Per Giamblico

gli scritti attribuiti a Hermes contengono dottrine ermetiche che sono spesso esposte in termini filosofici in quanto tradotte dall'egiziano da studiosi dediti alla filosofia. (De Mysteriis, 265, 13-17).
Questa tesi è quella che si impone successivamente, anche se con alterne valutazioni: Lattanzio considera gli scritti ermetici come un testo profetico e santo che precorre il cristianesimo, mentre S. Agostino condanna con veemenza le pratiche magiche che vi sono contenute, ma nessuno mette in dubbio la loro origine e la loro autorità. Peraltro, proprio alle tesi di Lattanzio, sulla natura profetica degli scritti ermetici, si deve probabilmente buona parte del successo, dell'entusiasmo e della venerazione con cui essi vennero accolti, letti e citati nel Rinascimento.

Quando nel 1460 Leonardo da Pistoia porta a Firenze il manoscritto contenente quattordici trattati ermetici, Marsilio Ficino si impegna immediatamente alla loro traduzione, anteponendoli addirittura a quella degli scritti di Platone.

Poi, non appena la traduzione ficiniana comincia a circolare, l'interesse per gli scritti ermetici cresce a dismisura. Ermete Trismegisto diventa l'autorità per antonomasia, ispiratore di tutto il pensiero filosofico e teologico noto, da Pitagora ai profeti della Bibbia.

Naturalmente l'atteggiamento della Chiesa si rivela più cauto e meno entusiastico, quando non addirittura repressivo; non a caso, se molti studiosi rinascimentali vedono le opere di Ermete in accordo con la rivelazione cristiana, ci sono altri che si rendono ben conto delle differenze e proprio per questo finiscono per preferire l'antica buona religione egiziana di Ermete al corrotto, sia dal punto di vista teologico che etico, cristianesimo: emblematico per tutti il caso di Giordano Bruno, che pagherà con la vita il suo tentativo di restaurare l'antica religione.

Come si è detto, è Isaac Casaubon che distrugge il mito dell'antichità degli scritti ermetici, anche se, si badi bene, non quella di Ermete stesso. Il suo argomento si limita a sostenere che, se anche Ermete Trismegisto è l'antico saggio egiziano precedente Mosè, non può essere lui l'autore dei testi a lui comunemente attribuiti.

Sostanzialmente egli rileva che negli scritti ermetici vengono nominati eventi e persone tutt'altro che antichi, e che lo stile della lingua in essi usata è posteriore al periodo classico.

Frances Yates (YATES 1964, 429 sgg.) considera la rivelazione di Casaubon un evento fondamentale, se non addirittura epocale, ma ella stessa rileva che furono molti coloro che, o per ignoranza dell'opera di Casaubon o per consapevole rifiuto, continuarono a mantenere le loro credenze circa l'antichità degli scritti ermetici.

Certo è che da quel momento fu sempre più difficile per i sostenitori della magia naturale, come Robert Fludd e i fantomatici Rosa-Croce, sostenere le loro tesi, mentre i loro avversari, per esempio Marsenne e Gassendi, potevano appoggiare i loro attacchi sulla falsità dell'antichità degli scritti ermetici.

Come si sa, da questo scontro i seguaci del'ermetismo sono usciti sconfitti. Lo stesso nascere del movimento rosacrociano come entità programmaticamente segreta ne è una chiara testimonianza.
Solo nel nostro secolo si è assistito a una ripresa di interesse su questo argomento, culminato con l'opera monumentale di Festugière, La Révélation d'Hermes Trismégiste (FESTUGIÈRE 1950-54).

I vari studiosi che si sono occupati degli scritti ermetici sono riusciti a mettere in evidenza la molteplicità di influenze che hanno dato vita a tale letteratura: platonismo, stoicismo, gnosticismo, manicheismo, cristianesimo, e anche la cultura iranica, ma solo di recente si è iniziato a scoprire che esiste una notevole componente egiziana.
I riferimenti continui alla religione e alla civiltà egizie, si stanno rivelando qualcosa di più che non un mero espediente coreografico adottatto dagli originari estensori dei testi ermetici per conferire prestigio alle loro opere (v. IVERSEN 1984, FOWDEN 1986) e recentemente KINGSLEY 1993).

La mia opinione è che almeno alcuni degli scritti ermetici siano la risposta di intellettuali pagani alla sempre più attiva e vincente offensiva cristiana. Se questo è il caso, non stupisce che essi abbiano fatto appello a vere dottrine di origine egiziana, mescolandole spesso confusamente con altre di varia origine religiosa e filosofica.

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