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I Fabbricanti di Dei: Marsilio Ficino e la magia dell'Asclepius
Versione 3.0 - © Michele Gianni - Firenze, Pisa 1995-2001

Copertina
Presentazione

Ermete Trismegisto e i testi ermetici

L'Asclepius
Come fabbricare divinità
La magia di Marsilio Ficino
Bibliografia

 

 

Chi è Ermete

Il nome 'Ermete Trismegisto' designa l'autore fittizio di una serie di testi di natura molto varia e dedicati a temi che vanno dalle pratiche magiche e astrologiche alle speculazioni filosofiche e teologiche.

Si tratta di testi redatti originariamente in lingua greca e di periodo ellenistico, ma che fanno mostra di una coreografia egiziana antica, poiché pretendono di rivelare la perduta sapienza di quella civiltà, sia essa orientata alla magia, alla religione o alla speculazione filosofica. A tali documenti ci si riferisce genericamente con l'espressione 'scritti ermetici'.

La figura di Ermete Trismegisto è il frutto di un'elaborata sintesi del dio greco Hermes e dell'egiziano Thoth.

Platone, in due diversi testi, ci parla di loro: Hermes è

dio interprete, messaggero, ladro, ingannevole nei discorsi e pratico degli affari, in quanto esperto nell'uso della parola; suo figlio è il logos (Pl. Crat. 407e-408d),
mentre di Thoth ci racconta:
Ho sentito dire che Naukratis, in Egitto, era sede di uno degli antichi dei di quel paese, quello il cui uccello sacro è l'ibis e che si chiama Theuth. Fu lui a inventare i numeri, l'aritmetica, la geometria e l'astronomia, e anche il gioco delle pedine e quello dei dadi, ma soprattutto la scrittura. (Pl. Phaedr. 274c-275b.)
Dati i caratteri delle due divinità è evidente come ben si prestassero a un'operazione sincretistica.

Per quanto non sia possibile stabilire con certezza il periodo in cui si attua l'identificazione di Hermes con Thoth, è certo che nel I secolo a.C: essa è un dato di fatto; anzi, deve essere giunta a un tale livello di elaborazione combinatoria, da avere prodotto molti frutti, tipicamente non del tutto coerenti. Cicerone elenca ben cinque personaggi che si chiamano Mercurio (il nome latino per Hermes), di cui il quinto è quello propriamente identificato con Thoth:

Il primo Mercurio ha come padre il Cielo e come madre il Giorno; viene rappresentato in stato di eccitazione erotica dovuta alla vista di Proserpina. Un altro è il figlio di Valente e Foronide; questo è il Mercurio otterraneo, identificato con Trofonio. Il terzo, figlio del terzo Giove e di Maia, viene riportato dalle leggende come padre insieme a Penelope di Pan. Il quarto ha come padre il Nilo e gli egiziani ritengono che sia empio nominarlo. Il quinto, che è adorato dalla gente di Feneus, si dice che abbia ucciso Argo e quindi se ne sia fuggito in Egitto, dove dette agli egiziani le leggi e la scrittura. Gli egiziani lo chiamano Theuth, che è anche il nome del primo mese dell'anno secondo il loro calendario. (Cic. De natura deorum III, 22, 56).
Accanto a questa proliferazione della figura sacra di Mercurio-Hermes, esiste anche una tendenza a considerarlo originariamente umano.
Platone ad esempio mostra almeno dei dubbi sulla natura di Thoth quando sostiene:
Poiché un dio o un uomo divino si rese conto che la voce è infinitamente molteplice (in Egitto vi è una leggenda che narra che questi fu Theuth)... (Pl., Filebo, 18b).

Siamo di fronte dunque a una figura multiforme, che da un lato accomuna divinità di diversa origine e dall'altro si pone a metà strada fra il piano divino e quello umano, coerentemente del resto con il ruolo originario di Hermes mediatore, luogotente, faccendiere degli dei presso gli uomini.

Tuttavia l'ambiguità di un essere in parte divino e in parte umano, per quanto attraente da certi punti di vista, dovette essere avvertita come problematica, se è vero che a un certo momento si fa strada nella letteratura ermetica la teoria dell'esistenza di due Ermeti, entrambi egiziani: il primo identificato con Thoth e il secondo con un suo discendente.
Nell'Asclepio Ermete Trismegisto parla del suo avo:

Hermes, di cui io porto il nome avito, non aiuta e protegge forse tutti i mortali che giungono da ogni luogo presso la sua patria a cui ha dato il nome e in cui risiede? (Asclepius, §37).
Abbiamo quindi un Ermete Trismegisto umano, o semidio, che è discendente e portatore della parola del suo antenato divino. Questo stratagemma narrativo raggiunge anche l'importante obbiettivo di risolvere un problema molto rilevante dal punto di vista magico religioso: come poteva mantenersi la sacralità della parola di Thoth, espressa in egiziano, una volta che questa veniva tradotta in greco? Nessuno meglio del discendente diretto era in grado di garantire l'efficacia dell'operazione (FOWDEN 1986, 29-31).

NOTE

Cicerone, De natura deorum III, 22, 56.
Mercurius unus Caelo patre Die matre natus, cuius obscenius excitata natura traditur quod aspectu Proserpinae commotus sit, alter Valentis et Phoronidis filius is qui sub terris habetur idem Trophonius, tertius Iove tertio natus et Maia, ex quo et Penelopa Pananatum ferunt, quartus Nilo patre, quem Aegyptii nefas habent nominare, quintus quem colunt Pheneatae, qui Argum dicitur interemisse ob eamque causam Aegyptum profugisse atque Aegyptiis leges et litteras tradidisse: hunc Aegyptii Theuth appellant, eodemque nomine anni primus mensis apud eos vocatur.

Feneus: località dell'Arcadia, dove esisteva un noto culto di Hermes.

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