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Maria Grazia Tundo

Saggi e scritture

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SAGGI

Lo spazio del cinema: specchio di vita

Il nero virtuale. Topografie del desiderio in rete: le chat rooms

La riscrittura della fiabe: La camera di sangue di Angela Carter

Scrittura letteraria, genere e costruzioni della differenza. Il narrare in Angela Carter (Tesi di dottorato)

L'impossibilità dell'autobiografia.L'amant di Marguerite Duras

Estraneità e parola. Simultan di Ingeborg Bachmann

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Le voci dell'in-concepibile nel sogno di una scrittura: Frankenstein di Mary W. Shelley

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Maria Grazia Tundo 1999

 



Ordine degli Psicologi di Puglia
Seminario di studio su cinema e psicoanalisi (II edizione)
«Adolescenza: età dell’inquietudine»
10 gennaio 2005 – Bari

Lo spazio del cinema: specchio di vita 

Specchio
Sono d'argento e rigoroso. Non ho preconcetti.
Quello che vedo lo ingoio all'istante
Così com'è, non velato da amore o avversione.
Non sono crudele, sono solo veritiero-
L'occhio di un piccolo dio, quadrangolare.
Passo molte ore a meditare sulla parete di fronte
E' rosa e macchiettata.
La guardo da tanto tempo
che credo faccia parte del mio cuore. Ma c'è e non c'è.
Facce e buio ci separano ripetutamente.

 Ora io sono un lago. Una donna si china su di me.
Cercando nella mia distesa ciò che essa è veramente.
Poi si volge alle candele o alla luna, quelle bugiarde.
Io vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.
Mi ricompensa con lacrime e un agitare di mani.
Sono importante per lei. Anche lei va e viene.
Ogni mattina il suo viso si alterna all'oscurità.
In me ha annegato una ragazza e in me una vecchia sale
verso di lei giorno dopo giorno come un pesce tremendo.

Sylvia Plath, Opere, Milano, Mondadori, 2002. Trad. di Anna Ravano

Ogni specchio, per quanto piano sia, dissimula il suo essere, in qualche modo, deformante; in ogni suo riflesso si cela ed implode una rifrazione.

Ogni specchio ha un fondo oscuro in cui dimora l’inquietante alterità che frantuma la permanenza dell’io, lo interroga sulle sue maschere, mette in processo la soggettività riverberando la sua zona d’ombra.

In ogni specchio la realtà si riveste di intermittenze, lati invisibili, appare e scompare, ogni volta ridisegnata dai volti e celata dall’oscurità delle notti. Si allontana ricordandoci ogni istante l’instabilità del reale.

Ogni specchio interroga il tempo: passato, presente e futuro sono inestricabilmente congiunti in ogni sguardo che sulla sua superficie si sofferma, anche per un attimo. Chi sono? Chi sono stato? Chi sarò? E gli altri di me cosa vedono? Ogni segno sulla pelle, il più impercettibile, assume la densità di una cicatrice, traccia di storie che quel corpo hanno inciso, indizi da scrutare per una comprensione desiderata e impossibile.

Ogni specchio ha in sé l’incanto della distanza in cui l’identità subisce una trasformazione radicale: l’io si trasforma in un altro, nel suo “doppio” mortifero o giubilatorio [...].

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© Maria Grazia Tundo  2005