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La Capra Amaltheia

 

(secondo l’Apoteosi di Radamanto a Festo e il suo Sarcofago ad Haghia Triada)

MGCorsini, 12 dicembre 2006. Tutti i diritti riservati

 

Apotheosis of Rhadamanthys, side A:

ma-ka-rya da(y)-mon la-wry-y-py-py-ty-sy ma-ka-rya Y-so-nya da(y)-mon-ty-sy ty-ke(r)-on so-te(y)-ra-ky py-ra-po(r)-to-py-ty-sy Ke(r)-on-ty-sy DA(Y)-ray ra-nya-rya-ze(y)-py-sy Ke(r)-on-ty-sy nya-dyo la-wry-y-py-py-ty-sy Ke(r)-on-ty-sy DA(Y)-ray ra-nya-rya-ze(y)-py-sy ne-kro Ma-nya-por-ty-sy de(y)-mn°-wy-da(y) y-so-wy-ty-sy   y-ke(r)-on [sph]-ra-ky-ty-sy ey-ro-py-ty-de(y)-ya-py dyo-mn°-se-ty-sy ste-ny-NY De(y)-ya-NY ty-mn°-wo Ra-da(y)-mon-ty-sy.

makaria daimon lawryiphi pitys, makaria Isonoia, daimon t’ēs thēkôn, soteira kē  pēra-pontou-pithyos. Kreiontis MEGArē rh’aniarizeiphi soi, Kreiontis naiadiō lawryiphi pitysi, Kreiontis MEGArē rh’aniarizeiphi soi nekron. Maniaportēs, dēmôn owidae isowithyos woikon, sphragistheis  Eyrōpē tithēphi; dio mnēstheis sthenei-NIDA  Theîa-NIDA thymenos ho Rhadamanthys. 

Blissful lady double-axes pole, blissful Isonoia, lady of the larnakes and protrectress of the last Travel bag pithos. The doughter of Creon (/Ay) Megara (/Nefertiti) consecrate there to You, the doughter of Creon in the temple of the double-axes poles, the doughter of Creon Megara consecrate there to You the dead. The Illustrious Deceased was expert in the uniforming with equity the national law of the peoples. Your renowned Rhadamanthys has been committed in  nursery to Europe  (/Mutemuya), so he has been married to the strong (Nida)  (Amal)theîa-Nida.

Side B:

De(y)-ya ZE(Y)-nya-ste-ny de(y)-nya-y-ky-sy de(y)-ra-kro-wa-ko Ey-de(y)-me-ny-yo wo-ra-nya-DE(Y) De(y)-ya-DE(Y) y-ra-DE(Y) ZE(Y)-nya-ste-py  Ey-de(y)-me-ny-yo   De(y)-ya-NY mon-ey-ny Ey-de(y)-me-ny DA(Y)-py-ko-SY(R) dyo-kro-por-y-ky DA(Y)-dyo-ny ra-to-sa y-ry-wo-WO(Y)-NY da(y)-ma-ze(y)-py mn°-me-ke(r)-SY(R)  y-mn°-de(y) ZE(Y)-a-wry-yo Ra-da(y)-mon-de(y)-pel dyo-kro-da(y)-mon Ta-ra-nya-sa ty-ry-wo-dyo py-ze(y)-yo Pa-nya-wry-sy y-de(y)-ya-py de(y)-mn°-yo-ty-sy.

(Amal)theîa NEAniasthenē, theinē aix d’eyrakrou bagoû Eidemenēyo. ourania-*THĒLEIA (Amal)theîa-*THĒLEIA  hira-*THĒLEIA NEAniasthenphi.  Eidemenēyo (Amal)theîa-NIDA   moneynē  Eidemenē, MEGALĒS-phēgoû-SYRIOS dikrophorikē MEGALOIN-dyoîn  rhantousa, hirēiō WOIKŌ-NIDA, damazeiphi mnēmā aige-SYRIOS. hymnodei NĒI-awriyo Ra daimonos de hyper dikrodaimonos Taranias. thyrēn hodoio piezei ho Phaniawrēs ideiaphi deimonoio tês.

To (Amal)theîa strength of the youth, holy goat of the highest king Idomeneus (“Son of Eidomene”, Amenophis IV); to the heavenly (Nurse) (Amal)theîa (Nurse), holy Nurse of the strenght in his youth; Idomeneus, to (Amal)theîa-Nida,  to the monogamous Eidomene (/Tiye), sprinkled the two high poles of the big oriental beech born by the double horns, in the sanctuary of Nida, kills by the tomb two oriental male goats. He sings then a hymn  to the ship of the morning of the god Ra, that about the goddess of the double horns Tarania. The entrance door (of the tomb) imprints Phaniawres with the symbols of her tremendous mind.

Theia è il nome originario o abbreviato di quella che conosciamo (anche) col nome di Amaltheia, la divina capra che allattò  Zeus nell’Antro dell’Ida. Dunque i faraoni morti e divinizzati sono associati alle loro madri (ovviamente premorte) divinizzate assimilate ad Amalthea, che allattò non a caso il sommo dio, come loro una volta morti diventano sommi dèi. (Si noterà che, convenzioni a parte, sul Sarcofago è meglio identificata la bianca Nefertiti della nera Tiye) L’etimologia di Amaltheia (per  Esichio ámala è la nave) potrebbe essere “nave divina”, ed un collegamento con la nave sarebbe confermato dall’altro suo epiteto di Tarania, nota dal sanscrito, dove è la  nave che conduce ai Campi Elisi. E’ anche la nave che esce in mare nella buona stagione e cioè quando la natura si risveglia, dunque delle messi.

 

Sigillo da Mochlos con la dea Amalthea sulla sua nave

 

Sigillo dalla città bassa di Tirinto

Nel sigillo in basso abbiamo delle ninfe con la  vitina da ape Melissa derivate dall’egizia dea ippopotamo Thueris (Ta-Urt) preposta ai parti e all’allattamento.   Anche in questo sigillo le ninfe nutrici o Ilizie al servizio di Amalthea sul trono sono connesse con le messi e col risveglio della natura.

Probabilmente (anche se pure nella grotta di Kamares si ebbe un culto analogo) è nell’Antro dell’Ida che guarda dalla parte di Cnosso che dobbiamo situare i rituali relativi e ciò perché la tradizione ha fatto riferimento in modo particolare a questo luogo di culto. Inoltre qui era anche la cosiddetta tomba di Zeus altrettanto nota (ma un ipogeo mi è noto anche nella grotta dell’Ilizia presso Amniso e dunque forse v’era anche a Kamares e in tutti gli antri relativi a questo stesso culto). In sostanza, aggiornando quanto ritengo a proposito dei funerali di Radamanto, v’è da ritenere che il Sarcofago di Radamanto fosse in origine collocato nell’Antro dell’Ida dove si svolse (anche nel santuario all’aperto antistante) tutta la cerimonia  legata al centro religioso di Festo (anche se il centro politico s’era già trasferito verisimilmente ad Haghia Triada), dove infatti fu collocata a ricordo l’Apoteosi di Radamanto. In età successiva, con l’arrivo a Creta dei Micenei, il Sarcofago (e l’Antro stesso)  fu violato e depredato del ricco corredo. Dopo la rivolta dei Minoici e la cacciata dei Micenei da Cnosso e da Creta il Sarcofago fu riutilizzato da un sovrano di Haghia Triada (ora sicuramente il nuovo centro politico-religioso della Mesarà) che si riteneva o magari era anche discendente dei sovrani egizi (Minosse/Yuya, Deucalione/Ay, Idomeneo/Amenofi IV) sull’isola.  Si tenga presente che Ay (1319-1315) regnò come vero e proprio faraone dopo Tutankhamon, il che vuol dire che avrebbe potuto prendere nuovamente il suo nome di Deucalione come re di Creta (anche se questa non faceva più parte dell’impero egizio). Comunque è lecito credere che chi utilizzò la seconda volta il Sarcofago ci stette dentro da morto per davvero e per l’ultima volta dell’utilizzo del Sarcofago stesso.

Eidomenē “ la Forma persiste” (è probabilmente allusione ad Aton, non alla Grande Madre minoica),  Idomeneus “figlio della Forma persistente” (come sopra). Con Tiye e suo figlio Amenofi IV il culto di Aton è palesemente diffuso anche nell’impero oltremare.

Da Il ramo d’oro di Frazer si raccolgono interessanti informazioni riguardo alla Capra nei rituali dei popoli primitivi e in particolare degli antichi Greci. Innanzitutto la capra era più che l’animale sacro ad Atena, la sua incarnazione, come si deduce dall’usanza di raffigurare la dea avvolta nell’egida, la pelle di capra (I Mammut, Newton, p. 538). Il sacrificio una volta all’anno della capra sull’Acropoli indicava non più l’offerta alla dea ma  il sacrificio della stessa dea di cui la capra era l’incarnazione (p. 538-539). Questo come si deduce da quanto Frazer ha scritto qui e altrove era un principio generale, per cui in origine il dio veniva ucciso per il benessere della collettività, per procurargli prosperità o farla uscire dalle carestie. Il sangue e la carne dell’animale incarnazione della divinità veniva sparso e ritualmente mangiato perché il dio dà la vita attraverso se stesso e magicamente attraverso l’animale che lo incarna. Questi rituali possono essere stati originari di Creta ma nelle condizioni in cui ci troviamo nell’Apoteosi di culti riservati a faraoni egizi e alle loro spose reali divinizzati, verisimilmente fino dall’inizio dell’età degli Hyksos, si può ritenere che il rituale abbia origini anche e soprattutto hyksos (popolo nomade in cui la capra ha avuto sicuramente un ruolo importante) ed egizie cosicché val la pena notare che per sottrarlo alla collera di Era, Zeus trasformò Dioniso in capretto, e quando gli dèi ripararono in Egitto per sfuggire all’ira di Tifone, Dioniso fu mutato in capra: « Quando, dunque, i suoi adoratori facevano a pezzi una capra viva, e ne divoravano la carne cruda, ovviamente erano convinti di cibarsi della carne e del sangue del dio. »  (p. 445) Ciò mi consente di aprire una parentesi sul mito di Gesù Cristo creato sui fatti storici della guerra giudaica (su cui ho scritto in La Buona Novella di Satana, sull’altro mio duplice sito). Gli Ebrei deportati a Babilonia vennero senza dubbio a conoscenza del sacrificio umano di un criminale che veniva flagellato e  crocifisso impersonando il dio (p. 645) Qui si trattava di sacrificare un uomo ad immagine e somiglianza di dio. Il falso profeta egiziano (cioè colui che è stato il “Gesù” storico, insieme a Simone di Ghiora e Giovanni di Giscala, il gatto e la volpe dei vangeli, al tempo della guerra giudaica narrata da Giuseppe Flavio) se alla fine fu preso e crocifisso non lo sappiamo, ma certo sappiamo che il romanzesco o mitico che dir si voglia Gesù dei vangeli (fatto nascere allo scoppio  della rivolta di Giuda Galileo sotto Augusto) viene ricalcato non su fatti reali (salvo che il tentativo del falso profeta egiziano di prendere Gerusalemme partì dal Monte degli Olivi) ma sul dio capro espiatorio che dà la vita e prende su di se tutti i peccati del mondo attraverso l’uccisione di una sua controfigura umana. E’ vero che a Gerusalemme tutte le sommosse esplodevano a Pasqua, ma proprio a Pasqua doveva morire necessariamente il dio creatore e della fecondità, frustato (nei riti antichi con scille e rami di fico selvatico   sui genitali, perché qui è la sede della fecondazione e dunque occorreva risvegliare le energie riproduttive)   sbeffeggiato, trattato da re di Carnevale su un’asino con una canna in mano a mo’ di scettro e una corona di spine in testa. Il tipico capro espiatorio delle primitive culture agricole che noi oggi ci portiamo dietro come Fantozzi la sua ruota paleolitica, senza sapere perché (pp. 643-651; i riferimenti a Gesù sono miei, non di Frazer).

 

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