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 dr. M. G. Corsini

 Studi Storico-Archeologici

2006-2007

© Marco Guido Corsini

 

 

marcoguidocorsini@libero.it

 

 

 

 

Sponsorizza questo sito perché dalla decifrazione del Disco di Festo  all’interpretazione dei poemi omerici e dell’Antico e Nuovo Testamento, alla scoperta dell’impero di Atlantide, ho dimostrato che i sedicenti “addetti ai lavori” non lo sono affatto. La Storia, la straordinaria avventura dell’Italia, è una cosa troppo seria per affidarla ad incapaci.

 

 

 

Sono nato a Rocca di Papa (Roma) il 16-5-1954.  A Grottaferrata, allievo di mio padre, ho conseguito la licenza elementare. A Lido di Roma la licenza media, il diploma di liceo classico e la laurea in legge (alla Sapienza di Roma, luglio 1981). La passione per la storia e l’archeologia nacque in me fin dai primi anni vissuti ai Castelli Romani. Ma fu alle medie a Lido di Roma che feci la conoscenza del Disco di Festo sulla base di cattive fotografie e decisi che un giorno l’avrei decifrato. Trasferitomi a Udine per il servizio di leva come sottotenente di artiglieria di stanza alla Caserma Cavarzerani, proprio la prima sera di libera uscita, me ne andai in giro per librerie con alcuni colleghi e mi imbattei in Creta e Micene, un volumone con le ottime foto ingrandite del Disco realizzate da M. Hirmer. Quella sera decise il mio futuro perché, pur laureatomi poi in legge (nel 1981), l’ossessione della decifrazione mi portò fino ad entrare nel documento, in un dialetto greco con agganci col greco dell’Odissea, nel dicembre 1984. Il mondo accademico (a partire dall’Istituto per gli Studi Micenei ed Egeo Anatolici, allora diretto dalla Prof. Anna Sacconi, dove mi recai in un inverno particolarmente gelido sotto la neve e il ghiaccio) fu subito e costantemente irritato dal fatto che mi occupassi di una materia che essi consideravano di loro propria pertinenza non riuscendo però  a cavare un ragno dal buco.

Accortomi che non c’era verso di coinvolgerli nel mio successo facendomi pubblicare su una rivista scientifica, invece di scoraggiarmi e dedicarmi ad altro, gli dichiarai guerra gettandomi a capofitto negli studi storico-linguistici-letterari-archeologici con furore, e poiché già conoscevo latino e greco (studiati al Liceo Classico Anco Marzio di Lido di Roma), e in genere il semitico ebraico e assiro-babilonese, aggredìi l’egizio sulla grammatica del Gardiner, proseguendo con gli studi di linguistica e di tutto di più. Sapevo che erano e rimangono dei palloni gonfiati che stanno a galla solo per la corruzione dei media e dei rispettivi governi, come è evidente  dalla loro mancanza di produzione significativa. Dietro allo squarcio di storia aperto dall’Apoteosi di Radamanto/Amenofi III (il Disco, in greco), dove si parla anche del suo visir Giuda/Minosse, si concretizzava la prima sorpresa e cioè il dominio dell’Egitto su Creta intorno al 1350 a. C. Minosse e Radamanto, primo,  non erano fratelli, secondo, nonostante i loro nomi greci, non erano re di Creta, terzo, non regnavano contemporaneamente ai faraoni egizi sullo stesso ambito del Mediterraneo Orientale, bensì . erano proprio egizi,  un visir più importante del  suo  faraone. Dalle iscrizioni e dipinti nelle tombe dei visir egiziani dello stesso periodo, era l’Egitto a dominare su quest’area, Creta compresa, e non era possibile pensare a due prime donne che si dividessero, pacificamente, il dominio sullo stesso palcoscenico. Dovevo avere una ulteriore sorpresa. Per il momento spiegavo il nome grecizzato col fatto che un sovrano straniero riceve un nome nuovo e della stessa lingua del nuovo popolo su cui regna. Un faraone e un visir egizi su Creta e Micene, che hanno tavolette il Lineare B greche, avrebbero portato nomi greci.  

Nel 2002, risiedendo da anni, come tuttora risiedo, a Civitavecchia, avevo aperto il mio primo sito su Libero.it, e per  l’occasione avevo cominciato ad inserirvi studi su vari argomenti che mi avevano interessato da decenni, dall’Antico e Nuovo Testamento all’Iliade e Odissea, dai documenti etruschi (avevo tradotto praticamente tutto il corpus dei testi etruschi raccolto dal Pallottino a partire dai più lunghi, ma questo è andato tutto perduto nei dischetti wordstar 4; a parte il vocabolario,  poche le iscrizioni veramente importanti, fra cui primeggia in assoluto la Mummia di Zagabria) alla storia della Roma dei re, dal Satyricon a tanti altri argomenti di storia anche medievale, non esclusi il Mostro di Loch Ness o la Sindone, un falso medievale dei Templari, confezionato come presupposto della Liberazione del Santo Sepolcro e della loro istituzione. Devo dire che il grande balzo nella mia vita di studioso è avvenuto proprio a Civitavecchia (la città dove mio padre, di Pistoia, in servizio militare nei genieri conobbe  mia madre), dove, appena arrivato, tenni dei corsi di storia, decifrazione e archeologia a Villa Albani. Il destino voleva che occupandomi di studi differenti e senza un legame apparente, io lavorassi per rendere omaggio alla grandezza bimillenaria della nazione italica (che appare tanto più titanica e gigantesca nel passato quanto nana al presente), distruggendo invece la religione in generale che, nata presso gli Orientali, soprattutto come loro interpretazione della nostra grandezza da dèi  (mentre fummo senz’altro la nazione più atea mai esistita), ci fu rifilata di ritorno e noi la bevemmo come tanti deficienti e fummo anche costretti a subirla per il gioco della politica europea che voleva i Germani, più stupidi di noi, prevalenti, e, passi come ariani, disgraziatamente anche come  cattolici, grazie alla oltretutto effimera meteora di Carlo Magno. Per curioso che possa sembrare, da Atlantide viene sia la Civiltà sia la Religione, tutto. Qui era l’Eden (dio avrebbe impedito   agli Orientali di entrarvi, dopo averli cacciati! Gli Orientali erano indubbiamente quelli di Sumer, quelli fra il Tigri e l’Eufrate, rispetto ai quali noi eravamo ad Occidente), l’albero dei pomi delle Esperidi di cui si sarebbe cibata la prima donna Eva, che non a caso nella tradizione comune mangia la mela. La nostra terra fu da sempre culla della civiltà e con un clima talmente desiderabile che qui era non solo il centro del mondo ma anche il paradiso (= giardino) dove tutti volevano andare dopo morti. Dunque, per quanto possa apparire delirante ciò che affermo, la Civiltà e la Religione siamo noi, la nazione più atea mai esistita prima che ci si stabilisse un Papa religioso a parole e materialista nei fatti; opportunista lui e chi lo sosteneva per regnare sulla divisione dell’Italia.

 

La soluzione dell’apparente anomalia sta nel fatto che i supereroi Titani e Giganti (in realtà nanetti di statura) di Atlantide furono considerati come dèi (elohim)  dai loro ingenui sudditi orientali. Essendo quella romana una società matriarcale sarà più corretto affermare sulla base della tradizione “greca”, che appunto è romana, che le donne-dèe (si direbbe elohòt in ebraico) di Atlantide sposarono gli uomini generando i famosi eroi del tipo di Achille ed Enea. Da un certo punto di vista ai miei occhi di bambino dei Castelli, gli Statunitensi che conobbi da vicino,  che parlavano una lingua affascinante e incomprensibile, erano palesemente evoluti, andavano nello spazio e pilotavano caccia supersonici, facevano lo stesso effetto che ad un suddito orientale vedere gli dèi che venivano da Atlantide. Quella che in origine era semplicemente la lotta fra dinastie politiche dei Titani e Giganti, portata in Oriente dai Romani di Atlantide divenne  una religione sovrappostasi alle precedenti.  Non mi dilungherò su questo argomento che farà parte di un lavoro su questo sito.  Dirò solo che anche più genericamente l’uccisione dell’animale-dio (il dio Toro), da cui nasce tutto, società arte storia, religione, da noi  è documentata da graffiti che risalgono al 30.000 a. C.  ed è  splendidamente rappresentata dalle pitture rupestri di Altamira e Lascaux  intorno al XV-X millenio.           

 

Se un giorno sulla mia lapide scrivessero che ho distrutto le religioni farebbero niente altro che il dovuto:  “ Mise in ridicolo la religione trattandola come la ruota di pietra che Fantozzi, il primo uomo venuto fuori così così, si porta dietro dall’età della pietra come un inutile peso  ma senza sapere perché”. Ma vorrei essere ricordato non solo come distruttore dell’iniquo e obsoleto, bensì anche come costruttore di speranza per il futuro. Prima di tutto della morte non dobbiamo avere paura perché siamo come due prime donne che non possono stare sulla stessa scena. Finché ci siamo noi lei non c’è e quando entra in scena siamo noi ad andar via. Ma questo è nulla a confronto con la vita eterna di cui io vedo l’imminente arrivo. Non la resurrezione dalle ceneri (di chi, di poveri cristi e criste che bruciaste nei righi con cui illuminaste le notti d’Europa e d’America?) dei  ciarlatani cristiani che vendono sogni come i truffatori che nei films del west vendono pozioni miracolose  

Io credo che il sogno di eternità  dei primi uomini  diventerà realtà grazie ai progressi continui della scienza e dell’ingegneria medica.  Ma il vero progresso lo faremo  quando potremo far beneficiare di questo progresso, della vita eterna, anche i già morti. Grazie alla  Macchina del Tempo  nel  futuro  saranno riportati ai tempi “attuali di allora”  e alla vita eterna coloro che lo meriteranno.   Il Giudizio Universale (in tribunale sederanno solo dei grandi saggi di ogni tempo) non sarà fatto come un processo di Norimberga, tutti insieme, ma si ripeterà via via per ciascun individuo, e poiché ovviamente saremo tanti e lo spazio poco, i giudici  non perderanno tempo a valutare i malvagi, lasciati morti nel loro spazio-tempo (la loro occasione l’hanno avuta e se la sono giocata male, peggio per loro),  mentre si riporteranno in vita sia le vittime (anche animali) sia i buoni. Non credo che si salverà un solo prete (anche i sedicenti santi) di quale religione che sia.  

 

La scoperta di un Giuda (Jaehud) su uno scarabeo del matrimonio di Amenofis III e della regina Teye figlia del visir Jaehud/Minosse (Minehud sul Disco) di cui abbiamo al Museo del Cairo la mummia da caucasico composta in modo assolutamente diverso dal modo egizio, mi portò ad approfondire i passi biblici che riguardavano Giuseppe in Egitto. A. Osman identificava Yuya degli “egittologi” con Giuseppe, il visir di Faraone, che possedeva un carro in miniatura il quale rinviava al suo incarico di visir. In realtà dall’approfondimento dei passi biblici relativi (anche e soprattutto grazie alla Storia universale di al-Tabari, annalista, giurisperito e teologo islamico di primo piano) ho scoperto che il visir di Amenophis IV/Ekhnaton (l’eunuco, il Grande d’Egitto), era poi divenuto faraone dopo aver sposato Asenat/Ankhesenaaten (nome atoniano), figlia della bella Nefertiti (vedova di Tutankhaton poi tornato a essere Tutankhamon), insidiata realmente dal losco Giuseppe. Dunque Giuseppe si doveva identificare con Ey, rinnegato adoratore di Aton e che sfasciò l’Egitto che poi il faraone generale Horemhab dovette riportare allo stato precedente con drastiche misure comprendenti gravi pene corporali, compreso il taglio del naso. Se Ey era Giuseppe, allora suo padre (Giuda/Minosse, Yuya) era Abramo. Gli studi veterotestamentari (ho scritto un manuale, vedi su questo stesso sito) mi avrebbero chiarito che Giuda/Minosse e Giuseppe erano legati alla tradizione di Giuda, lo stato del sud, e di questa tradizione si sarebbero serviti gli aronniti, jahveisti, a Gerusalemme dal 400 a. C. Viceversa Giacobbe apparteneva alla più antica tradizione musita di Israele, lo stato del nord, nata sulle orme degli Hyksos e poi dei Cananei. Jahqub era uno dei più antichi faraoni hyksos, calato nel Goshen, ad Awaris, intorno al 1650 a. C. Di lui abbiamo scarabei col suo nome. Ma poi gli Hyksos erano stati cacciati dall’Egitto (e erano tornati in Canaan) dal faraone Ahmose intorno al 1520 a. C. Avevo raccolto tanti piccoli dettagli, di valore e fonti diverse, sul mondo antico. Qualcosa mi diceva che non aveva molto senso affermare che la civiltà veniva da Oriente, anche se, più che altro il modo in cui veniva esposta dagli studiosi, dava questa apparenza. La Mezzaluna fertile! Per poter affermare che stiamo davanti ad una Civiltà occorre ben altro che l’allevamento del bestiame e la coltura dei cereali, la ruota da vasaio, perfino l’invenzione della scrittura, se poi la scrittura è l’arma in mano ad un clero furbo che vive alle spalle dei popoli e li tiene in soggezione con la paura degli dèi (vedi l’Oriente dall’antichità ad oggi, granelli di sabbia col turbante in testa, spazzati dal dio della Tempesta, checché ne sia il nome ufficiale locale). Partendo dall’intuizione che Saul e David erano in realtà due generali Romani/”Filistei” che in età tarda avevano creato piccoli regni personali (avevano legioni di Beniaminiti/Romani di 3000 uomini, 300 carri ferrati, guidati da vessilliferi con la testa di lupo/(volpe si dice sciacallo in ebraico), praticavano la cerimonia del matrimonio col ratto delle danzatrici di Silo come i Romani lo facevano con le Sabine), focalizzai sui Filistei/Pelasgi che tutta una tradizione greco-giudaica depistante aveva fatto propria rubandola a Roma. In realtà sia dalla tradizione di Dionisio d’Alicarnasso che da quella di Apollodoro, emergeva che era Roma la fonte di questa tradizione rubataci. Era l’Italia, non l’Etolia di Apollodoro (la regione più squallida della Grecia), la patria dei Titani e Giganti che avevano dominato dalla Roma prima di Roma cui accenna Dionisio su un impero che andava dalle colonne d’Atlantide o Atlante fino all’Eufrate. Il grifone dei Tirreni sventolava sulle navi del Mare Nostrum ed era riprodotto nei centri di potere romani dalle armi del faraone romano Ahmose a Tebe, alla sala del trono di Cnosso, a Thera, ai centri della Siria-Palestina. Era da Roma capitale di Ausonia (citata come dèa nell’incipit dell’Apoteosi) che le grandi spose reali Creontidi, “dei Patrizi” (Creyan da cui Creonte è  “Potente”,  indeuropeo), partivano alla volta dell’Oriente per trasmettere ai loro mariti, essi pure italiani, la corona regale (ma in effetti essi erano solo i governatori in nome e per conto del senato oligarchico di Roma, i procuratores delle tavolette in Lineare B dei “micenologi”;  il loro decifratore M. Ventris aveva genialmente intuito che le tavolette appartenevano agli Etruschi, diceva lui, che altro non sono che i Tirreni dei greci, ma non nel senso di Etruschi come furbescamente e sciattamente sostenuto dagli antichi Greci, bensì di Romani parlanti greco prima di ogni altro popolo).

 

Erano le Amazzoni romane della Penisola/Chersoneso di quel rinnegato di Diodoro Siculo, erano le donne italiane delle isole sacre (Haunebw delle iscrizioni egizie) dei Tirreni di Esiodo, cioè di Italia, Sardegna e Sicilia (dove tornò Minosse, sulle piste del grande architetto e inventore Dedalo), dove sui morti regnava Radamanto, dove Menelao, altro governatore romano, ha diritto di andare da morto in quanto sposo di Elena, sorella dei nostri Dioscuri che ancora oggi fanno la guardia al Quirinale. Un indizio importante di questa realtà strabiliante per cui proprio noi dominammo sul mondo (attraverso Tebe egizia, Troia, Festo, Cnosso, ecc.) prima dell’Impero Romano mi veniva proprio dall’Apoteosi di Radamanto (il Disco), snobbata dai sedicenti professori di micenologia e greco, dove, curiosamente, era Nefertiti/Megara (non suo marito il faraone Amenophis IV l’eretico) a celebrare cerimonie a Festo  e all’Antro dell’Ida cretese come rappresentante sia del visir Minosse (in qualche modo imparentato con Mutemuia/Europa madre di Radamanto/Amenophis III), dalla cui famiglia essa discendeva e traeva il potere di grande sposa reale, sia del recentemente defunto suocero Radamanto (Amenophis III), anch’esso di origini romane, da cui discendeva suo marito, il degenere Amenophis IV/Ekhnaton. E queste cerimonie di Megara/Nefertiti sono riprodotte figurativamente sul Sarcofago di Radamanto da H. Triada. Ma appunto a partire da Minosse, che sposa una nubiana, Tuya, ed ha una figlia mezzosangue, Teye (sposa di Amenophis III e madre di Ekhnaton), i rapporti con Roma si allentano e ci si avvia alla ribellione dell’Egitto, preda del culto di Aton. Ovviamente a Creta costoro venivano celebrati presso cenotafi in quanto regnanti (fra l’altro) su Creta (la presunta tomba, certo un cenotafio,  di Minosse fu individuata dagli antichi perfino presso Agrigento, dove sarebbe morto dando la caccia a Dedalo), ma le  tombe di Radamanto e Minosse, sepolti vicini come erano vissuti, erano in Egitto, esattamente nella Valle delle Scimmie. Almeno dal 1600 a. C. tutto parte da Roma, la Città Eterna, e parte con la guerra navale contro gli Hyksos e la fondazione di parte della XVII (qui primeggia Tetisheri, Teti la piccola, che finisce col diventare la madre del nostro Achille e dea oracolare a Cere, città dipendente da Roma) e della XVIII dinastia tebane.

Poiché in quel torno  di anni avvenne un cataclisma collegabile alla prima eruzione del Thera, l’Atlantide  fu fatta sparire in questa circostanza mentre fu proprio ora (grazie a questo cataclisma: Stele della Tempesta e verso del Papiro Rhind) che faceva valere la sua straordinaria potenza conquistando Creta e l’Egitto.

Certamente in Oriente Troia fu un caposaldo ancora più antico dove avevamo una potente flotta (spada di Dorak, che risalirebbe addirittura al 2500, con raffigurata sulla lama d’argento una flotta di 17 triremi), che fu anche impiegata per conquistare Creta (dove i palazzi, dal 1800 a. C., sono rivolti verso Roma e Ausonia, centro del potere), e dunque contro gli Hyksos, anche in Egitto. A pensarci bene è tutto già anticipato dalle parole dell’oracolo che invita Enea (che riproduce l’Eneo fondatore di Calidone/Roma) a cercare come sede della sua nuova città la “Grande Madre”,  la Terra da cui tutto partì, compresa la fondazione di Troia. Il Palladio era stato realizzato dalla nostra Athena (Libica) sulle rive del Tritone/Tevere e scagliato da Zeus  (intruso greco) là dove sarebbe sorta Troia. Non Roma filiazione di Troia come volevano i Greci, ma Troia che, pur sorta prima, come Memphi, Biblos e compagnia bella, era poi caduta verso il 2000 a. C. sotto controllo romano per diventare città con prospettive imperialistiche. Destino di Roma è l’Impero sia d’Atlantide che Romano (Dionisio d’Alicarnasso dice addirittura che vi fu una Roma ancora prima della Roma capitale di Atlantide che io ho riportato alla luce). Ma poi Egizi e Ittiti fecero pace contro Roma e Roma scatenò la prima guerra mondiale dell’antichità e le navi dei Tirreni (compresi Sardi e Siculi) e dei loro associati nello stesso Oriente, degli Atlantidi, riversarono, al tempo dei Popoli del mare, le legioni e i carri di ferro in Oriente, cancellando gli Ittiti dalla storia e riducendo l’Egitto ad una “canna rotta”. La devastazione fu così meticolosamente attuata da portare il mondo al collasso del medioevo “ellenico”. Comunque Roma, non i Greci, vinse e si riprese Troia, che era entrata per poco nell’orbita degli Ittiti, e,  se è da credere alla tradizione biblica, il re Salomone  (governatore su Gerusalemme in nome e per conto di Roma) nel X secolo a. C. ,  ogni tre anni riceveva prodotti che provenivano verisimilmente dalle Americhe (oro, argento, avorio, scimmie e uccelli quetzal, i pavoni delle traduzioni protestanti; aggiungo il tabacco, tracce del quale sono state riscontrate nelle mummie egizie), trasportati dalle navi transoceaniche di Tartesso in Spagna (qui e in Sardegna le torri risalgono al 2000 a. C.). Ancora al tempo di Omero, che da bambino udì cantare in greco  le gesta di Romolo da parte dei suoi più giovani compagni di avventura (e nell’episodio di Ettore alle navi riproduce le gesta di Romolo alle Carine, dove prende una sassata in testa presso il Biondo Tevere/Scamandro), il greco, la nostra lingua, era quanto meno compreso da tutti, dato che il Viaggio d’Odisseo (675 a. C.,  celebrante Roma Signora del Mare Nostrum) e l’Ira d’Achille (giochi secolari del 649 a. C., in onore di Roma Caput Mundi) furono recitati in pubblico dal medesimo Omero, più che un Pavarotti ante litteram, altro che povero e cieco, al santuario di Pyrgi (Santa Marinella) e al Foro Romano. L’assottigliarsi dei legami con l’impero portò Roma a racchiudersi in se stessa per raccogliere le energie e ricominciare daccapo un secondo impero. I Sabini calavano dagli Appennini e trasformavano il greco in latino (il momento di passaggio al latino ufficiale è nel Cippo del Lapis Niger, inciso per volere di Tullo Ostilio, discendente di Romolo (Osto Ostilio), che, per le festività del 649, risistema la tomba di Romolo ucciso da un fulmine al Volcanal, il piazzale, e costruisce la Curia). Certo non  le menti più acute dei governanti (vedi Virgilio), ma il popolino ignorante e analfabeta credeva (ed era opportuno!) che la storia stesse cominciando dal fazzoletto di terra della Roma quadrata di Romolo sul Palatino. Della Roma Capitolina, Signora dell’Universo, dell’impero d’Atlantide nessuno si ricordava più perché per ricordare occorre saper leggere e scrivere i testi in greco che ormai nessuno capisce più. I Greci loquaci ne approfittano per impossessarsi a buon prezzo delle fatiche degli altri. Il furbo Platone la mette al servizio dell’impostura dell’antichità ed eroismo dei loquaci Ateniesi, facendola affondare nell’Oceano Atlantico dove nessuno può andare a cercarla. Grazie all’ignorante avallo degli accademici, che amano leggere il giornale dello sport e giocare a calcetto (e la squadra del CNR di calcetto esiste davvero e viene sponsorizzata), Roma diveniva da padrona garzona e il Mondo intero celebrava la Grecia come culla della Civiltà. Non c’è due senza tre. Un terzo Impero Romano è previsto non dagli astrologi e dai profeti cristiani, cialtroni caldei,  ma dalla Storia che si ripete, per cui beato chi la conosce perché la cavalca e non ne è cavalcato. Il buon sangue non mente, si dice, e se un po’ del DNA dei nostri antenati Titani e Giganti è rimasto nelle vene dei loro progenitori avviliti dai rinnegati cristiani che da duemila anni fanno l’ago della bilancia della politica italiana, dei partiti e dei sindacati, di tutto,  Roma salirà di nuovo sul trono di  Regina del Mondo. Prima però finirà il papato, perché due prime donne non possono sedere sul Trono di Roma Eterna. W l’Italia!

 

 

 

  

Apoteosi di Radamanto “commento” al Sarcofago di Haghia Triada, XIV secolo a. C. (ottobre 2006)

 

Identificazione di Radamanto e Minosse con Amenofi III e Yuya/Giuseppe patriarca ebreo (ottobre 2006)

 

Eruzione di Thera al tempo di Deucalione figlio di Minosse, 1350 ca. (2 novembre 2006)

 

L’Epopea degli Achei dalle steppe dell’Eden al Cavallo di Troia (27 novembre 2006)

 

 

Alla ricerca del continente perduto di Atlantide (2 dicembre 2006)

 

 

Alla ricerca del continente perduto di Atlantide, 2 (3 dicembre 2006)

 

Alla ricerca del continente perduto di Atlantide, 3 (6 dicembre 2006)

 

Idomene/Tiye, Idomeneo/Amenofi IV. Megara/Nefertiti, Creonte/Ay: Nuove identificazioni e il culto degli antenati divinizzati a Creta nel XIV secolo a. C. (11 dicembre 2006)

 

 

La Capra Amaltheia (12 dicembre 2006)

 

 

Altri sigilli (17 dicembre 2006) 

 

Apoteosi di Radamanto sul Disco di Festo, ultima edizione 28 dicembre 2006

 

Aggiornamento del 18 gennaio 2007 della trascrizione in greco dell’Apoteosi di Radamanto

 

Aggiornamento al 20 gennaio 2007 della trascrizione in greco dell’Apoteosi di Radamanto

 

Aggiornamento al 24 gennaio 2007 della trascrizione in greco dell’Apoteosi di Radamanto

 

Aggiornamento al 28 gennaio 2007 della trascrizione in greco dell’Apoteosi di Radamanto

 

La nascita del nuovo dio Sole Radamanto dal pianoro dell’Antro dell’Ida alla metà del XIV sec. a. C. (28 gennaio 2007)

 

 

ATTENZIONE! Avete creato o avete intenzione di creare un sito con contenuti seri, scientifici, o cui comunque tenete particolarmente, sull’insieme Xoomer.it, Virgilio.it, Telecomitalia? NON FATELO! Tutti i miei lavori (frutto di anni di lavoro intenso) postati sul sito di questo GESTORE INFEDELE, XOOMER.IT:

 

http://xoomer.virgilio.it/corsinimg

sono stati rimossi insieme al sito stesso senza alcun preavviso e motivazione. Non pensavo minimamente che potesse accadere un’assurdità simile, ed è per ciò che il fatto mi ha colto di sorpresa. Quando me ne sono accorto e ho reclamato, la motivazione dei tecnici (perché solo da loro ho ricevuto risposta) è stata che non usavo il sito da tempo! Cioè non inserivo nuovi lavori… Queste teste di cazzo non capiscono che non sono io a dover frequentare il mio sito, ma gli utenti, voi,  che vi ci collegate e che in ogni tempo trovate lavori da consultare, per sempre. E pensare che questa storia da incubo iniziò quando mi arrivarono delle e-mail di Telecomitalia che  mi… pregava di postare i miei lavori su Xoomer.it, e io stupidamente accettai.

 

Gli altri miei siti:

sul seguente sito lavorerò dal 2013

 

http://digilander.libero.it/marcoguidocorsini

 

http://digilander.libero.it/corsinistoria

 

marcoguidocorsini@libero.it

© Marco Guido Corsini