"Alla ricerca di Beatrice"

"Dove è andato il tuo Diletto, o la più bella delle donne, dove si è diretto il tuo Diletto, perchè lo ricerchiamo con te?" (Dal Cantico dei Cantici 6,1)
La Storia. Il ritorno dell'antico e la venuta del nuovo.   Tutti i diritti riservati. Pulciko & Giannina

Kaos: Lucrezia Borgia in versione "Beatrice II"



Nel periodo tra il 2002 ed il 2003 in Ferrara è stato celebrata con grandi onori la figura di Lucrezia Borgia: questo ha consentito un ritorno di opere italiane nei celebri musei della città, un riaffiorare di documenti, lettere e testimonianze dell'epoca, e quindi ............ ci ha consentito di entrare in possesso d'informazioni difficilmente alla nostra portata.
Introduciamo Lucrezia, che pur molto celebrata, resta un personaggio scabroso, perciò il titolo "Lucrezia Borgia in versione Beatrice II" potrebbe indurre maliziosamente alla ricerca di cortometraggi licenziosi, stile Alvaro Vitali. Nulla di tutto di ciò, anche se quello che abbiamo appreso è in bilico tra sacro e profano. E' bene quindi fornirsi di una buona dose di ironia, senza scherzare troppo con i Santi.
Lucrezia Borgia è figlia di Rodrigo Borgia, meglio noto come Papa Alessandro VI, il quale fu famoso per la sua dissolutezza. Vi è chi narra che la stessa Lucrezia ebbe rapporti incestuosi con il padre. Certamente Lucrezia conobbe una vita molto movimentata: la fecero sposare a soli 13 anni, anche se tale matrimonio si risolse con una separazione, anzi con l'annullamento, poichè Alessandro VI pensò bene di utilizzare un nuovo matrimonio della figlia. Alla morte del secondo marito, assassinato, il fratello Cesare Borgia, figlio di Papa Alessandro, era potentissimo Cardinale, e si impegnò affinchè la sorella potesse convolare a "giustissime nozze", con ottima casata, scegliendo pertanto gli Estensi.
Come proporre tale dama, già molto chiacchierata, in modo appetibile?
Cesare Borgia esercitò tutto la sua pressione espansionistica: Ercole I Estense decise di far sposare il figlio Alfonso I, futuro Duca di Ferrara. In questo modo Ercole si avvicinò ulteriormente alla Santa Sede, e si pose al riparo di probabili mire veneziane. Come infatti scrive il Chiappini, in Memorie Estensi, Ercole ottenne dal Papa vantaggi finanziari, come una dote di 100.000 ducati, ed altri beni per l'ammonatre di altri 75.000; territorialmente Ercole acquisì i castelli di Cento e Pieve di Cento, oltre alla concessione del Vicariato di Ferrara "ad omnes Herculi descendentes in perpetuum", cioè a tutti i discedenti di Ercole. (Poi anche questa concessione si dimostrerà un tiro mancino agli Estensi: qualche decennio dopo furono cacciati da Ferrara  proprio da un altro Papa).

La partenza di Lucrezia da Roma fu celebratissima, ed ancor più il suo arrivo in Ferrara: in fondo era figlia del Papa, che si era ben comprato la riabilitazione morale della figlia. Lucrezia  non riuscì a starsene tranquilla, come moglie fedele alla splendida corte Estense: ebbe, ad esempio una relazione con il Bembo, di cui resta traccia in una serie di lettere. Vi è chi vede nelle ulteriori relazioni amorose della Borgia una conferma della sua natura effervescente ed incontenibile, che un matrimonio riparatore non può soffocare. Vi è chi, molto indulgente, preferisce ricordarla come musa ispiratrice di Ferrara.
E si fa dipingere veramente come musa, con tanto di seno al vento, infiorettata ed inghirlandata, alla foggia degli antichi Greci, i quali, a dispetto dell'altro nome con cui erano chiamati, i Gentili, ben se ne intendevano di arti amatorie, anche estreme.

Fu proprio l'occasione della mostra del 2002 a Ferrara, presso palazzo Bonacossi, a riportare alla luce le opere dedicate a Lucrezia Borgia, sia Lucrezia versione Musa, sia Lucrezia versione Beatrice II.
Su Internet, a cura sempre di tale mostra, era riportato un articolo, con descrizione di galleria di quadri, inclusi i due presentati su questa pagina, con il seguente commento: 
"Il percorso della mostra continua con bellissimi ritratti su tela e in scultura del Duca Ercole I e del marito di Lucrezia, Alfonso ........  Seguono la vita a corte e i protagonisti di quella vita: primo fra tutti Pietro Bembo, ........... guardare Lucrezia, effigiata nelle vesti della Beata Beatrice II d'Este in uno straordinario dipinto di Bartolomeo Veneto dello Snite Museum of Art di South Bend nell'Indiana"

Lucrezia Borgia Lucrezia Borgia in versione Beatrice II
(Copertina del libro sulla mostra)


All'interno del sito Internet di Ferrara Arte, sempre relativo alla mostra di Lucrezia nel 2002, si vuole sottolineare la spiritualità di Lucrezia, scrivendo appunto:
"Un segno di quella spiritualità è anche l'immagine della Beata Beatrice II d'Este, fondatrice del Monastero di Sant'Antonio in Polesine, che Bartolomeo Veneto avrebbe raffigurato con le fattezze di Lucrezia Borgia per la quale lavorava. Una copia settecentesca di quel dipinto si conserva in Sant'Antonio in Polesine e testimonierebbe la provenienza dell'originale da quel luogo. Un altro documento di tale spiritualità è la tavola di Dosso Dossi della National Gallery di Washington che raffigura Santa Lucrezia di Mérida, voluta da Lucrezia come opera di devozione privata.

Ci sembra un un'interpretazione molto ardita, vale a dire che uno si fa un fotomontaggio con la faccia di Gesù o la Madonna o un Santo, così si sente più spirituale ed in contatto con Dio, e magari si sistema pure la coscienza?
La versatile Lucrezia amava comparire in varie foggie, tra sacro e profano, ad il suo pittore Batolomeo Veneto, certamente ben pagato, avrà eseguito gli ordini: personalmente lo reputiamo come un'espressione di potenza, nel senso che  poteva permettersi di apparire in qualunque modo, ma il problema non è questo.
La questione più seria è un'altra: le monache del Monastero di Sant'Antonio in Polesine a Ferrara, quello fondato da Beata Beatrice II, hanno un quadro quasi identico a quello di Borgia in versione Beatrice II: le suore lo considerano come vero ritratto di Beatrice, copia di quello autentico, ad opera di Bartolomeo Veneto; l'autentico si dice sia stato smarrito, invece nel 2002 lo si fa arrivare a Ferrara da un museo americano nell'Indiana.
Il ritratto conservato dalle monache si trova anche nell'opera del Mostardi "Beatrice II Estense"; il dipinto aveva perso il significato originale ed era stato confuso con un vero ritratto di Beatrice II, studiato sia dal Mostardi sia dagli studiosi di Broni. E venerato dalle suore!!

  Dubbi sull'identità di Beatrice, dal quadro di Bartolomeo Veneto, ne avevamo parecchi,  per almeno quattro motivi:
a) Il viso non corrispondeva a quello della fondatrice del monastero di Ferrara, che è più tondo e con gli occhi grandi, come riportato in rappresentazioni anche antecedenti al 1500.
b)Beatrice II era bionda mentre nel quadro di Bartolomeo non lo è. Dante Alighieri descrive, nella sua Divina Commedia gli Estensi, come alti, belli e biondi. Nel monastero in Ferrara si conserva ancora una reliquia dei capelli biondi di Beatrice. Per questo motivo la persona dipinta in figura non è Beatrice II, fondatrice del Monastero in Ferrara! Questo particolare può essere sfuggito, perchè le varie rappresentazioni di Beatrice II sono con l'abito da monaca, e non sono visibili i capelli.
c)Il quadro poteva rappresentare al limite Beatrice III, figlia di Aldobrandino. Sarebbe stato plausibile perchè la principessa è descritta da alcune fonti come  Beatrice II: seguendo l'ordine cronologico Beatrice figlia di Azzo VI è la prima, Beatrice figlia di Aldobrandino è la seconda, Beatrice figlia di Azzo VII è la terza. Tuttavia la tradizione riporta invertite le ultime due. Ma neanchè questa ipotesi ci convinceva soprattutto dopo aver visto le statue di Beatrice I, II, III, Contardo nella chiesa di Sant'Agostino in Modena.
d)Il quadro ci trasmetteva una certa inquietudine.



Altri aspetti ed ipotesi inquietanti


Già abbiamo rilevato pasticci fatti con altri quadri, non Estensi: nel 2005, ad esempio scoprimmo che un quadretto, reliquia molto importante, era stato pasticciato, ovvero, qualcuno aveva provveduto a disegnarci sopra, modificando l'originale, e facendo credere che si trattasse di un'opera più fedele. Scoperto l'inghippo lo segnalammo. Si trattò di una cosa grave, perchè ritenuta sacra, e fu provveduto, da parte di alcuni sacerdoti, all'attuazione di una procedura particolare.

Per un'indagine approfondita servirebbero i quadri "originali", tuttavia proponiamo un dettaglio comparato dei visi delle quattro opere.
A)Ritratto ideale di donna, Lucrezia nelle vesti di "flora" attribuito a Bartolomeo Veneto
B)Ritratto custodito nel Monastero ritenuto copia di un originale andato perduto
C)Ritratto di Lucrezia, nelle vesti di Beatrice II, proveniente dallo stato americano dell'Indiana, di Bartolomeo Veneto
D)Ritratto di Contardo custodito nel Monastero, attribuito a Batolomeo Veneto.

A
B
C
D








Normalmente il ritratto B è stato considerato una copia del ritratto C, una specie di incompiuto, perchè manca di alcuni elementi come la fibbia della cintura. La Beata Beatrice ha il viso più rotondo, come pur le mani, gli occhi più grandi, più simile al ritratto C (vedere guancia più grossa). Ci stupisce questo: come può Lucrezia (A) assomigliare più ad una copia, eseguita nel 1700 (quadro B), rispetto all'originale, eseguito nel 1500 (quadro C).

A lato presentiamo una sovrapposizione della figura A e B

Presentiamo anche una sovrapposizione della figura B e D, ovvero la copia del 1700 del ritratto Lucrezia-Beatrice, e copia di San Contardo: si trovano nel Monastero di Sant'Antonio.
Tali dipinti sono ritenuti copie di Bartolomeo Veneto.

Sembra che il ritratto di Contardo sia stato costruito a "misura" partendo dal modello Beatrice. Ad uno sguardo superficiale si potrebbe dire che è ovvio che si assomigliano perchè sono parenti. Ma Contardo è parente di Beatrice, non di Lucrezia nei panni di Beatrice; inoltre questo Contardo non assomiglia per niente al Santo di Broni, nè ad occhio, nè sull'iconografia.


Cosa possiamo pensare di questri quattro personaggi?

Siamo convinti che Bartolomeo Veneto, guardando anche altri dipinti, sia molto ripetitivo nei volti: hanno un espressione di tipo leonardiano, e si assomigliano tutti, neanche li avesse impressi con uno stampo. O è sempre la musa Lucrezia ad ispirarlo.



Perchè Bartolomeo rappresentò Lucrezia nelle vesti di Beatrice  II con i capelli scuri, quando sia questa sia Lucrezia Borgia erano bionde?

Questa è una domanda alla quale non sappiamo dare risposta: è probabile che Bartolomeo e Lucrezia si siano confusi, prendendo come modello la figlia di Aldobrandino, invece che la figlia di Azzo VII, e che questa fosse stata mora. Del resto da qualche parte avranno pure copiato l'immagine, hanno vissuto alcuni secoli dopo, ed a quel tempo la seconda Beatrice, per ordine cronologico, era la figlia di Aldobrandino nata nel 1215, mentre la figlia di Azzo è nata nel 1226, e cronologicamente è la terza.
Forse i capelli del dipinto possono attribuirsi alla Beata Beatrice III.

Perchè Contardo (D) e Beatrice (B) si assomigliano così tanto?

Riteniamo che il quadro di Contardo sia stato tratto dal quadro di Beatrice, e sia per questo che si assomigliano, non per questioni di parentela. Non riteniamo nemmeno valido il confronto grafico Contardo- Beatrice come fratelli, e figli di Aldobrandino, perchè come abbiamo già detto, vedendo la testa di Contardo in Broni, non ci sembrano la stessa persona, e l'iconografia lo mostra molto diverso da questa copia del Bartolomeo.
Ragionevolmente si può desumere il volto di Beatrice dal vero volto di Contardo, e certamente non dal quadro di Bartolomeo Veneto. Beatrice III era la più avvenente delle tre Beatrici (vedere la statua nella chiesa di San Agostino in Modena), i cui tratti possono far pensare ad una parentela con le stirpi orientali.



Di tutto questo sconquasso, sarà giunta qualche notizia alle monache di Ferrara?

Che beffa!!!

In ultima, per rendere giustizia, riportiamo una rappresentazione di Beatrice II come doveva essere.


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   segue
   

Conclusioni
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La mostra di Lucrezia Borgia esordisce in prima pagina con la scritta "Lucrezia Borgia". La scritta è posizionata sopra il  dipinto riconosciuto da molti come il ritratto di Beatrice II. Sotto il dipinto la dicitura "Bartolomeo Veneto, ritratto della Beata Beatrice II d'Este". Il Libro sulla mostra invece riporta a piena pagina, sulla copertina, il medesimo ritratto, ponendovi sopra la scritta "Lucrezia Borgia".
Lo stesso lavoro degli studiosi di Broni porta data 1996, ma il dubbio del valore dei ritratti non li ha mai sfiorati.
Possibile che Ferrara, nel 2002, per rivivere l'accoglienza che gli Estensi riservarono a Lucrezia Borgia nel 1502, rispolverino queste informazioni,  completamente ignote ad altri studiosi?
A questo, vi aggingiamo un estratto proveniente dal libro di Broni, del 1996, a proposito di ritratti di Contardo, e presenta il seguente titolo: "Il Catalogo istorico de Pittori e Scultori ferraresi e delle loro opere di Cesare Cittadella, a p. 7 del Tomo I"
Il team di Broni sostiene di aver trovato che "tale catalogo all'anno 1220 nomina il pittore Gelasio, figlio di Nicolò della Masnada di San Giorgio di Ferrara, vissuto all'inizio del 1200." Gelasio fu richiamato a Ferrara nel 1242: Azzo VII gli commissionò il ritratto di Beatrice II, vestita da sposa, e dei suoi due figlioli Contardo e Pellegrino, le cui immagini si trovano con diligenza custodite  dalle monache del monastero di Sant'Antonio. I lavori, redatti a tempera, furono poi pasticciati con colori ad olio, e se di ciò non vi sarebbe rimasta memoria se non ne avesse preso nota nelle notizie il monaco Giovanni Alighieri, rovinando quel che rimaneva della valente opera di Gelasio.
Nel documento si parla di "figli di Azzo VII", ma il termine può essere usato in senso esteso, cioè la discendenza estense, figliolanza adottiva.
Se il catalogo fosse veritiero, dimostrerebbe quanta confusione e pasticci si sono verificati nel corso del tempo.
Ci chiediamo ora: che fine hanno fatto questi quadri, già pasticciati, così gelosamente custoditi?
Forse li rivedremo in qualche altra mostra o particolare occasione?

 

Bibliografia e materiale in internet
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Mostra di Lucrezia Borgia



Il comune di Ferrara mette a disposizione le pagine sulla mostra all'indirizzo:
http://www.comune.fe.it/diamanti/mostra_lucrezia/index.htm






Recensione della Mostra:  tratto da   http://www.engramma.it/rivista/news/italiano/novembre02/news.html


    

"La mostra con cui si concludono le celebrazioni del cinquecentenario dell’arrivo in Ferrara di Lucrezia Borgia documenta la genesi, la diffusione e la degenerazione del mito e delle leggenda legati a questa figura.
Cosa ha trasformato "la più gran puttana che fusse in Roma" (Francesco Matarazzo, Cronache Umbre 1492-1503) nella Lucrezia Borgia "la cui bellezza ed onestà preporredebbe all'antiqua [Lucrezia] la sua patria Roma" (Ludovico Ariosto, Orlando Furioso)? E come è accaduto che la dedicataria de Gli Asolani del Cardinal Pietro Bembo si sia trasformata nella torbida protagonista di drammi ottocenteschi dalle più cupe tinte del rosso e del nero?
Alla ricerca di una risposta a queste domande, il percorso della mostra si snoda attraverso i secoli: partendo da ritratti di Cesare Borgia e Alessandro VI, passando per opere del rinascimento ferrarese, giungendo infine a una raccolta di tutte le edizioni del romanzo Lucrezia Borgia di Maria Bellonci, la più illustre biografa della Duchessa, alle cui ricerche va il merito di aver liberato la figura di Lucrezia da alcuni giudizi storici e critici troppo pesanti.
Il mito negativo di una Lucrezia sanguinaria e dai facili costumi — mito come si diceva sfatato dalle ricerche della Bellonci — è già presente in nuce nelle cronache a lei contemporanee, ma trova la sua definitiva consacrazione con l’opera di Victor Hugo, Lucrèce Borgia (1833) e con il suo melodrammatico plagio Lucrezia Borgia di Felice Romani, musicato da Gaetano Donizetti.
Rafforzata da queste referenze teatrali, la leggenda nera che fa della figlia di Alessandro VI una vera e propria ’dark lady’ ha peraltro fortemente influenzato lo studio della ritrattistica lucreziana. Una serie di opere di Bartolomeo Veneto, artista al servizio della Duchessa di Ferrara dal 1506, considerate fino a qualche anno fa emblemi del peccato e della lussuria, furono ritenute — e lo sono tuttora — ritratti di Lucrezia Borgia ‘in veste di’. Trattasi della Salomè con testa del Battista della Gemäldegalerie di Dresda e della Flora dello Städelsches Institut di Francoforte, quest’ultima, a detta di Maria Bellonci, non effigie lucreziana ma "vaga ed ambigua creatura, certo una giovanissima cortigiana" (in realtà né uno né l’altro, trattasi infatti del ritratto una promessa sposa).
In quest’ottica è oltremodo significativa la scelta dell’opera-immagine della mostra: un ritratto della Beata Beatrice II d’Este (1226-1262), santa di casa della corte di Ferrara, a cui Bartolomeo Veneto avrebbe attribuito le fattezze di Lucrezia Borgia.
Ancora una volta si conferma quindi la capacità di alcune figure storiche di appropriarsi di iconografie altrui. Paradossalmente non interessa scoprire quale sia il vero volto di Lucrezia (che ci è noto grazie a medaglie e targhe votive), ma piuttosto osservare come, nel corso degli anni, il nome della Borgia sia stato indistintamente abbinato a Santa Caterina d’Alessandra, a una Flora-cortigiana, a una sanguinaria Salomè, e alla Santa di casa Este.
Sul piano museotecnico, il percorso della mostra sembra, in verità, una sorta di viaggio onirico: Palazzo Bonacossi scompare e al suo interno si ricreano in cartapesta e in resine sintetiche scorci della Ferrara rinascimentale. "



Tratto Da http://www.libroco.it/cgi-bin/dettaglio.cgi?codiceweb=42524121137284



"una spiritualità che cresce con il trascorrere degli anni. Un segno di quella spiritualità è anche l'immagine della Beata Beatrice II d'Este, fondatrice del Monastero di Sant'Antonio in Polesine, che Bartolomeo Veneto avrebbe raffigurato con le fattezze di Lucrezia Borgia per la quale lavorava. Una copia settecentesca di quel dipinto si conserva in Sant'Antonio in Polesine e testimonierebbe la provenienza dell'originale da quel luogo."











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