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Massimo Cogliandro

 

 

 

 

Il bue e l’asinello

 

Saggio sul problema della datazione del Vangelo dello Pseudo-Matteo

 

 

 

 

Il Vangelo più antico in cui si fa menzione del bue e dell’asinello che stavano vicino al Bambino Gesù subito dopo la sua nascita nel mondo è il Vangelo dello Pseudo-Matteo.

Una parte della tradizione cattolica più antica, che faceva capo a Gerolamo, attribuiva la redazione di questo vangelo al Manicheo Leucio. La critica moderna, al contrario, tende a vedere in questo Vangelo e nella lettera di Gerolamo che lo accompagna dei falsi composti in epoca molto tarda, risalenti probabilmente all’VIII°-IX° secolo p. Chr. n.:

 

 

«Le caratteristiche di lingua ci permettono di escludere con sufficiente sicurezza che la redazione dello Pseudo-Matteo risalga ad epoca relativamente vicina a quella in cui visse Gerolamo (IV secolo). Sebbene il Michel, il Bonaccorsi e il De Santos ritengano di poterlo attribuire al V o al VI secolo, credo molto più probabile l’opinione di chi, come il James e il Cullmann, pone la data di composizione non oltre l’VIII° o il IX° secolo» (cfr. Marcello Craveri, I Vangeli apocrifi, Einaudi, pag. 63).

 

 

Qualcuno ha anche affermato che le figure del bue e dell’asinello sarebbero state create per via di un errore di traduzione da parte del compilatore del Vangelo dell’Infanzia di fonti più antiche.

In realtà, tutte queste prese di posizione hanno l’identico scopo di relegare il Vangelo dello Pseudo-Matteo ad una specie di piccola fiaba medievale, che non abbia alcuna pretesa di trasmettere antichi insegnamenti segreti che ci permettano di squarciare il triste velo dell’oblìo e dell’ignoranza e di vedere la luce che è nel cuore di ogni essere umano.

Naturalmente, le cose stanno diversamente. Troviamo una prova schiacciante della falsità di questo genere di argomentazioni scolpita sul “Sarcofago di Marcus Claudianus con scene del Vecchio e del Nuovo Testamento”, rinvenuto a Roma in Via della Lungara e risalente al 330/335 d.C..

Su questo sarcofago, conservato a Palazzo Massimo, sede del Museo Nazionale Romano, si trova un rilievo che raffigura la scena di Gesù Bambino in mezzo al bue e all’asinello.

A questo punto, risulta evidente che Marcus Claudianus conosceva il Vangelo dello Pseudo-Matteo e che questo Vangelo è stato compilato con ogni probabilità prima del IV° secolo p. Chr. n.. La stessa lettera attribuita a Gerolamo potrebbe essere autentica.

Gli spunti gnostici presenti nel Vangelo dello Pseudo-Matteo non sono “casuali” come affermato da certa critica.

Il sarcofago di Marco Claudiano rappresenta non solo una prova della fallacia di certe indagini critiche, che ritengono di poter scavalcare i documenti e i dati trasmessici dalla tradizione come se niente fosse, ma anche una prova della presa delle tradizioni esoteriche espresse dal Cristianesimo Gnostico popolare sugli ambienti aristocratici della Roma della prima metà del IV° secolo.

L’evangelista Matteo nel suo Vangelo dell’Infanzia ha voluto semplicemente trasmettere il cuore del proprio insegnamento esoterico servendosi della raffigurazione della scena della nascita di Gesù, che rispecchia i tratti tipici della vita quotidiana della povera gente nel mondo antico.

Non devono sorprendere scene come quelle raffigurate nel Presepe, perché negli ambienti rurali del mondo antico era normale che le famiglie vivessero insieme agli animali: nella stessa casa da una parte vivevano gli animali e dall’altra viveva la famiglia.

E’ evidente che sul piano dell’interpretazione gnostica il Bambino Gesù rappresenta il fanciullo pneumatico che si risveglia alla luce della Vita, mentre il bue e l’asino rappresentano rispettivamente il popolo degli psichici e degli ilici. Gli stessi vaghi accenni al bue e all’asinello, visti come simboli del popolo ebreo (psichico) e dei pagani (ilici), rinvenibili in Origene, attestano la dipendenza di una certa tradizione della “Gnosi Cattolica” di Origene sui temi della natività dal Vangelo dello Pseudo-Matteo e dai temi gnostici tradizionali.

 

Roma, 25/4/2002

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