Massimo Cogliandro
Chi era Paolo di
Tarso?
La tesi di R. H. Eisenman secondo cui Paolo di Tarso
altro non sarebbe che l'Uomo di Menzogna di cui parlano i rotoli di Qumran, che
si contrapponeva a Giacomo, Maestro di Giustizia della comunità essena del
tempo di Gesù - notizia che ha un riscontro preciso nel loghion n.12 del
Vangelo di Tomaso -, trova conferma in uno dei più antichi testi sacri
gnostici: "L'Apocalisse di Pietro".
Nell'Apocalisse di Pietro, infatti, si parla
di
Paolo di Tarso come dell'"Uomo della
menzogna" negli stessi termini
con cui ne parlano i rotoli qumranici.
Questa è una circostanza che chiarisce in
maniera
definitiva la veridicità delle tesi di R.
H. Eisenman, tanto avversate dalla
critica cattolica, sulle figure del Maestro
di Giustizia, cioè di Giacomo
fratello di Gesù, e dell'Uomo della Menzogna,
cioè di Paolo di Tarso, che,
quindi, di fatto risulta essere semplicemente
il capo di una frazione della
comunità essena espulsa in quanto "eretica".
L'importanza di questa scoperta è evidente
perché
permette di cercare la genesi del cattolicesimo
in una setta scismatica del
movimento esseno e permette di strappare
il nebuloso velo mitico che fino ad
oggi la ha avvolta.
La presenza nell'Apocalisse di Pietro e in
altri
testi trovati a Nag Hammadi di indizi come
questo, che indicano una grande
conoscenza da parte dei principali esponenti
delle comunità gnostiche della
dinamica dei rapporti tra gli esseni di Giacomo
e la setta scismatica di Paolo
di Tarso e la presenza di riferimenti testuali
precisi al Vangelo copto di
Tomaso, rappresentano una evidente conferma
delle radici essenzialmente essene
delle comunità gnostiche di cui questi testi
sono espressione.
Il mantenimento della tradizione ereditata
dagli
esseni aveva per gli gnostici anche un fondamentale
importanza politica:
riportare, come fa il Vangelo di Tomaso (loghion
n. 12), frasi con cui Gesù
invita i suoi discepoli a tornare da Giacomo,
cioè in seno alla comunità
essena, era un modo per dare un forte fondamento
teologico alla negazione del
conferimento a Pietro o a qualsiasi altro
apostolo o discepolo del compito
speciale di "costruire" la nuova
istituzione-Chiesa. Viene, quindi,
negata la leggittimità di sette come la cosiddetta
"setta degli apostolici"
di Paolo di Tarso, tramite la pretesa "successione
apostolica" dei
suoi vescovi, di dotarsi di una gerarchia
sacerdotale che si ponga come unica
leggittima erede della missione di Gesù di
guidare l'umanità verso la salvezza.
Roma, 1999