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MASSIMO COGLIANDRO

 

 

 

Il Vangelo di Giovanni e' un vangelo gnostico?

 

 

Molti studiosi, dopo la scoperta nei pressi di Nag Hammadi di alcuni antichissimi vangeli gnostici, che presentavano numerose somiglianze, almeno nel linguaggio usato, con il Vangelo di Giovanni, uno dei principali vangeli presenti nel canone cattolico, si sono cominciati a chiedere se anche il Vangelo di Giovanni fosse un vangelo gnostico in origine.
La risposta a questa domanda riveste una importanza eccezionale per poter capire perché i "padri" della Chiesa Cattolica hanno deciso di inserire solo questo vangelo di questo tipo nella liturgia e non testi certamente più importanti come, ad esempio, il Vangelo di Tomaso.
In realtà, il Vangelo di Giovanni è un Vangelo che nasce pienamente all'interno della setta cristiana fondata da Paolo di Tarso. La sua somiglianza nel linguaggio e nei contenuti con i vangeli gnostici è dovuta al fatto che nella “Setta degli Apostolici” fondata da Paolo di Tarso - almeno fino alla metà del II° secolo - “la tendenza all’interpretazione gnostica era ancora perfettamente legittima” (Marcello Craveri) come dimostrato dal carattere marcatamente gnostico di alcuni passi delle lettere di Paolo di Tarso. Questo è l'unico motivo per cui un testo come il Vangelo di Giovanni è potuto entrare nel Canone.
Il Vangelo di Giovanni, dunque, è un vangelo che ha una impostazione di fondo di tipo gnostico come risulta evidente da tutto il prologo e in particolare dal seguente passo:

"...non dal sangue nè da volontà di carne nè da volontà di uomo, ma da Dio sono nati" (Vangelo di Giovanni 1,13)

Giovanni in questo passo del prologo afferma uno dei princìpi fondamentali dello gnosticismo: l'uomo proviene da Dio (“da Dio sono nati”) e partecipa della natura divina.
Tertulliano nel De Carne Christi afferma che gli stessi gnostici antichi, in particolare i valentiniani, proprio in forza di questo importante versetto del Prologo, ritenevano che il Vangelo di Giovanni fosse un vangelo gnostico.

La setta cristiana fondata da Paolo di Tarso, che inizialmente usava solo il Vangelo di Luca, ha introdotto nel proprio canone un testo come il Vangelo di Giovanni non tanto per motivi di carattere teologico quanto piuttosto per motivi di carattere politico.
Il maestro gnostico Cerinto, cioè il vero autore del Vangelo di Giovanni secondo la notizia del presbitero di Roma Gaio del II° secolo, intendeva con questo suo scritto fornire una base teologica che giustificasse l’esistenza della nascente gerarchia interna a quella che il Vangelo di Filippo definiva la Setta degli Apostolici. Questa connotazione politica permea un po’ tutto il Vangelo, ma appare evidente soprattutto in alcuni passi chiaramente polemici nei confronti di altri vangeli gnostici su problemi apparentemente di carattere squisitamente teologico, ma che inseriti nel più ampio contesto della narrazione evangelica assumevano una importanza tutta politica, mi riferisco in particolare a Gv 20,24/28 dove vi è una evidente polemica del Vangelo di Giovanni con gli gnostici che usavano il Vangelo di Tomaso e che negavano la risurrezione corporea di Cristo (<<Ma egli - Tomaso - disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò">>).
Il carattere politicamente orientato del Vangelo di Giovanni si rivela dunque nella polemica che ingaggia con le comunità gnostiche su alcuni specifici problemi teologici, la cui soluzione era molto importante per giustificare da un punto di vista teologico l'affermarsi di una struttura gerarchica all'interno della Chiesa primitiva. Si pensi, ad esempio, a quanto è scritto in Gv 20,22/23: << Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi">>; si dava così agli apostoli e, soprattutto, ai loro successori, i vescovi, un potere enorme sulla massa dei fedeli.
Dal punto di vista teologico, la vera svolta in senso antignostico della “Grande Chiesa” si è avuta solo quando i suoi teologi più importanti – penso in particolare ad Ireneo di Lione e a Tertulliano -  si sono resi conto che la teologia gnostica non era in alcun modo conciliabile con una concezione gerarchica della Chiesa.
Curiosamente, proprio un Vangelo così profondamente gnostico come il Vangelo di Giovanni nei due secoli successivi alla sua stesura è diventato un valido strumento nelle mani dei maggiori teologi della Setta degli Apostolici per combattere lo gnosticismo stesso.
In conclusione, il Vangelo di Giovanni è un vangelo che, pur essendo espressione del pensiero gnostico-cristiano della prima metà del II° secolo, è orientato dal punto di vista della “teologia politica” in senso chiaramente "ortodosso", se per "ortodossi" intendiamo i cristiani della setta fondata da Paolo di Tarso.

 

 

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