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Societa' Esoterica Calabrese
Il Fedone di Platone - La Melencolia di Dürer - Matto tra i savi - Cattivi Compagni - Pirandello e il fu Mattia Pascal - La Libertà - Oltre la profezia di Giovanni
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Cattivi Compagni
di Heart Vendichiamoci degli avversari diventando migliori. T. Consalvatico Col direttore editoriale della rivista abbiamo spesso discusso sulla opportunità di trattare temi di Libera Muratoria di gradi superiori al primo. E’ vero che oramai la diffusione di argomentazioni di ogni livello ha raggiunto dimensioni un tempo impensabili, grazie soprattutto ad Internet ed alla pubblicazione sempre più crescente di libri. Affrontare il tema di questo articolo, che ha un preciso riferimento di partenza alla leggenda di Hiram potrebbe quindi significare il superamento di una mia forse troppo rigida impostazione mentale, ma in realtà la trattazione avrà un contenuto decisamente exoterico senza l’ intenzione di addentrarsi nell’essenza della leggenda e del grado che toccherà solo marginalmente. Possiamo sicuramente dire che nella leggenda di Hiram compaiono alcuni cattivi compagni che si comportano in maniera contraria ai principi massonici. In questo grado si arriva purtroppo alla drammatica consapevolezza o alla conferma della possibilità della presenza di elementi negativi nell’ambito di una Comunione che professa valori importanti quali la libertà, la fratellanza, la tolleranza, l'amore. Probabilmente non è una novità per il Fratello: la storia della Massoneria non è avara di uomini ed eventi che hanno portato scompiglio e nocumento alla Libera Muratoria, determinando preconcetti ed illazioni che ancora oggi continuano ad allontanare dall’Istituzione uomini liberi e di buoni costumi meritevoli di varcare la soglia del Tempio. E’ sicuramente un grosso ostacolo per chi deve prodigarsi per la costruzione di una Società migliore e si corre anche il rischio di consentire l’accesso di uomini solo apparentemente liberi e di buoni costumi che finiscono col comportarsi come i cattivi compagni della leggenda. Si potrebbe così creare un circolo vizioso dal quale è poi difficile uscire. Risulta indubbiamente fondamentale la tegolatura dei profani, esercitando un maggiore freno al proselitismo che deve tenere sempre più conto delle intenzioni che portano il profano a bussare alla porta del Tempio. Così come bisogna essere particolarmente cauti nella valutazione degli aumenti di salario, tenendo soprattutto presente un altro messaggio della leggenda: i “gradi” vanno conquistati e meritati sul campo, silenziosamente, e non richiesti. Si tratta comunque, come vedremo più avanti, di valutazioni non facili e non prive di rischi. Parliamone dunque, di questi compagni, riferendoci con questo termine non più ad un particolare grado della Massoneria Azzurra, ma a quei “compagni di viaggio” che finiscono col rendere sempre più difficile ed arduo il cammino iniziatico. Forse il termine più adatto sarebbe quello di “cattive compagnìe” in quanto più che sugli uomini il discorso si sofferma su quei vizi umani ai quali la Massoneria si prefigge di scavare oscure e profonde prigioni. Siamo così ridiscesi al Rituale di Apprendista. Il vizio è un “ostacolo odioso, ma seducente...; pericolo contro il quale bisogna armarsi con tutte le forze della ragione”. Lo sgrossamento della pietra grezza è un lavoro difficile e oserei dire inesauribile che diventa ancora più arduo quando non c’è la corrispondente ferma volontà di eseguirlo. Prima di proseguire con la trattazione di queste “cattive compagnìe”, mi piace ricordare che la Tavola assegnatami ormai tanti anni fa dall’allora Venerabile, il nostro Raffaele, proprio per il mio aumento di salario al terzo grado, aveva come titolo “I rischi e gli ostacoli che intersecano la via della ricerca”. Inizierei parlando dell’ambizione, quella negativa, quella cioè che rincorre l’apparenza, distinguendola quindi dalla forma positiva il cui obiettivo è invece l’essere. Potremmo più correttamente definirla incoerenza, o ipocrisia, per sottolineare questo contrasto tra l’essere e l’apparire, per cui ci si preoccupa più della forma che della sostanza. La storia della Massoneria nel suo processo evolutivo ha presentato, in piccolo ed in grande, non poche di queste incoerenze, con la ricerca ostinata da parte di diversi “adepti” di un qualcosa che potesse garantire non una ricchezza interiore, ma particolari e ben definiti traguardi, o, più banalmente, con la ricerca di una rivalsa nei confronti degli insuccessi e dei fallimenti nel mondo profano. Si finisce, in questi casi, con l’essere sempre più presi dall’invidia e dalla competizione di stampo profano, rendendo inefficace la ritualità nel Tempio e spezzando la magica armonia della Catena d’Unione. Si finisce col vivere la Massoneria come qualcosa di personale, come un mezzo per raggiungere i propri fini, relegando la Fratellanza a semplice teoria e dimenticando giuramenti ed insegnamenti, primo fra tutti quello di Pitagora: “Fatti amico chi per virtù è il migliore, imitandolo nel calmo parlare”. L’emulazione e non l’invidia deve essere il sentimento verso chi è migliore di noi. La superbia è un elemento pericoloso in tutte le convivenze portando tra l’altro anche a facili giudizi e condanne, portando a guardare la pagliuzza nell’occhio del prossimo senza accorgersi della trave nel proprio; facendo ergere a giudici infallibili ed onniscenti, affidandosi il più delle volte alla superficialità delle cose senza andare fino in fondo. La superbia può inoltre portare a selezionare le persone che si ritengono maggiormente degne della propria attenzione. E’ da sottolineare, a questo proposito, che la Massoneria è tacciata da varie Istituzioni, soprattutto religiose, di superbia, essendo elitaria, ma andando al di là di un giudizio superficiale e banale, ci si può rendere conto come in realtà ogni uomo o donna, di qualsiasi razza, religione ed estrazione sociale, possa entrare nel Tempio; l’elitarismo consiste solo nella capacità di recepire e di fare propri i concetti della Libera Muratoria. E’ Gesù a raccomandare di non gettare le perle davanti ai porci, laddove la perla, il cui valore consiste in questo caso nel suo splendore ed ancor più nella sua sfericità, rappresenta, racchiusa nella sua ostrica, qualcosa di nascosto, da custodire, da scoprire. E così quello che chiamiamo elitarismo si può più propriamente definire esoterismo. La superbia e l’orgoglio portano inevitabilmente all’intolleranza, e nel Tempio c’è il rischio che il dialogo diventi dialettica e quindi opposizione, mentre bisognerebbe non scostarsi dall’intimismo del rituale, chinando la testa ad osservare il pavimento a scacchi che ci riporta alla varietà dell’ umanità, per poi rialzare lo sguardo ad ammirare i segni zodiacali che ci ricordano anch’essi che ciascuno di noi ha un suo carattere, un suo temperamento, una sua inclinazione, una sua opinione. Bisogna quindi ricordarsi di essere umili, intendendo per umiltà la consapevolezza della nostra condizione ancora distante dall’unione con Dio. Non dobbiamo dimenticare che l’indiamento è il nostro desiderio e la nostra tendenza; nel frattempo non possiamo fare altro che constatare la nostra limitatezza. La superbia è il peccato di Adamo ed Eva quando violarono l’unico limite loro imposto. Il peccato dell’uomo si ripete ogni qual volta egli si crede padrone del mondo e possessore di ogni verità e giudice del bene e del male. Ed anche volendo vedere nel comportamento di Adamo non un atto di superbia ma un Sublime Desiderio, rimane l’evento drammatico della Caduta. Fino a quando l’uomo rimane uomo e non riesce a ritrovarsi, deve essere cosciente dei propri limiti e la sua grandezza consiste proprio nel riconoscimento di questi limiti. La transumanazione non avviene violando il nostro attuale stato e cedendo alla illusione di avere, così come siamo, la Saggezza, ma proprio trasformandoci con la liberazione da tutto ciò che ci allontana dal Ricongiungimento, ricercando l’unità e l’armonia in sintonia con le leggi dell’universo, consapevoli comunque che non potremmo raggiungere l’unione con Dio se non fosse già in noi. Furono in tanti a cercare il Santo Graal, tanti eroi, persino il prode Lancillotto che però portava con sé la macchia dell’amore per Ginevra; solo Galahad, il puro di cuore, riuscì a trovarLo, trasfigurandosi. In un racconto iniziatico sufi di Ibn ‘Arabi, “L’Alchimia della felicità”, due uomini desiderano raggiungere la Visione Celeste; ma mentre il primo accetta la guida di un profeta, il secondo rifiuta ogni aiuto e vuole orgogliosamente intraprendere il cammino da solo, ritenendosi forte della sua ragione. Solo il primo riuscirà a penetrare nella Luce; il viaggio del secondo candidato sarà invece un viaggio triste e si concluderà al settimo cielo, venendogli preclusa la Felicità. La nostra grandezza sta nella nostra umiltà davanti all’Essere Supremo e nella consapevolezza che noi siamo parte dell’Unità e che quindi abbiamo la possibilità di avvicinarci alla Conoscenza ed alla Verità. Scrive Josemaria Escrivà: “l’umiltà ci aiuta a comprendere, ad un tempo, la nostra miseria e la nostra grandezza”. Solo con l’umiltà – intesa, lo ripetiamo, come consapevolezza della nostra condizione ancora lontana dall’unione con Dio – è possibile allontanare i vizi e sostenere invece l’amicizia, la solidarietà, la disponibilità, la comprensione, al fine di migliorare noi stessi e la Fratellanza, l’uomo e l’Umanità, indipendentemente da ogni fede e da ogni ideologia, rendendo più agevole il nostro cammino verso la Luce.
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Per ulteriori informazioni: cris.wren@libero.it
Sapere volere osare tacere |