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di Mella Alessandro
Nel corso della
seconda guerra mondiale, i Vigili del
Fuoco hanno scritto centinaia di pagine di storia.
Una tra quelle meno conosciute e curiose, è quella dedicata al Battaglione
Speciale Vigili del Fuoco, meglio noto col suo soprannome “Battaglione
Santa Barbara”.
Tutto inizia nel 1942, un anno chiave, in cui le forze dell’asse vedono
ribaltarsi la situazione a favore degli alleati dopo la ritirata in Russia
e l’eroica resistenza opposta alle preponderanti forze inglesi ad El
Alamein.
Lo stato maggiore del Regio Esercito ha tra i suoi obiettivi l’isola di
Malta, possedimento britannico nel mediterraneo, pericoloso per i convogli
navali diretti in Africa Settentrionale. Da Malta decollano aerei e
partono navi pronte a dar la caccia alle unità italotedesche.
Studiando quindi un piano d’invasione i Generali italiani dovettero
costatare che le coste maltesi non erano molte diverse da quelle inglesi,
trattandosi d’alte scogliere.
A questo punto balenò la più strampalata delle idee nella mente di qualche
generale, superare le alte coste? Certo montando le volate delle autoscale
dei pompieri su zatteroni e farci passare le truppe!
Rapida inizio la requisizione di molte autoscale ai corpi dei VVF.
Per completare l’opera si decise di richiamare anche dei pompieri, e qui
non è chiaro se solo per manovrare le scale o per partecipare anche alle
inevitabili battaglie nell’entroterra.
Se l’idea consentiva di non inchiodare la fanteria sulla spiaggia causando
il fallimento dell’operazione, il far salire centinaia o forse migliaia
d’uomini sulle scale, risultava un metodo lungo e complesso da realizzare,
specie sotto il fuoco avversario.
Ma questo da principio non fu capito, e iniziarono le ricerche di
personale per quest’operazione.
In segreto il Direttore Generale Giombini richiese personalmente a tutti i
comandanti dei 94 corpi di trasmettergli ognuno una lista di aspiranti
vigili da inserire nel Btg. Tutti i membri dovevano avere meno di 42 anni
e le liste per ragioni di segretezza furono tutte trasmesse a Roma a mano
da un vigile incaricato da ogni corpo. Questo avveniva tra Agosto ed i
primi di Settembre del 1942.
Sembrerà strano ma i volontari furono molti (considerate che sui documenti
Malta non era ovviamente mai citata, si parlava vagamente di “zona
d’operazioni”), e la selezione fu quindi molto rigida, data la piccola
consistenza dell’unità, il personale fu scelto sia tra Vigili Permanenti
che tra Vigili Volontari.
Il 5-10-42 tutti i prescelti raggiunsero la Stazione Termini a Roma e
composto il reparto, questi fu mandato ad Anzio (Roma) e lì accampato e
vestito.
Uniforme da Vigile per tutti (ufficiali compresi!), con basco nel modello
già usato dalle squadre portuali, buffetterie del REI e apposito scudetto
da braccio realizzato a tempi record dalla
Boeri di Roma. Il comando del reparto fu
dato all’Ing. Piermarini O. (che nel dopoguerra sarà comandante delle
scuole centrali) e fu posto a Capannelle.
Il motto dato al battaglione fu: Vigiles Victoriam Anhelantes.
A questo punto (siamo ormai nella tarda estate forse autunno del 42) il
progetto per l’invasione di Malta viene completamente abbandonato.
Ed il battaglione? Che cosa farne? Lo stato maggiore restituì il personale
alla Direzione Generale dei Servizi Antincedi con il permesso di
sceglierne il destino. La smobilitazione iniziò nel Novembre e fu
ufficializzata il 15 Dicembre.
La scelta fu celere e semplice, il personale venne diviso in centurie e
distribuito tra i vari corpi che più ne avevano bisogno come rinforzo, e
le scale furono lentamente rimontate sui telai degli autocarri ed
altrettanto lentamente restituite.
A questo punto il Btg. fu ridotto ad una sorta di colonna mobile ed i suoi
membri (a cui fu rilasciato un certificato di appartenenza al Btg.
Speciale) apparvero un po’ dappertutto per il paese con i loro scudetti,
ed i baschi spesso riposti in fondo al borsone al posto della più amata
bustina mod. 34 o 35.
Oggi lo scudetto del Btg. è raro e molto apprezzato dai collezionisti,
tuttavia alcuni esemplari sono stati trovati di recente nella capitale
abbandonati e dimenticati.
Difficile sapere se fossero fondi di magazzino mai distribuiti o se
fossero esemplari ritirati al personale. Certo il ritrovamento ne ha
abbassato un poco il prezzo e questo può essere positivo, ma resta
comunque un fregio poco comune, che presto sparirà dai mercatini quando
tutti gli esemplari saranno prontamente inseriti nelle collezioni private.
Generalmente ogni esemplare porta sul retro il marchio dell’Edizioni
d’arte Boeri di Roma, e fu prodotto in lamierino dorato in smalti. |