sempre pronti a dar battaglia
a briganti e masnadieri,
ricusando elogi e taglia,
vi presento sull’istante:
Squarciagola e Strabiliante.
Squarciagola era un astuto,
Strabiliante ardito e forte:
un duetto assai temuto
che sfidava ognor la morte.
Ora, attenti: do la stura
a drammatica avventura.
Un bel di’ d’un certo mese
d’un cert’anno ormai lontano,
atterro’, in un tal paese,
strepidando, un aeroplano.
Il pilota ando’ al castello
Per parlar col conte Otello.
-Signor conte, - disse quando
fu introdotto in sua presenza
-eseguir devo un comando.
Vi do quindi conoscenza
Che mi mandan dalla Cina
Per pigliar la contessina.
Il mio re, caro signore,
vuol sposarla ed al piu’ presto.
Se non torno fra due ore
mi succede questo e questo….
E spiego’ che se falliva
La sua testa… scompariva!
-Ma… sei matto o sei un brigante?-
Disse il conte a quell’intruso.
Se non fili sull’istante
Caro mio, ti rompo il muso!
Gia’ n’hai dette di scemenze!
Qui non voglio prepotenze!
A quel dir, la contessina,
lieve, entro’ per curiosare,
e il pilota della Cina
s’inchino’ per ossequiare.
Poi, piu’ rapido d’un gatto,
della donna fece il ratto.
Quindi corse alla finestra
Ed apri’ il paracadute,
manovrando con la destra
con le regole dovute.
Quando il conte fu al balcone
Il pilota era al portone.
Poi, raggiunto l’aeroplano,
(sempre insieme alla ragazza,
che strillava a tutto spiano:
<Papa’ mio, questo m’ammazza!>
mise in moto e, contro vento,
filo’ via col cuor contento!
Il buon conte, lacrimante,
chiamo’ allora i cavalieri
Squarciagola e Strabiliante
Ed espose i suoi pensieri:
>rintracciatemi mia figlia,
fosse pur lontanan le miglia!>
<State calmo, conte Otello,
disse questi al lacrimante
noi siamo gente di cervello:
le pensiamo tutte quante!
Partiremo per la Cina
per pigliar la contessina!>
<Vi ringrazio!> disse quello.
Vi protegga sempre il cielo!
Ma… portatevi l’ombrello…
Se piovesse, che sfacelo!…
Vi ricordo, o cavalieri,
che’ piovuto pure ieri…>
<V’allarmate invero troppo!>
gli rispose uno dei prodi.
<Porterem ombrello e schioppo
e le scarpe con i chiodi,
la pancera…. Tutto quanto!
Su… smettetela col pianto!>
Vinti poi da commozione
Nel vederlo addolorato,
dai loro ochhi un lacrimone
scese giu’, tutto perlato.
(tutti e tre pianser si’ forte
che tremarono le porte!)
<Basta, basta…- disse il conte,
riponendo il fazzoletto.
Poi baciolli sulla fronte
e li strinse forte al petto.
<Ora andate. Dio v’assista!
Ciao!… ciao, buona conquista!>
I due prodi, in un baleno,
s’avviarono alla stalla
per saziar di biada e fieno
ciaschedun la sua cavalla.
Quindi, presi ombrello e schioppo,
s’avviarono al galoppo.
Galoppando come il vento
Sotto il cielo imbrillantato,
di chilometri gia’ cento
avevan fatti in un sol fiato.
Bisogno’ alla prima valle,
dar riposo alle cavalle.
Quando giunsero in vallata
Ia’ splendeva il nuovo sole.
Si svegliava ogni contrada,
profumavano le viole;
ed ognun dopo il riposo,
riprendeva laborioso.
Visto il bar che stava aprendo,
si buttaron dai destrieri,
quindi entrarono dicendo:
<due caffe’… piuttosto neri>
il barista svelto svelto,
fece loro un <caffe’ scelto>.
I due prodi, soddisfatti
Del caffe’ e del trattamento,
intonaron, come matti,
questo coro in lieto accento
<il caffe’ di questo loco
e’ gustoso e costa poco!>
A quel canto i valligiani,
per far festa ai forestieri,
gli batterono le mani;
poi provvidero ai destrieri,
sia per farli ristorare
che per farli riposare.
Squarciagola e Strabiliante
(ch’eran teneri di cuore)
si commosero all’istante
lacrimando per due ore.
Poi: all’albergo difilato
Per dormir tutto d’un fiato!
Tutti e due dentro d’un letto,
l’un da capo e l’altro da piedi,
l’un sembrava un angioletto,
l’altro un pargolo! Non credi?
Fermi fermi, col zucchetto,
a vederli quale effetto!
Riposarono gli allocchi
Sino all’una del meriggio;
ma l arisveglio, alzando gli occhi,
ognun vide il cielo grigio.
(per fortuna, il conte Otello
consiglio’ di portar l’ombrello!)
Dopo un pranzo a (prezzo fisso)
(Quattro uova al tegamino,
pane, vino e stoccafisso)
ripigliarono il cammino,
dritti, austeri e saldi in sella,
per andar dalla pulzella.
Poco dopo, le saette
Si sprecavano davvero!
Tuoni e lampi, a sette a sette,
non facevano mistero!
I due aprirono l’ombrello
esclamando: <che macello!>
Disse a un tratto Strabiliante:
<Or convien fare una tappa>
<No, rispose sull’istante
squarciagola il tempo scappa!>
<Se arriviamo a primavera,
il re sposa… e buona sera!>
<Hai ragione, amico mio,
or sbrigarci ormai conviene.
Con l’aiuto del buon Dio
Finiran le nostre pene>.
Cio’ rispose Strabiliante
All’amico riluttante.
Eran quasi le diciotto
Quando scorsero un casale.
Ora i fulmini col botto
Rallentavan; meno male!
Riposavonsi un istante
e poi, via verso levante!
Alle cinque del mattino,
con il cielo oramai sereno,
si trovarono vicino
alla reggia: un luogo ameno.
Squarciagola disse: <In Cina
Ci siam giunti, per dindirindina!>
Dalle cinque alle otto e un quarto
Riposaronsi all’albergo;
poi passarono dal sarto
per spiegarli in strano gergo:
<Voi capire? Noi volere
i bottoni, per piacere.
La saetta, brebodente,
bogo fa li bordo’ via;
addaccare nuovamente…
Fare guesda gordesia>
Quando tutto fu eseguito
Si spostaron dal quel sito.
<Ora disse Squarciagola
cercheremo di vedere
la fanciulla sola sola;
specialmente per sapere
come vuole organizzare
la sua fuga. Non ti pare?>
Poi cercarono un bel sasso
Per avvolgerlo in un foglio
Con su scritto, passo passo,
del buon conte il gran cordoglio,
e chiedendo come fare
per poterla liberare.
Quindi li’, col sasso in mano,
rimiraron le finestre,
pronti al lancio. Non invano!
Poco dopo, una di queste
Spalancassi, e la pulzella
S’affaccio’, quant’era bella!
Un dei due le fece un segno
Con un indice sul naso,
come a dir: <Siate di legno,
che senno’ ci fanno caso!>
Le lancio’ quindi il messaggio
Con rontezza e con coraggio.
La fanciulla, appena letto,
ebbe un gran sussulto al cuore,
poi si strinse il foglio al petto
quasi presa da malore.
Quando il cuor si fu calmato,
disse: < e’ ver! non ho sognato!>
quindi, resa la matita,
scrisse in fretta la risposta:
<Vi son grata per la vita!
Prodi miei, quanto vi costa!…
Or sentite: a mano manca
C’e’ una porta verde e bianca.
Questa porta e’ insorvegliata.
Usciro’ alla chetichella.
Or non son piu’ disperata!
Lariola’! la vita e’ bella!
Ci vedrem fra due minuti.
Ciao! Ciao! Tanti saluti!>
Questo foglio, avvoltolato
nel bel sasso messaggero,
mando’ giu’ senza far fiato,
con movenze da mistero.
Strabiliante (guarda caso)
L’ebbe proprio sopra il naso!
Dopo letto il bigliettino
S’avvioron silenziosi,
rasentando il bel giardino,
ben guardinghi e sospettosi.
Le cavalle avean capito;
non facevano un nitrito!
Strabiliante, appena giunti
alla porta verde e bianca,
umidi’ i suoi occhi smunti
e sedette su una panca.
Squarciagola lo riprese:
<Or ti mando a quel paese!
Non mi sembra ora il momento
di dar sfogo al pianto amaro!
se ci prende il sentimento
siamo fritti, amico caro!>
Detto questo, a farla corta,
ecco aprirsi alfin la porta!
Squarciagola, come un lampo,
mise in sella la pulzella.
<Per il re non c’e’ piu’ scampo!
Ora, a noi, fanciulla bella!>
poi, deciso, dette il via
alla bella compagnia.
E ripresero il cammino
fatto gia’ la sera avanti.
la borraccia con il vino
dava il brio a tutti quanti!
Lei, con gli occhi grandi e neri,
sorrideva ai cavalieri.
Proseguirono il bel viaggio
sotto un sole tutto d’oro
finche’ giunsero a un villaggio
e fermaronsi al ristoro.
Era, questo, un buon locale:
si mangiava mica male!
squarciagola prese un pollo,
tre bistecche, un broccoletto,
del formaggio mollo mollo,
e due cosci d’agnelletto,
tre banane, pane e vino,
un caffe’ con l’anicino.
Strabiliante, per coscienza,
risparmio’ la vita al pollo
protestando <e’ un’indecenza!
niun per me gli tiri il collo!>
Ordino’ una stracciatella,
pane, vino e mortadella.
La fanciulla, delicata,
non mangio’ che poche cose:
biscottini, cioccolata,
qualche petalo di rose…
Squarciagola sempre pronto,
chiamo’ l’oste e pago’ il conto.
<Su, poi disse su coraggio,
che la luna in questo mese,
brilla presto, e al primo raggio
dovrem’essere in paese.
Un <Urra’> alla contessina
involata al re della Cina!>
Dopo il grido d’entusiasmo,
ripartirono all’istante
divorando palmo a palmo
miglia e miglia. Strabiliante
si tastava, ogni tantino,
l’ammaccato suo nasino.
Or la meta desiata
era poco piu’ lontano.
I villani, per la strada,
salutavan con la mano!
(qui la gente orami sapeva
tutto quel che succedeva).
Su dall’alto del castello
sotto il peso dei pensieri
gia’ spiava, il conte Otello,
l’arrivar dei cavalieri,
per vedere se insieme a loro
fosse pure il suo tesoro.
Qual non fu la sua sorpresa
nel veder, tutto d’un tratto,
prender l’ultima discesa
un quintetto alquanto esatto:
due destrier, due cavalieri
e sua figlia! Via i pensieri!!
si butto’ lungo disteso
rotolo’ in due o tre capriole
poi s’alzo’, col viso acceso;
quindi disse<Il conte vuole
che, per dar sfogo al contento,
sia imitato il movimento!>
Tutti i servi li’ presenti
si guardaron desolati…
non agire a quegli accenti?…
Se li avesse licenziati?
Solo a dirvelo mi duole:
eseguiron le capriole!
Giunto ormai era il quintetto
sulla piazza del paese.
Il buon conte con un Do di petto
lancio’ forte… in piu’ riprese.
Con quel Do voleva dire:
<son felice da morire!>
Dopo il Do tipo Caruso,
via di corsa per le scale!
(Ruzzolo’ battendo il muso,
ma si fece poco male).
Quando giunse giu’ al portone
ansimava dal fiatone.
Ora il popolo, entusiasta,
esplodeva nel contento.
E il buon conte: <Basta! Basta!>
mi commuove tale accento…
Nel frattempo sui balconi
apparivano i festoni.
I due prodi cavalieri
attendevan sulla piazza.
Or nitrivano i destrieri!
Gongolava la ragazza!
(La gran ressa avea bloccato
il quintetto sul selciato)
Quando, dopo qualche istante,
il buon conte giunse aloro,
Squarciagola e Strabiliante
gli mostraron quel tesoro;
quindi, scesi giu’ di sella
consegnarono la bella.
<Ecco a voi, conte Otello,
la leggiadra contessina
che rapita fu al castello
dal pilota della Cina.
Pronti siam per altre imprese
a favore del paese!>
Un abbraccio prolungato
avvinghio’ la figlia e il padre.
(Or m’accorgo: ho trascurato
di citar di lei la madre:
si scordo’ di respirare
e mori’ senza fiatare!
Questo fatto e’ ormai lontano:
quindici anni son passati…)
Ma… torniamo a battimano
dei paesani entusiasmati.
Ora ognun parea impazzito!
Si brindava ad ogni
sito!
Anche al corso che frastuono!
Vecchi, giovani e bambini
inneggiavan lieti, al suono
di chitarre e mandolini!
Nei paraggi del castello
si ballava il saltarello!
Strabiliante, emozionato,
lacrimava da non dire…
Squarciagola, un po’ seccato,
redargui’: <la vuoi finire?>
Tu che prode fosti in lizza,
ora piangi? sei una pizza!!
Ad un tratto, un trombettiere,
dalla torre comunale,
fece un trillo, un po’ a piacere-
e la scala naturale.
Tra il silenzio silenzioso
parlo’ il conte generoso:
<Ai due prodi cavalieri
Squarciagola e Strabiliante
vorrei dire i miei pensieri;
e premiarli sull’istante;
ma non posso, che’ al momento,
non ho pronto il monumento.
Bhe’… pero’ domani stesso
daro ordini al marmista:
tutto marmo e niente gesso!
E sia messo bene in vista!
Grazie a tutti e buona notte.
Vado via… che ho l’ossa rotte.>
Poi la gente diradava…
Ogni lume si spegneva…
qualche gatto miagolava
e la luna in ciel rideva.
I due prodi, gonfi in core,
s’abbracciavan con calore.
Ora andavan, muti, a lato
delle singole cavalle
lungo il corso, ormai sfollato,
verso il luogo delle stalle.
Il “cri cri” dei grilli, intanto
dava a tutto un dolce incanto!…
Ecco a un tratto un aeroplano
sorvolar sopra di loro.
<Accidenti ci risiamo!>
esclamaron come in coro.
Ma l’aereo prosegui’
e… la storia ha fine qui!