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DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE, DR. JOAQUÍN NAVARRO-VALLS Martedì, 18 marzo 2003  In merito agli ultimi sviluppi della situazione internazionale, il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Dr. Joaquín Navarro-Valls, ha rilasciato ai giornalisti la seguente dichiarazione: Chi decide che sono esauriti tutti i mezzi pacifici che il Diritto Internazionale mette a disposizione, si assume una grave responsabilità di fronte a Dio, alla sua coscienza e alla storia.

marianneweb

http://www.un.org/

Annan pledges UN help and support to Iraqi people

Secretary-General Kofi Annan
20 March 2003 Secretary-General Kofi Annan said today the United Nations will do whatever it can to bring assistance and support to the Iraqi people and called on all parties in the conflict to scrupulously observe the requirements of international humanitarian law.

In a videotaped message, the Secretary-General said he regretted that, despite the best efforts of the international community and the UN, war has come to Iraq for the third time in a quarter of a century. He also stressed that the peoples of the world had made clear that they wanted their leaders to solve their problems within the UN framework.

“Perhaps if we had persevered a little longer, Iraq could yet have been disarmed peacefully, or – if not – the world could have taken action to solve this problem by a collective decision, endowing it with greater legitimacy, and therefore commanding wider support, than is the case now,” he said.

“But let us not dwell on the divisions of the past. Let us confront the realities of the present, however harsh, and look for ways to forge stronger unity in the future.”

The Secretary-General said his thoughts today were with the Iraqi people, who face yet another ordeal. “I hope that all parties will scrupulously observe the requirements of international humanitarian law, and will do everything in their power to shield the civilian population from the grim consequences of war. The United Nations, for its part, will do whatever it can to bring them assistance and support,” he said.

“Let us hope the future will be much brighter for the Iraqi people than the recent past, and that they will soon have the chance to rebuild their country in peace and freedom, under the rule of law,” he added.

Looking sombre, Mr. Annan concluded: “Over the past weeks, the peoples of the world have shown what great importance they attach to the legitimacy conveyed by the authority of the United Nations. They have made clear that, in confronting uncertainty and danger, they want to see power harnessed to legitimacy. They want their leaders to come together, in the United Nations, to tackle the problems shared by all humanity.

“I will do my utmost to ensure that the United Nations rises to this challenge.”

 

http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=6519&Cr=iraq&Cr1=relief

 

 

   

http://www.augustea.it/dgabriele/italiano/isl_iraq.htm

IRAQ
POPOLAZIONE: 22.219.000
RELIGIONE: islam 97% (sciita 62.5%, sunnita 34.5%); cristianesimo 2.7%
Cattolici: 261.738 
Patriarcato: Baghdad (Babilonia) dei Caldei - 150.000; Alquoch dei Caldei - 15.150; Amadyah, Amadia dei Caldei - 2.371; Aqra, Akra dei Caldei - 110; Sulaimaniya dei Caldei - 500; Zaku dei Caldei - 6.500; Metropoli: Kerkuk dei Caldei -  5.236; Arbil dei Caldei - 2.521; Bassorah, Basra dei Caldei - 2.600; Mossul dei Caldei -  18.000; 
Diocesi: Baghdad dei Latini - 3.000; Baghdad dei Siri - 24.000; Mossul dei Siri -  28.450; Baghdad degli Armeni - 2.200; 
Esarcato patriarcale di Antiochia dei Siri (Iraq e Kuwait) - 1.100.

L’islam è la religione di Stato. L’articolo 25 della Costituzione garantisce la libertà religiosa delle minoranze.

Il moderno Iraq ha ereditato una terra di antichissime civiltà e grandi imperi, dove da sempre hanno convissuto fedi, culture ed etnie diverse. 

La sua storia recente, dopo la decadenza seguita alla dominazione ottomana è un susseguirsi di colpi di Stato, di insurrezioni e tensioni etniche, alle quali hanno ampiamente contribuito i paesi sviluppati nel quadro della contesa tra Occidente e blocco sovietico. 

 

L’attuale presidente della repubblica, Saddam Hussein (al governo del Paese dal 1979), è espressione del partito Baath, una forza politica che affonda le sue radici nel panarabismo di ispirazione laica e nazional-socialista; con il passare del tempo, tuttavia, Saddam Hussein ha progressivamente accentuato richiami e riferimenti all’islam, proponendosi nella nuova veste di difensore della “vera fede”.

 

L’Iraq è costituito da un mosaico di popoli ed etnie, i cui rapporti non sono sempre facili: la divisione più evidente è quella che separa gli Arabi che vivono al sud dai curdi, stanziati al nord. Tra questi ultimi vive una minoranza di cristiani, conosciuti come assiro-caldei, che rappresenta una delle più antiche comunità cristiane di oriente e che ha conservato l’uso della lingua siriaca, variante dell’aramaica, quella che abitualmente è conosciuta come la lingua originaria di Cristo. 

 

La presenza di antiche comunità cristiane, testimoniata da conventi e monasteri risalenti al V o al VI secolo, rimonta al II secolo, quando il cristianesimo fece il suo ingresso nelle regioni di Edessa, di Ctesifone e di Nisibe.

 

Attualmente in Iraq i cristiani godono di una tolleranza reale; nel governo vi sono anche ministri cristiani, come il caldeo Tarek Aziz, il noto vice primo ministro. 

 

Le difficoltà comunque non mancano: secondo la testimonianza di padre Timothy Radcliffe (Superiore generale dei Domenicani), intervistato da “Fides” del 24 aprile ’98 al rientro da un recente viaggio in Iraq “i cristiani - soprattutto i giovani - vivono nel Paese un momento di grande difficoltà, che sta provocando un preoccupante fenomeno di emigrazione. 

Quelli che non vanno all’estero - continua padre Radcliffe - subiscono forti pressioni per sposarsi con musulmani”. 

I dati risalenti al periodo seguente la Guerra del Golfo parlano di un flusso migratorio di cristiani dall’Iraq pari a 150.000 persone.

 

Analogo il quadro che emerge dalle parole di Cyrille Emmanuel Benni di Mosul, il quale ha descritto con preoccupazione il caso della regione di Karakosch, dove vivono 22mila cristiani. 

Il controllo del governo sull’istruzione pubblica è molto severo, cosicché non è facile introdurre testi religiosi non islamici, le scuole dirette dalla Chiesa sono state chiuse da tempo. Secondo la legge si dovrebbe insegnare anche la religione cristiana dove i cristiani sono superiori al 25 per cento, anche se nelle città questa regola non è rispettata, al contrario di quanto accade nei villaggi.  

Le tensioni prendono anche l’aspetto di veri e propri atti di violenza contro i cristiani, soprattutto contro la minoranza assiro-caldea. 

La sera del 12 maggio 1996, nella località di Ankaoua (nel Kurdistan iracheno) alcuni assiro-caldei dell’Unione degli studenti e dei giovani assiro-caldei sono stati assassinati o feriti da un gruppo di curdi che ha aperto il fuoco su di loro senza alcuna ragione. Samir Mouché e Peres Mirza Sliwo sono stati uccisi, mentre altri due giovani sono stati feriti. Queste due uccisioni sono le ultime di una trentina provocate, dopo l’aprile del 1991, nei confronti della comunità assiro-Caldea, di religione cristiana, nel nord dell’Iraq. 

Il 10 febbraio 1997 Lazar Matta e suo figlio Aval sono stati selvaggiamente massacrati nelle strade di Chaklawa, nel nord del Paese, da una folla di centinaia di curdi. Gli atti di persecuzione anticristiana di cui sono vittima gli assiro-caldei sono citati anche nel Report on Religious Freedom del Dipartimento di Stato americano e in rapporti ufficiali delle Nazioni Unite. Si sottolinea in questi ultimi una “discriminazione e persecuzione continuate contro gli assiro-caldei durante tutto il 1996”. 

Non è possibile esprimere opinioni, quello che la Chiesa può dire a due persone, detto in pubblico diventa motivo di condanna a morte. I cristiani subiscono numerose discriminazioni. Gli istituti di istruzione religiosi sono stati nazionalizzati, ma Saddam Hussein è riuscito a mantenere un buon rapporto anche attraverso dei finanziamenti. 

All’osservatore esterno la Chiesa può apparire vicina al regime ma per i cristiani il regime del terrore è ancora un male minore. Non si possono attendere nulla di buono né dalla caduta dello Stato né da una rivoluzione islamica. 

È difficile pensare ad un dopo Saddam. Il presidente ha appoggiato la costruzione di edifici cristiani. 

A Karakosh esiste un vasto centro parrocchiale costruito attraverso l’intervento di Aiuto alla Chiesa che Soffre. 

Ventimila anime popolano questo raro esempio di luogo cristiano. 

Disperata rimane la situazione nell’Iraq del nord dove i curdi combattono ancora, centinaia i villaggi, dove vivevano anche cristiani, messi a ferro e fuoco, 150 chiese e chiostri distrutti, e il numero dei cristiani che oggi si riduce sempre di più.  

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La donna nelle civilità islamiche

Come probabilmente sappiamo la civiltà islamica reputa la donna come una cittadina di classe inferiore, sottomessa alla volontà dell'uomo. In alcuni paesi di cultura islamica non c'è un profondo livello di discriminazione, come ad esempio in Tunisia, dove le donne sono libere di vestire come vogliono e hanno ottenuto molti diritti che le rendono quasi pari all'uomo, e in Turchia, dove un sostanzioso numero di donne sale al potere.
In altri paesi il livello di discriminazione è ben più forte: in Algeria le donne vengono violentate e uccise dai fondamentalisti islamici, in Afganistan le donne sono "sepolte" in un burqah, un abito che non lascia nemmeno intravedere gli occhi.
Possiamo quindi affermare che la condizione della donna è strettamente legata sia alla storia del paese in cui vive sia al paese stesso.

I vari paesi islamici (Iran, Turchia, Iraq, Pakistan, Tunisia), una volta ottenuta l'indipendenza, attuarono varie strategie di modernizzazione per legittimare il potere della classe dirigente. I diritti della donna sono quindi legati a questa legittimazione. Negli anni trenta, ad esempio, si fece promulgare una legge che proibiva l'uso del velo in Turchia e in Iraq.


Durante la lotta contro il dominio francese le donna algerine avevano ottenuto la libertà di vestire con abiti occidentali per non farsi notare, in seguito dovettero tornare a velo per nascondere le varie armi usate per gli attentati.

La modernizzazione e i movimenti femministi non sono però riusciti a far crollare un regime totalmente patriarcale e maschilista, comune a tutti i paesi islamici.
Le donne sono quindi considerate tuttora cittadini di seconda categoria. La Tunisia è il paese di cultura islamica che ha la legislazione più avanzata dal punto di vista dei diritti delle donne. Secondo le leggi tunisine è prevista infatti la parità fra uomo e donna nel matrimonio, l'uomo è tenuto a pagare gli alimenti alla moglie in caso di divorzio, la madre deve dare il suo consenso in caso di matrimonio di una figlia minorenne. Il codice di lavoratori prevede la stessa paga per le stesse mansioni, la violenza sulle donne viene punita severamente. 

Ci sono molte donne che rivestono un ruolo importante in politica e altre che svolgono lavori eseguiti principalmente da uomini (autista d'autobus, giornalista sportivo). Le leggi non riescono però a garantire la parità, perché la mentalità popolare è ancora molto legata alle antiche tradizioni, spesso infatti una donna deve mantenere anche i fratelli e i parenti del marito.

In Algeria la condizione della donna è molto precaria. In questo paese è stata infatti applicata la svaria, la legge islamica che relega la donna in una condizione di totale inferiorità. Contro questa legge si schierarono numerose associazioni femminili tuttavia alcune di loro pagarono con la vita la loro presa di posizione.
Molto più gravi sono invece le condizioni delle donne che vivono nei paesi governati dalla teocrazia, come l'Iran, tuttavia le condizioni femminili sono molto più dure in Afghanistan, dove le donne non possono né uscire di casa né andare a scuola. 

La discriminazione attuata dall'Iran è piuttosto forte, anche se questo è l'unico paese in cui viene celebrata la "settimana della donna", che in sostanza consiste in una settimana di trasmissioni radiofoniche e televisive. 

In questa settimana si celebra anche la festa della mamma, che coincide con il compleanno di Fatima, la figlia più giovane di Maometto. Si dice che dai figli di Fatima prese il via la corrente islamica sciita, la religione ufficiale dell'Iran. 

Fatima ha sempre rappresentato un modello femminile da seguire; all'inizio essa conteneva i valori di disprezzo e di protesta contro l'ingiustizia, dopo la rivoluzione del '79 Fatima rappresentò gli ideali di castità e di sottomissione.
Essa rimase comunque un modello da seguire, infatti, quando una bambina disse che il suo ideale di vita era quello rappresentato dalla protagonista di un serial televisivo giapponese, scatenò le ire dell'ayatollah. La dichiarazione di questa bambina costò comunque alcuni anni di carcere ai redattori del programma.

 Alcune leggi che discriminavano la donna sono comunque state abrogate e forse la condizione della donna migliorerà. All'inizio l'Islam non era molto discriminante nei confronti della donna: le mogli di Maometto lo accompagnavano spesso in guerra e lo consigliavano riguardo le strategie da seguire. 

Era permessa anche la poliandria, quindi una donna poteva contrarre più matrimoni contemporaneamente. La legge del corano rappresenta in alcuni casi un progresso: essa vieta l'infanticidio delle bambine e stabilisce alcuni diritti che permettono alla donna di ottenere l'eredità. 

Le norme di Maometto diedero molta più libertà alle donne rispetto alle loro contemporanee europee, esse infatti potevano mantenere il loro cognome dopo il matrimonio. 

Oggi le donne musulmane di alcuni paesi mantengono la loro cittadinanza anche dopo aver contratto matrimonio con un uomo straniero. Questi diritti potevano rappresentare un privilegio nel settimo secolo d.C., ma non alle soglie del duemila.

La religione islamica ammette la poligamia, infatti un uomo può sposarsi con quattro donne contemporaneamente, a patto che egli sia in grado di trattarle tutte allo stesso modo. Proprio per questo motivo la poligamia non viene più accettata in alcuni paesi, perché il "trattare allo stesso modo" non significa dare ad ognuna la stessa quantità di ricchezze, ma significa anche dedicare ad ognuna lo stesso affetto e le stesse attenzioni, equità che non potrebbe essere garantita da nessun essere umano. 

L'islam è però sempre basato su un antico sistema patriarcale, le donne devono quindi riuscire a farlo crollare. Per questo obiettivo le donne hanno molte più "armi" di quanto credono. 

Per prima cosa occorre dare una nuova educazione alle donne: sono infatti le madri che allevano le figlie nella subordinazione e che abituano i figli maschi ad essere sempre serviti. Spesso le stesse madri costringono le loro figlie a subire pratiche molto più violente come, ad esempio, la mutilazione genitale femminile (clitoridectomia e labiodectomia). 

La mutilazione genitale femminile viene praticata sia dai musulmani, sia dai cristiani, sia dagli animisti, tuttavia questa pratica non viene prescritta né dalla Bibbia né dal Corano.

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http://www.skuola.net/storia/donna.asp

 
 

Islam

http://www.areacom.it/hp/teologia/islam.htm

1. Dio ha dettato a Muhammad (suo profeta) il Corano, libro della verità sull'unico Dio, clemente e misericordioso, grande e potente.

Esso è la parola di Dio dettata direttamente e corrispondente al Corano che c'è nella mente di Dio. "Nel Corano ogni singola parola è ispirata e sacra in quanto è l'esatta traduzione del Libro sacro che è in cielo presso Dio. IN questo il Corano è parola di Dio intesa come verbum mentis Dei " (Scaranari 22). Si è diffidenti verso le traduzioni. Che il Corano sia parola increata è accettata dala maggioranza dei teologi.

Solo nel 1976 è stato vietato di sequestrare il Corano dalla mano degli infedeli. "Non è mai esistita nell'Islam una critica coranica vera e propria perché neanche i più razionalisti mettono in dubbio il fatto che il Libro fosse presente ab aeterno nella sostanza divina, e che quindi sia stato dettato da Dio letteralmente al Profeta attraverso la voce dell'arcangelo Gabriele" (Ib. 25). E' un miracolo inimitabile. E' l'ultimo testo sacro e non potrà subire modifiche.. Per i passi contrastanti è usata la regola dell'abrogazione: "Allah cancella quello che vuole e conferma quello che vuole: una rivelazione posteriore può abrogarne una anteriore.

 

La "rivelazione" islamica si configura come una voce che parla in modo sempre distinto "in una lingua perfetta", accompagnata da sensazioni di presenza , sotto forma di rintocchi di campane o rumori confusi, inn uno stato fisico al di là del normale (Boz,48): esse sono senza testimoni. Sono rivelate alla moglie Cadigia, taciute per tre anni, accompagnate da dubbi, scoraggiamento, tentazioni suicide, angoscia di poter essere considerato falso profeta. Fu il cugino Waraqa ibn Nawafal, cristiano di tradizione hunafa' a riconoscere l'autenticità della sua profezia: un altro monaco cristiano Bahira riconobbe in Muhammad una continuità con Mosè e lo identificò con il Paraclito promesso da Gesù (Boz 50)

 

Quran vuol dire lettura, predicazione o recitazione. Le Sure sono 114.

La sua interpretazione non è affidata a nessun intermediario magisteriale: gli ulema sono opinioni autorevoli (il più seguito è quello del Cairo) ma non normative (la condanna a Rushdie non è di tutto l'Islam ma di un solo ulema).

La teologia è ridotta al minimo ed è più importante la sharia cioè il diritto canonico, che normativizza i singoli aspetti della vita quotidiana.

 

Oltre al Corano esiste anche la Sunna, cioè tradizione, costituita dagli "hadit", cioè racconti e episodi della vita del profeta. Tra le varie raccolte le due più autorevoli furono quella di Muslim e di Al Buhari. "Secondo un hadit Muhammad avrebbe detto: la mia comunità non si accorderà mai su un errore: secondo Alessandro Bausani questa fonte potrebbe, in teoria, anche abrogare il Corano!" (Scar. 27) .

 

Di Muhammad vengono menzionati anche altri nomi (Scar. 16) .

 

2. In esso è contenuta l'unica via per costruire una società efficiente e giusta e per ottenere la salvezza eterna:

 

 

 

3. Questa via è l'islàm, è la completa sottomissione (sincera e convinta) a lui, ai suoi progetti sull'umanità, alla sua volontà e ai suoi precetti.

    Il senso della rassegnazione è molto vivo nell'Islam

    Dio è più un sovrano che un padre: la sua misericordia non è affetto per l'uomo ma elargimento di favori a chi dimostra sottomissione.

    Egli salva e travia chi vuole, sa già tutto, può cambiare idea, è causa prima di tutto, non agisce attraverso le cause seconde.

     

Tra i profeti l'islam riconosce Adamo, Abramo, Mosè e altri, tra i quali Gesù, di cui si dice che è nato da una vergine (19,20-22) che ha compiuto miracoli tra cui ridare vita agli uccellini (3,49) ma del quale non si ammette la morte in croce (4,157) ceh avrebbe significato una sconfitta di Dio né la risurrezione e la divinità (4,171; 5,72.78) che comprometterebbero l'unità-unicità di Dio. Gesù è asceso al cielo, vive oggi sulla terra e ritornerà al momento del giudizio finale. Secondo Giulio Basetti-Sani nel Corano ci sono i presupposti soprattutto simbolici per un dialogo su Gesù tra musulmani e cristiani, che possono essere tematizzati come "semi del Verbo" nascosti nel Corano (165).

Tra gli angeli i più spietati sono Munkar e Nakir che tormentano il defunto nella tomba per fargli professare la fede. Credono nei Ginn, elfi e gnomi, buoni o cattivi. E' proibita la devozione dei santi (sidi) ma le donne la trasgrediscono.

 

5. Il muslìm deve poi adempiere una serie di precetti morali e cultuali (tra cui i cinque pilastri: professione di fede, preghiera rituale, pellegrinaggio alla Mecca, autotassazione, digiuno di Ramadan).

6. Esistono correnti più mistiche in cui alla credenza nelle verità e all'adempimento delle regole viene sostituito il rapporto di comunione e intimità con Dio (soprattutto il sufismo).

7. L'ingresso nella vita eterna non è assicurato dall'adempimento dei precetti, ma chi si è comportato bene può confidare in Dio misericordioso e giusto e sperare in un esito positivo del giudizio.

 

8. L'islàm si innesta su una religiosità preislamica, ha una sua storia, legata alla biografia di Muhammad, ha un suo sviluppo dopo la morte di Muhammad, in cui le vicende religiose e quelle politiche si intersecano.

Muhammad: nato verso il 570 d.C. alla Mecca, nella penisola arabica: orfano di padre: a sei anni perse la madre: stette col nonno fino a otto anni, e dopo la morte di questo stette presso uno zio materno Abu Talib.

Divenne commerciante come questo ed entrò al servizio di Cadigia, una ricca vedova che in seguito sposò: intraprese per suo incarico viaggi d'affari e divenne uno stimato mercante.

Crebbe l'interesse per le religioni, ebbe visioni, ne informò la moglie, si convinse di essere scelto da Dio come suo profeta, a 40 anni diede inizio (senza molto successo) alla sua predicazione sulla potenza e misericordia di Dio e sulla necessità di essere riconoscenti, generosi e timorati. Il suo antipaganesimo e la sua critica alla società mercantile procurarono l'emarginazione del suo clan (Hascimiti) da parte degli altri clan meccani, e dopo la morte della moglie e dello zio il nuovo capo del clan (Abu Lahab) gli si mise contro, costringendolo a fuggire dalla Mecca.

L'egira, cioè l'emigrazione di Muhammad e dei suoi seguaci dalla Mecca Medina (Ad-Medinat, cioè città del profeta, prima si chiamava Yatrib) venerdì 16 luglio 622 segna l'inizio della stesura della Costituzione di Medina, che sancisce l'unità tra stato e religione (Scranari 14): l'Islam diventa regola fondamentale sia per il rapporto religioso sia per il contesto politico. A ciò si aggiunge un patto di protezione degli ebrei di Medina che poterono così far parte della "umma". La Costituzione medinese fu composta con grande abilità politica "guardando esclusivamente alle necessità pratiche del momento e facendo passare in secondo piano le esigenze religiose" (Di Nola, 64). In un primo tempo tentò di accattivarsi le simpatie ebraiche introducendo elementi giudaici nel Corano, predicando l'identità delle due fedi, poi viste le resistenze degli ebrei rivolse verso la kaaba della Mecca (e non verso Gerusalemme) la direzione della preghiera; poi maturò una progressiva contrapposizione all'ebraismo della sua nuova fede, che divenne anche contrapposizione al cristianesimo (Di Nola, 66-67).

Dopo la morte di Cadigia Muhammad ebbe molte mogli: la sua figlia prediletta si chiamava Fatima, moglie del quarto califfo Alì.

I successori di Muhammad furono Abu Bakr (632) Omar (634) Othman (644) Alì (661): Sotto Alì avvenne l'arbitrato di Siffin, che sancì la divisione del mondo islamico in Sunniti (sostenitori degli Ommayadi e della scelta del califfo da parte di una commissione di religiosi: oligarchici) Sciiti (che sostenevano Alì e il principio di potere ereditario: monarchici: accusano il califfo Othman di aver eliminato la sura delle due luci inn cui veniva designato Alì come successore di Muhammad) e Kharijiti (che si separarono da entrambi che sostenevano l'elezione del califfo da parte della comunità: democratici): poi ci fu la dinastia Ammayade (Mu'awiya) che sposta la capitale a Damasco e dà il via all'espansione Araba che si fermò a Poitiers e alla battaglia di Lepanto. Vi successe la dinastia Abbasside che spostò la capitale a Baghdad. L'impero finisce sotto l'invasione dei mongoli e poi dei mognoli ottomani.

9. Esiste il tentativo islamico di conciliare la religiosità coranica con il pensiero greco.

Fahd (in Puech 126-130) divide questo movimento in tre vie:

· la prima è quella spiccatamente razionalista (Razi, sec. X)

· la seconda è quella della conciliazione con valore in sé della filosofia (Kindi, sec. IX)

· la terza è quella dell'accordo perfetto tra ragione e religione coranica (Alfarabi, i Fratelli della Purezza, Avicenna, Averroè).

10. Usi: circoncisione, matrimonio di un musulmano con una donna del libro, non viceversa, quattro mogli più concubine, macellazione con taglio deciso alla base del collo dopo aver rivolto il capo della bestia verso la Mecca e aver pronunciato l'invocazione basmallah (in nome di Dio).

 

11. Numeri

(Di Liegro-Pittau, 153) segue Borrmans '91. Arabia 28,5 milioni; medio oriente 31,5 milioni; Africa Nord est 59 milioni; africa nord 59 milioni; Iran e Afghanistan 60,5 milioni; Ex URSS 31,5 milioni; Turchia 52,5 milioni; Balcani 4 milioni; India-Pakistan 286 milioni; Sud Est asiatico 163 milioni; Africa nera 122 milioni Europa 6 milioni; America 3 milioni. Totale 906,5 milioni.

Altre stime parlano di 860 milioni (Barret 88), 805 milioni (Dalval 87) 1 miliardo e 79 milioni (Merad 84).