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| Turismo - Segesta |

- Segesta fu la principale città degli
Elimi, ai quali si deve la fondazione di Erice e di Antella.
In origine, dunque non apparteneva né alla civiltà sicana,
né a quella fenicia, né a quella greca, che costituirono le
tre maggiori componenti storico-Culturali dell'Isola.
Sulla provenienza degli Elimi si conosce ben poco; per la
maggior parte degli autori antichi erano di origine
asiatica, profughi troiani ai quali durante la lunga
peregrinazione si sarebbero unite altre genti. Essi
rappresentarono un forte ostacolo all'espansione dei Greci
nella Sicilia occidentale anche se vi è la prova che ne
avevano profondamente assorbito la loro Cultura. Il processo
di grecizzazione fu particolarmente precoce e profondo
proprio nell'area di Segesta, mentre in quella di Erice fu
più sentita l'influenza cartaginese.
Benché gli Elimi di Segesta si fossero ellenizzati non strinsero mai rapporti di amicizia con la vicina Selinunte con la quale invece ebbero una perenne ostilità, dovuta sia all'azione di penetrazione economico-politica che Selinunte aveva intrapreso per ricongiungersi con il territorio di Agrigento sia al fatto che questa mirava ad uno sbocco marittimo sul Tirreno dove Segesta aveva il suo scalo commerciale, che i Romani chiamavano Emporium Segestanorum (l'odierna Castellammare del Golfo).
Le rovine: Anche se la ricerca archeologica non è ancora giunta a una ricostruzione della città si è potuto affermare che l'abitato greco - elimo si stendeva sulle pendici del monte Barbaro ed era racchiuso entro una doppia cinta muraria, risalente a due differenti periodi.
Il teatro: della seconda metà del III o dei primi del II secolo a.C., sorge entro le mura proprio sulla cima del monte barbaro. Inscritto in un semicerchio di 63 metri di diametro, ha un orientamento inconsueto rivolto a nord, forse determinato dal desiderio di godere la stupenda vista in direzione del golfo.
L'edificio scenico, quasi completamente scomparso, doveva essere di tipo ellenistico - siceliota, con pilastri e colonne di gusto italico. I superstiti resti dei parasceni sono decorati da due figure di Pan in funzione di telamoni.
La parte superiore della cavea fu rimaneggiata in epoca romana, intorno al 100 a.C., quando anche il proscenio dovette quasi certamente essere modificato e arricchito di una fila di colonne sulla facciata.
Il Tempio: si tratta di un grandioso e solenne edificio dorico databile alla fine del sec. V a.C., che appare incompiuto. Sono assenti le scanalature delle colonne; non sono mai state rimosse le brugne di sollevamento dai gradini e dei blocchi alla base delle colonne; mancano i raccordi intermedi nello stilobate, non vi è traccia di cella né di copertura.
Sul perché il tempio sia rimasto incompiuto non si è saputo dare una risposta, e le opinioni sono alquanto discordanti: alcuni sostengono che la ricostruzione del tempio sia stata sospesa nel 416, allo scoppio della guerra con Selinunte. Altri azzardano che i lavori fossero stati iniziati al solo scopo di impressionare gli alleati ateniesi e dimostrare l'alto livello di grecizzazione raggiunto. Altri ancora sostengono che la costruzione del tempio sia stata interrotta nel 413, dopo la disfatta di Atene nella guerra con Siracusa: i Segestani rimasti senza l'architetto ateniese rientrato frettolosamente in patria, non sarebbero stati in grado di proseguire i lavori da soli. Non è da scartare l'ipotesi, infine, che ai Segestani fossero mancate le possibilità di continuare a finanziare l'impresa.
Ma l'ipotesi più suggestiva è quella di considerare l'edificio finito così come appare: un peristilio di tipo greco, al cui interno, su un'aria mobile, sarebbero stati celebrati riti all'aperto, secondo l'uso dei popoli orientali da cui gli Elimi discendevano.
| In dettaglio |
- La pianta del tempio dorico è a forma rettangolare più o meno allungata: sulle fondamenta più o meno profonde poggia un basamento in pietra di 3 o 4 gradini, lo stilobate. A livello dell'ultimo gradino dello stilobate è una superficie piana nella cui parte interna è la cella. I muri della stessa presentano nella parte più bassa uno zoccolo su cui poggiano blocchi di pietra ben squadrati. Sullo stesso piano, intorno alla cella, un porticato di colonne. Gli assi delle colonne angolari dello stesso porticato sono allineati approssimativamente con gli spigoli della cella.
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Le colonne sono senza base per cui poggiano direttamente sul basamento ( stilobate ) e su di esse poggia la trabeazione. La singola colonna è costituita da una serie di rocchi pseudo cilindrici in pietra con un foro centrale. Un cilindro metallico attraversa il foro centrale dei rocchi per collegarli e costituire il fusto della colonna. Il fusto, alto mediamente 6 diametri, è dotato di 20 scanalature a vivo ad arco di circonferenza, va rastremando verso l'alto e presenta ad un terzo dell'altezza, l'entasis, un rigonfiamento pari ad 1/48 del diametro. All'estremità superiore della colonna poggia il capitello costituito da un elemento troncoconico, l'echino, e da una lastra rettangolare, l'abaco. Sui capitelli poggia la trabeazione: architrave, fregio e frontone. L'architrave è una banda liscia, al disopra della quale corre il fregio composto da triglifi, così chiamati per le tre scanalature verticali che presentano, e le metope, lastre rettangolari decorate a bassorilievo. Su una cornice a gocciolatoio, che sormonta il fregio, appoggia il frontone e su questo il tetto generalmente a due spioventi. Lo spazio triangolare compreso tra la cornice e gli spioventi del tetto, il timpano, è decorato in altorilievo con scene che si riferiscono al mito o alle leggende legate al dio a cui il tempio è dedicato. La copertura del tempio è a tetto con una modesta inclinazione. La struttura è costituita da grosse travi, travi maestre, che, disposte secondo l'asse longitudinale del tempio, poggiano sui muri e, quando ve ne siano, anche sulle colonne interne della cella. Al di sopra ortogonalmente corrono i travicelli, di minore sezione delle travi, e su questi direttamente le tegole di argilla. In altri casi, per una maggiore sicurezza, sui travicelli poggia uno strato di tavole sottili, la correntaiola, su cui viene posto uno strato sottile di argilla che costituisce il piano di posa per le tegole. - I progettisti greci, amanti della perfezione nella realizzazione dei templi in particolare, adottarono delle anomalie architettoniche per correggere gli effetti ottici deformanti che si producevano durante l'osservazione di questi monumenti.
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