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- Castellammare del Golfo - Incastonata
nel'omonimo golfo , ai piedi di un’alta aspra montagna ricca
di lussureggiante vegetazione, la città degrada dolcemente
verso il mare sino alla penisoletta ove sorge il castello,
tra due magnifiche spiagge di morbide sabbie. L’intero
abitato lo si scopre in un unico, straordinario colpo
d’occhio dal suo “belvedere”, posto in alto, sulla statale,
dalla quale con ripide serpentine si giunge in città. Questa
annovera numerosi ed importanti beni monumentali, segni
precisi della storia di Castellammare.
Giunti in città per la via Crispi, si imbocca a destra la
via Garibaldi, l’asse longitudinale principale dove, sulla
destra è la casa di P. Asaro, sulla cui facciata
una lapide ricorda che in quella dimora soggiornò Giuseppe
Garibaldi. Più avanti si può ammirare l’elegante chiesa di
S. Antonio da Padova.
Ancora sul corso Garibaldi, nella parte terminale, si trova la piccola chiesa del Purgatorio la cui data di costruzione è incerta ma si sa che se esisteva già nel XV secolo. Nel suo interno, caratterizzato da cinque altari, sono conservate alcune belle tele del XVII e XVIII secolo. In fondo alla via Garibaldi, girando a destra per piazza Madrice, troviamo la settecentesca chiesa Madre, rimaneggiata tra il secolo XVI e XVIII. Dedicato al culto di Maria SS. del Soccorso, l’edificio è caratterizzato, all’esterno, da una bella facciata, opera dell’architetto e pittore milanese Giuseppe Mariani. L’interno a tre navate, è arricchito da decorazioni e marmi: di grande pregio gli affreschi sulla volta centrale, opere eseguite nel 1768 dal pittore Giuseppe Tresca. Di grande rilievo, ancora, un Crocefisso con apostoli, realizzato nel 1650 da Orazio Ferraro e, a sinistra dell’altare maggiore, uno splendido simulacro in maiolica della Madonna del Soccorso, ascritta, da alcuni studiosi, alla scuola di Luca della Robbia.
Dalla Madrice si imbocca, quindi, sulla destra la via Ponte Castello, dove, subito
dopo il ponte, attigua alle mura del castello stesso si trova la bella chiesetta del Rosario, comunemente chiamata della “Madonna di l’agniuni” (angolino). Si ritiene che essa sia stata fabbricata nel 1093 dai Normanni. Sulla sua facciata, nel timpano, si può ammirare un bassorilievo marmoreo del Gaggini, raffigurante la Madonna col bambino; all’interno è conservata una pregevole statua lignea raffigurante la “Madonna del Rosario”. La via Ponte Castello termina quindi nella spianata ove sorge il maniero, posto su di un piccolo promontorio ed aggregato al primo nucleo del paese costituito da suggestive casette di pescatori. La costruzione fu edificata dai Saraceni, sulle rovine di precedenti fortificazioni ed in seguito ampliata e rafforzata da Normanni e Svevi, tanto da divenire la più importante fortezza della Sicilia occidentale. Proseguendo per la via Ponte Castello, sulla destra si giunge ad una scalinata che porta alla Cala Marina, dove si può ammirare il castello dal lato mare, lo splendido baglio Costamante e la chiesa di Maria SS. Annunziata nota già nel 15904. Tornando sul corso Garibaldi, e percorrendo sulla destra il corso Mattarella, si incontra il complesso della chiesa di Maria SS. degli Agonizzanti, ex chiesa dei padri Crociferi, risalente nel suo primo impianto al 1659.L’edificio, oggi sconsacrato, è stato trasformato in Centro Culturale Polivalente.
Proseguendo sul corso Mattarella, si raggiunge la graziosa villa comunale nei pressi della quale, sorge un altro elegante edificio sacro, la chiesa di Maria SS. delle Grazie, risalente al 1700 e da alcuni attribuita a Pietro Novelli.
La via Roma, prospiciente la piazza Madonna delle Grazie, incrocia nella parte alta
del paese la via F. Crispi che si dovrà imboccare a destra per raggiungere un ulteriore edificio sacro, la chiesa di S. Giuseppe, una costruzione del 1885, nella quale si conserva un bellissimo quadro di S. Antonio Abate .
Molti altri sono, nel centro storico e nelle immediate adiacenze gli edifici degni di attenzione, tra i quali la chiesetta di S. Maria della Scala (sul lato destro della montagna, prolungamento di via Porta Fraginesi), ed i resti sparsi, delle antiche e
possenti mura della città. L’ambiente naturale del territorio di Castellammare e più in generale, quello dell’intero golfo, è fortemente caratterizzato dalle splendide coste tirreniche, che a levante sono basse, aperte, e poco sinuose mentre a ponente si mostrano alte, frastagliate e ripide, inoltre vi sono delle ondulate colline su cui incombono possenti bastioni calcarei di selvaggia bellezza.
"Il litorale del golfo, in particolare, è sovrastato da rilievi montuosi ora nudi, ora fittamente boscati dai quali emerge più alto, il monte Inici (1064 metri slm), che conferiscono all’insieme un aspetto di grande spettacolarità."
Tutti questi ambienti inoltre rivestono particolare importanza dal punto di vista biologico, costituendo spesso, nicchie ecologiche di grandissimo rilievo e ormai, purtroppo, assolutamente uniche nel deprimente orizzonte naturalistico siciliano.
Se, come abbiamo già detto, la costa di levante è piana e bassa, caratterizzata da spiagge come quella eccezionalmente ampia della Plaia, che si trova immediatamente ad est dell’abitato, tutto il tratto di ponente, fortemente frastagliato, è connotato da alte rocce, piccole ed incontaminate calette, aspri scogli e strapiombanti faraglioni.
Siamo qui in presenza di uno dei tratti di costa siciliana tra i più belli in assoluto: Pensiamo all’insenatura di Cala Bianca ed all’ampio seno di Guidaloca.
Vicinissima si trova la Cala Rossa, ricca di scogli e nella quale si apre una suggestiva grotta sottomarina. Continuando la strada inizia a salire sino a raggiungere il bellissimo complesso della tonnara di Scopello. L’antico borgo marinaro di Scopello sorgerebbe sul sito della mitica città di Cetaria, così chiamata per l’eccezionale abbondanza di tonni esistenti nel suo mare. Oggi il complesso è in disarmo, ma tutto è rimasto perfettamente efficiente, dal complesso dei magazzini al baglio ed alle abitazioni, alle barche ed alle reti: silenti testimoni di una antica civiltà marinara ormai pressoché scomparsa. Ma Scopello è celebre anche per le sue acque straordinariamente cristalline che permettono di osservare il fondo marino e per i suoi faraglioni. Subito dopo incontriamo lo scenario splendido dello Zingaro, miracolosamente sopravvissuto integro, nella sua primitiva bellezza.
La riserva naturale orientata dello Zingaro ingloba un tratto di circa 7 Km di incontaminata costa affacciata sul golfo di Castellammare e la catena di montagne che, alle piccole calette ed ai suggestivi strapiombi sul mare, fa da magnifica cornice. Importantissima per la grande ricchezza di piante rare ed endemiche, lo Zingaro lo è forse ancor di più dal punto di vista faunistico. Allo Zingaro infatti nidificano e si riproducono almeno 39 specie di uccelli, principalmente rapaci, tra i quali il falco pellegrino, il gheppio e la poiana. L’area della riserva riveste anche una grande importanza archeologica in quanto nella spettacolare grotta dell’Uzzo ha avuto sede uno dei primi insediamenti preistorici della Sicilia. Ben organizzata dal punto di vista della fruizione (sentieri con indicazioni, rifugi, punti acqua, aree attrezzate, musei, etc.) la riserva è visitabile solamente a piedi, non esistendo al suo interno strade carrabili.
Testimoni di un passato recente e, forse già dimenticato, i bagli - i bahal degli Arabi - sono assieme alle torri di avvistamento ed alle tonnare, i segni che maggiormente connotano il territorio di Castellammare dal punto di vista storico-architettonico. A volte simili a castelli, altre a fortilizi imprendibili o ancora a signorili dimore, queste costruzioni originali erano nuclei abitativi fortificati a servizio delle attività agricole ed industriali dei vasti latifondi. Nella bella insenatura di Guidaloca si può ammirare una robusta torre cilindrica risalente al XVI secolo, posta a guardia di quel tratto di costa.
La tonnara di Scopello è sovrastata da due torri, una ubicata su di un piccolo promontorio, risalente alla fine del 1500, l’altra duecentesca (di cui rimangono pochi ruderi) abbarbicata ad una aspra roccia. Il borgo di Scopello è un piccolo agglomerato contadino sorto attorno al settecentesco baglio, costruito sul sito di un precedente casale arabo. Su una alta rupe si trova la torre Bennistra, risalente al XVI secolo, baluardo contro le scorrerie dei pirati Saraceni. Ricordiamo il suggestivo castello di Baida di cui residuano alcuni tratti delle vecchie mura ed i ruderi dei torrioni ottagonali. Più avanti ancora, l’abitato del piccolo borgo di Balata di Baida di origine settecentesca. Posto in alto, dominante il vastissimo panorama che va dalla baia di Guidaloca fino al monte Erice si trova complesso architettonico del baglio Strafalcello, ma ricordiamo anche il baglio Fontana ed il baglio Lisciandrini.
Quindi, possiamo ammirare la maestosa mole del castello di Inici, lasciato il quale si può raggiungere la bellissima Segesta, famosa per il suo tempio ed il suo altissimo teatro. Ma non bisogna dimenticare gli stabilimenti delle Terme Segestane, le cui sorgenti sgorgano sulle due rive del vicino fiume Caldo. Note già in epoca araba, le acque sulfuree vengono utilizzate da sempre per scopi terapeutici. Nei pressi esistono i resti del castello dei Bagni che alcuni ritengono sia stato più grande e possente di quello di Castellammare.
| In dettaglio |
- Cetaria - In tutte le antichissime carte
figura il nome di Cetaria, in prossimità dell'attuale
Scopello, come località marina.
Una segnalazione ragguardevole se si considera che veniva posta in rilievo come Drepanon ed Eryx e come Panormo.
La prima menzione risale addirittura a Tolomeo (Le famose Tavole).
Il nome Chiteja era attribuito alla città per la prevalente pesca del tonno, dal greco chitos; gli abitanti erano chiamati da Plinio Citarii.
Appare sempre come località nettamente distinta dall'Emporium Segestanorum.
L'unica località dove si trovano resti di un centro abitato di rilievo, di epoca classica, sulla costa che va da Castellammare a S. Vito Lo Capo, è in prossimità della tonnara stessa di Scopello, nel tratto di costa che va a "Vitaloca" precisamente tra cala "Alberelli" e la zona detta "Li Arbi".
Ad un attento esame, su un territorio pianeggiante a sud-est dello Scoglio Fungia, si rinvengono numerosissimi reperti a fior di terra, in particolare di ceramica, risalenti presumibilmente, a livello superficiale, ad epoca tardo romana.
Su uno spazio di circa 25.000 mq. giacciono sparsi reperti che si riferiscono a cocci di tegole, di giare e anfore, di mattoni per costruzioni, di oggetti di uso quotidiano. Inoltre sono visibili elementi con facce romboidali in pietra locale presumibilmente di selciato e resti di decorazione in cotto o in altro materiale. E' inoltre possibile identificare alcuni resti di costruzioni antiche in tufo locale.
Nel passato recente si ha notizia del rinvenimento di parti inferiori di una statua a grandezza naturale in cotto,oltre che di un idoletto di divinità femminile.
A causa dell'apporto di terriccio e di altri materiali dovuto alle piogge, il livello dell'abitato rimane ad alcuni metri di profondità. Il sito è compreso tra una scogliera a nord, che costituiva naturale difesa per l'abitato soprastante, ed un degrado naturale a sud; si affaccia su due insenature di facile accesso alle imbarcazioni.
Sullo sfondo guardando il mare a sinistra si domina la veduta dei Faraglioni poco distanti, dove non si esclude l'esistenza di un porto collegato al centro abitato.
Le tombe scavate su roccia in contrada Grotticelle-Piano Vignazze non distano eccessivamente dalla zona.
L'approvvigionamento idrico era assicurato da sorgenti esistenti tuttora.
- Torri costiere - In Sicilia le prime torri costiere si fanno risalire nel periodo compreso tra il 1313 ed il 1345 come baluardo della monarchia aragonese contro le incursioni della flotta angioina che da Napoli muoveva all'assalto delle coste siciliane. A partire dal 1360 invece la minaccia provenne da sud, dal nord Africa maghrebino ad opera soprattutto di pirati e corsari tunisini.
La minaccia maghrebina si intensificò con il sorgere della potenza navale turca, e a partire dal 1520, il corsaro Khayr al-Din Barbarossa operò per conto dell'Impero ottomano, divenendo nel 1533 Qapudan Pashà, cioè comandante supremo della flotta turca. Fu necessario quindi investire ingenti risorse nella difesa dell'isola, ed a partire dal 1547 l'organismo amministrativo che provvedeva alla gestione delle torri fu la Deputazione del Regno di Sicilia.
La maggior parte delle torri ancora esistenti sono state costruite su indicazioni topologiche e progettuali dell'architetto fiorentino Camillo Camilliani, e sono riconoscibilissime quasi come un vero e proprio archetipo progettuale. Il Camilliani ricevette l'incarico da parte del Parlamento siciliano il 1 luglio 1583, e fu accompagnato nella ricognizione preliminare dal capitano Giovan Battista Fresco della Deputazione del Regno, l'ufficio di stato cui spettava la costruzione ed il mantenimento delle torri costiere. La ricognizione durò ben due anni, dal 1583 al 1584, e comportò l'itero periplo costiero della Sicilia, effettuato quasi tutto per via terrestre. Lo sforzo costruttivo fu notevole, dalla seconda metà del XVI sino al XVII secolo.
Nella prima metà dell' Ottocento, durante il periodo di "protettorato" inglese sulla Sicilia dovuto alla fuga dei Borbone da Napoli si continuarono a costruire torri contro una possibile invasione da parte delle armate napoleoniche guidate da Gioacchino Murat. La tipologia cambiò totalmente a causa dei nuovi più elevati volumi di fuoco delle navi cannoniere. Furono costruite sul tipo della Torre Martello. Delle sette torri costruite in Sicilia secondo questa tipologia, solo due sono ancora esistenti.
Dopo le Guerre barbaresche gli USA cominciarono ad affermarsi come potenza mondiale, e dopo la Guerra anglo-americana del 1812 contro la Gran Bretagna, avevano concluso un trattato che prevedeva il pagamento di tributi agli stati del Nord Africa in cambio dell'immunità dai pirati e dai corsari barbareschi, pratica che fu poi abbandonata dopo la Seconda Guerra Barbaresca. Dopo la conquista di Algeri da parte della Francia nel 1830 la minaccia dei corsari o di invasioni via mare venne a cadere e non vennero costruite più altre torri per tale scopo.