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Cultura - Itinerario storico

 

Maresolecultura - Itinerario storico

  • Testimoni di un passato recente, forse già dimenticato, i bagli - i bahal degli Arabi  sono, assieme alle torri di avvistamento ed alle tonnare, i segni che maggiormente connotano il territorio di Castellammare dal punto di vista storico architettonico. A volte simili a castelli, altre a fortilizi imprendibili o, ancora, a signorili dimore, que­ste costruzioni erano nuclei abitativi fortificati a servizio delle attività agricole e industriali dei vasti latifondi.
    La forma più diffusa, quella che meglio doveva rispondere a tali scopi, e quella a corte. Tale struttura raggruppava intorno ad un cortile centrale numerosi magazzini e comunicava con l'esterno attraverso una sola uscita consentendo, oltre un agevole controllo del movimento delle merci, migliori possibilità di difesa.
    L'itinerario proposto - uno dei tanti possibili - condurrà il visitatore attraverso un mondo contadino ormai scomparso. Lasciata la città per la S.S.187 (dir. Trapani) e, im­boccato il primo bivio (a destra) per Scopello, si giunge nella bella insenatura di Guidaloca, sulla quale si erge una robusta torre cilindrica risalente al XVI secolo, posta a guardia di quel tratto di costa.
    Proseguendo, si giunge dopo circa cinque chilometri al complesso della Tonnara di Scopello, sovrastata  - in un bellissimo scenario di mare e rocce - da due torri, una ubicata su di un piccolo promontorio, risalente alla fine del 1500 e progettata dall'ingegnere fiorentino Camillo Camilliani, l'altra, duecentesca, di cui rimangono pochi ruderi, abbarbicata ad un'aspra roccia.
    Poco più in alto, ecco il borgo di Scopello, piccolo e suggestivo agglomerato contadino sorto attorno al seicentesco baglio che, testimone di una intensa vita agri­cola e pastorale, posto sulla sommità di un'altura domina il paesaggio con la sua mole quasi intatta. La struttura insiste su un insediamento probabilmente arabo-nor­manno, di cui sono ben evidenti le fondazioni in pietra sui lati Nord e Ovest. Su un'altra rupe che sovrasta sia il borgo che l'ampio tratto di mare sottostante, allineata con quella della tonnara, la torre Bennistra, del XVI secolo.
    A questo punto del percorso bisogna ripercorrere a ritroso la strada sino al primo bivio (a destra) in direzione Visicari, un agglomerato rurale, bell'esempio di archi­tettura spontanea.
    Pochi chilometri ancora ed ecco il suggestivo Castello di Baida di cui rimangono alcuni tratti delle vecchie mura, i ruderi dei torrioni ottagonali posti ai quattro lati della costruzione, ed il bel prospetto integro, sormontato da merli. Pili avanti ancora, l'abitato del piccolo borgo di Balata di Baida, di origine settecentesca, superato il quale bisogna re immettersi nella S.S.187 (a destra) per poi, dopo circa tre chilometri, imboccare (a sinistra) la strada comunale per il castello di Inici che raggiunge, in un chilometro circa, il baglio Strafalcello, uno dei più bei complessi architettonici esistenti nel territorio: posto in alto, in magnifica posizione, domina un vastissimo panorama che va dalla baia di Guidaloca fino al Monte Erice.
    Di seguito, troviamo sulla destra un altro edificio simile, il baglio Fontana, mentre  un bivio  a destra ci conduce al baglio Lisciandrini, in dialetto Sciannirini. Tale nome risalirebbe a Santa Irene, in latino Sancta Irini, poi divenuto in epoca di occupazione araba Sciant Irmi, a cui era probabilmente dedicata la chiesetta bizantina situata all'interno del baglio, come sembrano testimoniare materiali ceramici presenti sul terreno. Il baglio si trovava in una posizione strategica di rilievo: era infatti situato sulla via di collegamento tra Segesta, la Baia di Guidaloca e l'antico centro di  Scopello. Poco più avanti, la strada percorre un tratto di altissima suggestione, superando gole profonde e strettissime, risalendo (a piedi) una pista che conduce sul Monte Inici. Queste gole sono infatti chiamati i "Gorghi neri", un corso d'acqua che scorre in un profondo canyon coperto da una vegetazione fittissima ed impenetrabile.
    Dopo una breve salita ecco, quindi, la maestosa mole del Castello d'Inici, una vera fortezza tetra e possente sorta - secondo alcuni storici - sul sito dell'antica, mitica città di Inico, di cui sarebbe stata il castello.
    Lasciato il castello, inizia il periplo delle falde del versante meridionale ed orientale del Monte Inici, incontrando dopo circa quattro chilometri, sulla destra, il bivio di Segesta.
    Una visita a questo luogo straordinario ed unico e d'obbligo: la bellezza del tempio, che maestoso svetta su di una collina, e del teatro, altissimo e perfetto, e incom­parabile, tanto da poterne restare rapiti.
    Ripreso il percorso principale, si raggiungono dopo sette chilometri gli stabilimenti delle Terme Segestane, le cui sorgenti sgorgano sulle due rive del vicino Fiume Caldo, un ambiente di grande interesse naturalistico.
    Le acque Segestane, classificate come ipertermali, sulfuree, radioattive e altamente mineralizzate, svolgono un'importante azione terapeutica nelle patologie reumatiche, dermatologiche e delle vie respiratorie.
    Le origini di queste sorgenti, connesse alla loro peculiare funzione terapeutica, affondano le radici in epoca remota e molto hanno del mito e della leggenda. Infatti, narra lo storico Diodoro Siculo che le ninfe crearono queste acque affinché Eracle, durante il viaggio da Piloro ad Erice, potesse ristorare le sue membra. Ed ancora, secondo Dionisio da Alicarnasso, Enea lascio nella vicina Egesta quei profughi destinati a popolare la cittadella perche, stremati dalla fuga da Troia, potessero giovarsi del beneficio delle acque calde.
    Nei pressi esistono i resti del Calathamet - castello dei bagni - che alcuni ritengono fosse stato più grande e possente di quello di Castellammare.
    A questo punto, conclusosi l'itinerario, non rimane che rientrare, lungo la stessa strada.
In dettaglio
  • Il baglio - Nel territorio siciliano, il baglio (bagghiu, in lingua siciliana) è una fattoria fortificata con ampio cortile.
    La nascita del baglio coincide con il fenomeno "colonizzatore" di vaste aree interne, abbandonate ed incolte, della Sicilia, da parte dei nobili locali (i "baroni"), tra il Cinquecento e il Settecento. La Spagna, che all'epoca dominava in Sicilia, necessitando di grandi quantità di cereali, aveva stabilito la concessione di una "licenza di ripopolamento" (la "Licentia populandi"), tramite la quale i nobili siciliani arrivarono a fondare persino dei veri e propri villaggi nei dintorni della costruzione originaria (le cosiddette "città di fondazione").
    Il baglio è l'espressione di un'organizzazione geo-economica legata al feudo o al latifondo, e quindi alla grande proprietà terriera che alimentava le rendite delle classi aristocratiche e della borghesia. Il baglio era una grande azienda agricola abitata, oltre che dagli stessi proprietari terrieri, anche dei contadini che vi lavoravano tutto l'anno o stagionalmente. Era quindi dotato di numerosi alloggi, ma anche di stalle e depositi per i raccolti.
    Lo schema tipico del baglio comprendeva una costruzione chiusa all'esterno e con le aperture tutte rivolte all'interno della corte. Le mura perimetrali, senza aperture, facevano da protezione contro intrusi e malintenzionati, permettendo anche una difesa eventuale contro assalti di nemici. Una portone d'ingresso permetteva l'accesso al grande cortile anche alle carrozze e ai carriaggi da trasporto. In genere una parte dell'edificio a scopo abitativo aveva uno o più piani alti nei quali abitava il "padrone" e la sua famiglia. I piani bassi erano destinati ai contadini e al deposito delle provviste. All'interno del cortile erano anche le stalle. Altri locali servivano per il deposito degli attrezzi da lavoro e come ricovero delle carrozze padronali. I bagli sorgono quasi sistematicamente in prossimità di sorgenti d'acqua ed in posizioni dominanti, da dove è facile controllare il territorio, ed hanno un aspetto esteriore di luoghi fortificati, con poche piccole finestre esterne in legno, munite di inferriate. I bagli erano costruiti sempre in muratura di pietrame in opera con malta comune, di spessore variabile da un minimo di 0,50 metri fino a un massimo di 1,50 metri, presentano le parti angolari dei muri, gli architravi e gli stipiti in pietra scalpellinata.

    I bagli tipici si differenziano tra bagli padronali e bagli contadini.

    I bagli padronali di forma quadrangolare con la corte chiusa su tutti i lati, comunicante all'esterno a mezzo di un grande portone di legno con chiodatura eseguita a disegni orientali: il portone trovasi spesso inserito in un portale ad arco a sesto pieno ribassato, fornito di rosone in ferro battuto. A volte il portone era sormontato da un balcone. All'interno la parte signorile era divisa dalla parte rurale da un muro interno con una porta per comunicare. Alle volte la parte signorile o padronale erano su due elevazioni a cui si accedeva da una scala in pietra. Col tempo intorno al baglio si andarono a costruire altre case formando così, veri e propri borghi.

    I bagli contadini, invece, sorsero alla fine del 1800. Furono costruiti dai mezzadri che gestivano in proprio la terra avuta in concessione dal signore. A differenza dei bagli padronali i muri erano spessi da 0,50 m a 1 metro, costruiti in pietrame con malta comune. La struttura del baglio contadino è di norma un rettangolo, con finestre piccole ad alte, feritoie nei muri. L'interno era formato da una stalla, una cantina, un fienile ed un vano per dormire e mangiare. Tutti i vani interni erano comunicanti e l'accesso avveniva da un solo grande portone, quello della stalla.