OPERE PIE E LEGATI IN VALCAMONICA SOTTO

LA DOMINAZIONE VENETA

 

BREVE DECRIZIONE DEL CONTENUTO

 

Opere pie nella storia della Valcamonica; Ospizio degli Esposti nella storia della Valcamonica.

 

Nel campo assistenziale, erano diffusi in molti paesi della Valle enti come i <<Monti di Pietà>>, il <<Monte del Grano>>, il <<Pio luogo>> o <<La Misericordia>>, il <<Legato del sale>> e infine le <<Capellanie>>, ovvero l’obbligo per il parroco di utilizzare i beni offerti alla parrocchia per istruire i ragazzi più poveri.

Il Monte di Pietà delle Biade e dei Denari offriva cereali ai terrazzani con un interesse composto del 4% secco e prestava denaro contante <<per far fronte al dilagare dell’usura>> [O. FRANZONI., Fonti per la storia sociale della montagna, in E. BRESSAN, D. MONTANARI, S. ONGER (a cura di), Tra storia dell’assistenza e storia sociale. Brescia e il caso italiano, Fondazione Civiltà Bresciana., p. 131]..

Il Consorzio di Carità per i Poveri si avvaleva di legati chiamati allo svolgimento di specifici incarichi quali la distribuzione di pane bianco e di vino, in occasione di particolari festività o ricorrenze del calendario liturgico, o di vestiario e di medicinali ecc…

Il Lezze ha confermato la presenza di legati in Valle allorché ha asserito che <<solo in alcune terre vi sono certe entrate dei legati che dispensano a poveri infermi in farina, dinari o sale, et in alcune terre vi è certa quantità di biava, qual s’imprista a poveri con obligo et segurtà di ritornarle poi al tempo del raccolto senza premio alcuno>> [G. VITALI., ., A. D. 1609. Dossier sulla Valcamonica. Il catastico di Giovanni da Lezze, San Marco Cividate Camuno (BS), 1977., p. 86; Cfr. il documento sottostante Opere Pie in O. FRANZONI, Fonti per la storia sociale della montagna, op. cit, pp. 132-135. Metto in luce alcuni punti che ho rilevato: 1) l’ente di più antica fondazione (anno 1509) risulta essere l’Opera Pia Misericordia di Breno e quella di più recente fondazione, sempre nel periodo veneziano, è l’Opera Pia del Sale di Temù (1790); 2) le Opere Pie, che non richiamavano il nome del fondatore, si chiamavano "Congregazione di Carità", "del Pane e vino", "del Sale", "Luogo Pio", "Luogo Pio Elemosiniere", "Misericordia" e "Poveri infermieri"].

OPERE PIE

Luogo

Denominazione dell’opera

Anno di fondazione

Anfurro Marini =
Anfurro Dangolini 1866
Angolo Congregazione di Carità =
Artogne Congregazione di Carità 1815-16
Artogne Cotti 1834
Artogne Poiatti 1865
Berzo Demo Misericordia =
Berzo Inferiore Congregazione di Carità =
Bienno Congregazione di Carità =
Borno Congregazione di Carità =
Borno Scarsetti 1813
Braone del Sale =
Braone del Pane =
Braone Cancellerini 1875
Breno Misericordia 1509
Breno Infermeria Rizzieri 1848
Capo di Ponte Luogo Pio Elemosiniere 1602
Cemmo Luogo Pio Elemosiniere 1608
Cerveno Congregazione di Carità 1661
Ceto Luogo Pio 1624
Cevo del Sale 1780
Cimbergo Guerrino 1723
Cimbergo Giulia =
Cimbergo Recaldini 1789
Cividate Misericordia 1746
Cividate Romelli 1873
Cortenedolo Congregazione di Carità 1782
Corteno Congregazione di Carità 1880
Corteno Caveada 1813
Corteno Franzoni 1827
Darfo Ospedale e luoghi Pii Elem. =
Edolo Congregazione di Carità =
Edolo Ravizza 1874
Erbanno Congregazione di Carità =
Esine Congregazione di Carità 1650
Esine Rossi 1856-67
Gianico Congregazione di Carità =
Gorzone del Sale =
Gorzone Revellini 1868
Grevo Paroletti 1768
Grevo Bettini 1853
Grevo Salvadori 1852
Incudine Congregazione di Carità 1781
Losine Congregazione di Carità =
Lozio San Pietro 1781
Lozio San Nazaro 1773
Malegno Ospizio Esposti di Valle Sec. XIII
Malegno Pietroboni 1622
Malonno Congregazione di Carità 1593
Mazzunno del Sale =
Mazzunno del Pane e vino =
Monno Fracala 1738
Congregazione di Carità 1792
Nadro Luogo Pio 1624
Niardo Congregazione di Carità =
Ono Congregazione di Carità 1600
Ossimo Congregazione di Carità =
Paisco Franchini 1872
Paspardo Rossi 1671
Paspardo Giacomi 1736
Pescarzo di Cemmo Luogo Pio Elemosiniere 1608
Piancamuno Congregazione di Carità 1836
Piancamuno Sterle 1868
Pisogne Congregazione di Carità =
Pisogne Ospedale civile 1876
Pontagna Luogo Pio Elemosiniere 1771-96
Pontagna del Sale 1806
Ponte di Legno Bulferi-Mazzola 1816-38
Ponte di Legno Ragazzi-Carettoni 1691
Ponte di Legno Lavi 1764
Prestine Congregazione di Carità 1713
Saviore del Sale 1656
Saviore Misericordia =
Sellero Misericordia =
Sellero Damiolini 1799
Sellero Gorzone =
Sellero Cominelli =
Sellero Pezzucchi =
Sonico Congregazione di Carità 1849
Sonico Quintini 1774
Temù del Sale 1790
Temù del Sale 1818
Temù del Sale 1821
Temù Zani =
Terzano Mondini =
Terzano Bagoli =
Terzano del Sale =
Terzano Poveri infermieri =
Vezza Congregazione di Carità 1750
Vico Congregazione di Carità =
Villa Dalegno Congregazione di Carità 1700
Villa Dalegno Moratti 1870
Vione Cresseri 1837
Vione Tomasi 1859
Vione Riva 1734
Vione Cattabriga 1568

 

 

 

LEGATI E FONDAZIONI A FAVORE

DELL’ISTRUZIONE PUBBLICA

(Cfr. O. FRANZONI., Fonti per la storia sociale

della montagna, op. cit,, pp. 139-141).

Luogo Anno Nome del fondatore
Anfurro 1677 Don Pietro Cresseri
Artogne 1797 Don Carlo Campana
Astrio 1688 Don Giovanni Maria Mazzoli
Astrio 1795 Santino Vielmi
Berzo Demo 1654 =
Bessimo Inferiore 1708 Don Andrea Bornina
Bessimo Superiore 1708 Don Andrea Bornina
Bienno 1642 Giorgio Bontempi
Borno 1667 Maria Grimaldi
Borno 1684 Don Giovan Francesco Montanari
Borno 1813 Bartolomeo Scarsetti
Braone 1689 Elena Recaldini Buccelleni
Braone 1697 Caterina Recaldini Savoldi
Breno 1791 don Marc’Antonio Campana
Breno 1857 Lodovica Mora
Capodilago 1708 Don Andrea Bornina
Capo di Ponte 1787 don Govan Domenico Calufetti
Cedegolo 1750 don Luca Mini
Cemmo 1608 speziale Giovan Giacomo Donzelli
Cemmo 1769 Arciprete e Vicinia
Ceto 1709 avvocato Giulio Conti
Cevo 1693 =
Cividate 1746 don Francesco Beretta
Corna 1708 don Andrea Bornina
Cortenedolo 1716 don Giovanni Pedrali
Cortenedolo 1721 Bartolomeo Mazzucchelli
Corteno 1604 =
Corteno 1632 =
Costa di Edolo 1816 Giambattista Bulferi
Darfo 1802 Bartolomeo Donzelli
Doverio 1836 don Stefano Radici
Edolo 1710 =
Erbanno ante 1622 famiglia Federici
Esine 1702 don Marc’Antonio Zamara
Esine 1760 Maria Federici
Garda 1794 don Giovanni Lela
Gianico = =
Grevo 1590 don Cristoforo Maffeis
Grignaghe 1696 =
Landò di Malonno 1700 =
Losine 1692 =
Loveno 1762 =
Mazzunno 1746 don Antonio Dovina
Monno 1631 =
Montecchio 1708 Don Andrea Bornina
Montecchio 1764 Giambattista e Goffredo Federici
Monte di Berzo 1654 =
Monte di Berzo 1715 Giacomo Socrates
Monte di Berzo 1807 Antonio Chiara
Niardo 1585 don Bernardino Ronchi
Ossimo Inferiore 1755 don Giambattista Zinelli
Paisco 1677 =
Paspardo 1636 don Alessandro Zendrini
Piazze d’Artogne 1816 Giambattista Negri-Antonio Cotti
Pisogne 1763 don Giambattista Battaini
Pisogne 1794 don Giacomo Spandri
Plemo di Esine 1683 medico Andrea Guerini
Pontagna 1783 Vicinia
Ponte di Legno 1816 Giambattista Bulferi
Precasaglio = =
Rino di Sonico 1445 Glisente Urbaga
Rino di Sonico 1787 Giambattista Masneri
Sacca di Esine 1805 Elisabetta Chiarolini
Saviore 1615 don Francesco Sisti
Sellero 1799 falegname Giacomo Damiolini
Solato 1698 Simone Faustinelli
Sommaprada di Lozio = =
Sonico 1793 Stefano Adamini
Valle di Saviore 1780 don Giambattista Monica
Vezza 1750 Antonio Zani
Villa Dalegno 1806 Cappellania
Villa di Lozio 1697 Bettino Raffaglio
Vione 1568 Tomaso Cattabriga

 

Risulta dalla tabella che la fondazione più antica per l'istruzione pubblica è quella facente capo a Glisente Urbaga di Rino di Sonico (1445).

L'esigenza di enti caritatevoli si avvertiva soprattutto all'avvento di carestie e di pesti, come nel 1628 anno in cui si ebbero <<minacce di peste ai confini della Valcamonica, all'Aprica., in seguito all'arrivo di alcuni personaggi provenienti dalla Valtellina. Ma nel 1629-30 la peste investì la Lombardia con eccezionale violenza e si diffuse inesorabilmente , mietendo un numero spaventoso di vittime-

Fu portata dai lanzichenecchi dell'esercito imperiale, che calavano a ondate da oltrampe in Lombardia, in occasione della guerra di Mantova.>> (E. ABENI., Il frammento e l'insieme. La storia bresciana. 4. 1630-1849: dalla grande peste alla <<festa di guerra>> delle Dieci Giornate, Edizione del Moretto, anno 1987, p. 20).

La peste colpì fortemente la vallata di Cortenedolo i cui abitanti <<si sono salvati perché si rifugiarono nella località Puìt, in un cascinale vicino alla cascata del torrente San Sebastiano; era opinione generale che l'aria vicino ai torrenti fosse immune dal contagio. I rifugiati in quel cascinale, alla sera, innalzavano su una lunga pertica un pane di segale: se al mattino lo si ritrovava ammuffito indicava che l'aria era infetta e non si usciva; se si manteneva inalterato significava che l'aria era pura e che il pericolo era scomparso>> (BIGNAMI, Processioni e rappresentazioni sacre, in G. BIGNAMI, GIACOMO SEBASTIANO PEDERSOLI, MARCELLO RICARDI, Le vere tradizioni bresciane, p. 111).

Vi era un problema molto grave che sfuggiva all’intervento comunale: era quello dell’infanzia abbandonata. Per far fronte a tale piaga sociale "operava l’antichissimo Ospizio degli Esposti di Malegno già esistente a metà del secolo XIII come <<ospedale>> della pieve di Cividate". Tale struttura malegnese <<assunse attorno al Mille le funzioni di xenodochio della pieve di Cividate, per fornire rifugio ed assistenza religiosa a passanti e pellegrini>> (O., FRANZONI., Il Pio Luogo degli Esposti di Malegno, in L’Istituto della Solidarietà: la Pia Fondazione, Le Voci di Malegno, 1997, p. II).

Dai primi anni del Duecento fu retto da una colonia di frati Umiliati. Sul finire del XV sec. entrò poi nell’orbita della Comunità di Valle.

È a partire dalla seconda metà del XVI sec. che l’ospedale accolse bambini abbandonati generalmente grazie al <<meccanismo della "ruota" – una sorta di bussola piazzata a fianco dell’ingresso dell’ospizio che permetteva ai depositanti di rimanere occulti agli incaricati della ricezione>>. Tale "ruota" <<che girando sinistramente provocava il ferale tintinnìo di una campanella annunziante, spesso nella muta profondità delle ore notturne, l’avvenuto abbandono furtivo di un morbido fardello rappresentava il segno più tragico dello stato miserevole in cui versava la Valle, ma nello stesso tempo simbolo della pietà dei nostri antenati che – dinanzi ad un radicato disordine morale ed al ruvido, triste calendario della vita quotidiana – aveva saputo creare una così preziosa istituzione>> (Ivi).

Gli Esposti erano abbandonati dai genitori avvolti in panni o in sacchi riempiti di fieno o di peli di pecora. Inoltre, era solito munirli di un segno distintivo religioso, ad esempio una medaglietta dedicata all’Immacolata, per possibili riconoscimenti futuri. Non ci si dimenticava di indicare se avessero ricevuto la somministrazione dell’acqua battesimale.

Una volta accolti, i responsabili dell’ospedale mettevano al collo di questi bambini medaglie con l’indicazione del loro numero progressivo e l’anno nonché la dicitura "Betrofolio di Valle Camonica". Dopo di che ci si premuniva di trovare una famiglia che li accogliesse.

Molte furono le difficoltà che l’istituzione dovette affrontare legate all’individuazione di donne disponibili a svolgere il ruolo di nutrice. Così, <<periodicamente l’organo comunitario era costretto ad aggiornare i ristretti onorari>>, con grave danno per i bilanci (Ibid, p. V).

Un riferimento preciso al ruolo svolto dalle nutrici ci è stato fornito dal Lezze, al dire del quale <<vi è un solo hospitale, dove si governano i figliuoli naturali, che vengono esposti, qual fa allattare fuori dall’ordinario da diverse nutrici cento et più creature, dando a caduna nutrice quattro et cinque ballie per bisogno di figliuoli, che vengono portati quotidianamente mentre se gli provede de ballie fuori del luogo, mantiene molti altri nel luogo, che non lattano, sino all’età de anni dieci, et quelli poi giunti a detta età mette a qualche essercitio. Et oltre di ciò mantiene un huomo, et doi donne per servitio di detto luogo, qual è governato da noi deputati, che ogn’anno sono eletti nel General Consiglio di essa Valle, et esso hospitale ha d’entrata solo 300 scudi, del resto suplisse con le elemosine che gli fa og’anno il pubblico di essa Valle, aggiungendosi anco qualche legato di qualched’uno che si faccia conscienza, et qualche condanna, perche se sono trovati li padri di essi figiuoli, se hanno robba, si condannano secondo le facoltà loro>> (G. VITALI., A. D. 1609. Dossier sulla Valcamonica. Il catastico di Giovanni da Lezze , op. cit., p. 85).

 

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