Il
Criptogramma dell’altare d’argento
nella basilica di S. Nicola a Bari

La basilica di S. Nicola a Bari
L’altare fu donato alla basilica nel 1319 dal kral, re, di Serbia San Stefano Uroš II Milutin. Questo santo della chiesa ortodossa, che aveva numerose mogli ivi compreso il bambino Simonis Palaiologos, ebbe l'onore d'essere immortalato dalla penna del contemporaneo Dante che lo menziona nel XIX canto del Paradiso (140-141), ma solo per ammonirlo insieme gli altri re cristiani che mostrano con le opere di conoscere Cristo meno degli infedeli, e i cui nomi sono scritti nel libro divino, tra i reprobi:
« lì si conosceranno, e quel di Rascia
che male ha visto il conio di Vinegia. »
Cioè falsificava i ducati o matapani di Venezia. Rascia era l'antico nome della Serbia.

Prima di tutto dobbiamo comprendere da dove nasca l'interesse di Uroš II per S. Nicola. Il fatto è che con la cristianizzazione l’antenato del clan serbo venne identificato con un santo cristiano, per lo più S. Nicola. Questo accadde anche per la famiglia reale dei Nemanya. Ci sarebbe da sapere più di quanto non si apprenda navigando su internet sulla vita di questo re per comprendere meglio la motivazione del criptogramma e intuirne la soluzione.
Nel 1682 l’altare fu fuso
(ma evidentemente fu salvato almeno il criptogramma, cui era
evidentemente attribuita una
qualche importanza, perché magari inciso
dallo stesso clero della basilica barese, in quanto la A del testo del
criptogramma è identica alla A della iscrizione sull’architrave frontale
del ciborio, datato entro il primo trentennio del XII sec.; insomma, il
criptogramma è coevo alla donazione dell'altare, del XIII secolo)
per ordine del priore Alessandro Pallavicino e
sostituito nel 1684 con uno sempre in argento realizzato dagli orafi napoletani
Ennio Avitabile e Domenico Marinelli. Il criptogramma
è concluso alla fine della 6 riga in basso da due simboli che appaiono incisi
con la medesima cura e di tipo medievale, il primo è una S ? elaborata con
appendici che richiamano il segno & specularmente
rovesciato sull’asse verticale, il secondo è un rosone costituito da
quattro losanghe disposte a croce nello spazio vuoto lasciato da una specie di
fiore con petali alternati losanghe
e a figure ovoidali realizzata da
quattro semicerchi concavi verso l’esterno le cui appendici sono riunite a
formare figure ovoidali che appunto si alternano alle losanghe. Segue nella
stessa riga 6, nello spazio originariamente lasciato vuoto, la scritta
secentesca MAGNIFICUS DOMINICI MARINELLI PREDITTI ALTARI FF.
MDCLXXXIV. Questo altare argenteo era a rivestimento dell’altare lapideo
della cripta del santo fino al 1953, anno in cui fu smantellato e ricostruito
e sistemato nel 1958 nel transetto.
Per
aiutare nella decrittazione del presunto testo cifrato potrà forse servire di
sapere:
Che
negli otto riquadri dell’altare secentesco sono raffigurati
episodi della vita del santo: 1 la nascita di S. Nicola, 2 l’esaltazione
della Manna, 3 la morte del santo, 4 l’arrivo a Bari delle reliquie (estorte
con violenza nel 1087 ai monaci della basilica di Myra, una città anatolica,
da… pii marinai baresi, fra cui due sacerdoti, che batterono sul
tempo altrettanto… pii marinai veneziani), 5 S. Nicola e Adeodato, 6 la
sosta e la profezia a Bari, 7 la consacrazione della cripta, 8 la resurrezione
dei tre fanciulli squartati.
Che
Uroš II donò anche una grande icona dietro la tomba del santo in cripta,
icona costituita da un trittico con al centro un ritratto di S. Nicola e ai
lati le figure del re Uroš, italianizzato Orosio,
e di sua moglie. Il tutto è sovrastato da un’immagine di Cristo. Il
quadro è « tutto lavorato d’argento
indorato et di sotto vi sta oro matto [cioè falso] » (Inventario delle
Reliquie et robbe del tesoro della Real Chiesa di San Nicolò di Bari fatto
nella visita del Priore Grisone nel 1618).

L'icona donata forse da Stefano Uroš III Dechanski, figlio di Uroš II
«
L'icona,
collocata dietro l'altare del Santo, è stata a lungo attribuita ad Uros II
Milutin, lo stesso che aveva donato l'altare d'argento nel 1319. Ma oggi,
specie fra gli studiosi serbi, prevale l'opinione che sia da attribuirsi
piuttosto al figlio, Urog III (1322-1331). Egli l'avrebbe inviata alla
Basilica come ringraziamento a S. Nicola che gli aveva restituito la vista
dopo che il padre l'aveva fatto accecare come ribelle.
Le origini sono avvolte nel mistero, in quanto sotto lo strato attuale si vede
chiaramente una precedente versione (nascosta dalla riza d'argento).
Probabilmente, la versione visibile è quella del 1327 circa, dipinta in
previsione della riza che così andava a nascondere la versione originale del
XII-XIII secolo. Meno probabile è che la versione originale (mani sul petto e
Gesù e Madonna più chiaramente bizantini) sia quella del 1321, e che verso
il XV secolo sia stata rifatta per l'applicazione della riza. Quanto al volto,
non fa testo perché i restauri sono stati talmente numerosi da renderlo quasi
occidentale. Certo è che fra il medioevo e l'età moderna raggiunse una fama
europea come la vera effigies (vera immagine) del Santo. » (Da:
http://www.basilicasannicola.org/it/arch3_c6.htm)
Passiamo
ad occuparci dell’iscrizione trecentesca. Al centro della mensa, su
lamina d’argento rettangolare, è un disegno cesellato a
volute di fiori e foglie incorniciato da un’iscrizione
continua destroversa su tre righe superiori e inferiori e su due colonne
di quattro lettere per diciotto righe a destra e a sinistra. L’alfabeto
è latino: manca la lettera Z; V = presumibilmente V e U;
И sembra una N, e
potrebbe esserlo, specularmene rovesciata lungo l’asse verticale, ma
potrebbe essere, anche se ci credo poco, una I cirillica. Possibile divisione
del testo in gruppi di quattro lettere. Possibile testo scritto in serbo (o,
meglio, in croato, perché eccetto l’eventuale caso isolato di
И il testo è in
lettere latine come nel croato e non in cirillico come nel serbo) o più
probabilmente in latino o italiano eventualmente meridionale o altro ancora.
Il criptogramma può essere un vero criptogramma ma può anche essere un insieme di lettere buttate giù a caso senza alcun significato recondito, anche se la seconda ipotesi appare meno verisimile visto l’interessamento degli stessi religiosi baresi alla sua decrittazione. Il presunto criptogramma potrebbe essere un depistaggio dal vero messaggio criptato nella parte inferiore della ‘cornice’ di lettere (cioè le righe 4, 5 e 6), dove compaiono, anzi imperversano, dei puntini che dividono le lettere fra loro (questi puntini sono appena visibili nell'originale e non sono riuscito a renderli visibili in questa foto) e come nella etrusca Mummia conservata a Zagabria, che non a caso è la capitale della Croazia (dunque se l'iscrizione è croata la Mummia avrebbe potuto suggerire l'espediente) potrebbero servire ad evidenziare una o più parole, che magari portano a qualche scoperta importante.
A prescindere dalla decrittazione, se la frequenza dei puntini richiama l'attenzione sulla base della cornice, potremmo pensare - è solo un'ipotesi un po' fantasiosa - che qualcosa sia contenuto dentro la parte inferiore della cornice del trittico donato da Uroš II e conservato nella cripta di S. Nicola. Analogamente la cornice del criptogramma potrebbe richiamare la pianta della basilica o l’accesso alla cripta di S. Nicola, e in quest'ultimo caso il tesoro(?) si troverebbe - ma io non ho idea della pianta della basilica - sotto le scale di destra che portano in cripta(?), dove, nelle scale, è il sarcofago dell’abate Elia († 1105) fondatore della Basilica.

Cripta di S. Nicola
Verso la fine, la riga 5 (che è forse l'unica a contenere il messaggio criptato) contiene le parole in apparenza più facilmente isolabili: .D.C.C.D.GEDMED.G.E.L.T. forse il tedesco GELD, pron. Gelt, denaro, simile a tedesco e inglese GOLD, ORO, evidenziata da puntini fra le lettere. Potrebbe richiamare il similoro di cui è composta la base del trittico donato da Uroš II. Ma perché scrivere in tedesco o meglio in fantagermanico? Forse per garantirsi una incomprensione da parte di non germanici? La base della cornice del trittico contiene o conteneva all’interno del denaro, o dell’oro, o titoli da scambiare con oro? Oppure si tratta del riferimento alla cornice, in ORO COMUNE, VOLGARE, cioè FALSO, GEMEINDE? Quanto a D.C.C.D mi viene da pensare ad una numerazione fantalatina: 800, da D, 500 + CCD, 300.
Ma poiché è difficilmente credibile che una cornice d'argento, cioè di valore, sia poi d'oro falso nella parte inferiore - e già il fatto che cambi colore e materia deve far sospettare una qualche bizzarria del donatore - bisogna ritenere che la cornice del trittico celi - o forse sarebbe meglio dire celasse, ai tempi del crittogramma - un segreto che potrebbe anche essere significativo.
In fondo il donatore del trittico avrebbe potuto significare che il vero valore, come oro - che si cela dietro la modestia del similoro - sta in basso, nella cripta dove giace il corpo del santo.

Il
criptogramma dell’altare d’argento
1
riga dall’alto e da sinistra a destra:
GSMIIPGATPPAICIDMSEOEPLMDИIPERDMGMVAMMPDTLCDMPPDIVEIMVVSSOPEICMIIMIQVSIVCPDMPASTLCCLSSEPMEDE
2
riga:
TESBEPMEGSAQPIMGDEPCLMCPCSMAGVEMAIPИVPSATPPVEPLEGIMIGEMEELPPDIEMECMPLMGPEIQSFATGNQVQ
[1]
PDSDTSSAESCL
3
riga:
ASCDGIETPECCGMISGPHEPDTMIDBODDTSAIGDHQHEMPAAMIEFOPDVEPEDAGEPDORDCEDTDSSECHBEEBSAPDVMEDSACLAATMGA
Colonna
di sinistra, gruppi di quattro lettere dall’alto in basso:
EADQIVEMSEGECCACDTLSMИEPNNSBAIMSSQLCQINCACIVGSADOATPPCADGRNTPAMIHDDSPIAP
Colonna
di destra, gruppi di quattro lettere dall’alto in basso:
PPGMVИVFMAIMEDLACMDICRPPBLVMDTIИIИPIVDMDPLTDDTDERACISEPVSPALGMICEQVRDMИF
4
riga:
QSCTIMCEVIMCAVEFCTPEPIAPMMTQCTEPLSMCCRSASMGIQPEACLTGADAAIMИИИMACCLSPCETDPPADMITQEDDMCIVPI
5
riga:
MSIQPEPAMPRAMDIQPPCDAMARCCIISHAIVECQDBAMИEMLDSMDIIQIMRИCCEFGDCCDGEDMEDGELTPMИMCESИLMI
6
riga:
GLAMRADCGEMSALSDMEPPFИ
Fonti:
Padre
Gerardo
Cioffari (Direttore del Centro Studi Nicolaiani di Bari), La basilica di S.
Nicola a Bari, 1988, Estratto, Carialo. Con informazioni sulla donazione di
Uroš II.
Concorso
Nazionale criptogramma dell’altare d’argento della basilica di S. Nicola a
Bari, IX Centenario della Traslazione di S. Nicola, 1087-1987, BNL. Con foto
del criptogramma e trascrizione manuale errata. Con notizie sulle vicende dell’altare
nel tempo.
Rosa
Lupoli Tateo, Il priorato di Fabio Grisone, Biblioteca di S. Nicola, Centro
Studi Nicolaiani, Bari, 1985. Con notizie sullo stato dell’altare al tempo
delle visite di detto priore.
Tutto
questo materiale mi è stato gentilmente inviato su richiesta dal suddetto
Direttore pro tempore del Centro Studi Nicolaiani di Bari, che ringrazio.