RASSEGNA STAMPA

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Inviato da Maurizio Crispi

Da zero a tremila, dal mare a cielo... Poseidon tende una mano a Efesto...

 

Una gara davvero estrema per tutto: non solo per il dislivello altimetrico da superare, ma anche per le condizioni meteorologiche assolutamente avverse con un forte rischio di assideramento per gli ultimi, negli ultimi chilometri quelli più ardui. 

 

Bellezza selvaggia, paesaggi continuamente cangianti: dal rigoglio dei giardini etnei con la stupefacente profusione di alberi da frutta e ornamentali, la cui crescita è facilitata dal terreno fertilissimo,  alla severa bellezza dei paesaggi boschivi dopo aver lasciato indietro e in basso Piedemonte e Linguaglossa, sino alla distese lunari della colata lavica del 2002. Poi dopo Piano Provenzana, a circa 2800 metri di quota, l'assalto finale lungo uno sterrato di circa 13 km con il superamento anche di 200 metri per chilometro, che considerando le condizioni atmosferiche ha assunto per tutti un valore quasi epico di confronto con le asperità di una gara che non ha eguali e che va presa indubbiamente come viene. Se non ci fosse stato il freddo spaziale, per chi ha bisogno quasi dell'intero tempo massimo per chiudere la distanza ci sarebbe stato un caldo altrettanto spaziale.

Su, verso quota 3000, a tratti si sente la rarefazione dell'ossigeno: tutti – chi più chi meno -  hanno accusato svariati sintomi connessi all'altitudine (qualche giramento di testa, senso di leggerezza, in po' di nausea), ad eccezione dei pochi montanari presenti tra i top runner sicuramente adusi a correre sopra i 2000 metri. La mancanza d'una preliminare acclimatazione alla altitudini, la necessità di procedere il più possibile veloci, assillati dal timore di uscire fuori dal tempo massimo, impediscono un progressivo adattamento al mutare delle condizioni ambientali. La super-maratona dell'Etna non è soltanto una sfida performativa "estrema" (come giustamente affermano gli organizzatori), ma anche una sfida simbolica, perché concretamente e idealmente unisce il mare e la potenza dell'acqua all'orrida forza del fuoco magmatico che arde all'interno del vulcano:  Poseidon, il dio delle profondità marine viene unito percorrendo questo cammino con Efesto,  annidato nella sua fucina a forgiare i lampi di Zeus. 

L'arrivo dei primi 22 soltanto è avvenuto alla quota prefissata di 3000 m slm. Per tutti gli altri, per insindacabile decisione dei giudici di gara, l'arrivo è stato abbassato a quota 2950 m e dunque anticipato al 42° km circa. Non sono mancati gli scontenti per questa decisione: soprattutto alcuni dei super-maratoneti più incalliti avrebbero voluto proseguire malgrado il veto posto dai giudici, spinti dal timore che poi la loro prova non sarebbe stata valicata come maratona.

 

Credo che in questi casi non bisogna essere troppo pignoli: se per cause di forza maggiore, dai giudici di gara viene modificato il punto d'arrivo, la gara rimane valida (per la distanza per cui è stata concepita) a condizione che i partecipanti la chiudano dentro il tempo massimo. Altra cosa, invece, sarebbe se qualcuno dei podisti in gara decidesse di fermarsi arbitrariamente in punto X del percorso, senza che ci sia il supporto d'una decisione presa dai giudici di gara. I supermaratoneti d'Italia timorosi che questa gara venga "scippata" dal loro carniere ricco di maratone possono dunque dormire sonni tranquilli.

In questo caso è stata una decisione necessaria: i primi 22 hanno corso l'ultimo chilometro nella neve alta, alcuni cadendo o sprofondando ogni pochi passi. Racconta il palermitano Mimmo Piombo, classificatosi brillantemente e primo dei Siciliani che, per coprire l'ultimo chilometro, ha impiegato un tempo spropositato: sprofondava nella neve fresca, incespicava, cadeva, si rialzava, percorrendo poche decine di metri, e poi di nuovo incespicava, insomma un calvario. Per i primissimi le condizioni climatiche erano ancora accettabili: tutti gli altri, invece, avrebbero dovuto percorrere quest'ultimo chilometro nella tormenta e nel freddo intenso, peggiorato dal vento incessante, correndo severi rischi di congelamento, e per di più con scarsa visibilità, poiché già attorno ai 2500 metri, fitte nubi si addensavano impenetrabili creando a tratti la sensazione di muoversi in una fitta nebbia. 

Una maratona bellissima, inimagginabile, ardua: nessuno di quanti avevano partecipato l'anno scorso (i Rizzitelli, Maurizio Bondì, per citarne alcuni) erano stati in grado di trasmettere queste qualità del percorso di gara. Forse non ci hanno provato nemmeno, tanto è estremo e fuori dai comuni parametri. In ogni caso non c'è racconto – credo – che possa far comprendere con quali difficoltà ci si debba confrontare. Ancora a caldo dopo aver terminato, con le mani e i piedi intirizziti, con le labbra semicongelati tanto che era ben difficile poter articolare suoni intelligibili a molti è venuto spontaneo mormorare (di più non si poteva fare perché i muscoli preposti all'articolazione delle parole erano disabilitati): "Da rifare, sì, ma non ogni anno!!!".

Un'affermazione sicuramente, per molti, destinata ad essere contraddetta dai fatti. Si sa che i buoni propositi di noi podisti vengono facilmente smontati dall'oggi al domani e che poi, ben difficilmente, si riesce a resistere al fascino di certi impegni agonistici. Maurizio Bondì di Termini Imprese (in provincia di Palermo), per esempio, al termine dell'edizione precedente, s'era fermamente ripromesso di non partecipare più: eppure quest'anno, secondo il suo racconto, all'avvicinarsi della scadenza podistica, ha cominciato a fare marcia indietro rispetto a quello che era sembrato essere un fermo proponimento: "Ma sì, perché non andarci? Dopo tutto è una gara che si svolge qui nella mia terra! Proprio a portata di mano! Ed io non ci vado?" Ed eccolo, alla terza edizione, lì schierato sulla linea di partenza con alcuni dei suoi amici di sempre. 

Punto dolente sono stati i posti di ristoro, anche se globalmente l'organizzazione, soprattutto nei suoi aspetti logistici, s'è rivelata davvero eccellente. Non si può che sottoscrivere l'affermazione di Michele Rizzitelli, secondo cui questa dell'Etna, considerati i coefficienti di difficoltà "ambientale", è forse la maratona d'Italia meglio organizzata, soprattutto per quanto riguarda le necessità di supporto e assistenza ai podisti nell'ultimo tratto di percorso (dal 30 km e da 1850 metri di quota) che assume una parte di rilievo visto che gli atleti, al termine della loro fatica, devono essere capillarmente assistiti e poi riportati a valle. Il vero disagio lo hanno sperimentato soprattutto gli ultimi della fila, dalla gestione dei posti di ristoro, soprattutto nella parte intermedia del percorso (dove gli ultimi hanno trovato soltanto arance ed acqua). Ma è stato sufficiente rappresentare il disagio e le necessità effettive che gli organizzatori con un paziente viavai di vetture hanno sopperito alle necessità nutrizionali dei podisti che procedevano in coda.

Gli organizzatori cui successivamente è stato fatto tale rilievo hanno dimostrato, d'altra parte, molta disponibilità a far meglio e dichiarano di essere aperti ai suggerimenti che dovessero venire da tutti i podisti che hanno partecipato a questa terza edizione. Ecco quanto scrive il comitato organizzatore: "Carissimo dott. Crispi, prima di tutto la ringrazio per il suo interesse verso l'impegno che mettiamo in occasione della maratona dell'Etna. Certamente non tutto va come ci si aspetta, però il nostro impegno è totale, prima di tutto per garantire la sicurezza dei concorrenti". Indubbiamente, a giudicare dalla nostra viva esperienza, non si tratta d'una vuota dichiarazione d'intenti, ma di un preciso stile operativo: e quindi c'è da sperare che le lievi inefficienze rilevate verranno superate nella prossima edizione (che quasi certamente vedrà un ulteriore crescita di iscritti, in considerazione della progressione numerica nelle prime tre: 3-->47--> 88).

 

Prima di concludere non si può non menzionare la paziente dedizione dimostrata dagli uomini della Forestale e dell'Ente Parco dell'Etna nel dare assistenza a tutti i podisti, sia durante la gara sia alla fine, con un efficiente gestione dei trasporti a valle, dal punto di arrivo sino a Piana Provenzana.

 

 


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Sabato 3 giugno 2006  3a MARATONA DELL'ETNA