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Augusto - Res Gestae (Monumentum Ancyranum)

XI

Aram Fortunae Reducis ante aedes Honoris et Virtutis ad portam Capenam pro reditu meo senatus consacravit, in qua pontifices et virgines Vestales anniversarium sacrificium facere iussit eo die quo, consulibus Q. Lucretio et M. Vinicio, in urbem ex Syria redieram, et diem Augustalia ex cognomine nostro appellavit.

Per il mio ritorno il senato consacrò l'Altare della Fortuna Reduce davanti al tempio dell'Onore e della Virtù presso la via Appia, nel quale ordinò che i sommi sacerdoti e le vergini Vestali facessero un sacrificio per l'anniversario nello stesso giorno in cui ero ritornato dalla Siria a Roma, sotto il consolato di Lucrezio e Vincio, e chiamò il giorno dell'Augustalia dal nostro omonimo.

XII

Ex senatus auctoritate pars praetorum et tribunorum plebi cum consule Q. Lucretio et principibus viris obviam mihi missa est in Campaniam, qui honos ad hoc tempus nemim praeter me est decretus. Cum ex Hispania Galliaque, rebus in iis provincis prospere gestis, Romam redi, Ti. Nerone P. Qintilio consulibus, aram Pacis Augustae senatus pro reditu meo consacrandam censuit ad campum Martium, in qua magistratus et sacerdotes virginesque Vestales anniversarium sacrificium facere iussit.

Per volontà del senato una parte di pretori e di tribuni della plebe con il console Lucrezio e gli uomini con i soldati mi furono mandati incontro in Campania, il cui onore fino ad ora non era stato decretato a nessuno eccetto me. Quando ritornai dalla Spagna e dalla Gallia a Roma, compiute imprese in queste provincie, sotto i consoli Tiberio Nerone e Publio Quintilio, il senato ordinò che doveva essere costruito l'altare della Pace Reduce di Augusto per il mio ritorno nel campo Marzio, sul quale ordinò che i magistrati, i sacerdoti e le vergini Vestali facessero il sacrificio annuale.

XIII

Ianum Quinnum, quem claussum esse maiores nostri voluerunt cum per totum imperium populi Romam terra marique esset parta victoriis pax, cum priusquam nascerer, a condita urbe bis ommno clausum fuisse prodatur memoriae, ter me principe senatus claudendum esse censuit.

Il senato deliberò che il tempio di Giano doveva essere chiuso per la terza volta, sotto il mio principato che che i nostri antenati vollero fosse chiuso, quando la pace fosse stata realizzata in tutto l'impero Romano, per terra e per mare, grazie alle vittorie e prima che io nascessi si tramandava che era stato chiuso dalla fonondazione della città in tutto due volte.